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Argenti inglesi marchi argento

Argenti inglesi marchi argento

Argenti inglesi marchi argento.

Argenti inglesi antichi, i marchi e il titolo dell’argento.

 

La caratteristica che accomuna gli argenti inglesi prodotti in tutte le epoche è la presenza di una serie di marchi. Questi forniscono, per ogni punzonatura, indicazioni sull’anno, il luogo di provenienza e il nome dell’argentiere.

Questa peculiarità avviene sin dalla fine del XII° secolo. Un periodo nel quale la produzione degli artigiani argentieri inglesi era già soggetta alla regolamentazione dettata dalle ordinanze del parlamento.

In questa rigida catalogazione, per cause incidentali, c’è una sola mancanza. Questa è inerente ai marchi registrati prima della fine del XVII° secolo. La causa è dovuta a un incendio di grandi proporzioni che si sviluppò nella città di Londra nell’anno 1666.

Il fuoco si propagò nel centro abitato dal 2 al 6 settembre e distrusse gran parte della città. Fra gli edifici incendiati c’era anche la sede della Corporazione degli argentieri londinesi. In questa occasione, il fuoco incenerì tutti i documenti lì conservati. Argenti inglesi marchi argento.

La corporazione degli argentieri ha sede in Inghilterra nella città di Londra. In Scozia a Edimburgo. In Irlanda a Dublino. Altre sedi sono presenti nelle città di: Birmingham, Chester, Exeter, Glasgow, Newcastle, Sheffield e York.

I primi marchi distintivi delle singole corporazioni risalgono al XIV° secolo.

Tutte, dal XVI° secolo, hanno adottato un sistema di marchi fra loro simili, ma con caratteristiche proprie. Argenti inglesi marchi argento.

 

I marchi dell’argentiere hanno subito varianti durante il tempo. I più antichi, quelli risalenti a prima del XVII° secolo, erano dei simboli. Dal 1696 al 1720 era uso l’impiego delle prime due lettere del cognome. Dopo il 1720 e fino a oggi, l’argentiere è identificato con il solo uso di lettere.

 

Argenti inglesi marchi argento

L’anno è stabilito da una lettera dell’alfabeto. Quest’ultima è aggiornata a cadenza annuale e quando riproposta si presenta mutata sia nella forma sia nella cornice. Argenti inglesi marchi argento.

Il titolo della lega in argento usato è garantito dalla apposizione del marchio che rappresenta un leone.

Il felino assicura, per il metallo impiegato, il titolo della lega al 925%

 

Il primo uso conosciuto di questo punzone risale al 1544, anche se, solo dall’anno 1719, le corporazioni ne fanno uso sistematico.

La presenza, fra i punzoni impressi, della testa di un monarca, garantisce che sull’oggetto è pagata la tassa di lavorazione. Argenti inglesi marchi argento.

 

L’apposizione di questo marchio colloca l’oggetto in un spazio temporale che inizia con il 1° dicembre 1784 e si conclude con il 30 aprile 1890. A questo lasso di tempo esistono delle deroghe. Poiché nella corporazione di Dublino la testa del monarca è usata dopo il 1807 e a Glasgow dopo il 1819.

L’entità della tassa era variabile negli anni e non dovuta per gli oggetti fabbricati in argento ma, di minime dimensioni e peso ridotto.

Nei marchi impressi a garanzia del titolo del metallo può anche comparire la Britannia, ovvero la figura di una donna raffigurata seduta, con scudo e fiaccola. Argenti inglesi marchi argento.

 

È questo un marchio che assicura un titolo dell’argento presente nella lega pari al 958%. Il 42% del metallo rimanete, di solito, è rame.

Questo standard compare a partire dal 1696 ed è sancito con un atto del Parlamento nel 1697.

Nasce come deterrente alla fusione delle monete d’argento, all’epoca usate come metallo di partenza per le lavorazioni degli argentieri. Argenti inglesi marchi argento.

Elevare, da 925 a. 958, il titolo obbligatorio del metallo da impiegare nei lavori di argenteria, implicava, quando si partiva dalle monete, la necessaria l’aggiunta di ulteriore argento fino. Un metallo che all’epoca scarseggiava, ragione anche alla base dell’impiego della monetazione in corso legale e cognata in argento. Argenti inglesi marchi argento.

Una caratteristica dell’argento Britannia è la morbidezza che presenta il metallo, una connotazione che lo rendeva commercialmente inadeguato.

Questa particolarità ha fatto si che dal 1º giugno 1720 gli argentieri potessero riprendere a lavorare anche l’argento sterling.

