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mostra grafica Ex libris

mostra Grafica Ex libris

mostra Grafica Ex libris.

La XVI° mostra di Grafica ed Ex libris è un appuntamento biennale e internazionale, nato ed organizzato dal Gruppo Arte Casale.

 

Scarica il catalogo della XVI° edizione della mostra di Grafica ed Ex Libris.

 

L’evento trova negli artisti: Pio Carlo Barola, Gianpaolo Cavalli e Antonio Barbato i suoi fondatori e instancabili organizzatori.

In questa edizione sono esposte le opere di 100 artisti, autori di 544 fogli calcografici.

Una grande varietà di opere che permette di rappresentare qualunque tecnica artistica di grafica d’arte. Dalle acqueforti e acquetinte incise da Agim Sako, alle acqueforti a più colori di Elena Hlodes,. Sino alle silografie di Gianfranco Schialvino e Gianni Verna, gli indiscussi autori della rinascita di questa tecnica grafica.

Non mancano degli incisori rappresentanti il Giappone, un incarico affidato alle silografie di Masaki Sugita e alle accurate litografie di Ayaka Yamada.

Dalla Cina provengono le opere di Zhou Ying e Emily Hung.

 

mostra Grafica Ex libris
XVI° mostra di Grafica ed Ex libris

 

Vasta è la presenza di autori legati alle cattedra di grafica presso l’Accademia Albertina di. Torino, di diplomati presso questa istituzione e più in generale di incisori piemontesi di nascita.

Fra i primi: Sergio Saroni, Francesco Tabusso, Filippo Scroppo e Piero Martina. Fra gli altri: Umberto Mastroianni, Om Bosser, Amelia Platone, Mario Surbone, Antonio Carena e Lorenzo Alessandri.

mostra Grafica Ex libris
XVI° mostra di Grafica ed Ex libris

 

Altri incisori italiani presenti sono: Giovanni Dettori, Carlo Iacomucci, Stefano Patrone, Gennaro Pisco, Remo Wolf e molti altri.

Folta è la presenza di artisti internazionali, solo alcuni fra i tanti: Cleo Wilkinson dall’Australia, Jiri Brazda e Gunter Hujber dalla Repubblica Ceca,. Mariya Kolyshkina, Liudmila ProKhorova e Vera Stanishevskaja dalla Russia, Leo Maillet dalla Germania, Hristo Naidenov dalla Bulgaria. Ed infine Kvartalny Vladislav dalla Bielorussia.

Altri partecipanti arrivano dalla Polonia, dal Belgio, dal Messico, dalla Lettonia, dal Canada, dal Montenegro, dalla Argentina e dalla Bielorussia. 

Questa edizione è dedicata alla memoria di Antonio Barbato e in ricordo del Dott. Gian Carlo Torre.

 

La manifestazione oltre ai patrocini istituzionali vanta quello dell’Associazione Librai Antiquari d’Italia e dell’Associazione italiana di Ex libris.

 

Scarica il catalogo della XVI° edizione della mostra di Grafica ed Ex Libris.

 

Dal testo di Luigi Edoardo Torre intitolato: Da l’Eroica a inPressioni Gian Carlo Torre 1944-2025.

Appassionato di arte fin da ragazzino, Gian Carlo Torre grazie a Renato Righetti conosce Ettore Cozzani e il mondo della silografia.

Compiuti gli studi di medicina e divenuto medico.

É animato dalla sua passione per la grafica e questa si concretizza nella realizzazione della sua prima importante mostra intitolata: Emilio Vedova Grafica e didattica.

Allestita a Aosta, nel 1975, presso la Tour Fromage.

Nel corso degli anni la sua attività si concentra sull’Ex Libris.

Un foglio grafico che nel corso dei secoli si è trasformato. Passato da segno identificativo e di proprietà del libro a opera d’arte di piccolo formato.

Portando con sé tutta la sua capacità comunicativa. E la possibilità di raccontare le persone, i fatti della vita, i personaggi e gli eventi dell’Arte e della Storia.

Negli ultimi anni diede vita a una piccola rivista, denominata inPressioni Colloquia graphica et exlibristica. Nata e cresciuta anche grazie alla collaborazione della Scuola Grafica Genovese dei Pavaniani Ettore Fassicomo.

L’ultimo numero uscì a pochi mesi dalla sua morte. Programmato anni prima dalla sua Bella testa piena di idee e di progetti per il futuro.

Mi piace pensare che il ciclo della sua vita exlibristica si chiuda allo stesso modo in cui è iniziata. Con una rivista di carta, ben stampata, piena di immagini e sogni.

inPressioni ha abbracciato idealmente l’Eroica, la rivista che ha nutrito nel tempo la sua passione.

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Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

L’origine della porcellana in Europa è ricca d’incredibili vicende e avvincenti intrighi.

Questa nascita avviene nel Settecento e la si deve all’alchimista Johann Frederich Bottger.

 

Uno studioso impiegato sia nella ricerca della trasmutazione in oro dei metalli vili, sia in quella della scoperta della formula per produzione dell’oro bianco. Ovvero della porcellana a imitazione di quella cinese, uno dei materiali, all’epoca, più ricercati e costosi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Quest’ultimo è un arcano la cui risoluzione gli costò lunghi anni di studio, una prolungata successione di prove fallimentari e la limitazione della sua libertà.

Bottger è forzatamente allontanato dal mondo, espropriato della sua vita privata, sottoposto al lavoro forzato e alla prigionia.

