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Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

Le principali vicende della Reale Fabbrica di Maiolica di Torino.

 

Nel 1725, Giorgio Giacinto Rossetti e lo zio paterno Giovanni Battista ricevono la regia patente per esercitare una attività economica nell’ambito della produzione ceramica. Con questa lo stato sabaudo conferisce loro la possibilità di esercitare questa attività all’interno del suo regno. Questa autorizzazione è accordata con una durata decennale. A  quest’epoca Giorgio Giacinto Rossetti è ventenne.

Le forniture di terra provenivano da Pecetto, ora Pecetto Torinese, un borgo situato a pochi chilometri da Torino.

A Torino aprono una Fabrica di maiolica sì fina, che ordinaria di qualunque disegno, tanto alla Cina, che a figure. Un’attività che parte con una sovvenzione statale infruttifera di 3000 lire, avvallata il 3 dicembre dello stesso anno da Giovanni Battista, quale garante cointeressato.

A questo prestito infruttifero si affianca l’apporto finanziario di Giovanni Ludovico Roveda.

L’attività dei Rossetti, già dai primi mesi del 1725, è soggetta a sofferenze gestionali.

Le nuove e necessarie risorse finanziarie arriveranno dall’ingresso nell’attività di un nuovo finanziatore, il conte Carlo Giacinto Roero di Guarene, rappresentato da Pietro Bistorto. É questo l’inizio di una operazione che porterà, in breve tempo, il nobile sabaudo al predominio della fabbrica. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Per il mancato rispetto degli accordi fra i soci, nel 1727, Giorgio Giacinto Rossetti rinuncia alla partecipazione all’impresa. Decisione seguita, nel 1728, anche da Giovanni Battista. 

Questi due avvenimenti portano alla liquidazione della fabbrica. Cessazione che vede il Roveda creditore delle 3100 lire investite nell’impresa. E lascia il conte Carlo Giacinto Roero con il debito, verso lo stato sabaudo, dei prestiti statali ricevuti dai Rossetti, ammontanti a 8000 lire.

In questa nuova situazione, la fabbrica vede il trasferimento della regia patente a nome del banchiere Pietro Bistorto. In quanto facente le veci del conte Carlo Giacinto Roero di Guarene. Inoltre il prolungamento della durata, da dieci a quindici anni.

Giovanni Ludovico Roveda non si fa liquidare e mantiene un ruolo attivo nell’attività che ha contribuito a fondare. Di contro il Bistorto è nominato direttore della manifattura e come tale stipendiato con un quinto degli utili.

Nel 1729, si assiste all’ampliamento della fabbrica. Questo avviene al di fuori del territorio della città, in località Vigna Cumianan, una zona collinare posta sulla direttrice di vigna della regina. Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

 

É questo uno spostamento effettuato in vista di un definitivo trasferimento dell’attività produttiva. Esercizio fin allora svolto all’interno della città di Torino, in uno spazio sito nella Grande Contrada Po. Quest’area era la sede originaria della manifattura, dove, dopo il trasferimento, si manterrà il solo magazzino.

Questi sono anni in cui la manifattura è in un costante passivo e tutte le maestranze hanno da percepire retribuzioni arretrate.

Questa situazione persiste pur avendo aumentato sia la quantità e sia la qualità della maiolica realizzata. Anche con l’apporto di queste migliorie, la produzione era solo in parte effettivamente venduta e le rimanenze erano immagazzinate in attesa di compratore. Una delle ragioni di questa stagnazione era che il prodotto ceramico locale non attraeva la clientela torinese.

Un altro componente della famiglia Rossetti, attivo come pittore, nella Real Fabbrica di maiolica, è Giovanni Battista. Egli è il fratello minore di Giorgio Giacinto, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Per Giovanni Battista l’occupazione torinese inizia nel 1728, all’età di sedici anni e si conclude nel 1729. 

Anno in cui lascia Torino. Dapprima per lavorare a Pavia, nella manifattura Rampini e successivamente si trasferisce a Lodi, dove è attivo assieme a Giorgio Giacinto. 

Nel settembre del 1737, anche lui, seguirà il fratello maggiore nel nuovo ritorno a Torino.

Nel 1731, in data 15 settembre, si ha la rottura fra il Bistorto e il conte Roero. Questo avviene a seguito della non chiara gestione finanziaria del primo ai danni del secondo.

