
Giganti Mura ciclopiche o poligonali.
Giganti Mura ciclopiche o poligonali.
Città protette da mura ciclopiche o poligonali.
Queste inspiegabili architetture sono edificate da una o più civiltà di cui al giorno d’oggi non si ha ricordo. Cultura della quale, al momento, possiamo solo intuire che doveva possedere un avanzato grado di sviluppo tecnologico. A questo ben poco d’altro siamo in grado di aggiungere.
Quello che ci ha lasciato, dimostra che era una popolazione fautrice di edificazioni possenti e solide.
Delle qualità che ben hanno permesso a quei manufatti di reggere al lungo ed inesorabile passare del tempo, tramandandole, sino ai giorni nostri.
Opere per lo più, a noi, giunte nello stato originale e solo in minima parte cadute in rovina.
Realizzate con massi voluminosissimi e irregolari, fra loro riuniti con singolare precisione. Giganti Mura ciclopiche o poligonali.
Costituivano delle cinte di mura, costruite sulle pendici delle colline e poste a protezione delle sommità, luogo dove ora sorge, ben protetta, una città.
Delle mura che hanno un’altezza attorno ai dodici metri e di cui si ignora la tecnica di costruzione. Un altezza che sembra mutare nel tempo. Visto che lo storico e medievista tedesco Ferdinand Gregorovius, nei suoi scritti, le stimava alte dai ventiquattro ai trenta metri.

Mura dove ogni singolo sasso componente si presenza di forma irregolare e cela la tecnica costruttiva che li l’ha portato e disposto.
Una cinta formata da massi tutti cavati dalla stessa collina dove ora sono collocati. In seguito messi in opera senza l’ausilio né di calce né di cemento. Questo perché il peso stesso dei massi assicurava una grande stabilità a tutta la struttura.
Sono queste delle costruzioni visibili anche nella penisola italiana. Dislocate in Italia centrale, le più note si trovano nella regione Lazio, nell’attuale provincia di Frosinone, più precisamente nella parte superiore al fiume Sacco. Un corso d’acqua che nel territorio del frusinate è conosciuto anche con il nome Tolero, termine proveniente dal suo antico nome latino Tolerus o Trerus. Giganti Mura ciclopiche o poligonali.
Un territorio dove le principali città ora presenti e interessate da queste architetture sono: Alatri, Veroli, Ferentino e Segni. Dei centri abitati, tutti aventi come capoluogo Frosinone. Tutte delle località la cui fondazione è ben più remota di quella della città di Roma.
Lungo è l’elenco di tutti i luoghi ove si trovano queste edificazioni. Ferentino è tutt’ora adagiata su queste mura,. Alatri ne era circondata e pochi sono gli avanzi ora visibili, altre città dalle mura ciclopiche sono sparse nel territorio circostante, nell’odierna campagna romana.
Tutte formavano delle comunità fra loro dialoganti e probabilmente frequentemente in guerra fra loro, visto il probabile e imponente sistema difensivo messo in atto.

L’accesso agli antichi abitati avveniva per mezzo di porte. Anch’esse di notevoli dimensioni, costituite da voluminosi massi di forma quadrangolare e disposti con un andamento orizzontale. Al vertice si trova un arco ottuso ultimato alla sommità da un sasso che funge da chiave di volta.
Al momento, agli archeologi e agli storici, non è nota la loro esatta datazione, genericamente collocata a una non definita epoca preromana. Questo anche perché, a quel periodo, risalgono le prime significative opere di ristrutturazione e modifica delle mura. Interventi proseguiti anche durante il periodo medioevale. Giganti Mura ciclopiche o poligonali.
“Dove si volesse che alla natura colossale delle opere corrispondessero le forze fisiche degli uomini,. Allora si dovrebbe ammettere che quelli che le innalzarono o erano destinati ad attaccarle o a difenderle, dovessero essere una vera razza di giganti”.
La frase è tratta dai Wanderjahre in Italien, Pellegrinaggi in Italia, un opera in cinque volumi, editi dal 1856 al 1877. Nei quali Ferdinand Gregorovius, l’autore dell’opera, narra delle sue esplorazioni ventennali in Corsica e nel meridione della penisola italiana.