
Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Acquistare e collezionare degli oggetti d’antiquariato giapponese significa arredare la propria dimora o arricchire la propria collezione di raffinate preziosità. Delle rarità frutto della bravura, della ricerca del dettaglio e della competenza di un artista giapponese. Questa acquisizione indica un amore per l’estetica di un paese che geograficamente si trova molto lontano dall’Italia e dall’Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Una nazione, il Giappone, da sempre legata all’Italia. La prima relazione ufficiale fra i due paesi risale al 1585. Anno nel quale il gesuita Itō Sukemasu Mansho era a capo dell’ambasciata giapponese in Europa. Un viaggio che aveva come meta principale la città di Roma e il papa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Spetterà al comandante Vittorio F. Arminijon la stipula delle prime relazioni diplomatiche con il Giappone. Siamo nel 1865, anno nel quale la pirocorvetta Magenta parte in missione diplomatica. Il 25 agosto 1866 è firmato il primo accordo di amicizia e commercio tra l’Italia e il Giappone. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Rimanere affascinati dall’arte giapponese non è difficile. Questa attrazione è immediata. Lo sanno bene artisti dell’importanza di Vincent van Gogh, Edgar Degas, Pierre Bonnard, Claude Monet e tantissimi altri. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Le prime forme d’arte giapponese che giungono in Europa sono le stampe giapponesi, le Ukiyoe. Queste arrivano in Olanda, imbarcate sulle navi della Compagnia delle Indie.a.
Il loro fascino e il conseguente interesse dimostrato da moltissimi artisti europei risiedeva nella loro rappresentazione bidimensionale. Dalle figure umane caratterizzate dalla sinuosa linea curva che suggeriva il movimento. Un azione in contrasto con la stesura piatta e priva di chiaroscuro del colore. Dei soggetti dall’innovativo taglio e dall’assenza della prospettiva e della simmetria. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Nel 1868, a seguito della Restaurazione Meiji e dei radicali mutamenti politici e sociali che seguirono, il. Giappone inizia la sua apertura commerciale verso l’estero. Complice questa inedita situazione, dall’esportazione delle stampe giapponesi si passa rapidamente a tutte le forme dell’arte giapponese. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
L’eleganza insita in queste opere d’arte e la provenienza da un luogo sconosciuto e misterioso esercitano una forte attrattiva. Queste danno origine a un fenomeno culturale e artistico tipico della seconda metà dell’Ottocento. Avvenimento inizialmente localizzato in Francia, nazione da dove, con rapidità, si estende all’intera Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Una situazione che trova nel Japonisme, in lingua italiana Giapponismo, la sua manifestazione più compiuta. Questa introduzione e il consecutivo coinvolgimento si manifestano come un fenomeno improvviso, dando origine, nell’arte europea, a una forte fase di rinnovamento.
Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige sono fra gli artisti giapponesi quelli che più influenzarono l’arte europea. Il primo con le sue rappresentazioni femminili e gli altri due con le loro composizioni paesaggistiche. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Ben presto questo interesse per l’antiquariato giapponese dalle UkiyoE si rivolge a tutte le altre manifestazioni di quest’arte. Nasce il collezionismo della ceramica giapponese. Famose sono le porcellane di Hirado e Nabeshima. Apprezzati sono i manufatti prodotti a Sumida Gawa, Satsuma, Arita e Kutani.
Nelle Esposizioni Universali di Londra, Vienna e Parigi sono visibili e apprezzati oggetti d’uso, realizzati in ceramica, lacca e bambù. Anche questi trovano un ampio successo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Il vivo interesse per tutte le forme d’arte giapponese permette la nascita della rivista. Le Japon Artistique, un mensile edito dal 1899 e interamente dedicato alla divulgazione dell’arte giapponese.
Compaiono i primi netsuke. Questi sono dei minuti oggetti tipici dell’antiquariato giapponese. In origine destinati all’uso pratico e decorativo sugli abiti maschili. Anch’essi, da subito, sono in balia di un forte collezionismo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Dalle botteghe degli stessi artisti che producono i netsuke escono i ben più grandiosi Okimono. Degli oggetti decorativi, destinati all’esposizione nel tokonoma o nel butsudan. Il primo è una zona della casa tradizionale giapponese. Il secondo è l’altare presente nella abitazione.
Apprezzatissime e ricercatissime sono le leggerissime Urushi, gli oggetti realizzati in lacca. Caratterizzati dall’eleganza e dalla lucentezza. Questa è una delle forme d’arte giapponesi tradizionali più pregiate. Di questo materiale sono prodotti gli Inro e le Suzuri bako. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Una tradizione quella della lacca che al giorno d’oggi si ripropone nel corpo delle penne stilografiche prodotte dalla Namiki e delle pipe della Alfred Dunhill. Limited. Questi due ultimi oggetti presentano entrambi la lavorazione chiamata MakiE. Una tecnica artistica che prevede la realizzazione dei motivi decorativi in lacca disposti su una superficie dello stesso materiale.
Gli smalti cloisonne sono un altro settore dell’arte dove gli artisti giapponesi hanno saputo esprimersi al meglio. Questa tecnica artistica, nel Paese del Sol Levante, ha una singolare storia. In quanto scoperta, andata persa e in seguito ritrovata.
Sempre all’antiquariato giapponese appartengono i Kakejiku o Kakemono. Questi rappresentano l’analogo giapponese dei quadri europei, come quest’ultimi sono visibili appesi a un muro.