Da quel momento, la gestione della manifattura passa nelle mani del Roveda che come nuovo direttore attua una politica di contenimento delle spese. Un accorgimento che si dimostrò sufficiente e che non permise all’attività di decollare.

È il conte Roero che richiama Giorgio Giacinto Rossetti a Torino, offrendogli un nuovo impiego presso la Reale fabbrica di Maiolica. Individuando in lui la persona adatta a mettere in buono stato, et nomina la fornace di maioliche. In questo modo risolvendo la crisi in cui versava la manifattura torinese, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Giorgio Giacinto Rossetti, dopo aver lasciato Torino, è attivo con successo a Lodi, dove rimarrà dal 1728 al 1736. Quest’ultimo è l’anno del suo rientro nello stato sabaudo.

Un ritorno, dove sempre lavorando alla produzione delle maioliche, ha già come obbiettivo la realizzazione dell’Oro bianco, ovvero della porcellana dura.

Questa costosa e complicata ricerca inizia a Torino nel 1736 e lì si conclude nel 1746. Dapprima con l’inoltro della richiesta e il rilascio della regia patente per la produzione della porcellana, autorizzazione ottenuta in data 21 giugno 1737. Poi con l’avvio dei suoi primi suoi esperimenti.

L’arrivo di Giorgio Giacinto a Torino è dell’agosto 1736. Quando la fabbrica di maiolica è diretta da Carlo Antonio Billotto. Fra i due si instaura una solida collaborazione. Sotto la loro direzione, per la prima volta, avviene che la manifattura vede un aumento del venduto e un calo delle rimanenze. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

In questi locali, previo gli accordi con il conte Roero, si apre anche la fabbrica per la produzione di porcellana fine e trasparente.

 

Questo avvalendosi dello stesso personale già impiegato nella realizzazione della maiolica e tenendo chiara separazione dei costi e degli utili delle due attività. Per la divisione degli utili, si accorda che i due terzi siano destinati al Rossetti e il terzo rimanente al conte Roero.

La messa a punto della formula per la realizzazione della porcellana è una temeraria operazione. Nella cui riuscita Giorgio Giacinto Rossetti assume il ruolo dell’assoluto protagonista. Assumendo, contemporaneamente, anche la responsabilità delle grandi risorse economiche necessarie.

Nel 1740, Giorgio Giacinto Rossetti intraprende viaggi fra Parigi, Vienna e Venezia, compiuti per accrescere le sue conoscenze tecniche sulla lavorazione della porcellana. Da Vienna, ritorna a Torino con gli Hausmalern Jacob Helkis e Anton Wagner.

Rossetti avvalendosi del loro aiuto e delle conoscenze acquisite durante i viaggi realizza i suoi pezzi in porcellana. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Prodotti, all’epoca, giudicati molto simili per bianchezza e pittura alle porcellane cinesi.

Ai nostri giorni, di questa produzione sono noti solo pochi modelli. Fra questi la figura a soggetto orientale, raffigurante una divinità buddhista cinese conosciuta come Guan Yi. La ceramica è ora esposta a Londra, nel British Museum. É databile attorno al 1740 e si caratterizzata per l’approssimativa smaltatura e l’indeterminato modellato.

Il 1743 vede sia il conte Carlo Giacinto Roero di Guarene sia Giovanni Ludovico Roveda fuori uscire dall’impresa e ricevere la loro conseguente liquidazione.

 

Questo è dovuto al progetto ideato da Carlo Antonio Billotto e Giorgio Giacinto Rossetti di acquisire l’intera proprietà di entrambe le attività ceramiche. Queste passeranno di mano, diventando proprietà di una società composta dal Billotto e dai fratelli Rossetti. Il primo titolare di tutti i contratti d’affitto in essere e i secondi titolari delle regie patenti.

È in questo periodo che avviene l’apertura di un secondo punto vendita. Gestito in persona da Gaspare Siro, già deputato allo smaltimento di porcellane e maioliche nel magazzino sito nella contrada degli orefici.

La società è destinata a durare circa un decennio, per poi disfarsi il 12 maggio del 1753.

