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Mostri e dei in Giappone

Mostri e dei in Giappone

Mostri e dei in Giappone.

Mostri e dei in Giappone.

 

 

Il Giappone è un mondo ricco di figure mitologiche o sovrannaturali. Queste, agli occhi di un non giapponese, appaiono tutte delle raffigurazioni di dei o di mostri. Mostri e dei in Giappone.

Sono tutti degli abitanti che si ritrovano in ogni forma artistica del Paese del Sol Levante. Possono apparire dipinti in un kakejiku, stampati sul foglio di una UkiyoE, oppure in forme plastiche. Fra quest’ultime troviamo i minuti netsuke e giungiamo sino alle monumentali sculture fuse in metallo oppure scavate nel legno.

Mostri e dei in Giappone

Mostri e dei in Giappone.

Fra le prime forse la più conosciuta, al di fuori dal Giappone, è il monumentale Daibutsu o Grande Buddha. Una scultura realizzata in bronzo, con una altezza di 13,35 metri e un peso attorno alle 93 tonnellate. La statua raffigura l’ Amida Buddha ed è collocata nel Kotoku-in Mostri e dei in Giappone.

Quest’ultimo è un tempio buddista, costruito nella città di Kamakura, un centro abitato della prefettura di Kanagawa. Ci troviamo a circa a circa 50 km a sud-ovest della capitale Tokyo.

Da questa figura religiosa passo al ricco universo di quelle fantastiche. Fra queste il più noto, al di fuori del Giappone e forse anche il simpatico, è il Kappa. Mostri e dei in Giappone.

A lui si affiancano altre mitiche creature, quali i complementari Ashinaga e Tenaga Mostri e dei in Giappone.

 

I primi caratterizzati dalle lunghe gambe, degli arti che arrivano a misurare fino a sette metri. I secondi dalla lunghe braccia, parti del corpo che raggiungono i nove metri. Anche in questo caso la natura è bizzarra, gli Ashinaga hanno dei bracci cortissimi e, per analogia, i Tenaga hanno delle gambe ridotte.

I Tengu sono altri residenti di questo leggendario universo Mostri e dei in Giappone.

 

La tradizione li vuole abitanti nelle montagne del Giappone e abili spadaccini. Il nome raggruppa numerose varietà di esseri viventi, genericamente individuabili come un misto fra le fattezze di un uomo e quelle di un uccello. Mostri e dei in Giappone.

Ne troviamo alcuni con un aspetto umanoide, ma caratterizzato da un prominente naso e a volte questa figura si può arricchire di ali. Con l’introduzione di quest’ultimo attributo ci troviamo di fronte a una raffigurazione di un uomo in grado di volare. Questo a giustificare la successiva trasformazione, dove il lungo naso diviene un becco e le sembianze da umane diventano quelle di un uccello. Un richiamo alla mitologia buddista, nella quale si parla dei GarudaUna razza divina di uomini-uccello Mostri e dei in Giappone.

Mostri e dei in Giappone

Fra i volatili, appartenenti ai racconti leggendari, compare lo Yatagarasu, un corvo a tre zampe, incaricato di portare in terra i messaggi provenienti dagli dei.

 

Questa sua occupazione si manifesta sin dai primordi. Quando è incaricato dalla dea Amaterasu di guidare Jinmu, il primo e leggendario imperatore e fondatore del  Giappone. Mostri e dei in Giappone.

 

 

 

 

 

 

 

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Russo Varchi arti marziali

Russo Varchi arti marziali

Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

Con grande piacere ospito la presentazione del libro scritto dal Maestro d’arti marziali Christian Russo.

Un testo dal contenuto affascinante!.

Un tributo a una conoscenza tradizionale che la pratica delle arti marziali ha saputo far giungere fino a noi.

Un libro da tenere sempre a portata di mano.

 

 

Christian Russo I Varchi nascosti delle arti marziali.

 

L’universo delle arti marziali giapponesi è un labirinto affascinante di storie, tecniche e filosofie. Tra queste, i Kyūsho, ovvero i punti vitali del corpo umano, assumono un ruolo di spicco.

Spesso associati a tecniche segrete e devastanti, i. Kyūsho offrono uno spunto intrigante per esplorare l’intersezione tra combattimento e conoscenza del corpo umano.

I Kyūsho sono specifici punti sul corpo che, se stimolati correttamente, possono provocare dolore acuto, paralisi temporanea o persino effetti più gravi. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

 

Questa conoscenza è tramandata attraverso le generazioni in molte scuole marziali,. Dove l’apprendimento di tali tecniche era riservato ai soli discepoli più avanzati. Questo avviene perché richiedono una precisione estrema, una profonda comprensione del corpo umano e un’etica integerrima. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

L’origine di queste tecniche si perde nella notte dei tempi, ma è plausibile che siano influenzate e importate attraverso le interazioni con la cultura cinese,. Dove concetti simili venivano e sono esplorati attraverso il sistema dei meridiani nella medicina tradizionale e nelle arti marziali autoctone.

