ANONIMO – La cassa di risparmio di Firenze

340,00

Firenze Tipografia “ L’arte della stampa “ Succ. Landi 1929

Categoria: Tag: , , , , PRENOTA

Prenota o richiedi informazioni sul prodotto:

ANONIMO - La cassa di risparmio di Firenze

Informazioni complete

AUTORE: Anonimo

TITOLO: La cassa di risparmio di Firenze

SOTTOTITOLO: Dalla fondazione ad oggi 1829 – 1929

COAUTORI: –

EDITORE: Tipografia “L’arte della stampa“ Succ. Landi

LUOGO DI STAMPA: Firenze

ANNO DI STAMPA: 1929

CARATTERISTICHE: Non facilmente reperibile

FORMATO: in 4° ( 31,4 x 23,4 cm )

PAGINE: 324

ILLUSTRAZIONI: 22 Illustrazioni in bianco e nero applicate nel testo e su tavole in cartoncino Tabelle ed elenchi Testatine, finalini e capiletta in xilografia realizzati da Benvenuto Disertori Frontespizio figurato e stampato in nero e rosso

LEGATURA: Tutta tela editoriale Copertina anteriore impressa con titolo Al dorso impresso il titolo

DESCRIZIONE: La Cassa di Risparmio di Firenze, nata dall’Iniziativa di cento privati cittadini, è la prima banca in Italia a base associativa.

Fra i soci fondatori troviamo eminenti personalità fiorentine, quali: Cosimo Ridolfi, Pierfrancesco Rinuccini, Gino Capponi, Lapo de’ Ricci, Raffaello Lambruschini e altri. La banca fu costituita con l’apporto di un capitale sociale di 6.000 fiorini, diviso in 100 azioni da 60 fiorini l’una.

Il progetto aveva come fine il favorire la formazione del risparmio e la previdenza nelle classi meno agiate, a questo scopo tutti i soci rinunciarono ai loro diritti di ‘azionisti’, per destinare i frutti dell’attività creditizia a scopi di beneficenza e di pubblica utilità oltre ad alimentare le riserve di capitale.

La prima erogazione della Cassa di Risparmio di Firenze risale al 1835, in occasione dell’epidemia di colera che colpì la popolazione, quando il Consiglio d’Amministrazione deliberò i destinare una somma di 1600 fiorini per “soccorrere le famiglie più bisognose”.

Benvenuto Disertori, Trento 1887 – Milano 1969, incisore.

STATO DI CONSERVAZIONE: Legatura con difetti dovuti all’umidità