Questo avviene a seguito della richiesta di scioglimento dell’impresa presentata dai fratelli Rossetti. Domanda motivata dal comportamento fraudolento del Billotto. Quest’ultimo autore di considerevoli mancanze nella tenuta dei registri. Quali le discrepanze negli inventari e per la sua inclinazione ad avvantaggiarsi della fiducia a lui accordata, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

Nel 1763 scade e non è rinnovata la privativa sulla maiolica, un privilegio ottenuto nel 1748 e con una durata di quindici anni. È anche negato il divieto, preteso dai fratelli dai fratelli Rossetti, di commercializzazione all’interno dello stato sabaudo delle maioliche bianche estere. Anche se, quest’ultima richiesta, troverà una ridotta e indiretta accoglienza nell’aumento del dazio sulle importazioni di maioliche bianche e di colore scuro. Una maggiorazione che porta i diritti di dogana da 24 soldi e due denari a 50 soldi.

Da questo momento in poi la reale fabbrica vede un progressivo scemare. Accentuato dalla morte, nel 1764, della seconda moglie di Giorgio Giacinto Rossetti. Seguita, nel 1768, di quella di Giovanni Battista, fratello minore di Giorgio Giacinto.

 

Rossetti Torino Maiolica Porcellana
I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana

Con quest’ultimo decesso iniziano le vicende ereditarie.

 

Giovanni Battista nomina eredi universali la moglie, Margherita Belli e i sei figli. Questi, assieme a Giorgio Giacinto, continuano in comunione la gestione del Negozio della fabbrica della maiolica.

Al 1776 risale il primo testamento di Giorgio Giacinto, rivisto e sostituito nel 1777. Nel documento si nomina erede universale il solo figlio di secondo letto Pietro Maria. Il quale, sin dal 1° marzo 1778, con ancora in vita il padre, riceve la disponibilità dell’intero patrimonio paterno. Giorgio Giacinto decede poco dopo, il 21 ottobre 1778, per un accidente.

Da questo momento, gli eredi Rossetti iniziano la dismissione del Negozio della fabbrica della maiolica.

 

L’attuazione avviene con lo svolgersi di un asta, tenuta dal 16 dicembre 1778 al 11 gennaio 1779. Incanto dove si offrono le molte rimanenze di fabbrica. Questo al fine di svuotare i magazzini. Fra gli acquirenti: i membri della famiglia Rossetti, commercianti, professionisti ed ecclesiastici, in minore percentuale compaiono i membri della nobiltà.

A questa prima vendita, seguirà la divisione dei beni della società e il suo scioglimento. Questo avviene nel momento in cui gli eredi di Giovan Battista Rossetti diventano maggiorenni, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

La società è poi ceduta a Pietro Maria Rossetti. Gli accordi stipulati fra le parti quantificano il prezzo di cessione in 5600 lire. Valore da pagare in rate. Tutte onorate interamente da Pietro Maria che in questo modo acquisirà l’intera proprietà dell’impresa ceramica.

 

Luigi Gabriel e Giuseppe Rossetti stipulano un contratto di locazione con Pietro Maria. I primi due sono fra loro fratelli e cugini del terzo. I due rimettono al terzo la loro porzione della Casa grande detta della Majolica e del campo di Pecetto. Inizialmente per i prossimi dieci anni a venire. Periodo in seguito rinnovato per altri quindici anni.,

Pietro Maria Rossetti intende dar vita a una manifattura de vasellami simili alla terraglia d’Inghilterra. Questo perché aveva intuito che questo nuovo impasto, composto da terraglia tenera, col tempo avrebbe fatto scomparire la maiolica, Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

Pietro Maria impiega per realizzare i suoi manufatti delle terre provenienti dal Canavese e dal Biellese e indica questa produzione con la marca incussa P. ROSSETTI.

 

Nella conduzione della fabbrica Pietro Maria è affiancato stabilmente dal figlio Giacinto Maria. A quest’ultimo, il 13 marzo 1811, lascia in affitto la fabbrica. I due sottoscrivono un contratto della durata di nove anni che prevede, per i primi quattro anni, un canone di 4200 franchi annui. In seguito ridotto, per i successivi cinque, a 3200.

Pietro Maria Rossetti affida l’attività ceramica al figlio quando aveva superato i sessant’anni e decede poco dopo, il 13 febbraio 1813.