Nel Giappone dei samurai, la manipolazione dei. Kyūsho, a mani nude o con armi non letali divenne tattica diversiva, di controllo o persino conclusiva di uno scontro. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

 

Nella pubblica diffusione del concetto, in. Occidente, abbiamo assecondato l’idea secondo la quale dietro queste tecniche vi fosse un inganno, quando non una sorta di magia o misticismo,. Data la loro presunta capacità di infliggere sconcertanti cambiamenti fisici con minime pressioni o colpi.

Tuttavia, dietro i Kyūsho si nasconde un approccio altamente scientifico e disciplinato, frutto di secoli di osservazioni e adattamenti progressivi. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

 

I Maestri di arti marziali affinarono queste tecniche quale una delle possibili armi a disposizione del combattente, delle pratiche che potevano interagire con il. Sistema Nervoso Periferico, con il sistema circolatorio, le ossa e le cartilagini.

Russo Varchi arti marziali

Oggi, l’interesse verso i. Kyūsho è rinnovato grazie alle arti marziali contemporanee. Queste intravista la possibilità di utilizzarli ai fini della difesa personale, li hanno spesso sfruttati a livello commerciale, abbattendone l’efficacia. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

Essi non si offrono, infatti, come un elemento estraibile dai sistemi
marziali più complessi, né il praticante si può esimere dall’addestramento fisico a 360° per poterli utilizzare.

 

Pratico arti marziali dall’età di 12 anni. Nel 2023,. Ho organizzato un ciclo di seminari su questo tema nel mio dōjō indipendente a. Torino, il Kinshinden. Christian Russo Varchi nascosti delle arti marziali.

A seguito delle richieste degli appassionati partecipanti, e avendo già scritto alcuni libri sui temi a me cari, ho deciso di mettere. Nero su Bianco un libro che affrontasse l’argomento da un punto di vista sia storico, culturale e scientifico,. Oltre a servire come un vero e proprio promemoria per i miei allievi e per i lettori. 

Invito chi fosse interessato a scoprire, approfondire o a leggere un punto di vista, ad acquistare il mio libro,. Varchi Nascosti.
Grazie.
Christian Russo.
christianrusso.it.

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Wabi Sabi o Wabi-Sabi

Wabi Sabi o Wabi-Sabi

Il Giappone del Wabi Sabi o Wabi-Sabi.

Il Giappone del Wabi Sabi o Wabi-Sabi.

 

L’incontro con il Wabi. Sabi è tutto e non è niente.

Per alcuni questo appuntamento arriva inaspettato, per altri non arriverà mai. Non ho ancora intuito chi fra i due è il più fortunato. Probabilmente questa è una domanda a cui non saprò mai dare una risposta definitiva.

Il Wabi. Sabi è un poco come una mezza stagione. Un periodo dove alcuni vestono ancora i caldi abiti invernali ed altri sono già proiettati negli afosi climi in probabile arrivo.

 

Di solito chi parla di Wabi Sabi preferisce tralasciare la meteorologia e rifarsi alla cerimonia del . Quest’ultima è un evento condotto con rigore da un maestro di questa disciplina.

Il suo svolgimento è basato sull’apparente semplicità. Anche se questo minimalismo è fatto da oggetti caratterizzati dalla raffinata esecuzione e dal non indifferente costo.

 

La Chanoyu, questo è uno dei nomi giapponesi che la indicano, si svolge orchestrando un incontro fra dei partecipanti. Fra questi si mira a realizzare una comunione di menti, ad instaurare un ideale collegamento fra tutti i presenti.

Per tutti questi ospiti questa vorrebbe essere un esperienza personale ed intima,. Dove l’atto di bere del predispone a uno stato d’animo di semplicità ed accettazione.

La cerimonia prevede l’impiego di una tazza né liscia né perfetta.

 

Wabi Sabi o Wabi-Sabi

 

Ogni utensile è utilizzato minimizzando sia il movimento sia l’energia impiegata nell’uso. Questo per accentuare l’esercizio della meditazione, insito nella pratica della Chado o via del .

Le NihonTo, termine giapponese usato per definire in modo generico tutte spade giapponesi, sono un’altra peculiarità della sensibilità delle popolazioni giapponesi.