Gli argenti realizzati a Londra sono identificati dalla presenza della testa di leopardo. Argenti inglesi marchi argento.

Argenti inglesi marchi argento

Quelli di Birmingham dall’ancora.

Quelli di. Chester da uno scudo con la raffigurazione delle armi della città.

Quelli di. Dublino da un arpa sormontata da una corona. A questa, dal 1731, con l’aggiunta della figura dell’Irlanda, raffigurata come una donna armata di spada e scudo. Argenti inglesi marchi argento.

Per quelli di Edimburgo, sui più antichi, compare il solo castello di Edimburgo. Punzone affiancato, dal 1759 , dall’immagine di un cardo

Quelli di Exeter in origine erano marchiati con la lettera X, posta in un cerchio punteggiato e sormontato da una corona. Dal 1701 compare il marchio di un castello con tre torri.

Quelli di. Glasgow presentano, in origine, un marchio composto da un albero.  Sulla cui cima si trova un uccello appollaiato, una campana posta su un ramo e un pesce alla base.

Quelli di Newcastle ou Tyme in origine presentavano un marchio con uno scudo con raffigurati tre castelli sovrapposti. Argenti inglesi marchi argento.

Quelli di. Norwich da un castello con alla base un leone oppure da una rosa vista dall’alto e coronata. In seguito il fiore è rappresentato visto di fronte e posto entro uno scudo.

Quelli di Sheffield da una corona

 

Ed in fine, quelli di York. In origine marcati con una mezza testa di leopardo unita a mezzo fiordaliso. Dalla fine del XVII° secolo la mezza testa di leopardo è sostituita da mezza rosa. Dal 1701 il marchio è composto da una croce e cinque leoni.

 

 

 

Porta fiammiferi di periodo liberty in argento.

 

 

 

 

Piatto di Pesach Pesah o Seder פסח. Argenti inglesi marchi argento.

 

 

 

 

Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

 

 

Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.

 

 

 

 

Fermacarte di vetro Presse papiers en verre Glass paperweight.

 

 

 

 

BENNET David MASCETTI Daniela – I gioielli come riconoscerli e valutarli.

 

 

 

 

MANNUCCI UMBERTO – Le pietre preziose.

 

 

 

 

ALOI – gioielli sbalzi argenti.

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Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

L’origine della porcellana in Europa è ricca d’incredibili vicende e avvincenti intrighi.

Questa nascita avviene nel Settecento e la si deve all’alchimista Johann Frederich Bottger.

 

Uno studioso impiegato sia nella ricerca della trasmutazione in oro dei metalli vili, sia in quella della scoperta della formula per produzione dell’oro bianco. Ovvero della porcellana a imitazione di quella cinese, uno dei materiali, all’epoca, più ricercati e costosi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Quest’ultimo è un arcano la cui risoluzione gli costò lunghi anni di studio, una prolungata successione di prove fallimentari e la limitazione della sua libertà.

Bottger è forzatamente allontanato dal mondo, espropriato della sua vita privata, sottoposto al lavoro forzato e alla prigionia.

Un isolamento iniziato il 28 novembre 1701. A seguito del suo rapimento, avvenuto a Wittenberg, in Sassonia e la conseguente reclusione, nella Casa d’oro, a Dresda.

Questo era il nome della parte del Residenzschloss Dresden, il castello di corte, adibita a laboratorio. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Per Bottger questo è l’inizio di un lunghissimo tempo di segregazione, compiuto in varie località e in condizioni per lo più squallide. Limitazioni che misero in seria pericolo la sua salute mentale.

Tutto questo impegno gli permise di arrivare dapprima alla realizzazione della ceramica rossa e successivamente della porcellana a pasta bianca e dura. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Però, con rammarico, non ottenne né di diventare immortale né di saper trasmutare i metalli. Non riuscì dunque a scoprire il segreto della lapis philosophorum, di quella pietra filosofale da molti tanto ricercata e, forse, da nessuno mai trovata.

Dopo lunghe sperimentazioni, i primi concreti risultati si raggiungono il. 15 gennaio del 1708, ma solo in data 28 marzo 1709 l’alchimista si senti di scrivere a Augusto il Forte dicendogli di saper:. Produrre una bella porcellana bianca, oltre a una splendida invetriatura e una decorazione pari a quella dei cinesi, se non migliore”.

Nel 1708 Bottger aveva ventisette anni. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

Queste sono frasi scritte e dirette al suo carceriere, a Federico Augusto I,. Duca e principe elettore di Sassonia e re di Polonia, quest’ultimo titolo assunto con il nome di Augusto II di Polonia.

