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Giuseppe Tucci Esplorazione Tibet

Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet

Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet

Giuseppe Tucci – Esplorazione del Tibet.

 

Uno scritto, apparso attorno al 1950, dove Giuseppe Tucci parla dei suoi viaggi in Tibet, descrivendo l’esplorazione e gli scopi che si era prefisso. 

 

Il Tibet è uno dei paesi più interessanti di tutta l’Asia. Questo non soltanto perché l’isolamento in cui si è racchiuso lo circonda di un inviolato mistero, ma anche perché esso è il punto di confluenza. É il luogo dove le più importanti culture dell’Asia , quella indiana e quella cinese, hanno lasciato così durevoli tracce. Quest’ultime in grado di conformare lo sviluppo intellettuale religioso ed artistico del popolo tibetano. 

Il Tibet è una delle poche parti del mondo dove ancora sopravvive il buddismo del Grande Veicolo o Mahāyāna

Una delle principali correnti buddiste, diffusa prevalentemente in Asia orientale, difesa da una potente organizzazione monacale, la più vasta che si conosca. Nella quale, malgrado alcuni naturali decadimenti, continuano a prosperare tradizioni di pensiero cresciute all’ombra delle unità buddiste dell’India.

Questa regione storico-geografica dell’Asia orientale, Il Tibet, è un paese immenso. Abitato da una popolazione che nessun censimento ha ancora potuto accertare con esattezza, forse quattro o cinque milioni di abitanti.

Lhasa è la città sacra, la capitale dove risiede il capo politico e spirituale: Il Dalai Lama. Adesso è sul trono il 14° Dalai Lama, Tenzin Gyatso, la maggiore autorità della setta gialla. Una delle due sette nelle quali il buddismo tibetano si divide. Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet

 

La setta gialla e la setta rossa sono così denominate dal colore del cappello dei rispettivi aderenti.

La setta gialla è fondata nel quattordicesimo secolo, la si può chiamare anche dei riformati. Questo perché ha insistito su una maggior correttezza di costumi, su una più severa disciplina monacale. Ed infine su uno scrupoloso curricolo di studi che dà grande importanza alla logica e alla dommatica.

Il Dalai Lama ha quindici anni (siamo nel 1950). Fino a quando non avrà raggiunto i diciotto anni il potere è nelle mani di un reggente. Quest’ultimo assistito da un consiglio di quattro ministri detti Sciapé. Generalmente, secondo il principio dicotomico, qui rigorosamente seguito. Tutti gli uffici sono disbrigati da una coppia di funzionari dei quali uno è un laico e l’altro un ecclesiastico. Sicché i due poteri si compenetrano e si sorvegliano. Anche nelle Prefetture e Provincie i supremi magistrati sono sempre due e scelti secondo questo principio.

L’isolamento in cui il Tibet si è chiuso, la difficoltà della lingua, la complicazione delle sue credenze religiose, la stranezza della sua arte simbolica. Queste son tutte ragioni che hanno contribuito a molti giudizi erronei che completamente travisano i caratteri fondamentali di un popolo essenzialmente contradditorio. Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Religiosissimo e nel tempo profondamente attaccato agli interessi materiali, convinto nell’intimo del proprio cuore che il mondo è soltanto vanità e vacuità. Tuttavia non alieno dal conseguire un benessere che renda quel trapasso dalla culla alla tomba, quello che noi europei chiamano vita, sereno e agevole.

Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet

All’esplorazione di un paese così misterioso noi italiani abbiamo contribuito in maniera perspicua.

Odorico da Pordenone e Marco Polo, sebbene non ci siano mai penetrati, sono stati i primi a darne notizia. Poi, nel diciottesimo secolo, i cappuccini e i gesuiti potevano dimorare nel paese che per decenni rimase proibito. Traccia della loro permanenza è, per esempio, una campana con iscrizione latina conservata nella cattedrale lamaista di Lhasa. Ma più durevole ricordo essi hanno di sé lasciato nelle relazioni di viaggio. Specialmente nel libro che il gesuita Ippolito Desideri scrisse sulle sue esperienze tibetane e sulla religione tibetana. Traducendo e confutando, per la prima volta, la Summa theologica di un grande pensatore tibetano. Un mirabile incontro, avvenuto sul Tetto del mondo, della dommatica buddista e di San Tommaso d’Aquino.

Il Tibet seguitò ad affascinare i viaggiatori italiani ma, chiudendo ostinatamente le porte, costrinse le loro ricerche alle provincie confinanti. Si susseguono le spedizioni del marchese Roero di Cortanze, del duca degli Abruzzi, del De Filippi e del Dainelli, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet

Gli italiani si avvicendarono in successive spedizioni sul Caracorum e sul Ladakh. Quest’ultima una provincia tibetana di lingua e buddista di religione ma, politicamente dipendente dal Kashmir.