 

Anche in questo ambito si manifesta un altro aspetto del Wabi Sabi, ovvero l’imperscrutabilità. É questa una caratteristica ben individuabile nella valutazione delle lame tradizionali forgiate in Giappone.

Questo avviene nella descrizione delle caratteristiche proprie di una lama, realizzata con una spiegazione ricca di termini vaghi ed allusivi. Fra questi, il più abusato è il richiamo all’anima della lama.

 

Tutti questi termini sono pronunciati e scelti solo per enfatizzare e puntualizzare il misterioso e l’inconoscibile. Quelle caratteristiche, per i giapponesi, sempre presenti in questi manufatti.

Il Wabi. Sabi identifica lo spirito e l’etica del popolo giapponese, ne è la base culturale. Un sentire di cui con difficoltà si parla, c’è, lo si percepisce e questo può bastare.

Per questa ragione mi scuso della mia presunzione di voler disquisire di Wabi Sabi. Questo soprattutto per averne parlato o forse anche per averci scherzato.

 

Le due immagini sono degli scatti realizzati dal fotografo Flavio Gallozzi.

 

 

 

Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

 

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Ikebana le composizioni di fiori in Giappone

Ikebana le composizioni di fiori in Giappone

Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

Il vocabolo Ikebana è una parola che da subito trasporta in Oriente. Inevitabilmente evoca, nella mente di chi lo sente, il Giappone e le sue infinite eleganze. Fra queste raffinatezze l’Ikebana indica l’arte di comporre, con armonia, dei fiori e dei rami recisi.

L’Ikebana giunge in Giappone dall’India, passando per la Corea la Cina. Qui, nel Paese del Sol Levante, si afferma inizialmente fra i monaci buddisti e i nobili. Solo più tardi si estende a tutta la popolazione.

L’origine dell’arte dell’Ikebana è molto antica. Questi primordi coincidono con le semplici offerte di fiori agli Dei. Con il tempo, questi doni assumono una struttura più complessa, basata su regole codificate. L’affermazione di queste norme fa dell’Ikebana un’arte vera e propria.

 

Vediamo le principali linee guida per la sua corretta realizzazione. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

 

Un Ikebana nasce solo combinando degli elementi vegetali. Questi ultimi sono scelti fra quelli disponibili nella stagione in svolgimento e, in preferenza, provengono dal un solo e definito luogo.

La composizione si crea con sole sostanze naturali e appena raccolte. Quali: fiori, foglie, rami e tronchi.

Ognuno di questi elementi è carico di un proprio significato. È quest’ultimo, il messaggio che si vuole trasmettere, che giustifica una scelta e un abbinamento.

 

Dei fiori si inseriscono i boccioli. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

Questo per far partecipe l’osservatore allo sbocciare del fiore ma, soprattutto per favorirne la durata. Quest’ultima è agevolata dalle regolari nebulizzazioni d’acqua.

 

Nell’Ikebana si ricerca un’armonia fra gli spazi occupati dalle componenti vegetali e le aree vuote circostanti.

Quest’alternanza fra zone piene e vuote è parte essenziale della composizione.

Un Ikebana si completa entro un vaso o un contenitore naturale. Questi sono parte attiva della composizione. Il vaso non è mai trasparente. In genere si compone di sottili strisce di bambù, intrecciare fra loro. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

Un Ikebana ha una struttura di base a forma di triangolo. Questa si ottiene impiegando tre elementi di diversa e proporzionale lunghezza. Tutti e tre con un punto di partenza comune e disposti fra loro seguendo uno schema prestabilito.

 

Il più lungo dei tre simboleggia il cielo. Il mediano rappresenta la terra. Il più corto indica l’uomo.

Lo schema compositivo prevede per il cielo di essere l’elemento principale dell’Ikebana.

La terra e l’uomo si collocano in posizioni fisse rispetto al cielo. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

SOFU TESHIGAHARA – Ikebana Sogetsu.

 

 

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Il Giappone di Inari e Munechika e delle spade giapponesi.

 

 

Lettura dei kanji relativi le Tsuba.

 

 

Libri sulla spada giapponese e sulla storia e l’arte del Giappone.

 

 

MARCO POLO – Le spade del samurai. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

 

SATO KANZAN – Kanzan Shinto oshigata dictionary.

 

 

Esposizione d’arte giapponese Catalogo.

 

 

HIROSE Nobuko SELF James – Japanese art signatures Le firme degli artisti giapponesi.

 

 

JOLY HENRI L. – Legend in japanese art.

 

 

PICA VITTORIO – L’arte giapponese al museo Chiossone di Genova.

 

 

RIVETTA PIETRO SILVIO Toddi – La pittura moderna giapponese.