Un isolamento iniziato il 28 novembre 1701. A seguito del suo rapimento, avvenuto a Wittenberg, in Sassonia e la conseguente reclusione, nella Casa d’oro, a Dresda.

Questo era il nome della parte del Residenzschloss Dresden, il castello di corte, adibita a laboratorio. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Per Bottger questo è l’inizio di un lunghissimo tempo di segregazione, compiuto in varie località e in condizioni per lo più squallide. Limitazioni che misero in seria pericolo la sua salute mentale.

Tutto questo impegno gli permise di arrivare dapprima alla realizzazione della ceramica rossa e successivamente della porcellana a pasta bianca e dura. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Però, con rammarico, non ottenne né di diventare immortale né di saper trasmutare i metalli. Non riuscì dunque a scoprire il segreto della lapis philosophorum, di quella pietra filosofale da molti tanto ricercata e, forse, da nessuno mai trovata.

Dopo lunghe sperimentazioni, i primi concreti risultati si raggiungono il. 15 gennaio del 1708, ma solo in data 28 marzo 1709 l’alchimista si senti di scrivere a Augusto il Forte dicendogli di saper:. Produrre una bella porcellana bianca, oltre a una splendida invetriatura e una decorazione pari a quella dei cinesi, se non migliore”.

Nel 1708 Bottger aveva ventisette anni. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

Queste sono frasi scritte e dirette al suo carceriere, a Federico Augusto I,. Duca e principe elettore di Sassonia e re di Polonia, quest’ultimo titolo assunto con il nome di Augusto II di Polonia.

Questo è il monarca sotto i cui artigli era caduto Bottger. Tenuto prigioniero e strettamente sorvegliato perché, sfruttando il suo ingegno e le sue ricerche alchemiche, il re pensava di trarne dei grandi vantaggi. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Questi progressi permisero, nel giugno del 1710, l’avvio della produzione della porcellana a Meissen e l’introduzione di questi primi manufatti nel circuito commerciale.

Il primo incontro con il mercato di questa innovativa produzione avviene alla Fiera di Lipsia, durante la Pasqua del 1710. Questa esposizione era un incontro a scadenza annuale, ove si esponevano e vendevano oggetti di lusso. Il risultato finale non fu dei più incoraggianti, poche vendite e pochissime ordinazioni, dunque l’operazione si concluse con una considerevole perdita.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

La Real Fabbrica di Porcellane di Meißen era sita nel castello di Albrechtsburg. Le ceramiche che usciranno da questa manifattura porteranno, dal 1722, un marchio composto da due spade incrociate. Dipinte in color blu sottocoperta.

Meißen è una località situata vicino alla città di Dresda, quest’ultimo abitato è anche l’ultimo luogo di detenzione forzata di Bottger. In questo sito l’alchimista era volutamente e costantemente tenuto sotto pressione da Augusto il Forte, nella speranza che riuscisse a trovare la pietra filosofale. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo

 

La passione di Augusto il Forte per la porcellana era travolgente se non divorante.

Una dimostrazione di questo irresistibile amore è il Japanisches Palais, ovvero il Palazzo giapponese. Un edificio in ordine barocco, edificato a Dresda. Pensato per esporre la collezione di porcellane cinesi e giapponesi del reale.

Una riprova sono i Soldati di porcellana, un accordo per lo scambio di un intero reggimento di Dragoni,. Ceduto in cambio della porcellana cinese di epoca Kang Hsi, raccolta da Federico I di Prussia.

Grandissime somme di denaro uscivano dai forzieri reali ed erano destinate all’acquisto delle porcellane cinesi e giapponesi. Questa passione influenzò anche le sorti della fabbrica di Meissen. Dove da parte del sovrano giungevano grandi ordini, ai quali raramente seguiva il saldo.

Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

Una prima conoscenza e descrizione della porcellana compare in Europa sulle pagine de Il Milione di Marco Polo. Dove si ha notizia delle più belle scodelle di porcellana del mondo. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

In Europa, pur avendone la conoscenza e la presenza già in periodo medioevale, la diffusione della porcellana avviene dal Cinquecento. Questo accade a seguito dei commerci marittimi intrapresi dai mercanti portoghesi, ai quali subentreranno quelli olandesi.

Da questo secolo, questo materiale rapidamente inizia a circolare e in breve diventata simbolo di prestigio, potere e buon gusto. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

È questo l’inizio, da qui trae origine la volontà di realizzare una porcellana europea.

Questi albori si presentano con varie e fra loro intrecciate motivazioni.

Da una parte troviamo la misteriosa bellezza del materiale, fatta di un misto fra l’incanto della lucentezza e la trasparenza propria della preziosa porcellana orientale.

A questa si affiancano l’alchimia e la pietra filosofale, come mezzo per indagare e scoprire il segreto della sua costruzione.

Il tutto sostenuto dall’oro, già fonte d’indagine dell’alchimia. Ora necessario per acquistare le sempre più ambite e costose ceramiche. Ricchezza che sarebbe arrivata in grande quantità a chi possedeva il segreto della fabbricazione della ricercata ceramica. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

Desideri acquistare o vendere una porcellana di Meissen ?.

 

 

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching. Porcellana di Meissen fra Alchimia e Collezionismo.

 

 

 

 

Porcellana danese Royal Copenaghen.

 

 

 

 

La fabbrica di porcellana di Rosenthal.

 

 

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

 

 

Maioliche in stile compendiario bianchi faentini.

 

 

 

 

Appunti sulla maiolica.