L’attività paterna è ora nelle mani di Giacinto Maria. Questa gestione si presenta sempre più sofferente, Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

 

La manifattura in questi anni è fautrice di una produzione ceramica di scarsa qualità. Il cattivo andamento degli affari la vede costretta a una forte riduzione nel numero degli operai occupati. Nel 1822 erano ventotto i lavoranti in organico.

Tutti dei presupposti per una uscita di scena di Giacinto Maria. Scomparsa avvenuta con l’affitto dei locali della sua attività ceramica alla società fornata dai ginevrini: François Richard, Fréderic Dortu e César Prelaz. Produttori, nel comune svizzero da Carouge, di vasellame realizzato con la Terra di pipa. Fabbricazione che trasferirono nella città di Torino, dove acquisirono un privilegio decennale, circoscritto al solo Piemonte.

Giacinto Maria Rossetti decede il 28 settembre 1835, ponendo fine a una famiglia che ha contribuito a fare la storia della ceramica nella penisola italica.

Rossetti Torino Maiolica Porcellana
I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana

Bibliografia:

  • Cristina Campanella, La fabbrica Rossetti a Torino, Maioliche e porcellane, A cura di Cristina Maritano, Silvana editoriale, 2025.
  • Anna Cremonte Pastorello di Carnou, L’Oro bianco e il suo mistero. Divagazioni sull’arte della ceramica in Torino, Vische e Vinovo, Associazione Immagine per il Piemonte, Alzani editore, Pinerolo 2007.

Nell’immagine: Vassoio in maiolica dipinto in color blu con il motivo a Berein.

Nelle carte testamentali d’inventario questo tipo di decoro è indicato con il nome a barocco o baroch, cioè di figura strana o bizzarra.

Dimensioni 42,7 x 32,3 cm H 2,6 cm.

 

Questo scritto è un ricordo dedicato a un amica, Cristina Campanella. Un tributo al suo notevole impegno nello studio della storia della ceramica. 

Il suo lavoro sulla manifattura Rossetti ha permesso la pubblicazione postuma del libro intitolato La fabbrica Rossetti a Torino, Maioliche e porcellane,. A cura di Cristina Maritano, Edito da Silvana editoriale, nel 2025.

Studio a cui rimando per ogni approfondimento.

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Porcellane Vezzi Venezia Settecento

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Le porcellane Vezzi prodotte in pasta dura a Venezia nel Settecento.

 

Se la fabbrica di porcellana di Meissen e l’alchimista. Johann Frederich Böttger hanno il merito della scoperta e della nascita della fabbricazione della porcellana in pasta dura in Europa. La veneziana Vezzi vanta di essere la prima fabbrica di porcellana in pasta dura nata nella penisola italiana e la terza europea.

La seconda manifattura è quella di Du Paquier, avviata nella città di Vienna, nel 1718. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Giovanni Vezzi e il padre Francesco per compiere questa impresa si associarono a Christoph Conrad Hunger, un ex dipendente della manifattura di Meissen. Grazie a questo socio riuscirono a ottenere una fornitura di caolino dallo stesso fornitore di Meissen.

 

Due anni dopo questo acquisto la bottega dei Vezzi, con l’aiuto di Hunger, inizia la produzione della porcellana. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

La storia della manifattura delle porcellane a pasta dura prodotta, a Venezia, dalla Casa Eccellentissima Vezzi, per lungo tempo, è rimasta avvolta dal mistero. Tanto che, ancora oggi, per la scarsità dei documenti conosciuti, non è pienamente delineata.

 

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

 

Le prime notizie certe sulla manifattura Vezzi si devono alle ricerche di Sir William Richard Drake, avvocato, collezionista d’arte e antiquario. Autore del libro, edito a proprie spese, a Londra, nel 1868, intitolato: Notes on Venetian Ceramics. Un testo basato su documenti d’archivio, ancora oggi, seppur con qualche integrazione, un punto di riferimento per ogni nuova ricerca sull’argomento. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

Solo nel 1935, con lo scritto dello storico dell’arte milanese Costantino Nicola Baroni, seppur con qualche inesattezza, compaiono nuove informazioni.

Il testo è intitolato: Nuovi orientamenti dello studio della ceramica veneziana del Settecento, appare sulle pagine della Rivista di Venezia.

