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Il fascino del Blanc de Chine

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Il fascino del Blanc de Chine.

Il singolare fascino del Blanc de Chine inizia dal nome, dove un vocabolo della lingua francese indica una tipologia di porcellana cinese.

 

Blanc de Chine è un termine nato in Francia nel XIX secolo.

É usato per indicare una porcellana prodotta in Cina, nella zona dello Dehua A, una località nella provincia di Fujian B.

Dunque, in Europa, si afferma l’uso di un termine francese a indicare una precisa tipologia di porcella cinese.

 

La provincia di Fujian si trova nella Cina meridionale, è una località dove il commercio è avvantaggiato dallo sbocco diretto al mare. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questa è una area molto significativa per la storia della porcellana cinese.

A nord troviamo la provincia di Zhejiang F. Il luogo della produzione dei celadon 1.

A ovest lo Jiangxi E, dove è situata la città di Jingdzhen D. La celeberrima città della porcellana.

A sud il Guandong G, la cui capitale è Canton 2 L. Con il suo porto, diventato il fulcro dei contatti commerciali con l’Occidente.

In tutte queste località vi era e vi è abbondanza di caolino. Questo è uno degli elementi che formano l’impasto per la produzione della porcellana dura. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questo minerale è una roccia sedimentaria, di facile lavorazione. Prodotta dall’azione dell’acqua sul feldspato.

Si presenta con un aspetto terroso ed è caratterizzato da una grande friabilità.

Il più delle volte, come nel caso della Cina, è di color bianco o bianco grigiastro. Questa colorazione è mantenuta anche dopo la cottura.

In altre parti del mondo, per la presenza di ossidi di ferro, questo materiale assume un colore: rosa, arancio o rosso. 

Il termine trae origine da Kao ling C. Il nome della collina e del villaggio su di essa collocato. Il luogo dove questo minerale è estratto per la prima volta. Il fascino del Blanc de Chine.

Ci troviamo ancora nella zona dello Jingdzhen, nella provincia di Jiangxi.

Kao ling diventa kaolin negli scritti del gesuita Francois Xavier d’Entrecolles 3 I. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Il religioso è autore di testi sulla tecnica cinese della produzione della porcellana. Con questi saggi il termine modificato si diffonde negli idiomi europei.

Il primo giacimento europeo di caolino è scoperto nel 1709. Il ritrovamento lo si deve all’alchimista tedesco Johann Friedrich Böttger.

Questa individuazione permise la nascita della porcellana dura europea ad opera della manifattura di Meissen.

In seguito, nel vecchio continente, sono scoperte altre cave di questo materiale. Queste resero possibile la nascita di altre fabbriche di porcellana dura in Europea.

Blanc de Chine è tradotto in lingua italiana come Bianco di Cina. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Un termine che indica una porcellana completamente di color bianco.

Il corpo è in caolino molto puro, omogeneo e traslucido.

La coperta 4 è data per mezzo della cottura a grande fuoco. L’operazione avviene alla temperatura di circa 1400° C. fascino del Blanc de Chine.

La porcellana prodotta a Dehua si presenta sempre omogenea e perfettamente riunita al corpo. 

Assume varie tonalità del color bianco. Quali: l’avorio, il crema, il tinta del latte e della neve. Il fascino del Blanc de Chine.

Donnelly 5 elenca moltissimi tipi di prodotti realizzati usando questo materiale. Quali: scatole, vasi, tazze, ciotole, pesci, lampade, coppe, animali, porta spazzole, teiere, figure religiose, figure profane e burattini.

Le statuette presentano pareti sottili e le coppe e i vasi decori a rilievo.

La produzione della statue avveniva frequentemente usando la tecnica dello stampo. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Quest’ultimo, nel caso di figure non eccessivamente complesse, è composto da due parti.

Nel calco l’impasto ceramico è posto in abbondanza e compresso. Questo per permette la definizione di tutti i dettagli della forma.