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Prima edizione Una ricercata rarità

Prima edizione Una ricercata rarità

Prima edizione Una ricercata rarità.

Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

 

La prima edizione di un qualunque libro raro o antico è sempre un qualcosa di entusiasmante. Questa sua caratteristica, nel bene e nel male, si manifesta sin dal primo istante del suo esordio.

Questo attimo è una occasione che in qualche modo ricorda, un poco, l’evento mondano del ballo delle debuttanti. Per entrambi la preparazione richiede molta cura e per tutti e due non si conosce l’esito finale. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per un libro fresco di stampa, questa iniziale opportunità, rappresenta il suo primo momento d’incontro con i suoi probabili lettori edizione originale.

In quel istante un qualunque autore ed editore si augura che non sia anche l’ultimo appuntamento.

Per i volumi più fortunati è già pronta la prima ristampa nel mese della prima edizione. Questa organizzazione e premura ricorda il pittore che sogna Sold out, il tutto esaurito delle vendite, come l’esito finale nella sua ultima mostra. Prima edizione Una ricercata rarità.

In tutti questi casi ci troviamo di fronte a dei veri momenti di suspense. Siamo in un punto cruciale, dal quale dipende il futuro svolgersi della storia.

Forse tutta questa narrazione può spiegare la trepidazione che la prima edizione provoca nel bibliofilo.

 

Ai volumi in prima edizione i bibliofili danno molta importanza Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

Tanto da battezzarla anche con altri nomi, quali: Edizione originale oppure, il pretenzioso e un poco fuori moda, Edizione principe.

Quest’ultimo termine è impiegato anche nelle descrizioni in lingua francese e latina. Troviamo cosi nella scheda bibliografica la dicitura Édition Prince oppure Editio princeps.

La locuzione latina merita un approfondimento. Prima edizione Una ricercata rarità.

È un espressione che vale solo per i testi redatti nella lingua di nascita dell’autore. Dunque Editio princeps non può essere definita una traduzione in una lingua diversa da quella originale.

Una Editio princeps per essere tale deve rispettare anche altre regole.

Il testo deve essere pervenuto in forma manoscritta e compilato prima del momento della nascita della stampa a caratteri mobili. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per questa ragione le Editio princeps sono compilate in lingua latina o greca e curate da umanisti.

Queste caratteristiche la rendono un riferimento per qualunque successiva edizione critica. Questo anche se le fonti, al momento della stampa, non si presentano accurate.

Qual’ è l’Editio princeps più ambita dal bibliofilo? Quella tratta da un manoscritto andato perso!. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

Prima edizione Una ricercata rarità

Le prime edizioni, oltre al testo inedito, hanno sempre altro da raccontare, soprattutto se sono l’opera prima.

Un esempio è il romanzo, scritto da Alberto Moravia e intitolato Gli indifferenti. Durante la scrittura, Moravia dimentica in treno parte dei fogli del manoscritto. Per recuperarli li insegue a bordo di un taxi ma, giunto nella stazione successiva, la parte restante del plico cade sul binario. Prima edizione Una ricercata rarità.

Moravia pubblica Gli indifferenti nel maggio del 1929, ha 22 anni. L’edizione è composta da 1300 copie e si stampa a spese dell’autore ma, con i soldi presi a prestito dal padre. Denaro che Moravia recupera in breve tempo con gli introiti delle copie vendute.

Un altro aneddoto legato a Gli indifferenti avviene quando Moravia regala il romanzo a Giuseppe Antonio Borgese, il critico letterario del Corriere della Sera. Prima edizione Una ricercata rarità.

In questa occasione, nel momento di scrivere la dedica, dovette chiedere delucidazioni sul nome da apporre. Domanda che inquietò non poco Borgese ma, questo episodio non influì sulla presentazione del romanzo.

La perdita delle bozze non è un evento così raro come si pensa. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

Questo avviene più volte con I ragazzi della Folgore, uno scritto da Alberto Bechi Luserna, illustrato da Paolo Caccia Dominioni.

Dopo la morte dello scrittore e la perdita della bozza, sarà il paziente lavoro di ricostruzione effettuato da Caccia Dominioni a ricomporre lo scritto.

Riscritto non una ma, due volte!. Prima edizione Una ricercata rarità edizione originale.

Questo succede perché la stesura originale, la prima e la seconda riscrittura per varie vicissitudini spariscono. L’edizione apparirà solo con la terza stesura, nel 1956.

Alberto Bechi Luserna non la vedrà la pubblicazione del suo volume. 

La prima edizione di un libro si compone di un numero di copie tutte uguali nel testo e nella stampa. Le sole possibili varianti sono nella rilegatura editoriale. Prima edizione Una ricercata rarità.

Esauriti questi volumi, se il mercato lo richiede, l’editore può decidere per una nuova impressione.

Questa, se si effettua senza importanti modifiche, sarà classificata come una prima edizione in seconda ristampa. Prima edizione Una ricercata rarità.

Nel caso che questa nuova stampa abbia concrete differenze rispetto alla precedente, ci troviamo di fronte a una seconda edizione.

Di tutte queste copie descritte, la più ricercata e pagata è la prima edizione del libro. Segue, con un minore interesse, la seconda edizione. Infine la ristampa ha attrattiva quasi nulla. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un esempio lo troviamo nella raccolta poetica Ossi di seppia di Eugenio Montale, dove l’edizione originale è edita a Torino, dall’editore Piero Gobetti, nel 1925.

