Pubblicato il

Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana

Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

Le principali vicende della Reale Fabbrica di Maiolica di Torino.

 

Nel 1725, Giorgio Giacinto Rossetti e lo zio paterno Giovanni Battista ricevono la regia patente per esercitare una attività economica nell’ambito della produzione ceramica. Con questa lo stato sabaudo conferisce loro la possibilità di esercitare questa attività all’interno del suo regno. Questa autorizzazione è accordata con una durata decennale. A  quest’epoca Giorgio Giacinto Rossetti è ventenne.

Le forniture di terra provenivano da Pecetto, ora Pecetto Torinese, un borgo situato a pochi chilometri da Torino.

A Torino aprono una Fabrica di maiolica sì fina, che ordinaria di qualunque disegno, tanto alla Cina, che a figure. Un’attività che parte con una sovvenzione statale infruttifera di 3000 lire, avvallata il 3 dicembre dello stesso anno da Giovanni Battista, quale garante cointeressato.

A questo prestito infruttifero si affianca l’apporto finanziario di Giovanni Ludovico Roveda.

L’attività dei Rossetti, già dai primi mesi del 1725, è soggetta a sofferenze gestionali.

Le nuove e necessarie risorse finanziarie arriveranno dall’ingresso nell’attività di un nuovo finanziatore, il conte Carlo Giacinto Roero di Guarene, rappresentato da Pietro Bistorto. É questo l’inizio di una operazione che porterà, in breve tempo, il nobile sabaudo al predominio della fabbrica. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Per il mancato rispetto degli accordi fra i soci, nel 1727, Giorgio Giacinto Rossetti rinuncia alla partecipazione all’impresa. Decisione seguita, nel 1728, anche da Giovanni Battista. 

Questi due avvenimenti portano alla liquidazione della fabbrica. Cessazione che vede il Roveda creditore delle 3100 lire investite nell’impresa. E lascia il conte Carlo Giacinto Roero con il debito, verso lo stato sabaudo, dei prestiti statali ricevuti dai Rossetti, ammontanti a 8000 lire.

In questa nuova situazione, la fabbrica vede il trasferimento della regia patente a nome del banchiere Pietro Bistorto. In quanto facente le veci del conte Carlo Giacinto Roero di Guarene. Inoltre il prolungamento della durata, da dieci a quindici anni.

Giovanni Ludovico Roveda non si fa liquidare e mantiene un ruolo attivo nell’attività che ha contribuito a fondare. Di contro il Bistorto è nominato direttore della manifattura e come tale stipendiato con un quinto degli utili.

Nel 1729, si assiste all’ampliamento della fabbrica. Questo avviene al di fuori del territorio della città, in località Vigna Cumianan, una zona collinare posta sulla direttrice di vigna della regina. Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

 

É questo uno spostamento effettuato in vista di un definitivo trasferimento dell’attività produttiva. Esercizio fin allora svolto all’interno della città di Torino, in uno spazio sito nella Grande Contrada Po. Quest’area era la sede originaria della manifattura, dove, dopo il trasferimento, si manterrà il solo magazzino.

Questi sono anni in cui la manifattura è in un costante passivo e tutte le maestranze hanno da percepire retribuzioni arretrate.

Questa situazione persiste pur avendo aumentato sia la quantità e sia la qualità della maiolica realizzata. Anche con l’apporto di queste migliorie, la produzione era solo in parte effettivamente venduta e le rimanenze erano immagazzinate in attesa di compratore. Una delle ragioni di questa stagnazione era che il prodotto ceramico locale non attraeva la clientela torinese.

Un altro componente della famiglia Rossetti, attivo come pittore, nella Real Fabbrica di maiolica, è Giovanni Battista. Egli è il fratello minore di Giorgio Giacinto, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Per Giovanni Battista l’occupazione torinese inizia nel 1728, all’età di sedici anni e si conclude nel 1729. 

Anno in cui lascia Torino. Dapprima per lavorare a Pavia, nella manifattura Rampini e successivamente si trasferisce a Lodi, dove è attivo assieme a Giorgio Giacinto. 

