Pubblicato il

Il tagliapietre giapponese una fiaba ambientata in Giappone

Il tagliapietre giapponese

Il tagliapietre giapponese è una fiaba ambientata in Giappone

 

Sfogliando un libro di favole, scritto da Maria Bersani e intitolato Storie di angeli a pagina 79, si trova la fiaba intitolata il tagliapietre giapponese.

Iniziamo a leggere la fiaba.

Dalla mattina alla sera, quant’era lungo il giorno, si udiva il battere cadenzato e sonoro del tagliapietre che lavorava all’angolo della strada. Il lavoro era penoso, il guadagno scarso e il piccolo giapponese, seduto per terra, curvo come un vecchio, fra tutte quelle pietre aride e bianche, sospirava spesso della sua misera condizione.

Un giorno, nel quale il sole ardeva spietato nel cielo, senza una nube e con il biancheggiare delle pietre che pareva togliere la vista, il tagliapietre, indolenzito, dopo essersi rizzato e aver asciugato il viso inondato di sudore, esclamò: vorrei essere ricco! Dev’essere bello sdraiarsi all’ombra e non dover più rompere pietre.

Non aveva ancora finito di parlare che gli apparve un vecchio monaco. Il tagliapietre fu preso dalla più viva meraviglia. La figura appena comparsa lo avvolse con uno sguardo raggiante d’amore e toccandolo leggermente gli disse: sia fatto secondo il tuo desiderio.

Il tagliapietre diventò ricco, ebbe case con ampi giardini e eleganti abiti.

Era felice, ma un giorno vide passare un daimyo. Il nobile sedeva in una portantina dorata e uno stuolo di samurai, dalle brillanti armature, armati con lunghe spade e luccicanti lance, lo circondava. Ecco uno più felice di me, disse l’uomo tutto scontento e desiderò essere feudatario ed andare per le strade portato e scortato. Riapparì nuovamente il vecchio monaco, lo guardò fisso con un lieve sorriso e gli disse: sia nuovamente fatto secondo il tuo desiderio.

Il ricco mercante divenne daimyo. Un giorno d’estate, di un’estate ardentissima che inaridiva le fonti e disseccava ogni erba, il daimyo, uscendo a passeggio, si dispiacque di quel caldo eccessivo che gli toglieva le forze e gli abbronzava il viso, senza nessun riguardo alla sua potentissima maestà. Vorrei essere sole, disse sbuffando. Era un desiderio un poco strano, ma il vecchio monaco non parve affatto stupirsi. Sia fatto come tu desideri!, disse col suo fine sorriso.

Il tagliapietre divenne sole, una radiosa stella che mandava miriadi di raggi ai quattro cantoni del cielo e ardeva la terra, dissecando le erbe e abbronzando, senza nessun riguardo, il viso dei potenti. Un giorno una grossa nube gli si parò davanti. Era grigia come il piombo e greve come la pioggia; i raggi del sole le battevano contro senza poter attraversarla o scioglierla. Ecco qualcuno che mi resiste!, disse il sole, guardando crucciato la grossa cortina scura. Subito desiderò diventare nube. Apparve il vecchio monaco e il nuovo desiderio fu esaudito.

La nube si allargò nel cielo e mise tutta la terra in ombra. Fu dapprima un cader rado di grossi goccioloni, poi la pioggia gonfiò i fiumi, allagò i campi, sradicando le piante, rovesciando le case, devastando ogni cosa nella cieca furia selvaggia. Solo un grosso macigno stava immobile, insensibile alla violenza dell’acqua. La nube che velava il cielo si indignò che quello sciocco macigno osasse resistere: era dunque più forte di lei? Vorrei essere io quella roccia! sospirò. Il vecchio monaco senti quel richiamo, apparve e disse: sia fatto quel che desideri.

Allora la nube divenne macigno all’angolo della strada. Era grande, arido, immobile e bianco. Il mattino seguente venne un anziano tagliapietre, aveva un grosso scalpello acuminato, sedette in terra presso il sasso e cominciò a colpirlo con molta forza, staccando grossi pezzi e alzando un turbinio di polvere e di schegge. Che storia è questa ? gridò il macigno, questo villano è dunque più forte di me?

Il vecchio monaco udito il grido del suo protetto gli apparve, radioso e sorridente come sempre. Fammi diventare un tagliapietre! gli disse la pietra con il più vivo desiderio. Il monaco si chinò un poco, lo toccò, e subito il macigno tornò ad essere il piccolo uomo giapponese, curvo e affaticato che dal mattino alla sera, quant’era lungo il giorno, lavorava all’angolo della strada, faticando molto e guadagnando poco, ma da allora, fu sempre felice della condizione che gli dei gli avevano assegnato e non desiderò altro.

Ora scegli tu chi vuoi diventare: il tagliapietre, il ricco signore, il daimyo, il sole, la nuvola, il macigno …..

Qui finisce la storia del tagliapietre giapponese una fiaba ambientata in Giappone.