A questa aggiunti un’introduzione di Alfredo Gargiulo e sei poesie, a tutti gli effetti questa è la seconda edizione. Edita a, Torino, dai fratelli Ribet, nel 1928.

 

Delle prime edizioni esistono numerosi repertori monografici, dalla loro consultazione si ottengono i dati per identificare, con correttezza, l’edizione che si sta studiando. Prima edizione Una ricercata rarità.

Le più conosciute fra queste utili monografie sono:.

  • Jacques Charles Brunet, Manuel du libraire et de l’amateur de livres. Stampato in varie edizioni.
  • Conte Francesco Leopoldo Cicognara, Catalogo ragionato de’ libri d’arte e di antichità, Pisa 1821.
  • Bartolomeo Gamba, Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella italiana letteratura scritte dal secolo XIV al XIX, Venezia 1839. Prima edizione Una ricercata rarità.

Molti sono gli autori impegnati negli studi e nelle ricerche bibliografiche. Fra questi Marino Parenti ricopre uno speciale posizione. Questo per la vastità dei suoi scritti e per il suo ampio impegno divulgativo.

Con i suoi interventi offre un valido aiuto per l’individuazione, la collazione e la catalogazione di un libro in prima edizione. Prima edizione Una ricercata rarità.

Della sua vasta produzione insuperati sono:.

  • Rarità bibliografiche dell’Ottocento. Materiali e pretesti per una storia della tipografia italiana nel secolo decimonono, 8 volumi, Firenze, Sansoni antiquariato, 1953-1964.
  • Bibliografia di edizioni e opere incompiute, Firenze, Sansoni Antiquariato, 1954. Prima edizione Una ricercata rarità.

Prima edizione Una ricercata rarità

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

 

 

 

Repertori bibliografici.

 

Il concetto di prima edizione è chiaro e semplice, è una caratteristica espressa esattamente dal significato delle due parole. Edizione originale Prima edizione Una ricercata rarità.

 

La prima edizione di un libro qualsiasi è la versione di debutto del testo. Quella in cui il volume è stampato e messo in commercio per la prima volta.

Prima della prima tiratura, il libro è solo un testo conservato in un cassetto.

Un elaborato che si presenta come manoscritto, dattiloscritto e, più recentemente, redatto su un computer, utilizzando un programma di scrittura. Prima edizione Una ricercata rarità.

Quando il manoscritto esce dal cassetto, è per essere presentato a un editore. È quest’ultimo che decide il numero di copie da stampare.

In molti casi, la prima edizione, non è mai stampata in un numero rilevante di copie. Questo avviene soprattutto se si tratta dell’opera prima di un autore esordiente. É questo il caso dove l’editore procede con molta cautela, aspettando il riscontro dei lettori. Prima edizione Una ricercata rarità.

Il celeberrimo romanzo intitolato Il Gattopardo, scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha una prima edizione composta da 2000 copie. Dopo circa due mesi, segue una seconda tiratura di 4000 copie.

Dopo tre anni dalla stampa della sua prima edizione, le vendite arrivano a 400.000 copie. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un successo per l’editore e la conferma che questa prima edizione è preziosissima.

Alcune prime edizioni consistono in tirature di poche copie, altre arrivano a male pena alle 100 copie, altre ancora a poche centinaia.

Invece, libri di sicuro successo vantano prime edizioni progettate in migliaia o addirittura milioni di copie. Prima edizione Una ricercata rarità.

Un esempio iconico è Harry Potter e il Calice di Fuoco, il quarto volume della serie, stampato a Londra da Bloomsbury, l’8 luglio 2000. La prima edizione destinata al Regno Unito comprendeva un milione di copie.

Per essere certi che una qualsiasi stampa di un testo sia una prima edizione, è fondamentale conoscere la data esatta di stampa. Quest’ultima il più delle volte è presente sul libro e dichiarata dall’editore. Prima edizione Una ricercata rarità.

La data di stampa è di cruciale importanza. Deve coincidere con quelle presenti nei repertori bibliografici di riferimento. Solo dopo questo controllo si può essere certi di possedere una desiderata prima edizione.

Per tutti i libri il volume in prima edizione è sempre la stampa più preziosa e ricercata. Questo vale soprattutto per i libri antichi e i libri rari. Prima edizione Una ricercata rarità.

Per quest’ultimi, ai fini della valutazione, un ulteriore fattore da tenere ben presente, consapevoli del suo ruolo fondamentale, è lo stato di conservazione del libro.

Quali sono le più ricercate prime edizioni dei libri di letteratura italiana ?. Prima edizione Una ricercata rarità.

Ecco un breve e personale elenco:.

 

BUZZATI DINO.

  • Bàrnabo delle montagne. Milano Roma, Treves Treccani Tumminelli, 1933.
  • Il segreto del Bosco Vecchio. Milano Roma, Treves Treccani Tumminelli, 1935.
  • Il deserto dei Tartari. Milano, Rizzoli, 1940.
  • La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Milano, Rizzoli, 1945.
  • In quel preciso momento. Vicenza, Neri Pozza Editore, 1950.

 

CALVINO ITALO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Fiabe italiane. Raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino. Torino, Einaudi, 12 Novembre 1956.
  • Il cavaliere inesistente. Torino, Einaudi,30 Novembre 1959.
  • Le cosmicomiche. Torino, Einaudi, 19 Novembre 1965.
  • Le città invisibili. Torino, Einaudi, 3 Novembre 1972.
  • Il castello dei destini incrociati. Torino, Einaudi, 27 Ottobre 1973.