L’unica differenza è nell’esposizione. Questa varia a secondo del periodo dell’anno e delle circostanze. Si presentano come dei rotoli, con alle estremità dei sostegni in legno. L’opera pittorica è realizzata su un supporto in tessuto o in carta.
Un’altra forma di pittura giapponese avviene sulla superficie dei Byōbu, i paraventi.
La Cerimonia del tè si caratterizza per l’impiego di una ampia serie di oggetti appositamente realizzati. Questi sono caratterizzati dalla suggestione della sensibilià del Wabi Sabi. Contraddistinguendosi per la raffinata esecuzione a cui fa da contrappeso un significativo costo. La tazza da dove si beve il tè la si vuole con un aspetto naturale e rustico. È scelta fra quelle modellate senza l’ausilio del tornio. In preferenza realizzata da un pezzo di argilla dalla forma concava. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Nell’ambito dell’antiquariato giapponese un ruolo molto particolate è svolto dalle NihonTo, le lame forgiate in Giappone.
A queste si aggiungono tutti gli elementi che necessitano per montare e rendere utilizzabile l’arma. Fra quest’ultimi il ruolo principale è svolto dalla Tsuba, l’elsa della spada giapponese. Altri accessori, altrettanto interessanti, sono i Menuki e il Fuchi e il Kashira. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.
Le spade giapponesi si classificano in base alla lunghezza, questa è ancora espressa in Shaku. Quest’ultima è l’antica unità di misura della lunghezza giapponese. Basandosi sugli Shaku classifichiamo le lame tradizionali giapponesi in: Tachi, Katana, Wakizashi e Tanto. Dal 1891, uno Shaku equivale a 30,3 cm e a 11,93 pollici.
All’antiquariato giapponese appartengono molte altre espressioni, della quali parlerò nei prossimi scritti.
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L’antiquariato giapponese è un tributo alla raffinata estetica del Giappone.
Possedere o semplicemente acquistare un pezzo di antiquariato giapponese mostra un doppio interesse. Innanzitutto per l’arte e l’estetica del Giappone, e in secondo luogo, e forse con maggiore intensità, per la Terra del Sol Levante.
Questo suggestivo appellativo trova nella bandiera ufficiale del Giappone la sua prima e più autentica rappresentazione e giustificazione.
Il vessillo in lingua giapponese si chiama Hinomaru, un termine che letteralmente si traduce come il cerchio del sole. Da qui deriva la denominazione occidentale più nota, la bandiera del sole.
La Nisshōki, un altro termine utilizzato per indicare il vessillo, è caratterizzata da un cerchio di color rosso posto al centro di uno sfondo bianco.
Durante la seconda guerra mondiale, la marina militare giapponese adottò, come gagliardetto nazionale delle navi da guerra, una variante di questa bandiera. Questa manteneva il sole rosso su fondo bianco, ma con l’aggiunta di sedici raggi concentrici.
Un altro simbolo iconico del Giappone è il Fuji San, un vulcano situato sull’isola di Honshū. È la montagna più alta del Giappone e un luogo sacro per i giapponesi.
La sua immagine appare nelle Ukiyoe di Hokusai, un famoso artista giapponese. Autore di una serie di stampe intitolata Le trentasei vedute del Monte Fuji. A questi fogli grafici appartiene la sua xilografia più conosciuta: La grande onda presso la costa di Kanagawa.
Il Fuji San non è solo un soggetto amato dagli artisti giapponesi, ma anche un rinomato luogo di pellegrinaggio. Una monte consacrato dove ogni praticante dello shintoismo dovrebbe recarsi almeno una volta nella vita.
La tradizione del Giappone vuole che la cima del vulcano sia innevata per gran parte dell’anno. La popolazione giapponese crede che le pendici del monte siano abitate da numerosi Kami, le divinità e gli spiriti soprannaturali.
Il Fuji, insieme al monte Tate e al monte Haku, forma il Sanreizan, le tre montagne sacre del Giappone.
Questa premessa fa intuire la profondità nascosta nell’arte giapponese, dove ogni soggetto raffigurato sottintendere numerosi significati.
L’anatra mandarina, ad esempio, nel sentire nipponico rappresenta la fedeltà e la fortuna coniugale. Per questo motivo gli oggetti con questa raffigurazione sono graditi regali di nozze.
Questa figura è comune nei decori dei cloisonné, nei ricami, sulle ceramiche e sulle lacche. Tutti degli ambiti artistici dove l’arte giapponese si esprime al meglio.
I cloisonné sono degli oggetti ornamentali. Sono realizzati su una base in metallo, sulla quale si realizza una decorazione a smalti colorati.
In Europa, le ceramiche giapponesi sono molto apprezzate e collezionate, in particolare quelle provenienti dalle fornaci di Satsuma, Arita, Kutani, Noritake, Nabeshima e Hirado.
Urushi è il termine giapponese impiegato per indicare la lacca. É questo un materiale con cui gli artisti giapponesi creano eleganti e lucenti oggetti. Caratterizzati dalla leggerezza e dall’utilizzo nella vita quotidiana. Tra i prodotti d’antiquariato giapponese in lacca, molto ricercati sono gli Inro e le Suzuri bako.
Un’altra forma d’arte giapponese è la lavorazione dei metalli, con il ferro come materiale principale. Dall’impiego di questo minerale nascono le famose spade giapponesi, le eleganti tsuba e le sontuose armature. Tutti degli emblemi che evocano la figura del samurai, l’indomabile guerriero giapponese.
La tsuba è l’elsa della spada giapponese, uno degli oggetti d’antiquariato giapponese più collezionati e il principale elemento decorativo della lama.
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