CATALANO FRANCO – Luigi Luzzatti La vita e l’opera

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Milano Banca popolare di Milano – Luigi Maestri 1965

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CATALANO FRANCO - Luigi Luzzatti La vita e l’opera

Informazioni complete

AUTORE: Franco Catalano

TITOLO: Luigi Luzzatti

SOTTOTITOLO: La vita e l’opera

COAUTORI: –

EDITORE: Banca popolare di Milano, Luigi Maestri

LUOGO DI STAMPA: Milano

ANNO DI STAMPA: 1965

CARATTERISTICHE: Edizione Bancaria. Esposto nella mostra del 1967 e 1992. Carta uso a mano Ventura.

FORMATO: in 4° ( 31,5 x 21,5 cm )

PAGINE: 182

ILLUSTRAZIONI: 1 tavola

LEGATURA: Brossura editoriale impressa Carta uso a mano Ventura

DESCRIZIONE: Luigi Luzzatti, Venezia 1841 – Roma 1927, giurista ed economista, di origine ebraica, presidente del Consiglio dei Ministri dal 1910 al 1911, più volte Ministro del Tesoro. Fondatore della Banca Popolare di Milano e Presidente dello stesso istituto di credito dal 1865 al 1870, oltre ad esserne stato Presidente Onorario dal 1870 al 1927.

Tratto dal Corriere della Sera, del 5 giugno 2001, di Armando Torno, a pagina 35 “Addio a Luigi Maestri, un torcoliere nell’era di Internet ” E’ morto domenica scorsa l’ uomo che continuò a stampare, foglio per foglio, con la stessa tecnica di Gutenberg, i grandi della letteratura Addio a Luigi Maestri, un torcoliere nell’era di Internet

Chi era Luigi Maestri? A questa domanda è possibile rispondere in tanti modi, dipende da quello in cui credete. Se pensate che i libri siano il riflesso della civiltà che li produce, allora Maestri è stato un grande personaggio, perché in un eccesso d’ amore per la loro fattura, si mise a stamparli con un torchio a mano, foglio dopo foglio. Se, al contrario, ritenete i libri una merce come tante altre, magari ingombrante o sorpassata, allora Maestri fu uno stravagante inattuale che si ostinò a fare l’ artigiano nell’era del computer. Infine, se siete di quelli che credono ancora nello stile e nell’eleganza, e pensate che nei libri ci sia un’anima, allora Maestri è il vostro modello. Già, Maestri. Classe 1919, due baffetti affabili, l’ eterna sigaretta in bocca, un foglio che non si staccava mai dalle mani e una battuta sempre pronta contro quelli che «con i loro conti hanno rovinato la cultura». Poteva permetterselo. Conosceva Raffaele Mattioli, e per lui stampò anche dei bilanci bancari al torchio, con la stessa cura con cui riproponeva le Profezie di Gioacchino da Fiore. E inoltre aveva una laurea in economia conquistata in Bocconi per far piacere a suo padre, altro tipografo che teneva bottega in via Solferino, a Milano. Lui, invece, la aprì in via Brera, al 9. Poi chiuse la sua avventura di stampatore, portandosi appresso il torchio Stanhope del 1807, nel chiostro di piazza del Carmine. Gli ultimi anni li passò a Bresso e poi a Sirmione, dove è morto domenica scorsa. Un vero sacerdote dell’arte tipografica che parlava di equilibri, corpi, carte, spazi; che riteneva diversa una stessa opera a seconda di com’era stampata. «Bodoni – mi disse un giorno – diventò matto per l’Aminta del Tasso. Provò e riprovò, poi decise di coniare appositamente dei caratteri per poter meglio agevolare l’ ingresso dell’anima del lettore nella favola». Con simili modelli stampò libri, sempre, ostinatamente, tra cui alcune chicche di Dino Buzzati, Angelo Romanò, Guido Ballo, Domenico Cantatore, Fausto Melotti, Alberico Sala, Giuseppe Ungaretti, Andrea Zanzotto. Accanto al suo torchio chi scrive ebbe la fortuna di incontrare Piero Chiara, che era lì per un’opera in 99 esemplari: Pontili e imbarcaderi del Lago Maggiore (correva il 1983). Ma ci si poteva anche imbattere in Lamberto Vitali, che aveva segretamente stampato delle poesie (una raccolta-testamento intitolata Come sabbie); o in Emilio Tadini, che da Maestri, nel 1960, editò Tre poemetti in 299 esemplari. Né si limitò ai libri, si dedicò anche alle riviste. Tra di esse L’Esopo, per le edizioni Rovello, consacrata alla bibliofilia . L’ ultimo grande lavoro decise di dedicarlo a Milano. Ripropose, nel 1988, il Compendio delle stregonerie di frate Guaccio, lo stregologo di Federico Borromeo. E lo presentò nella sacrestia del Carmine, ben sapendo che proprio lì quel singolare religioso esorcizzava gli indemoniati. C’ era, tra i molti, Ernesto Calindri, che guardò l’ opera e abbracciò Maestri, suo amico da sempre. Ora tocca a chi scrive ripetere idealmente quel gesto. Abbracciare un uomo che ha speso l’ esistenza per far vivere almeno una pagina capace di testimoniare cosa mai siano eleganza e stile”.
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STATO DI CONSERVAZIONE: Perfetto.