 

ECO UMBERTO.

Il nome della rosa. Romanzo. Milano, Bompiani, Settembre 1980.

 

GADDA CARLO EMILIO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Il castello di Udine. Firenze, Edizioni di Solaria, 30 Aprile 1934.
  • I sogni e la folgore. Torino, Einaudi, 30 Luglio 1955.
  • La cognizione del dolore. Con un saggio introduttivo di Gianfranco Contini. Torino, Einaudi, 26 Aprile 1963.

 

MONTALE EUGENIO.

  • Ossi di seppia. Torino, Gobetti, 1925.
  • La casa dei doganieri e altri versi. Firenze, Vallecchi, 1932.
  • Poesie. Firenze, Parenti, 1938.
  • Le occasioni. Torino, Einaudi, 14 Ottobre 1939.
  • Fuori di casa. Milano Napoli, Riccardo Ricciardi, 1969.
  • Finisterre. Versi del 1940-42, Lugano, Collana di Lugano, 1943.
  • La bufera e altro, Venezia, Neri Pozza, 1956.

 

MORAVIA ALBERTO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • Gli indifferenti. Milano, Alpes, 1929.
  • Le ambizioni sbagliate. Milano, A. Mondadori, 1935.
  • La speranza ossia cristianesimo e comunismo. Roma, Documento Libraio Editore, 20 Maggio 1944.

 

PALAZZESCHI ALDO.

  • Bestie del 900. Con tavole incise in nero e a colori di Mino Maccari. Firenze, Vallecchi, 29 Novembre 1951.

 

PASOLINI PIER PAOLO. Prima edizione Una ricercata rarità.

  • La meglio gioventù. Poesie friulane. Firenze, Sansoni, 1954.
  • Ragazzi di vita. Garzanti, Milano 1955.
  • Una vita violenta. Garzanti, Milano 1959.
  • Donne di Roma. Sette storie, Milano, Il Saggiatore, 1960.
  • L’odore dell’India. Longanesi, Milano 1962.

 

PAVESE CESARE.

  • Prima che il gallo canti. Torino, Einaudi, 26 Novembre 1948.
  • La bella estate. Tre romanzi. Torino, Einaudi, 15 Novembre 1949.
  • La luna e i falò. Torino, Einaudi, 27 Aprile1950.
  • Notte di festa. Racconti 1936-1938. Torino, Einaudi, 22 maggio 1953.

 

SCIASCIA LEONARDO. Prima edizione Una ricercata rarità.

 

UNGARETTI GIUSEPPE.

  • Il porto sepolto. Udine, Stabilimento tipografico friulano, dicembre 1916. 80 copie.
  • La guerre. Une poésie, Paris, Etablissements lux, 1919. 80 copie.
  • Allegria di naufragi, Firenze, Vallecchi, 1919.
  • Sentimento del tempo. Con un saggio di Alfredo Gargiulo. Firenze, Vallecchi Editore, 1933.
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Antiquariato e arte giapponese Kottoya

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Acquistare e collezionare degli oggetti d’antiquariato giapponese significa arredare la propria dimora o arricchire la propria collezione di raffinate preziosità. Delle rarità frutto della bravura, della ricerca del dettaglio e della competenza di un artista giapponese. Questa acquisizione indica un amore per l’estetica di un paese che geograficamente si trova molto lontano dall’Italia e dall’Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Una nazione, il Giappone, da sempre legata all’Italia. La prima relazione ufficiale fra i due paesi risale al 1585. Anno nel quale il gesuita Itō Sukemasu Mansho era a capo dell’ambasciata giapponese in Europa. Un viaggio che aveva come meta principale la città di Roma e il papa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Spetterà al comandante Vittorio F. Arminijon la stipula delle prime relazioni diplomatiche con il Giappone. Siamo nel 1865, anno nel quale la pirocorvetta Magenta parte in missione diplomatica. Il 25 agosto 1866 è firmato il primo accordo di amicizia e commercio tra l’Italia e il Giappone. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Rimanere affascinati dall’arte giapponese non è difficile. Questa attrazione è immediata. Lo sanno bene artisti dell’importanza di Vincent van Gogh, Edgar Degas, Pierre Bonnard, Claude Monet e tantissimi altri. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Le prime forme d’arte giapponese che giungono in Europa sono le stampe giapponesi, le Ukiyoe. Queste arrivano in Olanda, imbarcate sulle navi della Compagnia delle Indie.a.

 

Il loro fascino e il conseguente interesse dimostrato da moltissimi artisti europei risiedeva nella loro rappresentazione bidimensionale. Dalle figure umane caratterizzate dalla sinuosa linea curva che suggeriva il movimento. Un azione in contrasto con la stesura piatta e priva di chiaroscuro del colore. Dei soggetti dall’innovativo taglio e dall’assenza della prospettiva e della simmetria. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Nel 1868, a seguito della Restaurazione Meiji e dei radicali mutamenti politici e sociali che seguirono, il. Giappone inizia la sua apertura commerciale verso l’estero. Complice questa inedita situazione, dall’esportazione delle stampe giapponesi si passa rapidamente a tutte le forme dell’arte giapponese. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

L’eleganza insita in queste opere d’arte e la provenienza da un luogo sconosciuto e misterioso esercitano una forte attrattiva. Queste danno origine a un fenomeno culturale e artistico tipico della seconda metà dell’Ottocento. Avvenimento inizialmente localizzato in Francia, nazione da dove, con rapidità, si estende all’intera Europa. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Una situazione che trova nel Japonisme, in lingua italiana Giapponismo, la sua manifestazione più compiuta. Questa introduzione e il consecutivo coinvolgimento si manifestano come un fenomeno improvviso, dando origine, nell’arte europea, a una forte fase di rinnovamento.