Estratto dallo stampo il modello è accuratamente rifinito. Questa operazione prevede l’aggiunta quelle parti impossibili da realizzare a pressione. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Dettagli modellati a parte e ora applicati. Questi potevano essere: le orecchie, i baffi, le mani, le dita, i piedi, i fiocchi della veste e cosi via.

Nel caso degli incensieri erano le maniglie collocate ai lati.

Dopo queste aggiunte, si lasciava seccare e si realizzava una ulteriore rifinitura.

Questa lavorazione fa capire perché l’aspetto più importante nella valutazione di un Blanc de Chine risiede nel carattere scultoreo dell’opera.

Dove solo l’abilità dell’esecutore è importante ai fini dell’esito finale. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questa riconosciuta bravura è alla base della commissione, da parte dei templi locali, di effigi di divinità e immortali. 

La conseguenza è che le raffigurazioni del Buddha o di Lao Tse diventano soggetti comuni per gli artisti di Dehua.

Con l’arrivo dei gesuiti, in questi forni, compaiono le divinità cristiane. Entrano nel repertorio le figure del Cristo e della Madonna col Bambino. 

Questa apparizione è peculiarità dell’arte cinese del XVII e XVIII secolo. L’affermazione trova una definita e manifesta conferma nei prodotti ceramici realizzati in questi forni e ancora visibili.

La produzione realizzata nel Dehua era destinata all’esportazione e commercializzata in tutto il mondo. fascino del Blanc de Chine.

Era trasportata dalle giunche cinesi nelle Filippine e in Indonesia.

Oppure caricata sulle navi commerciali e arrivava in Europa. Dove, dalla metà del XVII secolo, è una porcellana molto collezionata dalla nobiltà e dai ricchi mercanti.

Queste vendite, con buona probabilità, dalla metà del secolo successivo, subirono un crollo.

Contrazione dovuta all’offerta di un analoga produzione realizzata dalle manifatture europee. Ceramiche bianche cotte nel vecchio continente sia in pasta dura che in tenera.

Due sono le difficoltà che si presentano a chi subisce il fascino del Blanc de Chine. fascino del Blanc de Chine.

 

 

La prima si incontra nella definizione dell’epoca di origine.

É certo che nel XVI secolo la produzione era presente e da allora è giunta fino ai nostri giorni.

Il problema sta nel fatto che non si conosce con precisione di quanto questa data può essere retrocessa.

É riconosciuto che il periodo di massimo splendore risale ai primi decenni del XVIII secolo. Anche se, sporadicamente, pezzi di elevata qualità sono ancora prodotti fino agli inizi del XIX secolo.

 

 

La seconda è la datazione dei pezzi in esame.

Difficile sia per i pezzi risalenti al periodo Ming che a quello Qing.

Questo dipende dal fatto che i ceramisti di Dehua sono molto tradizionalisti e altrettanto conservatori. La clientela lo era forse ancor di più. fascino del Blanc de Chine.

 

Una combinazione che da origine a una produzione ripetitiva che rimase invariata per secoli.

Tanto da poter affermare che gli oggetti domestici, da scrittoio e rituali sono rimasti in fabbricazione pressoché immutati fino ai nostri giorni. fascino del Blanc de Chine.

In Giappone le porcellane di color bianco sono realizzate nei forni della manifattura di Hirado 6. fascino del Blanc de Chine.

In questo paese il Bianco di Cina è chiamato hakugorai.

É importato in grandi quantità, questo almeno fino alle restrizioni commerciali imposte dalla metà del XVIII secolo. La richiesta, in prevalenza è per gli oggetti destinati ai butsudan, gli altari familiari, e ad usi religiosi e funerari.

Oltre alle immagini buddiste e agli utensili rituali è interessante ricordare la figura della Maria Kannon. Un’immagine della Vergine Maria nei panni della dea buddista Kannon o Guan Yin in cinese.