 

 

WEBER VF – Ko-ji Ho-ten Dictionnaire a l’usage des amateurs et collectionneurs d’objets art japonais et chinois.

 

 

WICHMANN SIEGFRIED – Il giapponismo.

 

 

AURITI GIACINTO – Compendio di storia della cultura giapponese.

 

 

EMILE ANDRE – 100 coups de jiu jitsu Jujutsu Jujitsu.

 

 

FORMENTO FANNY – La cucina orientale. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

 

Harada Kazutoshi – Jizai okimono Figure articolate di animali realizzate in metallo.

 

 

LANFRANCHI GIACINTO UBALDO – Il netsuke un’arte giapponese.

 

 

OLIPHANT LAURENCE – Le Japon.

 

 

RIVETTA PIETRO SILVIO Toddi – Il paese dell’eroica felicità.

 

 

Diari di dame di corte nell’antico Giappone.

 

 

APPELIUS MARIO – Cannoni e ciliegi in fiore il Giappone moderno.

 

 

CALZINI RAFFAELE – Festival asiatico Amori Misteri Spettacoli Da Porto Said A Tokio. Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

 

 

HEARN LAFCADIO – Kokoro.

 

 

MISHIMA YUKIO – Morte di mezza estate e altri racconti.

 

 

OOKA SHOHEI – La guerra del soldato Tamura.

 

Ikebana le composizioni di fiori in Giappone.

Nell’immagine iniziale:. Una collezione di vasi da Ikebana realizzati in banbu intrecciato durante il periodo Meiji e Taisho.

 

 

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Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö.

Angelo Zilio in arte Gilö.

 

Gilö è un artista e un ceramista. Una figura complessa, nella quale l’amore per l’espressione ceramica, il teatro e la poesia convivono e si rafforzano a vicenda.

Le inclinazioni, gli interessi e le passioni che animano e si scontrano in Gilö gli permettono una ricerca che approda sempre in un nuovo porto. Uno strabordare che gli permette di far convivere più anime, dando a tutte loro la stessa eleganza e dignità.

Dal suo foggiare escono opere eleganti. Alcune volte destinate all’esposizione nelle stanze di un museo altre volte all’uso nel quotidiano.

Tutte queste creazioni esprimono Gilö, sono tutte una la conseguenza dell’altra. Si abbracciano e convivono, dandosi forza a vicenda. Angelo Zilio in arte Gilö.

Questo mondo ceramico è animato da molte presenze.

I fratelli maggiori, ovvero dei pannelli di grandi dimensioni, costituiti da numerose formelle, ognuna dalla forma sagomata. Dove la correlazione di tutti questi pezzi plasma un mosaico. Un assieme di frammenti ricomposti che agli occhi di Gilö vorrebbe essere il risultato di un ipotetico scavo archeologico.

Uno spostamento della terra che riporta alla luce un tempo passato, riapparso e costituito da anfore, vasi e dai resti fossili di un cavallo.

Di questo si nutre e si forma l’Equus aetermus. Una terracotta di grandi dimensioni, realizzata nel 2016, nell’ambito della residenza d’artista svolta a Firenze, nella tenuta di Sticciano e patrocinata dall’associazione culturale CABA.

In questo cosmo trovano anche una adeguata collocazione delle realizzazioni destinate a partecipare e rallegrare i momenti più intimi delle vita. Questo compito è delegato ai piatti e alle tazze. Suppellettili accomunati dalla semplicità e dalla funzionalità. Angelo Zilio in arte Gilö.

 

Tutti pensati e realizzati come dei pezzi unici. Tutti per loro natura non ostentano nessuna eleganza, volutamente accentuano e valorizzano i difetti. Carenze che tali non sono perché hanno il compito di conferire l’unicità e armonia.

Imperfezioni che assolvono il compito di liberare dalla materia a favore dello spirito.

Un netto richiamo alla filosofia del Wabi Sabi. Dove si assiste all’accettazione della imperfezione e della transitorietà. Una visione propria del mondo giapponese dove nulla dura, nulla è finito e nulla è perfetto.

Angelo Zilio in arte Gilö.

Per questa ragione è valorizzata la casualità, quello che dalla lavorazione, senza nessuna prevedibilità, scaturisce.

Quello che l’impasto e la cottura ci suggeriscono o forse impongono. Un esortazione a predisporsi a uno stato d’animo sereno. Questo per meglio approcciarsi al favorevole e al dannoso che ogni giorno, senza presagio,  incrociamo.

 

Gilö è il nome assunto in arte da Angelo Zilio, artista nato e attivo a Varese.

 

Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö

 

Angelo Zilio in arte Gilö
Angelo Zilio in arte Gilö

 

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