 

Kitagawa Utamaro, Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige sono fra gli artisti giapponesi quelli che più influenzarono l’arte europea. Il primo con le sue rappresentazioni femminili e gli altri due con le loro composizioni paesaggistiche. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

 

Ben presto questo interesse per l’antiquariato giapponese dalle UkiyoE si rivolge a tutte le altre manifestazioni di quest’arte. Nasce il collezionismo della ceramica giapponese. Famose sono le porcellane di Hirado e Nabeshima. Apprezzati sono i manufatti prodotti a Sumida Gawa, Satsuma, Arita e Kutani.

 

Nelle Esposizioni Universali di Londra, Vienna e Parigi sono visibili e apprezzati oggetti d’uso, realizzati in ceramica, lacca e bambù. Anche questi trovano un ampio successo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya.

Il vivo interesse per tutte le forme d’arte giapponese permette la nascita della rivista. Le Japon Artistique, un mensile edito dal 1899 e interamente dedicato alla divulgazione dell’arte giapponese.

Compaiono i primi netsuke. Questi sono dei minuti oggetti tipici dell’antiquariato giapponese. In origine destinati all’uso pratico e decorativo sugli abiti maschili. Anch’essi, da subito, sono in balia di un forte collezionismo. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Dalle botteghe degli stessi artisti che producono i netsuke escono i ben più grandiosi Okimono. Degli oggetti decorativi, destinati all’esposizione nel tokonoma o nel butsudan. Il primo è una zona della casa tradizionale giapponese. Il secondo è l’altare presente nella abitazione.

 

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

 

Apprezzatissime e ricercatissime sono le leggerissime Urushi, gli oggetti realizzati in lacca. Caratterizzati dall’eleganza e dalla lucentezza. Questa è una delle forme d’arte giapponesi tradizionali più pregiate. Di questo materiale sono prodotti gli Inro e le Suzuri bako. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Una tradizione quella della lacca che al giorno d’oggi si ripropone nel corpo delle penne stilografiche prodotte dalla Namiki e delle pipe della Alfred Dunhill. Limited. Questi due ultimi oggetti presentano entrambi la lavorazione chiamata MakiE. Una tecnica artistica che prevede la realizzazione dei motivi decorativi in lacca disposti su una superficie dello stesso materiale.

 

Antiquariato e arte giapponese Kottoya

 

Gli smalti cloisonne sono un altro settore dell’arte dove gli artisti giapponesi hanno saputo esprimersi al meglio. Questa tecnica artistica, nel Paese del Sol Levante, ha una singolare storia. In quanto scoperta, andata persa e in seguito ritrovata.

Sempre all’antiquariato giapponese appartengono i Kakejiku o Kakemono. Questi rappresentano l’analogo giapponese dei quadri europei, come quest’ultimi sono visibili appesi a un muro.

L’unica differenza è nell’esposizione. Questa varia a secondo del periodo dell’anno e delle circostanze. Si presentano come dei rotoli, con alle estremità dei sostegni in legno. L’opera pittorica è realizzata su un supporto in tessuto o in carta.

Un’altra forma di pittura giapponese avviene sulla superficie dei Byōbu, i paraventi.

 

La Cerimonia del tè si caratterizza per l’impiego di una ampia serie di oggetti appositamente realizzati. Questi sono caratterizzati dalla suggestione della sensibilià del Wabi Sabi. Contraddistinguendosi per la raffinata esecuzione a cui fa da contrappeso un significativo costo. La tazza da dove si beve il tè la si vuole con un aspetto naturale e rustico. È scelta fra quelle modellate senza l’ausilio del tornio. In preferenza realizzata da un pezzo di argilla dalla forma concava. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

 

Nell’ambito dell’antiquariato giapponese un ruolo molto particolate è svolto dalle NihonTo, le lame forgiate in Giappone.

 

A queste si aggiungono tutti gli elementi che necessitano per montare e rendere utilizzabile l’arma. Fra quest’ultimi il ruolo principale è svolto dalla Tsuba, l’elsa della spada giapponese. Altri accessori, altrettanto interessanti, sono i Menuki e il Fuchi e il Kashira. Antiquariato e arte giapponese Kottoya. 

Le spade giapponesi si classificano in base alla lunghezza, questa è ancora espressa in Shaku. Quest’ultima è l’antica unità di misura della lunghezza giapponese. Basandosi sugli Shaku classifichiamo le lame tradizionali giapponesi in: Tachi, Katana, Wakizashi e Tanto. Dal 1891, uno Shaku equivale a 30,3 cm e a 11,93 pollici.

 

All’antiquariato giapponese appartengono molte altre espressioni, della quali parlerò nei prossimi scritti.

 

 

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L’antiquariato giapponese è un tributo alla raffinata estetica del Giappone.

 

Possedere o semplicemente acquistare un pezzo di antiquariato giapponese mostra un doppio interesse. Innanzitutto per l’arte e l’estetica del Giappone, e in secondo luogo, e forse con maggiore intensità, per la Terra del Sol Levante.

Questo suggestivo appellativo trova nella bandiera ufficiale del Giappone la sua prima e più autentica rappresentazione e giustificazione.