Nel settembre del 1737, anche lui, seguirà il fratello maggiore nel nuovo ritorno a Torino.

Nel 1731, in data 15 settembre, si ha la rottura fra il Bistorto e il conte Roero. Questo avviene a seguito della non chiara gestione finanziaria del primo ai danni del secondo.

Da quel momento, la gestione della manifattura passa nelle mani del Roveda che come nuovo direttore attua una politica di contenimento delle spese. Un accorgimento che si dimostrò sufficiente e che non permise all’attività di decollare.

È il conte Roero che richiama Giorgio Giacinto Rossetti a Torino, offrendogli un nuovo impiego presso la Reale fabbrica di Maiolica. Individuando in lui la persona adatta a mettere in buono stato, et nomina la fornace di maioliche. In questo modo risolvendo la crisi in cui versava la manifattura torinese, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Giorgio Giacinto Rossetti, dopo aver lasciato Torino, è attivo con successo a Lodi, dove rimarrà dal 1728 al 1736. Quest’ultimo è l’anno del suo rientro nello stato sabaudo.

Un ritorno, dove sempre lavorando alla produzione delle maioliche, ha già come obbiettivo la realizzazione dell’Oro bianco, ovvero della porcellana dura.

Questa costosa e complicata ricerca inizia a Torino nel 1736 e lì si conclude nel 1746. Dapprima con l’inoltro della richiesta e il rilascio della regia patente per la produzione della porcellana, autorizzazione ottenuta in data 21 giugno 1737. Poi con l’avvio dei suoi primi suoi esperimenti.

L’arrivo di Giorgio Giacinto a Torino è dell’agosto 1736. Quando la fabbrica di maiolica è diretta da Carlo Antonio Billotto. Fra i due si instaura una solida collaborazione. Sotto la loro direzione, per la prima volta, avviene che la manifattura vede un aumento del venduto e un calo delle rimanenze. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

In questi locali, previo gli accordi con il conte Roero, si apre anche la fabbrica per la produzione di porcellana fine e trasparente.

 

Questo avvalendosi dello stesso personale già impiegato nella realizzazione della maiolica e tenendo chiara separazione dei costi e degli utili delle due attività. Per la divisione degli utili, si accorda che i due terzi siano destinati al Rossetti e il terzo rimanente al conte Roero.

La messa a punto della formula per la realizzazione della porcellana è una temeraria operazione. Nella cui riuscita Giorgio Giacinto Rossetti assume il ruolo dell’assoluto protagonista. Assumendo, contemporaneamente, anche la responsabilità delle grandi risorse economiche necessarie.

Nel 1740, Giorgio Giacinto Rossetti intraprende viaggi fra Parigi, Vienna e Venezia, compiuti per accrescere le sue conoscenze tecniche sulla lavorazione della porcellana. Da Vienna, ritorna a Torino con gli Hausmalern Jacob Helkis e Anton Wagner.

Rossetti avvalendosi del loro aiuto e delle conoscenze acquisite durante i viaggi realizza i suoi pezzi in porcellana. I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

 

Prodotti, all’epoca, giudicati molto simili per bianchezza e pittura alle porcellane cinesi.

Ai nostri giorni, di questa produzione sono noti solo pochi modelli. Fra questi la figura a soggetto orientale, raffigurante una divinità buddhista cinese conosciuta come Guan Yi. La ceramica è ora esposta a Londra, nel British Museum. É databile attorno al 1740 e si caratterizzata per l’approssimativa smaltatura e l’indeterminato modellato.

Il 1743 vede sia il conte Carlo Giacinto Roero di Guarene sia Giovanni Ludovico Roveda fuori uscire dall’impresa e ricevere la loro conseguente liquidazione.

 

Questo è dovuto al progetto ideato da Carlo Antonio Billotto e Giorgio Giacinto Rossetti di acquisire l’intera proprietà di entrambe le attività ceramiche. Queste passeranno di mano, diventando proprietà di una società composta dal Billotto e dai fratelli Rossetti. Il primo titolare di tutti i contratti d’affitto in essere e i secondi titolari delle regie patenti.