Questo è il monarca sotto i cui artigli era caduto Bottger. Tenuto prigioniero e strettamente sorvegliato perché, sfruttando il suo ingegno e le sue ricerche alchemiche, il re pensava di trarne dei grandi vantaggi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Questi progressi permisero, nel giugno del 1710, l’avvio della produzione della porcellana a Meissen e l’introduzione di questi primi manufatti nel circuito commerciale.

Il primo incontro con il mercato di questa innovativa produzione avviene alla Fiera di Lipsia, durante la Pasqua del 1710. Questa esposizione era un incontro a scadenza annuale, ove si esponevano e vendevano oggetti di lusso. Il risultato finale non fu dei più incoraggianti, poche vendite e pochissime ordinazioni, dunque l’operazione si concluse con una considerevole perdita.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

La Real Fabbrica di Porcellane di Meißen era sita nel castello di Albrechtsburg. Le ceramiche che usciranno da questa manifattura porteranno, dal 1722, un marchio composto da due spade incrociate. Dipinte in color blu sottocoperta.

Meißen è una località situata vicino alla città di Dresda, quest’ultimo abitato è anche l’ultimo luogo di detenzione forzata di Bottger. In questo sito l’alchimista era volutamente e costantemente tenuto sotto pressione da Augusto il Forte, nella speranza che riuscisse a trovare la pietra filosofale. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

La passione di Augusto il Forte per la porcellana era travolgente se non divorante.

Una dimostrazione di questo irresistibile amore è il Japanisches Palais, ovvero il Palazzo giapponese. Un edificio in ordine barocco, edificato a Dresda. Pensato per esporre la collezione di porcellane cinesi e giapponesi del reale.

Una riprova sono i Soldati di porcellana, un accordo per lo scambio di un intero reggimento di Dragoni,. Ceduto in cambio della porcellana cinese di epoca Kang Hsi, raccolta da Federico I di Prussia.

Grandissime somme di denaro uscivano dai forzieri reali ed erano destinate all’acquisto delle porcellane cinesi e giapponesi. Questa passione influenzò anche le sorti della fabbrica di Meissen. Dove da parte del sovrano giungevano grandi ordini, ai quali raramente seguiva il saldo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Una prima conoscenza e descrizione della porcellana compare in Europa sulle pagine de Il Milione di Marco Polo. Dove si ha notizia delle più belle scodelle di porcellana del mondo. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

In Europa, pur avendone la conoscenza e la presenza già in periodo medioevale, la diffusione della porcellana avviene dal Cinquecento. Questo accade a seguito dei commerci marittimi intrapresi dai mercanti portoghesi, ai quali subentreranno quelli olandesi.

Da questo secolo, questo materiale rapidamente inizia a circolare e in breve diventata simbolo di prestigio, potere e buon gusto. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

È questo l’inizio, da qui trae origine la volontà di realizzare una porcellana europea.

Questi albori si presentano con varie e fra loro intrecciate motivazioni.

Da una parte troviamo la misteriosa bellezza del materiale, fatta di un misto fra l’incanto della lucentezza e la trasparenza propria della preziosa porcellana orientale.

A questa si affiancano l’alchimia e la pietra filosofale, come mezzo per indagare e scoprire il segreto della sua costruzione.

Il tutto sostenuto dall’oro, già fonte d’indagine dell’alchimia. Ora necessario per acquistare le sempre più ambite e costose ceramiche. Ricchezza che sarebbe arrivata in grande quantità a chi possedeva il segreto della fabbricazione della ricercata ceramica. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

Desideri acquistare o vendere una porcellana di Meissen ?.

 

 

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

 

 

Porcellana danese Royal Copenaghen.

 

 

 

 

La fabbrica di porcellana di Rosenthal.

 

 

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

 

 

Maioliche in stile compendiario bianchi faentini.

 

 

 

 

Appunti sulla maiolica.

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Antiquariato e arte giapponese Kottoya

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Acquistare e collezionare degli oggetti d’antiquariato giapponese significa arredare la propria dimora o arricchire la propria collezione di raffinate preziosità. Delle rarità frutto della bravura, della ricerca del dettaglio e della competenza di un artista giapponese. Questa acquisizione indica un amore per l’estetica di un paese che geograficamente si trova molto lontano dall’Italia e dall’Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Una nazione, il Giappone, da sempre legata all’Italia. La prima relazione ufficiale fra i due paesi risale al 1585. Anno nel quale il gesuita Itō Sukemasu Mansho era a capo dell’ambasciata giapponese in Europa. Un viaggio che aveva come meta principale la città di Roma e il papa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Spetterà al comandante Vittorio F. Arminijon la stipula delle prime relazioni diplomatiche con il Giappone. Siamo nel 1865, anno nel quale la pirocorvetta Magenta parte in missione diplomatica. Il 25 agosto 1866 è firmato il primo accordo di amicizia e commercio tra l’Italia e il Giappone. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Rimanere affascinati dall’arte giapponese non è difficile. Questa attrazione è immediata. Lo sanno bene artisti dell’importanza di Vincent van Gogh, Edgar Degas, Pierre Bonnard, Claude Monet e tantissimi altri. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Le prime forme d’arte giapponese che giungono in Europa sono le stampe giapponesi, le Ukiyoe. Queste arrivano in Olanda, imbarcate sulle navi della Compagnia delle Indie.a.