Questa figura era destinata ai Kirishitan Kakure 7. Su di lei il richiamo al cristianesimo avveniva apponendo una piccola croce. Collocata al retro, nella parte nascosta della statuetta, quella nascosta al fruitore.

Le fornaci di Dehua hanno prodotto anche altre tipologie di oggetti in ceramica. Tra queste alcune con decorazioni in smalto blu. fascino del Blanc de Chine.

 

L’immagine raffigura Ho Ho Erh Hsien. La traduzione: i gemelli dell’armonia e della compagnia.

Sono i patroni dei mercanti e dei vasai. Una coppia di uomini sorridenti e di forme generose li identifica. Uno dei due regge un cesto che fa intravvedere un pipistrello, l’emblema della felicità. 

La porcellana è realizzata in Cina. Durante la dinastia Qing, nel regno Qinglong, iniziato nel 1736 e concluso nel 1796. fascino del Blanc de Chine.

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Appunti sulla maiolica.

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

Maioliche in stile compendiario.

 

 

Temi decorativi e colori delle porcellane cinesi antiche.

 

Note al testo. fascino del Blanc de Chine.

 

[1] Celadon. Una ceramica cinese coperta da una smaltatura di varie tonalità del color verde. Può presentare una decorazione incisa o a rilievo posta sotto la smaltatura. Più raramente in rilievo priva di smalto, lasciando trasparire la ceramica sottostante.

[2] Canton, dal portoghese Cantão. In cinese Guangzhou H, La più grande città costiera del sud della Cina, capoluogo della provincia del Guandong.

[3] Francois Xavier d’Entrecolles, Lione 1664 – Pechino 1714. Gesuita e sacerdote. Riunendo l’osservazione diretta dei forni ceramici. Le conoscenze tecniche dei cinesi convertiti al cattolicesimo.  Infine la lettura delle antiche fonti cinesi ha ricostruito la tecnica in uso in Cina per la produzione della porcellana. Questi suoi studi sono redatti sotto forma epistolare. Furono iInviati, a Parigi, a Padre Louis-François Orry, tesoriere delle missioni dei Gesuiti in Cina e India e in seguito stampati.

[4] Lo smalto che realizza il rivestimento superficiale del pezzo ceramico.

[5] P. J. Donnelly è un importante collezionista e studioso delle porcellana Bianco di Cina. L’autore della maggiore opera sull’argomento. Intitolata Blanc de Chine: Porcelain of Tehuain Fukien. Edita a Londra da Faber and Faber nel 1969. Nel 1980, il British Museum ha ricevuto in dono l’intera collezione di Donnelly. fascino del Blanc de Chine.

[6] Hirado era il nome del porto d’imbarco della porcellana prodotta nelle fornaci di Mikawachi (Hizen). Questa porcellana è caratterizzata da una pasta bianchissima. Poteva essere lasciata bianca o decorata. L’ornamento avveniva a rilievo, a incisione e sotto vernice. Dipingendo in color azzurro. Destinata all’esportazione. É prodotta dagli inizi del XVIII secolo da maestranze coreane. Dopo il 1750 è riservata ai servizi di corte.

[7] Kirishitan Kakure è un gruppo di fedeli al cristianesimo, presenti in Giappone dal XVIII secolo, quando questa religione era vietata dai Tokugawa.

 

Traduzione in lingua cinese delle località citate nell’articolo. fascino del Blanc de Chine.

[A] Dehua 德化.

[B] Fujian 福建.

[C] Kao-ling 高岭.

[D] Jingdezhen 景德镇.

[E] Jiangxi 江西.

[F] Zhejiang 浙江. fascino del Blanc de Chine.

[G] Guangdong 廣東 semplificato 广东.

[H] Guangzhou 廣州 semplificato 广州.

[I] Francois Xavier d’Entrecolles  殷弘绪, Yin Hongxu.

[L] Canton 广州市 abbreviato .