
Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
La Gioconda è un dipinto realizzato su una tavola di legno di pioppo, misura 93 x 77 cm. Un dipinto da annoverare come uno dei quadri più famosi al mondo.
La Monna Lisa per lungo tempo rimane collocata nel salone Carrè, al museo del Louvre di Parigi. Appesa fra un’opera di Tiziano e un’altra del Correggio. Forse anche per questo sorride.
Lì accoglieva i visitatori che sempre numerosi si fermavano ad ammirarla.
Tutto questo cambia drasticamente il giorno di martedì 22 agosto 1911.
Quando la parete che l’ospitava appare vuota. Mostrando il solo segno grigio, corrispondente al perimetro dell’opera.
La Gioconda era, dal giorno precedente, nelle mani di un ladro d’opere d’arte. l furto della
Una notizia che data la gravità non poteva passare inosservata, da subito aggravata dall’importanza dell’opera. Proprio per quest’ultima caratteristica, la polizia francese, pensa a un furto su commissione. Vedendo nel mandante un qualche ricco collezionista, in preferenza di provenienza americana. Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
L’autore del clamoroso gesto è il varesino Vincenzo Peruggia.
Nato a Dumenza nel 1881 ed emigrato a Parigi, dove si guadagnava da vivere come decoratore di stanze.
Per un breve tempo lavora alla manutenzione dei quadri al Louvre,. Dove è impiegato a ripulir quadri e a ricoprirli con cristalli.
In questo periodo trascorso al museo,. Peruggia conosce il luogo e acquisisce tutte le informazioni che in seguito gli permettono di progettare e mettere in atto il furto. Gioconda di Leonardo da Vinci.
Peruggia nasconde il prezioso Leonardo nella modesta stanza ammobiliata ove viveva, in rue de l’hôpital Saint Louis. Dove la tavola è lì custodita, in un nascondiglio appositamente ricavato in un tavolino. Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
La svolta avviene nell’autunno di due anni dopo la ruberia. Quando il Peruggia offre la Monna Lisa all’antiquario fiorentino Alfredo Geri.
La vicenda si conclude il 12 dicembre 1913, quando avviene l’arresto, a Firenze, del Peruggia.
Dall’interrogatorio si scopre che la motivazione del furto è il desiderio di riportare in. Italia almeno uno dei quadri dipinti da artisti italiani ed esposti nel museo francese.
In caso vuole che la Monna Lisa riappaia a Firenze, nella città dove Leonardo la dipinge.
Nell’opinione pubblica si afferma un forte movimento a favore del Peruggia, di solidarietà e si invoca la libertà provvisoria, si raccolgono soldi a suo favore. Ladro si ma gentiluomo, fautore di una azione riparatrice e di un furto patriottico. Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
Nonostante tutto questo il Peruggia è condannato alla reclusione per un anno e quindici giorni.
Così si conclude il processo al più famoso ladro d’opere d’arte del Novecento.
La Gioconda, prima del ritorno a Parigi, è esposta agli Uffizi, in seguito a. Villa Borghese, nella sala del Fauno danzante e infine a. Milano, dove è esposta a Brera. In tutti queste sedi la presenza di pubblico è enorme.
In quadro ritorna in Francia il 30 dicembre del 1913, alle ore 20 è consegnato alle autorità francesi presso la dogana di Modane.
L’antiquario Alfredo Geri riceve dalle autorità francesi un compenso in denaro e un’onorificenza ufficiale. Ma da buon professionista, richiede, senza riceverlo, un compenso proporzionale al valore del quadro.
È proprio in questo momento e con questa vicenda che inizia, fra il grande pubblico, la vera celebrità del quadro. Un destino che ancora oggi è più vivo che mai.
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Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.
Nell’immagine:. Francesco De Molfetta, alias DEMO, Mona Kissa,. Olio su tela, 50 x 60 cm, 2008.
Chissà come Vincenzo Peruggia avrebbe reagito davanti a questa Gioconda?. É anch’essa opera di un artista italiano.
Come reagirà il prossimo Peruggia davanti alla Mona Kissa,. Questo lo sapremo quando sarà esposta al Louvre.