Nel 1936 inizia l’interesse del grande pubblico. Questo avviene per merito di Nino Barbantini e della mostra, da lui allestita a Ca Rezzonico, dedicata alle porcellane di Venezia e Nove. Il nucleo principale delle opere esposte era frutto degli sforzi collezionistici del conte veneziano Marino Nani Mocenigo.

L’Eccellentissima Vezzi rimane in attività per soli sette anni, nasce nel 1720 e chiude nel 1727.

Costituita con soli fini commerciali, priva di sostegni statali, è costretta a cessare l’attività a seguito dei grandi debiti accumulati.

Alla chiusura, i pezzi ceramici a magazzino sono dati in pagamento agli operai. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

La storia più aggiornata delle porcellane Vezzi è tracciata dagli scritti di tre autori: Francesco Stazzi, Carlo Fulignati e Luca Melegati.

 

Questi sono i riferimenti bibliografici:.

  • Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano, Vanni Scheiwiller, 1967.

 

  • Carlo Fulignati, Rari inediti della Fabbrica Vezzi,  Faenza Bollettino del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza. Anno XCVIII, Numero 2, 2012 Pagine 61-64.
  • Carlo Fulignati, Porcellana Vezzi Il vassoio del vescovo, Faenza,  Litografie artistiche faentine, 1986. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.

 

  • Luca Melegati, Giovanni Vezzi e le sue porcellane, Prefazione di Alvar Gonzalez Palacios con una nota di Francesco Stazzi, Milano, Bocca, 1998.

Porcellane Vezzi Venezia Settecento

 

Tutte le immagini sono tratte dalla monografia scritta da Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano Vanni Scheiwiller, 1967.

 

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Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

L’origine della porcellana in Europa è ricca d’incredibili vicende e avvincenti intrighi.

Questa nascita avviene nel Settecento e la si deve all’alchimista Johann Frederich Bottger.

 

Uno studioso impiegato sia nella ricerca della trasmutazione in oro dei metalli vili, sia in quella della scoperta della formula per produzione dell’oro bianco. Ovvero della porcellana a imitazione di quella cinese, uno dei materiali, all’epoca, più ricercati e costosi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Quest’ultimo è un arcano la cui risoluzione gli costò lunghi anni di studio, una prolungata successione di prove fallimentari e la limitazione della sua libertà.

Bottger è forzatamente allontanato dal mondo, espropriato della sua vita privata, sottoposto al lavoro forzato e alla prigionia.

Un isolamento iniziato il 28 novembre 1701. A seguito del suo rapimento, avvenuto a Wittenberg, in Sassonia e la conseguente reclusione, nella Casa d’oro, a Dresda.

Questo era il nome della parte del Residenzschloss Dresden, il castello di corte, adibita a laboratorio. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Per Bottger questo è l’inizio di un lunghissimo tempo di segregazione, compiuto in varie località e in condizioni per lo più squallide. Limitazioni che misero in seria pericolo la sua salute mentale.

Tutto questo impegno gli permise di arrivare dapprima alla realizzazione della ceramica rossa e successivamente della porcellana a pasta bianca e dura. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Però, con rammarico, non ottenne né di diventare immortale né di saper trasmutare i metalli. Non riuscì dunque a scoprire il segreto della lapis philosophorum, di quella pietra filosofale da molti tanto ricercata e, forse, da nessuno mai trovata.

Dopo lunghe sperimentazioni, i primi concreti risultati si raggiungono il. 15 gennaio del 1708, ma solo in data 28 marzo 1709 l’alchimista si senti di scrivere a Augusto il Forte dicendogli di saper:. Produrre una bella porcellana bianca, oltre a una splendida invetriatura e una decorazione pari a quella dei cinesi, se non migliore”.

Nel 1708 Bottger aveva ventisette anni. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

Queste sono frasi scritte e dirette al suo carceriere, a Federico Augusto I,. Duca e principe elettore di Sassonia e re di Polonia, quest’ultimo titolo assunto con il nome di Augusto II di Polonia.

Questo è il monarca sotto i cui artigli era caduto Bottger. Tenuto prigioniero e strettamente sorvegliato perché, sfruttando il suo ingegno e le sue ricerche alchemiche, il re pensava di trarne dei grandi vantaggi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Questi progressi permisero, nel giugno del 1710, l’avvio della produzione della porcellana a Meissen e l’introduzione di questi primi manufatti nel circuito commerciale.