Il vessillo in lingua giapponese si chiama Hinomaru, un termine che letteralmente si traduce come il cerchio del sole. Da qui deriva la denominazione occidentale più nota, la bandiera del sole.

La Nisshōki, un altro termine utilizzato per indicare il vessillo, è caratterizzata da un cerchio di color rosso posto al centro di uno sfondo bianco.

Durante la seconda guerra mondiale, la marina militare giapponese adottò, come gagliardetto nazionale delle navi da guerra, una variante di questa bandiera. Questa manteneva il sole rosso su fondo bianco, ma con l’aggiunta di sedici raggi concentrici.

Un altro simbolo iconico del Giappone è il Fuji San, un vulcano situato sull’isola di Honshū. È la montagna più alta del Giappone e un luogo sacro per i giapponesi.

La sua immagine appare nelle Ukiyoe di Hokusai, un famoso artista giapponese. Autore di una serie di stampe intitolata Le trentasei vedute del Monte Fuji. A questi fogli grafici appartiene la sua xilografia più conosciuta: La grande onda presso la costa di Kanagawa.

Il Fuji San non è solo un soggetto amato dagli artisti giapponesi, ma anche un rinomato luogo di pellegrinaggio. Una monte consacrato dove ogni praticante dello shintoismo dovrebbe recarsi almeno una volta nella vita.

La tradizione del Giappone vuole che la cima del vulcano sia innevata per gran parte dell’anno. La popolazione giapponese crede che le pendici del monte siano abitate da numerosi Kami, le divinità e gli spiriti soprannaturali.

Il Fuji, insieme al monte Tate e al monte Haku, forma il Sanreizan, le tre montagne sacre del Giappone.

Questa premessa fa intuire la profondità nascosta nell’arte giapponese, dove ogni soggetto raffigurato sottintendere numerosi significati.

 

L’anatra mandarina, ad esempio, nel sentire nipponico rappresenta la fedeltà e la fortuna coniugale. Per questo motivo gli oggetti con questa raffigurazione sono graditi regali di nozze.

Questa figura è comune nei decori dei cloisonné, nei ricami, sulle ceramiche e sulle lacche. Tutti degli ambiti artistici dove l’arte giapponese si esprime al meglio.

I cloisonné sono degli oggetti ornamentaliSono realizzati su una base in metallo, sulla quale si realizza una decorazione a smalti colorati.

In Europa, le ceramiche giapponesi sono molto apprezzate e collezionate, in particolare quelle provenienti dalle fornaci di Satsuma, Arita, Kutani, Noritake, Nabeshima e Hirado.

Urushi è il termine giapponese impiegato per indicare la lacca. É questo un materiale con cui gli artisti giapponesi creano eleganti e lucenti oggetti. Caratterizzati dalla leggerezza e dall’utilizzo nella vita quotidiana. Tra i prodotti d’antiquariato giapponese in lacca, molto ricercati sono gli Inro e le Suzuri bako.

Un’altra forma d’arte giapponese è la lavorazione dei metalli, con il ferro come materiale principale. Dall’impiego di questo minerale nascono le famose spade giapponesi, le eleganti tsuba e le sontuose armature. Tutti degli emblemi che evocano la figura del samurai, l’indomabile guerriero giapponese.

La tsuba è l’elsa della spada giapponese, uno degli oggetti d’antiquariato giapponese più collezionati e il principale elemento decorativo della lama.

Se sei incuriosito, prova a consultare il mio catalogo oppure contattami.

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Per i beni d’antiquariato una condizione cruciale si presenta in occasione dell’acquisito e della vendita. In entrambi questi momenti, per muoversi al meglio, necessita conoscere una valutazione certa.

Queste sono tre circostanze decisive per qualunque transazione di beni d’antiquariato.

Questo sia che avvengano da parte di un opere del settore, di un collezionista o di semplice acquirente.

Sono queste tre situazioni correlate dove la possibilità dell’errore è incombente e ampia.

 

La valutazione di un oggetto d’antiquariato è un operazione che si basa su molteplici fattori. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

La partenza è sempre l’accurata analisi del bene d’arte.

Sulla raccolta di questi dati avviene l’inquadratura storica e il riconoscimento delle qualità dell’oggetto esaminato. 

 

È con questa analisi che si decide dell’autenticità dell’oggetto d’antiquariato. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

Conoscendo questi elementi si possono consultare i risultati economici ottenuti per oggetti simili nelle aste. Prezzi, il più delle volte, resi pubblici dalla casa d’asta.

In questi listini può anche capitare di ritrovare lo stesso oggetto che si sta trattando, questo è sempre un dato importante da esaminare con cura.

Dati simili appartengono anche all’esperienza dell’operatore, il quale, in precedenza, ha già trattato oggetti d’antiquariato somiglianti.

Tutti questi elementi sono concreti, sono dei dati reali basati sulle dominanti caratteristiche dell’oggetto trattato.

Questi fattori di giudizio risentono dell’influenza sia delle mode del momento sia della provenienza del bene.

Un oggetto appartenuto o legato a un personaggio molto noto ha da subito un incremento di valutazione.

Entrambi quest’ultimi parametri, per la loro natura, sono delle variabili imponderabili. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

Una diminuzione del valore commerciale è sempre data dalle imperfezioni presenti e dai conseguenti restauri subiti.

 

Al di sopra di tutto questo bagaglio di informazioni inopinabili agisce un fattore irrazionale, basato sul gusto maturato dall’operatore o dal collezionista.