 

Il loro fascino e il conseguente interesse dimostrato da moltissimi artisti europei risiedeva nella loro rappresentazione bidimensionale. Dalle figure umane caratterizzate dalla sinuosa linea curva che suggeriva il movimento. Un azione in contrasto con la stesura piatta e priva di chiaroscuro del colore. Dei soggetti dall’innovativo taglio e dall’assenza della prospettiva e della simmetria. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Nel 1868, a seguito della Restaurazione Meiji e dei radicali mutamenti politici e sociali che seguirono, il. Giappone inizia la sua apertura commerciale verso l’estero. Complice questa inedita situazione, dall’esportazione delle stampe giapponesi si passa rapidamente a tutte le forme dell’arte giapponese. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

L’eleganza insita in queste opere d’arte e la provenienza da un luogo sconosciuto e misterioso esercitano una forte attrattiva. Queste danno origine a un fenomeno culturale e artistico tipico della seconda metà dell’Ottocento. Avvenimento inizialmente localizzato in Francia, nazione da dove, con rapidità, si estende all’intera Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Una situazione che trova nel Japonisme, in lingua italiana Giapponismo, la sua manifestazione più compiuta. Questa introduzione e il consecutivo coinvolgimento si manifestano come un fenomeno improvviso, dando origine, nell’arte europea, a una forte fase di rinnovamento.

 

Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige sono fra gli artisti giapponesi quelli che più influenzarono l’arte europea. Il primo con le sue rappresentazioni femminili e gli altri due con le loro composizioni paesaggistiche. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Ben presto questo interesse per l’antiquariato giapponese dalle UkiyoE si rivolge a tutte le altre manifestazioni di quest’arte. Nasce il collezionismo della ceramica giapponese. Famose sono le porcellane di Hirado e Nabeshima. Apprezzati sono i manufatti prodotti a Sumida Gawa, Satsuma, Arita e Kutani.

 

Nelle Esposizioni Universali di Londra, Vienna e Parigi sono visibili e apprezzati oggetti d’uso, realizzati in ceramica, lacca e bambù. Anche questi trovano un ampio successo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Il vivo interesse per tutte le forme d’arte giapponese permette la nascita della rivista. Le Japon Artistique, un mensile edito dal 1899 e interamente dedicato alla divulgazione dell’arte giapponese.

Compaiono i primi netsuke. Questi sono dei minuti oggetti tipici dell’antiquariato giapponese. In origine destinati all’uso pratico e decorativo sugli abiti maschili. Anch’essi, da subito, sono in balia di un forte collezionismo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Dalle botteghe degli stessi artisti che producono i netsuke escono i ben più grandiosi Okimono. Degli oggetti decorativi, destinati all’esposizione nel tokonoma o nel butsudan. Il primo è una zona della casa tradizionale giapponese. Il secondo è l’altare presente nella abitazione.

 

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

 

Apprezzatissime e ricercatissime sono le leggerissime Urushi, gli oggetti realizzati in lacca. Caratterizzati dall’eleganza e dalla lucentezza. Questa è una delle forme d’arte giapponesi tradizionali più pregiate. Di questo materiale sono prodotti gli Inro e le Suzuri bako. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Una tradizione quella della lacca che al giorno d’oggi si ripropone nel corpo delle penne stilografiche prodotte dalla Namiki e delle pipe della Alfred Dunhill. Limited. Questi due ultimi oggetti presentano entrambi la lavorazione chiamata MakiE. Una tecnica artistica che prevede la realizzazione dei motivi decorativi in lacca disposti su una superficie dello stesso materiale.

 

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

 

Gli smalti cloisonne sono un altro settore dell’arte dove gli artisti giapponesi hanno saputo esprimersi al meglio. Questa tecnica artistica, nel Paese del Sol Levante, ha una singolare storia. In quanto scoperta, andata persa e in seguito ritrovata.