È in questo periodo che avviene l’apertura di un secondo punto vendita. Gestito in persona da Gaspare Siro, già deputato allo smaltimento di porcellane e maioliche nel magazzino sito nella contrada degli orefici.

La società è destinata a durare circa un decennio, per poi disfarsi il 12 maggio del 1753.

Questo avviene a seguito della richiesta di scioglimento dell’impresa presentata dai fratelli Rossetti. Domanda motivata dal comportamento fraudolento del Billotto. Quest’ultimo autore di considerevoli mancanze nella tenuta dei registri. Quali le discrepanze negli inventari e per la sua inclinazione ad avvantaggiarsi della fiducia a lui accordata, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

Nel 1763 scade e non è rinnovata la privativa sulla maiolica, un privilegio ottenuto nel 1748 e con una durata di quindici anni. È anche negato il divieto, preteso dai fratelli dai fratelli Rossetti, di commercializzazione all’interno dello stato sabaudo delle maioliche bianche estere. Anche se, quest’ultima richiesta, troverà una ridotta e indiretta accoglienza nell’aumento del dazio sulle importazioni di maioliche bianche e di colore scuro. Una maggiorazione che porta i diritti di dogana da 24 soldi e due denari a 50 soldi.

Da questo momento in poi la reale fabbrica vede un progressivo scemare. Accentuato dalla morte, nel 1764, della seconda moglie di Giorgio Giacinto Rossetti. Seguita, nel 1768, di quella di Giovanni Battista, fratello minore di Giorgio Giacinto.

 

Rossetti Torino Maiolica Porcellana
I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana

Con quest’ultimo decesso iniziano le vicende ereditarie.

 

Giovanni Battista nomina eredi universali la moglie, Margherita Belli e i sei figli. Questi, assieme a Giorgio Giacinto, continuano in comunione la gestione del Negozio della fabbrica della maiolica.

Al 1776 risale il primo testamento di Giorgio Giacinto, rivisto e sostituito nel 1777. Nel documento si nomina erede universale il solo figlio di secondo letto Pietro Maria. Il quale, sin dal 1° marzo 1778, con ancora in vita il padre, riceve la disponibilità dell’intero patrimonio paterno. Giorgio Giacinto decede poco dopo, il 21 ottobre 1778, per un accidente.

Da questo momento, gli eredi Rossetti iniziano la dismissione del Negozio della fabbrica della maiolica.

 

L’attuazione avviene con lo svolgersi di un asta, tenuta dal 16 dicembre 1778 al 11 gennaio 1779. Incanto dove si offrono le molte rimanenze di fabbrica. Questo al fine di svuotare i magazzini. Fra gli acquirenti: i membri della famiglia Rossetti, commercianti, professionisti ed ecclesiastici, in minore percentuale compaiono i membri della nobiltà.

A questa prima vendita, seguirà la divisione dei beni della società e il suo scioglimento. Questo avviene nel momento in cui gli eredi di Giovan Battista Rossetti diventano maggiorenni, I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana.

La società è poi ceduta a Pietro Maria Rossetti. Gli accordi stipulati fra le parti quantificano il prezzo di cessione in 5600 lire. Valore da pagare in rate. Tutte onorate interamente da Pietro Maria che in questo modo acquisirà l’intera proprietà dell’impresa ceramica.

 

Luigi Gabriel e Giuseppe Rossetti stipulano un contratto di locazione con Pietro Maria. I primi due sono fra loro fratelli e cugini del terzo. I due rimettono al terzo la loro porzione della Casa grande detta della Majolica e del campo di Pecetto. Inizialmente per i prossimi dieci anni a venire. Periodo in seguito rinnovato per altri quindici anni.,

Pietro Maria Rossetti intende dar vita a una manifattura de vasellami simili alla terraglia d’Inghilterra. Questo perché aveva intuito che questo nuovo impasto, composto da terraglia tenera, col tempo avrebbe fatto scomparire la maiolica, Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

Pietro Maria impiega per realizzare i suoi manufatti delle terre provenienti dal Canavese e dal Biellese e indica questa produzione con la marca incussa P. ROSSETTI.