Il primo incontro con il mercato di questa innovativa produzione avviene alla Fiera di Lipsia, durante la Pasqua del 1710. Questa esposizione era un incontro a scadenza annuale, ove si esponevano e vendevano oggetti di lusso. Il risultato finale non fu dei più incoraggianti, poche vendite e pochissime ordinazioni, dunque l’operazione si concluse con una considerevole perdita.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

La Real Fabbrica di Porcellane di Meißen era sita nel castello di Albrechtsburg. Le ceramiche che usciranno da questa manifattura porteranno, dal 1722, un marchio composto da due spade incrociate. Dipinte in color blu sottocoperta.

Meißen è una località situata vicino alla città di Dresda, quest’ultimo abitato è anche l’ultimo luogo di detenzione forzata di Bottger. In questo sito l’alchimista era volutamente e costantemente tenuto sotto pressione da Augusto il Forte, nella speranza che riuscisse a trovare la pietra filosofale. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

La passione di Augusto il Forte per la porcellana era travolgente se non divorante.

Una dimostrazione di questo irresistibile amore è il Japanisches Palais, ovvero il Palazzo giapponese. Un edificio in ordine barocco, edificato a Dresda. Pensato per esporre la collezione di porcellane cinesi e giapponesi del reale.

Una riprova sono i Soldati di porcellana, un accordo per lo scambio di un intero reggimento di Dragoni,. Ceduto in cambio della porcellana cinese di epoca Kang Hsi, raccolta da Federico I di Prussia.

Grandissime somme di denaro uscivano dai forzieri reali ed erano destinate all’acquisto delle porcellane cinesi e giapponesi. Questa passione influenzò anche le sorti della fabbrica di Meissen. Dove da parte del sovrano giungevano grandi ordini, ai quali raramente seguiva il saldo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Una prima conoscenza e descrizione della porcellana compare in Europa sulle pagine de Il Milione di Marco Polo. Dove si ha notizia delle più belle scodelle di porcellana del mondo. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

In Europa, pur avendone la conoscenza e la presenza già in periodo medioevale, la diffusione della porcellana avviene dal Cinquecento. Questo accade a seguito dei commerci marittimi intrapresi dai mercanti portoghesi, ai quali subentreranno quelli olandesi.

Da questo secolo, questo materiale rapidamente inizia a circolare e in breve diventata simbolo di prestigio, potere e buon gusto. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

È questo l’inizio, da qui trae origine la volontà di realizzare una porcellana europea.

Questi albori si presentano con varie e fra loro intrecciate motivazioni.

Da una parte troviamo la misteriosa bellezza del materiale, fatta di un misto fra l’incanto della lucentezza e la trasparenza propria della preziosa porcellana orientale.

A questa si affiancano l’alchimia e la pietra filosofale, come mezzo per indagare e scoprire il segreto della sua costruzione.

Il tutto sostenuto dall’oro, già fonte d’indagine dell’alchimia. Ora necessario per acquistare le sempre più ambite e costose ceramiche. Ricchezza che sarebbe arrivata in grande quantità a chi possedeva il segreto della fabbricazione della ricercata ceramica. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

Desideri acquistare o vendere una porcellana di Meissen ?.

 

 

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

 

 

Porcellana danese Royal Copenaghen.

 

 

 

 

La fabbrica di porcellana di Rosenthal.

 

 

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

 

 

Maioliche in stile compendiario bianchi faentini.

 

 

 

 

Appunti sulla maiolica.

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Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö.

Angelo Zilio in arte Gilö.

 

Gilö è un artista e un ceramista. Una figura complessa, nella quale l’amore per l’espressione ceramica, il teatro e la poesia convivono e si rafforzano a vicenda.

Le inclinazioni, gli interessi e le passioni che animano e si scontrano in Gilö gli permettono una ricerca che approda sempre in un nuovo porto. Uno strabordare che gli permette di far convivere più anime, dando a tutte loro la stessa eleganza e dignità.

Dal suo foggiare escono opere eleganti. Alcune volte destinate all’esposizione nelle stanze di un museo altre volte all’uso nel quotidiano.