Sempre all’antiquariato giapponese appartengono i Kakejiku o Kakemono. Questi rappresentano l’analogo giapponese dei quadri europei, come quest’ultimi sono visibili appesi a un muro.

L’unica differenza è nell’esposizione. Questa varia a secondo del periodo dell’anno e delle circostanze. Si presentano come dei rotoli, con alle estremità dei sostegni in legno. L’opera pittorica è realizzata su un supporto in tessuto o in carta.

Un’altra forma di pittura giapponese avviene sulla superficie dei Byōbu, i paraventi.

 

La Cerimonia del tè si caratterizza per l’impiego di una ampia serie di oggetti appositamente realizzati. Questi sono caratterizzati dalla suggestione della sensibilià del Wabi Sabi. Contraddistinguendosi per la raffinata esecuzione a cui fa da contrappeso un significativo costo. La tazza da dove si beve il tè la si vuole con un aspetto naturale e rustico. È scelta fra quelle modellate senza l’ausilio del tornio. In preferenza realizzata da un pezzo di argilla dalla forma concava. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

 

Nell’ambito dell’antiquariato giapponese un ruolo molto particolate è svolto dalle NihonTo, le lame forgiate in Giappone.

 

A queste si aggiungono tutti gli elementi che necessitano per montare e rendere utilizzabile l’arma. Fra quest’ultimi il ruolo principale è svolto dalla Tsuba, l’elsa della spada giapponese. Altri accessori, altrettanto interessanti, sono i Menuki e il Fuchi e il Kashira. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Le spade giapponesi si classificano in base alla lunghezza, questa è ancora espressa in Shaku. Quest’ultima è l’antica unità di misura della lunghezza giapponese. Basandosi sugli Shaku classifichiamo le lame tradizionali giapponesi in: Tachi, Katana, Wakizashi e Tanto. Dal 1891, uno Shaku equivale a 30,3 cm e a 11,93 pollici.

 

All’antiquariato giapponese appartengono molte altre espressioni, della quali parlerò nei prossimi scritti.

 

 

Consulenza di libri rari e antichi.

 

 

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L’antiquariato giapponese è un tributo alla raffinata estetica del Giappone.

 

Possedere o semplicemente acquistare un pezzo di antiquariato giapponese mostra un doppio interesse. Innanzitutto per l’arte e l’estetica del Giappone, e in secondo luogo, e forse con maggiore intensità, per la Terra del Sol Levante.

Questo suggestivo appellativo trova nella bandiera ufficiale del Giappone la sua prima e più autentica rappresentazione e giustificazione.

Il vessillo in lingua giapponese si chiama Hinomaru, un termine che letteralmente si traduce come il cerchio del sole. Da qui deriva la denominazione occidentale più nota, la bandiera del sole.

La Nisshōki, un altro termine utilizzato per indicare il vessillo, è caratterizzata da un cerchio di color rosso posto al centro di uno sfondo bianco.

Durante la seconda guerra mondiale, la marina militare giapponese adottò, come gagliardetto nazionale delle navi da guerra, una variante di questa bandiera. Questa manteneva il sole rosso su fondo bianco, ma con l’aggiunta di sedici raggi concentrici.

Un altro simbolo iconico del Giappone è il Fuji San, un vulcano situato sull’isola di Honshū. È la montagna più alta del Giappone e un luogo sacro per i giapponesi.

La sua immagine appare nelle Ukiyoe di Hokusai, un famoso artista giapponese. Autore di una serie di stampe intitolata Le trentasei vedute del Monte Fuji. A questi fogli grafici appartiene la sua xilografia più conosciuta: La grande onda presso la costa di Kanagawa.

Il Fuji San non è solo un soggetto amato dagli artisti giapponesi, ma anche un rinomato luogo di pellegrinaggio. Una monte consacrato dove ogni praticante dello shintoismo dovrebbe recarsi almeno una volta nella vita.

La tradizione del Giappone vuole che la cima del vulcano sia innevata per gran parte dell’anno. La popolazione giapponese crede che le pendici del monte siano abitate da numerosi Kami, le divinità e gli spiriti soprannaturali.

Il Fuji, insieme al monte Tate e al monte Haku, forma il Sanreizan, le tre montagne sacre del Giappone.

Questa premessa fa intuire la profondità nascosta nell’arte giapponese, dove ogni soggetto raffigurato sottintendere numerosi significati.

 

L’anatra mandarina, ad esempio, nel sentire nipponico rappresenta la fedeltà e la fortuna coniugale. Per questo motivo gli oggetti con questa raffigurazione sono graditi regali di nozze.

Questa figura è comune nei decori dei cloisonné, nei ricami, sulle ceramiche e sulle lacche. Tutti degli ambiti artistici dove l’arte giapponese si esprime al meglio.