 

Nella conduzione della fabbrica Pietro Maria è affiancato stabilmente dal figlio Giacinto Maria. A quest’ultimo, il 13 marzo 1811, lascia in affitto la fabbrica. I due sottoscrivono un contratto della durata di nove anni che prevede, per i primi quattro anni, un canone di 4200 franchi annui. In seguito ridotto, per i successivi cinque, a 3200.

Pietro Maria Rossetti affida l’attività ceramica al figlio quando aveva superato i sessant’anni e decede poco dopo, il 13 febbraio 1813.

L’attività paterna è ora nelle mani di Giacinto Maria. Questa gestione si presenta sempre più sofferente, Rossetti Torino Maiolica Porcellana.

 

La manifattura in questi anni è fautrice di una produzione ceramica di scarsa qualità. Il cattivo andamento degli affari la vede costretta a una forte riduzione nel numero degli operai occupati. Nel 1822 erano ventotto i lavoranti in organico.

Tutti dei presupposti per una uscita di scena di Giacinto Maria. Scomparsa avvenuta con l’affitto dei locali della sua attività ceramica alla società fornata dai ginevrini: François Richard, Fréderic Dortu e César Prelaz. Produttori, nel comune svizzero da Carouge, di vasellame realizzato con la Terra di pipa. Fabbricazione che trasferirono nella città di Torino, dove acquisirono un privilegio decennale, circoscritto al solo Piemonte.

Giacinto Maria Rossetti decede il 28 settembre 1835, ponendo fine a una famiglia che ha contribuito a fare la storia della ceramica nella penisola italica.

Rossetti Torino Maiolica Porcellana
I Rossetti a Torino fra Maiolica e Porcellana

Bibliografia:

  • Cristina Campanella, La fabbrica Rossetti a Torino, Maioliche e porcellane, A cura di Cristina Maritano, Silvana editoriale, 2025.
  • Anna Cremonte Pastorello di Carnou, L’Oro bianco e il suo mistero. Divagazioni sull’arte della ceramica in Torino, Vische e Vinovo, Associazione Immagine per il Piemonte, Alzani editore, Pinerolo 2007.

Nell’immagine: Vassoio in maiolica dipinto in color blu con il motivo a Berein.

Nelle carte testamentali d’inventario questo tipo di decoro è indicato con il nome a barocco o baroch, cioè di figura strana o bizzarra.

Dimensioni 42,7 x 32,3 cm H 2,6 cm.

 

Questo scritto è un ricordo dedicato a un amica, Cristina Campanella. Un tributo al suo notevole impegno nello studio della storia della ceramica. 

Il suo lavoro sulla manifattura Rossetti ha permesso la pubblicazione postuma del libro intitolato La fabbrica Rossetti a Torino, Maioliche e porcellane,. A cura di Cristina Maritano, Edito da Silvana editoriale, nel 2025.

Studio a cui rimando per ogni approfondimento.

Pubblicato il

Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706

Libri_antichi_Pietro_Micca_assedio_città_Torino_1706

Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

La città di Torino e i torinesi vissero e subirono l’assedio della città del 1706. Pietro Micca è una delle figure storiche che più sono legate a questo episodio storico.

L’assedio è un evento causato dalla guerra per la successione al trono di Spagna.

Una contesa che si protrasse per più di dieci anni. Conclusa con i trattati di Utrecht del 1713 e Rastadt del 1714.

Il conflitto vedeva l’alleanza fra Spagna e Francia.

Il Ducato di Savoia si trovò immischiato nella guerra solo a causa della sua collocazione geografica.

Lo stato sabaudo confinava con la Francia e con il milanese. Territorio all’epoca sotto il dominio spagnolo.

Di fatto diventando un ostacolo nel collegamento fra i due alleati. La soluzione per i due stati associati fu di tentare l’annessione.

Per questa ragione il 12 maggio del 1706 la città di Torino è assediata da 44.000 soldati francesi e spagnoli. Comandati dal duca La Feuillade.