Tutte queste creazioni esprimono Gilö, sono tutte una la conseguenza dell’altra. Si abbracciano e convivono, dandosi forza a vicenda. Angelo Zilio in arte Gilö.

Questo mondo ceramico è animato da molte presenze.

I fratelli maggiori, ovvero dei pannelli di grandi dimensioni, costituiti da numerose formelle, ognuna dalla forma sagomata. Dove la correlazione di tutti questi pezzi plasma un mosaico. Un assieme di frammenti ricomposti che agli occhi di Gilö vorrebbe essere il risultato di un ipotetico scavo archeologico.

Uno spostamento della terra che riporta alla luce un tempo passato, riapparso e costituito da anfore, vasi e dai resti fossili di un cavallo.

Di questo si nutre e si forma l’Equus aetermus. Una terracotta di grandi dimensioni, realizzata nel 2016, nell’ambito della residenza d’artista svolta a Firenze, nella tenuta di Sticciano e patrocinata dall’associazione culturale CABA.

In questo cosmo trovano anche una adeguata collocazione delle realizzazioni destinate a partecipare e rallegrare i momenti più intimi delle vita. Questo compito è delegato ai piatti e alle tazze. Suppellettili accomunati dalla semplicità e dalla funzionalità. Angelo Zilio in arte Gilö.

 

Tutti pensati e realizzati come dei pezzi unici. Tutti per loro natura non ostentano nessuna eleganza, volutamente accentuano e valorizzano i difetti. Carenze che tali non sono perché hanno il compito di conferire l’unicità e armonia.

Imperfezioni che assolvono il compito di liberare dalla materia a favore dello spirito.

Un netto richiamo alla filosofia del Wabi Sabi. Dove si assiste all’accettazione della imperfezione e della transitorietà. Una visione propria del mondo giapponese dove nulla dura, nulla è finito e nulla è perfetto.

Angelo Zilio in arte Gilö.

Per questa ragione è valorizzata la casualità, quello che dalla lavorazione, senza nessuna prevedibilità, scaturisce.

Quello che l’impasto e la cottura ci suggeriscono o forse impongono. Un esortazione a predisporsi a uno stato d’animo sereno. Questo per meglio approcciarsi al favorevole e al dannoso che ogni giorno, senza presagio,  incrociamo.

 

Gilö è il nome assunto in arte da Angelo Zilio, artista nato e attivo a Varese.

 

Angelo Zilio in arte Gilö

Angelo Zilio in arte Gilö

 

Angelo Zilio in arte Gilö
Angelo Zilio in arte Gilö

 

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Porcellana danese Royal Copenaghen

Porcellana danese Royal Copenhagen

Porcellana danese Royal Copenaghen.

Porcellana danese Royal Copenhagen.

Nel Settecento la produzione di ceramica nella città di Copenhagen vede la realizzazione di pezzi in maiolica e in porcellana.

Le maioliche sono prodotte da varie fornaci. Fra tutte le principali sono quattro. A queste se ne aggiungono altre, caratterizzate dall’essere molto piccole e, per l’assenza di fonti, ora quasi sconosciute.

La Store Kongensgade è una fabbrica nata nel 1722. Aperta da Johann Wolf e da lui presto ceduta a Ernst Pfau e Christian Glierlof. La fabbrica rimane in attività fino al 1769.

La produzione principale della Store Kongensgade si ispira alle coeve maioliche cotte nella città di Delft.

È composta da maiolica bianco blu. Decorata con motivi di ispirazione cinese. Oppure con decori floreali, arabeschi e lambrequins. Quest’ultime tratte dalla produzione francese di fabbriche quali:. Rouen e Moustiers.

Le coppe del vescovo sono una peculiarità della Store Kongensgade. Sono dei bicchieri a forma di mitra. Usati per bere il ponce.

Un’altra fabbrica danese di maiolica è la Blaataar o La torre blu. Attiva dal 1738 al 1754. La sua produzione comprende: Stufe,. Piastrelle da rivestimento,. Pannelli decorativi, e. Vasellame.

A questa si aggiungono altre imprese. Quali:. La fabbrica di Kastrup, nata nel 1749 e situata nell’isola di Amager. Infine quella a Ostebro, nata nel 1764, per iniziativa di Peter Hoffnagel.