I cloisonné sono degli oggetti ornamentaliSono realizzati su una base in metallo, sulla quale si realizza una decorazione a smalti colorati.

In Europa, le ceramiche giapponesi sono molto apprezzate e collezionate, in particolare quelle provenienti dalle fornaci di Satsuma, Arita, Kutani, Noritake, Nabeshima e Hirado.

Urushi è il termine giapponese impiegato per indicare la lacca. É questo un materiale con cui gli artisti giapponesi creano eleganti e lucenti oggetti. Caratterizzati dalla leggerezza e dall’utilizzo nella vita quotidiana. Tra i prodotti d’antiquariato giapponese in lacca, molto ricercati sono gli Inro e le Suzuri bako.

Un’altra forma d’arte giapponese è la lavorazione dei metalli, con il ferro come materiale principale. Dall’impiego di questo minerale nascono le famose spade giapponesi, le eleganti tsuba e le sontuose armature. Tutti degli emblemi che evocano la figura del samurai, l’indomabile guerriero giapponese.

La tsuba è l’elsa della spada giapponese, uno degli oggetti d’antiquariato giapponese più collezionati e il principale elemento decorativo della lama.

Se sei incuriosito, prova a consultare il mio catalogo oppure contattami.

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Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione

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Per i beni d’antiquariato una condizione cruciale si presenta in occasione dell’acquisito e della vendita. In entrambi questi momenti, per muoversi al meglio, necessita conoscere una valutazione certa.

Queste sono tre circostanze decisive per qualunque transazione di beni d’antiquariato.

Questo sia che avvengano da parte di un opere del settore, di un collezionista o di semplice acquirente.

Sono queste tre situazioni correlate dove la possibilità dell’errore è incombente e ampia.

 

La valutazione di un oggetto d’antiquariato è un operazione che si basa su molteplici fattori. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

La partenza è sempre l’accurata analisi del bene d’arte.

Sulla raccolta di questi dati avviene l’inquadratura storica e il riconoscimento delle qualità dell’oggetto esaminato. 

 

È con questa analisi che si decide dell’autenticità dell’oggetto d’antiquariato. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

Conoscendo questi elementi si possono consultare i risultati economici ottenuti per oggetti simili nelle aste. Prezzi, il più delle volte, resi pubblici dalla casa d’asta.

In questi listini può anche capitare di ritrovare lo stesso oggetto che si sta trattando, questo è sempre un dato importante da esaminare con cura.

Dati simili appartengono anche all’esperienza dell’operatore, il quale, in precedenza, ha già trattato oggetti d’antiquariato somiglianti.

Tutti questi elementi sono concreti, sono dei dati reali basati sulle dominanti caratteristiche dell’oggetto trattato.

Questi fattori di giudizio risentono dell’influenza sia delle mode del momento sia della provenienza del bene.

Un oggetto appartenuto o legato a un personaggio molto noto ha da subito un incremento di valutazione.

Entrambi quest’ultimi parametri, per la loro natura, sono delle variabili imponderabili. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

Una diminuzione del valore commerciale è sempre data dalle imperfezioni presenti e dai conseguenti restauri subiti.

 

Al di sopra di tutto questo bagaglio di informazioni inopinabili agisce un fattore irrazionale, basato sul gusto maturato dall’operatore o dal collezionista.

 

Nell’antiquariato quest’ultimo è il vero motore del processo di acquisto e di vendita e opera in modo sostanziale sulla valutazione finale. Quella che le varie parti effettuano prima di concludere la transazione.

Un serio operatore nell’ambito dell’antiquariato compie l’acquisto, la vendita e la valutazione solo dopo l’accurata visione del bene. 

 

Un’immagine fotografica, sia a colori che in bianco e nero, può dare solo una prima idea, tutta da verificare, di persona, sull’oggetto d’arte.

L’operazione di valutazione non ha un iter prestabilito ma, varia a seconda dell’oggetto che ci troviamo di fronte.

 

Diverso è l’approccio di fronte a un quadro, una scultura, una stampa, una ceramica, una porcellana cinese, un libro e questo è un l’elenco che può proseguire all’infinito.

Per esempio nel caso dei dipinti e delle sculture il valore risente dell’artista che ha eseguito l’opera. A questo attributo si aggiunge il soggetto raffigurato, quest’ultimo è un fattore discriminante. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

Un quadro a tema religioso, sul mercato, è molto meno appetibile rispetto a una particolareggiata veduta di una città famosa. Un ritratto non regge il mercato, acquisisce un certo interesse solo se ritrae un personaggio noto.