Di contro la capitale sabauda è difesa da soli 10.500 militari.

L’assedio vede i francesi e gli spagnoli sferrare frequenti assalti alle fortificazioni che cingevano la città. Aggressioni sempre respinte.

Il non felice esito degli attacchi fa cambiare tattica. Gli assalitori iniziarono a scavare gallerie sotterranee per cercare di entrare nella città sabauda.

Proprio in uno di questi cunicoli si svolse il famoso episodio che vide come protagonista Pietro Micca.

Pietro Micca è un militare sabaudo. Nasce a Sagliano Micca. Località ora in provincia di Biella. il 6 marzo 1677. Trovò la morte a Torino nella notte tra il 29 e 30 agosto del 1706. Si fece esplodere in una galleria. Con lo scopo di impedire ai soldati francesi di introdursi nella Cittadella. 

Un sacrificio personale ed un episodio saliente avvenuti durante l’assedio di Torino del 1706.

Il suo gesto passò sotto silenzio presso i contemporanei. Per trasformarsi per tutto il XIX secolo in simbolo di amor patrio.

Nell’Ottocento l’avvenimento diventò il soggetto di molteplici quadri, romanzi, canzoni e rappresentazioni teatrali.

L’apice è raggiunto nel 1906 quando sono celebrate le sue onoranze.

 

Le milizie a difesa della capitale sabauda pur minori per numero riuscirono a costringere i nemici ad una precipitosa ritirata.

Cedimento che avvenne  il 7 settembre. A seguito della vittoriosa battaglia condotta dal principe Eugenio e dal duca Vittorio Amedeo II.

Due sono i cronisti di questo episodio.

Il conte Giuseppe Maria Solaro della Margarita.

Comandante dell’Artiglieria sabauda. Autore del Journal historique du siège de la ville et de la citadelle de Turin. L’année 1706. Avec le veritable plan. Edito a Amsterdam. Dal libraio Pierre Mortier. Nel 1708. in 4°. pagine 2, 165, 3.

Don Francesco Antonio Tarizzo.

Un sacerdote originario di Favria Canavese. Autore del Ragguaglio istorico dell’assedio, difesa, e liberazione della città di Torino. Edito in Torino. Dallo stampatore Gio. Battista Zappata nel 1707. In vendita presso nella bottega del libraro Marone. in 4°. pagine 8, 103, 1. Arricchito da 2 tavole e una carta geografica.

Eugenio di Savoia Soissons, principe di Savoia Carignano e conte di Soissons è una figura di spicco per l’esito vittorioso della battaglia.

Più noto come Principe Eugenio, è da giovanissimo al servizio degli Asburgo. All’epoca alleati con i piemontesi.

La sua strategia permise la vittoria sulle truppe francesi e la liberazione della città di Torino dall’assedio. Di fatto eliminando l’esercito francese dalla penisola.

Uno dei testi che illustrano l’operato del Principe Eugenio durante l’assedio di Torino del 1706 è volgarizzato dal Pietro Savi. Un appartenete alla Compagnia di Gesù. Autore del libro intitolato Fatti d’arme di Eugenio in Italia. Stampato a Torino. A spese di Giovanni Martin mercante libraio, nel 1767, in 16° ( 16,5 x 9,5 cm ), pagine 195, frontespizio figurato, 3 finalini figurati xilografici.

Nel 2005 Guido Amoretti e Piergiuseppe Menietti diedero alle stampe il libro intitolato Torino 1706. Cronache e memorie di una città assediata.

Il testo descrive le azioni militari. Arricchite dalle biografie dei protagonisti. Ricostruisce le ripercussioni sulla città e alla popolazione basandosi sui censimenti dell’epoca. In conclusione fornisce l’itinerario fra le testimonianze ancora presenti nella Torino moderna.

 

Nell’ immagine. Il frontespizio del libro di Pietro Savi intitolato Fatti d’arme di Eugenio in Italia. Stampato a Torino. nel 1767.in 16°. pagine 195. Pieno marocchino coevo.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Libri antichi – Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706