Io sono stato per varie circostanze più fortunato. In successivi viaggi riuscii a varcare le frontiere vietate. E poco a poco rimasi talmente preso dall’interesse scientifico per il Tibet e sopraffatto, con una specie di malia, dai suoi orizzonti immensi. Per otto volte visitai in tempi successivi diverse sue provincie.

Cominciai dal Tibet occidentale. Nel quale trovai, in templi sopravvissuti alla furia degli uomini e al corso del tempo, documenti notevolissimi per la filiazione spirituale del Tibet e dell’India. Girai intorno, con i pellegrini affluenti da ogni parte dell’Asia, al monte Cailasa, nelle cui guglie inviolate buddisti, indù e sciamani immaginavano paradisi inaccessibili. E al sacro lago Manasarovar (4400 m.), visitando ad uno ad uno i templi che la pietà dei fedeli la costruito sui luoghi benedetti. Quasi segnando le tappe dei loro pellegrinaggi. Questi sono davvero luoghi che meritano di essere sacri. Questo perché Dio è stato in essi così prodigo di bellezze stupende, come nei giorni più felici della creazione.

In altri viaggi mi spinsi sempre più ad Est, a Sakia, a Tashilumpo ed oltre, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Sakia fu la capitale del Tibet al tempo di Cubilai Can, contemporaneo a Marco Polo. Esplorai i suoi templi e soprattutto le sue biblioteche  che racchiudono molte opere del pensiero buddista. Testi scritti su foglie di palma e in lingua sanscrita. Portati, in Tibet, al seguito di missionari buddisti. Quando, in fuga dalle invasioni mussulmane, videro la distruzione delle università in India e si produssero le condizioni di insicurezza nella vita dei maestri.

Tashilumpo è la sede del Tashilama che è assieme al Dalai Lama la maggiore autorità spirituale Tibet, perché anch’esso è emanazione di un’essenza divina.

Nel 1947 sembrava follia pensare ad una spedizione scientifica in Tibet. In quell’anno ottenni dalla autorità tibetane il permesso di entrare nuovamente nel territorio precluso e di visitare proprio la capitale Lhasa.

Riuscii a organizzare una spedizione in pochi mesi, perché trovai nelle autorità governative una comprensione senza la quale la mia volontà sarebbe rimasta velleità. La spedizione è posta sotto gli auspici della Società Geografica Italiana ed ebbe anche l’appoggio del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Quest’ultimo sempre intendo a promuovere gli interessi dell’alta cultura.

 

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L’8 marzo del 1948 partii con tre compagni: il tenente colonnello della marina Regolo Moise, Piero Mele e Fosco Maraini.

 

Il Moise era il sanitario della spedizione e il Mele il fotografo. Maraini doveva prendere la documentazione cinematografica, ma non avendo ottenuto il permesso di procedere oltre, ritornò in Italia da Yatung.

All’intelligenza ed alla disciplina dei miei compagni debbo se la spedizione si è compiuta senza nessun incidente spiacevole. E se i sette mesi di vita aspra e piena di sacrifici saranno rasserenati da una durevole e feconda amicizia.

Lo scopo che io mi ero prefisso nella spedizione del 1948 è stato vario, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Anzitutto volevo stabilire cosa resti del più antico periodo storico del Tibet. Vale a dire delle dinastie reali, quelle regnati del sesto e nono secolo. Poi rintracciare cronache che facciano luce sui periodi più oscuri dei primordi della cultura tibetana.  In terzo luogo mi proponevo di scoprire documenti della religione aborigena del Tibet che si chiama Bon. Questa è una forma di sciamanesimo che ha molti contatti con lo sciamanesimo della Mongolia. Quella che dominava il Tibet prima che questo si convertisse al buddismo.

Specialmente con il sussidio delle pitture affrescate sui templi, desideravo poi ricostruire gli influssi subito dall’arte tibetana. Quelli  di vario genere e provenienza: indiani , cinesi e centro asiatici. Dai quali germinò, a poco a poco, piena e sicura, l’arte tibetana e infine stabilirne le scuole.

Tutti gli scopi sono raggiunti.

Le ricerche si sono iniziate a Lhasa, con la raccolta di un materiale bibliografico messo insieme pazientemente con l’intelligente concorso delle autorità tibetane. Per la qual cosa conto di portare a termine la storia delle letteratura tibetana di cui ho già dato qualche accenno in Tibetan Painted Scrolls. Opera da poco pubblicata per cura del Poligrafico dello Stato. Impresa di gran mole e di grande impegno. Questo perché la letteratura tibetana è una delle più ricche dell’Oriente. Un assieme di opere che ramificano in una vegetazione rigogliosa di commenti, glosse e esegesi. Chiarificando in maniera lucida le complicazioni più ardue della dommatica buddista.