Più l’oggetto d’arte o d’antiquariato è particolare, più necessita ricercare una persona esperta in quell’ambito.

 

Questo avviene per gli oggetti da collezione, sia antichi che non. Fra questi: i fermacarte, le tabacchiere, le penne stilografiche, i calamai e così via.

Un altro ambito dove la specializzatone è essenziale è l’antiquariato di oggetti orientali. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

In questo settore gli oggetti prodotti in Cina e in Giappone sono fra i più ricercati.
All’antiquariato giapponese appartengono: Tsuba, Menuki, Fuchi e Kashira, Ukiyo-e, Netsuke, Inro, Suzuribako, Cloisonne e cosi via. Queste sono tutte opere d’arte che parlano solo a chi li conosce a fondo.

La rarità è un’ultima caratteristica da prendere in considerazione, è questa da sempre una caratteristica ricercata ed apprezzata nell’ambito del commercio delle opere d’arte.

 

Un qualunque oggetto d’arte si definisce raro solo quando è noto in pochi esemplari. L’eccellenza più estrema è identificata negli oggetti di cui si può provare la certa unicità.

 

Hai un oggetto d’antiquariato, Vuoi domandare il parere gratuito di un esperto ?.

 

Nell’immagine in testa:. Franco Gentilini, Natura morta con bottiglia e melograni, Olio su tela. Il quadro appartiene al periodo precedente al trasferimento definitivo del pittore a Roma.

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Lodovico Pogliaghi, Figura femminile raffigurata di schiena, Carboncino

 

Antiquariato – Le mie consulenze

La consulenza sugli oggetti d’antiquariato o sulle opere d’arte è uno dei servizi che il sito Rari e Antichi offre gratuitamente a chiunque, desideri conoscere informazioni su ciò che possiede in collezione o su quello che arreda casa.

Questa cortesia è strettamente confidenziale e per nulla vincolante.

Una consulenza seria richiede la visione diretta dell’oggetto d’antiquariato o dell’opera d’arte, ma per iniziare si può partire da delle immagini del bene e dei suoi particolari più significativi.

Gli oggetti d’antiquariato o modernariato che più frequentemente mi sono sottoposti includono opere antiche giapponesi e cinesi, quadri antichi, dipinti moderni, disegni, ceramiche europee e orientali, vetri e argenti.

Nell’ambito dell’arte giapponese, i miei studi si concentrano sulle spade giapponesi e la loro montatura. Questa avviene con una serie di raffinati oggetti di piccole dimensioni, come la tsuba, i menuki, il fuchi e kashira.

Le stampe giapponesi Ukiyoe, i netsuke e il cloisonné sono altri ambiti di mio costante interesse.

Questo non esclude la mia attrazione verso tutte le altre forme di arte e antiquariato giapponese.

Le porcellane cinesi occupano una grande parte del mercato dell’antiquariato. Sono sempre difficili da valutare, ma proprio per questo affascinanti. La loro seduzione risiede nel costante margine di errore. La famiglia verde, rosa, gialla e nera esprimono ancora oggi la raffinata eleganza delle corti imperiali.

L’arte cinese ha raggiunto alti livelli nella lavorazione della giada, con oggetti di grande valore sul mercato dell’antiquariato. Questo grazie anche al grande favore che il minerale gode presso il popolo cinese.

Le ceramiche d’antiquariato includono maioliche, porcellane, terracotta e gres. Di origine sia europea che orientale, tutte sono degne della massima attenzione.

Fra le ceramiche giapponesi, trovo particolarmente affascinanti quelle provenienti dalle fornaci di Satsuma, Arita, Kutani, Noritake, Nabeshima e Hirado.

Per una valutazione accurata dei quadri antichi, è necessaria prima di tutto la rimozione della sporcizia che il tempo ha depositato sulla materia pittorica. Dopo quest’operazione, si ritrovano i colori originali o quanto più possibili simili. Non è escluso che compaia una firma, un monogramma o una data.

La rimozione dello sporco deve essere sempre eseguita da un professionista; il fai da te con materiali inadeguati è vivamente sconsigliato. Al restauro finito, è bene prendere contatto con un esperto nell’ambito della pittura suggerita dal quadro.

Per i dipinti moderni, è necessaria l’archiviazione dell’opera presso l’Archivio dell’autore, seguendo le regole della Fondazione o dell’Archivio, solitamente a pagamento. Alla fine, si ottiene l’ammissione o la negazione dell’opera tra quelle riconosciute dell’artista.