La maiolica prodotta a Ostebro è prevalentemente decorata in color blu. Questa fabbrica non riesce a superare le difficoltà causate dalla Store Kongensgade. Fabbrica che vantava un precedente privilegio di esclusiva.

Dopo la scoperta del caolino nell’isola di Bornholm,. Nel 1759, a Copenaghen, inizia la produzione della porcellana. Porcellana danese Royal Copenaghen.

In questo anno Louis Fournier apre la sua fabbrica, dove realizza degli oggetti in porcellana tenera. Questa manifattura chiude nel 1766. In precedenza Louis Fournier è modellatore a Vincennes e Chantilly. A Copenhagen realizza servizi da tè e da tavola e plastiche. Il vasellame è decorato con fiori, frutti e figure. Una bella produzione di porcellane tenere. Dipinte sotto smalto con delicate sfumature. Dando vita a prodotti affini a quelli francese coevi.

Tutto questo sino al 1775. Quando il chimico Frantz Heinrich Muller apre una officina per la produzione di porcellana dura. La fabbrica dapprima ottiene il privilegio reale e, nel 1779, è acquistata dal sovrano danese. Diventando:. La Regia Fabbrica di Porcellana. In danese:. Den Kongelige Porcelænsfabrik. Ora internazionalmente nota come Royal Copenhagen.

Il marchio che contraddistingue i prodotti della Royal Copenhagen è rimasto invariato nel tempo. Porcellana danese Royal Copenaghen.

È composto tre linee ondulate sovrapposte. In seguito sormontate da una corona. Le tre linee rappresentano i tre stretti danesi:. Øresund,. Il Grande Belt e. Il Piccolo Belt.

In questo primo periodo, dalla manifattura reale di Royal Copenhagen escono numerosi pezzi.  Tutti con una decorazione in prevalenza ispirata alla porcellana prodotta nelle fabbriche tedesche di Meissen e di Berlino. Questo avviene perché molte della maestranze impiegate alla Royal Copenhagen provengono da quelle industrie.

I motivi decorativi più impiegati sono: Fiori stilizzati,. Paesaggi,. Figure,. Corone di fiori policromi e. Medaglioni con teste. I primi colori impiegati sono il:. Blu,. Violaceo e Rosso. Le dorature sopraggiungono più tardi. La produzione verso la fine del XVIII secolo è copiosa.

La manifattura reale di Royal Copenhagen è ceduta nel 1850. Concedendo ai nuovi proprietari la conservazione e l’utilizzo del titolo di manifattura reale.

A Copenaghen, nel 1853 nasce la Bing & Gröndhal. Una fabbrica di porcellana dura. Il marchio adottato sono le lettere:. B & G,. Dipinte in color azzurro.

Inizialmente la sua produzione mira a un recupero dello stile neoclassico. Richiamandosi all’opera dello scultore Thorwaldsen. Linea ben presto abbandonata per seguire il diverso gusto del pubblico.

Per questa ragione sono realizzati e immessi in commercio dei piatti, dei vasi e delle figure d’animali. Quest’ultime con una grande varietà di soggetti. Una produzione accumunata dai colori. Dove quelli di base sono il grigio sapientemente combinato al celeste e al rosa.

Prende il via una produzione ad alto valore artistico, non priva di presenze museali e in grado di ben competere con la rivale Royal Copenhagen. Porcellana danese Royal Copenaghen.

 

Nell’immagine:. Piatto modello numero 2884. Dimensioni: 220 x 220 x 40 mm. Decorato con il motivo 780. In produzione presso la fabbrica di porcellana danese Royal Copenhagen. Appartiene alla serie BACA in commercio dal 1960 al 1970. Il decoro è ideato da Johanne Gerber. Raffigura soggetto floreale. Il disegno è realizzato nei colori blu, marrone e bianco.

 

La fabbrica di porcellana di Rosenthal.

Antiche fornaci ceramiche attive a Albissola.

I Folco ceramisti a Savona.

La manifattura Chiodo a Savona.

I decoratori di maiolica a Savona.

I Guidobono e il decoro Antica Savona in bianco e blu.

Guido Andlovitz direttore artistico della ceramica Lavenia.

La ceramica di Ghirla in provincia di Varese.

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.

Appunti sulla maiolica.

Le ceramiche di Sumida o Sumida Gawa.

Porcellana danese Royal Copenaghen.