Ho studiato la zona di Samye a sud si Lhasa, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Dove è situato uno dei più antichi conventi del Tibet, mi sono spinto ad est, fino ad Ocà. Qui il riformatore Zoncapà, fondatore della setta gialla, ha a lungo meditato in un tempio. Nel quale vigila ancora solenne la statua del Buddha Maitreya. Figura che, quando il mondo sarà ancora più intristito ed iniquo, scenderà a predicare una parola di pace.

La mia esplorazione prosegue verso sud. Mi dirigo a Yarlung e a Cionghié.

 

Qui si trova una grande città mortuaria. Dove si vedono le sepolture dei resti mortali degli antichi re del Tibet. Le tombe sono grandi tumuli naturali. Sono scavati dall’erosione delle acque. Poi adattati dall’opera dell’uomo.

Un gigantesco cimitero, sorvegliato dalle montagne imminenti. Qui i re possono continuare una propria vita sotterranea. Sono ora come protettori invisibili, sempre invocati nel paese. In attesa di una rotazione di tempo, alternando vita e morte, aspettando la discesa dei loro successori, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

In un altro monastero trovai alcune opere di grande interesse. Importanti per la storia del buddismo e della letteratura indiana. Questo grazie all’amicizia di un incarnato mi cedeva il possesso. Sono manoscritti su foglie di palma copiati all’incirca nel sesto secolo e che contengono opere di poesia e di filosofia. Tutti di autori vissuti probabilmente nel terzo secolo. Dico probabilmente perché né delle opere che mi appaino tuttavia di immenso interesse, né degli autori si aveva fino ad oggi notizia alcuna. I documenti che ho raccolto sono importanti. 

Vi trovano delle cronache così rare che le autorità tibetane attendono ch’io ne faccia un edizione qui in Italia, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Una stampa con quei caratteri nitidi che il Poligrafico possiede, la quale giovi agli stessi studiosi indigeni. Mettendo a loro disposizione delle opere nel paese stesso introvabili. Lo studio della religione tibetana anteriore al buddismo, quel Bon di cui ho fatto cenno ha grande interesse. Siccome mi pare di riscontrarvi , in maniera sempre più chiara e precisa infiltrazioni sia nestoriane sia manichee. E riceve nuova luce da molte opere che l’amabilità del prefetto di Tashilunpo mi ha aiutato a rintracciare.

Da questi cenni non è difficile farsi un’idea sia dell’importanza del mio ultimo viaggio sia della complessità degli studi tibetani. Fra i più complicati che si possano immaginare. Tanto ardui che ogni giorno leggi, su questo strano paese, i giudizi più erronei e le stoltezze più inverosimili e quasi mai un opinione esatta.

Per capire qualche cosa di questa gente, della sua arte, della sua religione e del suo pensiero bisogna conoscere a fondo molte cose. Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Anzitutto capire la lingua e i dialetti dell’India, il cinese, il mongolo e le lingue iraniche. Poi navigare con sicurezza nel mare sconfinato della filosofia dell’India in generale e del buddismo in particolare. Per poi rintracciare le fila ideali che congiungono il mondo dell’Occidente con quello dell’Oriente di cui la religione tibetana è una ramificazione. E come se non bastasse, necessita conoscere le religioni cinesi, lo sciamanesimo, lo zoroastranesimo e il manicheismo. Ed aver notizia illuminata di come queste idee si muovano, si incontrino e si confondano nel grande quadro di quasi due millenni di storia.

Chi queste cose non sa e parla del Tibet rimastica i consueti errori e le solite generalizzazioni, Giuseppe Tucci Esplorazione del Tibet.

Successo dunque pieno che io ho raggiunto per la comprensione intelligente e fattiva delle autorità tibetane. Le quali sono state con me così condiscendenti ed affettuose.

Sulla via del ritorno ho dato per l’ultima volta uno sguardo d’addio alle montagne d’oro. Sulle loro cime tormentate di neve avevano solcato squarci canditi. Era in una giornata di sole che ruzzolava sullo scintillio delle cime himalayane. Ho sentito nel cuore pungere di nostalgia. Il Tibet è un paese dove la vita è dura ma la bellezza della terra è affascinate come un sogno. E soprattutto per la gente amica e generosa che mi ha dato in sette mesi l’impressione di trovarmi a casa mia.

Testo tratto dal Quarto Quaderno della Radio, Torino, Edizioni Radio Italiana, Senza data 195?.