Per ceramiche e argenti, è utile cercare il marchio, che può indicare la fornace produttrice o il nome dell’argentiere e il titolo del metallo. Talvolta, fornisce anche l’anno o il periodo di realizzazione.

Il problema di questi marchi è la lettura: alcuni sono consumati e incomprensibili, altri indecifrabili, causando molte difficoltà.

Per le ceramiche del Novecento, l’ideatore è importante. Tra gli italiani più noti: Giò Ponti, Guido Andloviz e Antonia Campi. Altri grandi artisti includono Leoncillo Leonardi, Lucio Fontana, Arturo Martini e Fausto Melotti.

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Quando si intingeva il pennino nel calamaio

Quando si intingeva il pennino ne calamaio

Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Nell’ambito del commercio dei beni d’antiquariato, il calamaio è uno degli oggetti che meglio riassume questo mondo.

Questa vicinanza si afferma con identificazione, nei giorni nostri, con l’essere un prodotto completamente desueto. La cui ragione d’esistenza risiede nel rappresentare i soli valori storici e artistici. Interessi che trovano nel collezionismo o nell’arredamento il loro migliore alleato. Forse può anche essere il recondito desiderio di qualche artista calligrafo. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

Uno degli oggetti a lui più strettamente legato, la penna d’oca, ha contribuito al suo completo declino.

 

Strumento sostituito, alla fine dell’Ottocento, dal pennino e dalla penna stilografica. Mutamento in seguito consolidato, dopo la seconda guerra mondiale, dalla nascita della penna a sfera o penna biro.

 

Una caduta in disuso che rivoluziona i metodi di scrittura. Affermando la sola stilografica e biro a discapito del precedente impiego di penna, inchiostro e calamaio. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

La prerogativa dell’utilizzo della penna d’oca come strumento per la scrittura persiste sino alla metà dell’Ottocento.

 

Queste piume erano accuratamente selezionate.

Provenivano da oche, cigni, tacchini e fagiani. Volatili scelti fra quelli di taglia media. La piuma destina a diventare una penna d’oca è selezionata dalle sole prime tre penne alari destre. Quelle sinistre sono escluse perché presentano una curvatura che non agevola l’impugnatura. 

 

La piuma prescelta è poi temperata con il calore, tagliata, appuntita e fessurata. Queste due ultime operazioni erano poi da ripetersi all’occorrenza. Questo per mantenere regolare il tratto lasciato dall’inchiostro e di conseguenza più leggibile il testo. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

Il calamo è lo strumento di scrittura usato prima della penna d’oca. Consisteva in un pezzo di canna o giunco con un’estremità appuntita. La sostituzione avviene tra il VI e il IX secolo.

 

Il calamaio è un recipiente impiegato per la conservazione dell’inchiostro. Realizzato in vari materiali, fra i principali il vetro, la ceramica e il metallo.

 

Alla Rinascenza italiana appartengono i sontuosi calamai creati in bronzo. Per lo più fusi nelle città di Padova e di Venezia. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Fra questi i più comuni si presentano di forma circolare o triangolare, retti da tre piedi, sono figurati con  mascheroni.

A questi si aggiungono quelli artisticamente più espressivi, dove il contenitore dell’inchiostro è sorretto da figure raffigurate in svariate movenze. Delle sculture che rappresentano vari generi di animali, mostri, satiri, centauri, fauni, putti e ninfe.

 

In questo ambito un posto di rilievo aspetta a Andrea Briosco detto il Riccio o Rizzo, scultore e fonditore padovano. Nella sua produzione, accanto alle opere maggiori, crea delle piccole sculture di bronzo. Figure che con frequenza adatta alla realizzazione di oggetti di uso. Quali: candelieri, calamai, battenti, lucerne, cofani e tanti altri suggeriti dalla sua fantasia. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Nell’immagine:. Un calamaio realizzato dall’argentiere vercellese Ferdinando Canetti. Di lui si conosce che nel 1815 inizia l’apprendistato e nel 1824 deposita il suo punzone.

Il calamaio reca il marchio territoriale della città di Novara in uso dal luglio 1824.

Qui sotto un particolare. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Quando si intingeva il pennino ne calamaio

 

 

 

Appunti di un bibliofilo Curiosità di bibliofilia.

 

 

Appunti sulla maiolica. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

 

Fermacarte di vetro Presse papiers en verre Glass paperweight.

 

 

Gioco di carte dei Tarocchi.

 

 

Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.

 

 

Il ritratto e i ritratti. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

La tecnica artistica del calco in gesso.

 

 

Lo scoglio nel mare in pittura.

 

 

Maioliche in stile compendiario I bianchi faentini.

 

 

Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.

 

 

Tabacco e tabacchiere.