Informazioni complete
ZANELLA GIACOMO – Nuove poesie.
ZANELLA GIACOMO – Nuove poesie.
AUTORE: Giacomo Zanella.
TITOLO: Nuove poesie.
SOTTOTITOLO: Nessuno.
COAUTORI: Nessuno.
EDITORE: Luciano Segrè Libraio Editore. Tipografia dell’Ancora di L. Merlo fu G. B.
LUOGO DI STAMPA: Venezia.
ANNO DI STAMPA: 1878.
CARATTERISTICHE: Poesia. Edizione originale. Storia lovale Veneto Vicenza.
FORMATO: in 16°. ( 16,3 x 10 cm ).
PAGINE: 204.
ILLUSTRAZIONI: Testatine. Frontespizio stampato a due colori.
LEGATURA: Brossura editoriale impressa a due colori.
DESCRIZIONE:
Il libro contiene le due liriche:. Psiche e. Per certi filologi tedeschi. Nelle quali l’autore esprime il suo amore per l’antichità classica.
La raccolta rappresenta il punto d’arrivo degli studi del periodo della maturità. É edita nell’anno della costruzione della sua ultima residenza a Cavazzale, sulle rive del fiume Astichello. Luogo nel quale trascorse gli ultimi anni di vita e da dove raramente si mosse.
Giacomo Zanella,. Chiampo,. Vicenza 9 settembre 1820 – Cavazzale di Monticello Conte Otto,. Vicenza 17 maggio 1888. Presbitero. Poeta, scrittore, traduttore e saggista.
STATO DI CONSERVAZIONE: Macchia al margine inferiore bianco delle pagine finali.
Altre opere di Giacomo Zanella:.
ZANELLA GIACOMO. L’emigrazione dè contadini.
BURNS ROBERT. La Notte del sabato del contadino. Versione dallo scozzese di Giacomo Zanella.
HENRY. WADSWORTH. LONGFELLOW. Evangelina. Traduzione di Giacomo Zanella.
ZANELLA GIACOMO. Edvige. Racconto.
Opere sull’Emigrazione italiana:.
ROSSI ADOLFO. Un italiano in America.
VILLARI ROSARIO. Gli Stati. Uniti d’America e l’emigrazione italiana.
Sopra una conchiglia fossile
Sul chiuso quaderno.
di vati famosi,
dal musco materno.
lontana riposi,
riposi marmorea.
dell’onde già figlia,
ritorta conchiglia.
Occulta nel fondo
d’un antro marino,
del giovane mondo
vedesti il mattino;
vagavi co’ nautili,
co’ murici a schiera,
e l’uomo non era.
Per quanta vicenda
di lente stagioni,
arcana leggenda
d’immani tenzoni
impresse volubile
nel niveo tuo dorso
de’ secoli il corso!
Noi siamo di ieri:
de l’Indo pur ora
su i taciti imperi
splendeva l’aurora;
pur ora del Tevere
a’ lidi tendea
la vela di Enea.
È fresca la polve
Che il fasto caduto
de’ Cesari involve.
Si crede canuto,
appena a l’Artefice
uscito di mano,
il genere umano!
Tu, prima che desta
a l’aure feconde,
Italia la testa
levasse da l’onde,
tu, suora de’ polipi,
de’ rosei coralli
pascevi le valli.
Riflesso nel seno
de’ ceruli piani,
ardeva il baleno
di cento vulcani:
le dighe squarciavano
di pelaghi ignoti
rubesti tremoti.
Ne l’imo de’ laghi
le palme sepolte,
nel sasso de’ draghi
le spire rinvolte,
e l’orme ne parlano
de’ profughi cigni
su gli ardui macigni.
Pur baldo di speme
l’uom, ultimo giunto,
le ceneri preme
d’un mondo defunto:
incalza di secoli
non anco maturi
i fulgidi augùri.
Su i tumuli il piede,
ne’ cieli lo sguardo,
a l’ombra procede
di santo stendardo;
per golfi reconditi,
per vergini lande
ardente si spande.
T’avanza, t’avanza,
divino straniero;
conosci la stanza
che i fati ti diêro:
se schiavi, se lagrime
ancora rinserra,
è giovin la terra.
Eccelsa, segreta
nel buio de gli anni,
Dio pose la mèta
de’ nobili affanni:
con brando e con fiaccola
su l’erta fatale
ascendi, mortale!
Poi, quando disceso
Su i mari redenti,
lo Spirito atteso
ripurghi le genti,
e splenda de’ liberi
un solo vessillo
sul mondo tranquillo:
compiute le sorti,
allora de’ cieli
ne’ lucidi porti
la terra si celi:
attenda su l’àncora
il cenno divino
per nuovo cammino.
le palme sepolte,
nel sasso de’ draghi
le spire rinvolte,
e l’orme ne parlano
de’ profughi cigni
su gli ardui macigni.
Pur baldo di speme
l’uom, ultimo giunto,
le ceneri preme
d’un mondo defunto:
incalza di secoli
non anco maturi
i fulgidi augùri.
Su i tumuli il piede,
ne’ cieli lo sguardo,
a l’ombra procede
di santo stendardo;
per golfi reconditi,
per vergini lande
ardente si spande.
T’avanza, t’avanza,
divino straniero;
conosci la stanza
che i fati ti diêro:
se schiavi, se lagrime
ancora rinserra,
è giovin la terra.
Eccelsa, segreta
nel buio de gli anni,
Dio pose la mèta
de’ nobili affanni:
con brando e con fiaccola
su l’erta fatale
ascendi, mortale!
Poi, quando disceso
Su i mari redenti,
lo Spirito atteso
ripurghi le genti,
e splenda de’ liberi
un solo vessillo
sul mondo tranquillo:
compiute le sorti,
allora de’ cieli
ne’ lucidi porti
la terra si celi:
attenda su l’àncora
il cenno divino
per nuovo cammino.