 

Nell’antiquariato quest’ultimo è il vero motore del processo di acquisto e di vendita e opera in modo sostanziale sulla valutazione finale. Quella che le varie parti effettuano prima di concludere la transazione.

Un serio operatore nell’ambito dell’antiquariato compie l’acquisto, la vendita e la valutazione solo dopo l’accurata visione del bene. 

 

Un’immagine fotografica, sia a colori che in bianco e nero, può dare solo una prima idea, tutta da verificare, di persona, sull’oggetto d’arte.

L’operazione di valutazione non ha un iter prestabilito ma, varia a seconda dell’oggetto che ci troviamo di fronte.

 

Diverso è l’approccio di fronte a un quadro, una scultura, una stampa, una ceramica, una porcellana cinese, un libro e questo è un l’elenco che può proseguire all’infinito.

Per esempio nel caso dei dipinti e delle sculture il valore risente dell’artista che ha eseguito l’opera. A questo attributo si aggiunge il soggetto raffigurato, quest’ultimo è un fattore discriminante. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

Un quadro a tema religioso, sul mercato, è molto meno appetibile rispetto a una particolareggiata veduta di una città famosa. Un ritratto non regge il mercato, acquisisce un certo interesse solo se ritrae un personaggio noto.

Più l’oggetto d’arte o d’antiquariato è particolare, più necessita ricercare una persona esperta in quell’ambito.

 

Questo avviene per gli oggetti da collezione, sia antichi che non. Fra questi: i fermacarte, le tabacchiere, le penne stilografiche, i calamai e così via.

Un altro ambito dove la specializzatone è essenziale è l’antiquariato di oggetti orientali. Antiquariato Acquisto Vendita Valutazione.

 

In questo settore gli oggetti prodotti in Cina e in Giappone sono fra i più ricercati.
All’antiquariato giapponese appartengono: Tsuba, Menuki, Fuchi e Kashira, Ukiyo-e, Netsuke, Inro, Suzuribako, Cloisonne e cosi via. Queste sono tutte opere d’arte che parlano solo a chi li conosce a fondo.

La rarità è un’ultima caratteristica da prendere in considerazione, è questa da sempre una caratteristica ricercata ed apprezzata nell’ambito del commercio delle opere d’arte.

 

Un qualunque oggetto d’arte si definisce raro solo quando è noto in pochi esemplari. L’eccellenza più estrema è identificata negli oggetti di cui si può provare la certa unicità.

 

Hai un oggetto d’antiquariato, Vuoi domandare il parere gratuito di un esperto ?.

 

Nell’immagine in testa:. Franco Gentilini, Natura morta con bottiglia e melograni, Olio su tela. Il quadro appartiene al periodo precedente al trasferimento definitivo del pittore a Roma.

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Lodovico Pogliaghi, Figura femminile raffigurata di schiena, Carboncino

 

Antiquariato – Le mie consulenze

La consulenza sugli oggetti d’antiquariato o sulle opere d’arte è uno dei servizi che il sito Rari e Antichi offre gratuitamente a chiunque, desideri conoscere informazioni su ciò che possiede in collezione o su quello che arreda casa.

Questa cortesia è strettamente confidenziale e per nulla vincolante.

Una consulenza seria richiede la visione diretta dell’oggetto d’antiquariato o dell’opera d’arte, ma per iniziare si può partire da delle immagini del bene e dei suoi particolari più significativi.

Gli oggetti d’antiquariato o modernariato che più frequentemente mi sono sottoposti includono opere antiche giapponesi e cinesi, quadri antichi, dipinti moderni, disegni, ceramiche europee e orientali, vetri e argenti.

Nell’ambito dell’arte giapponese, i miei studi si concentrano sulle spade giapponesi e la loro montatura. Questa avviene con una serie di raffinati oggetti di piccole dimensioni, come la tsuba, i menuki, il fuchi e kashira.

Le stampe giapponesi Ukiyoe, i netsuke e il cloisonné sono altri ambiti di mio costante interesse.

Questo non esclude la mia attrazione verso tutte le altre forme di arte e antiquariato giapponese.

Le porcellane cinesi occupano una grande parte del mercato dell’antiquariato. Sono sempre difficili da valutare, ma proprio per questo affascinanti. La loro seduzione risiede nel costante margine di errore. La famiglia verde, rosa, gialla e nera esprimono ancora oggi la raffinata eleganza delle corti imperiali.

L’arte cinese ha raggiunto alti livelli nella lavorazione della giada, con oggetti di grande valore sul mercato dell’antiquariato. Questo grazie anche al grande favore che il minerale gode presso il popolo cinese.

Le ceramiche d’antiquariato includono maioliche, porcellane, terracotta e gres. Di origine sia europea che orientale, tutte sono degne della massima attenzione.

Fra le ceramiche giapponesi, trovo particolarmente affascinanti quelle provenienti dalle fornaci di Satsuma, Arita, Kutani, Noritake, Nabeshima e Hirado.

Per una valutazione accurata dei quadri antichi, è necessaria prima di tutto la rimozione della sporcizia che il tempo ha depositato sulla materia pittorica. Dopo quest’operazione, si ritrovano i colori originali o quanto più possibili simili. Non è escluso che compaia una firma, un monogramma o una data.

La rimozione dello sporco deve essere sempre eseguita da un professionista; il fai da te con materiali inadeguati è vivamente sconsigliato. Al restauro finito, è bene prendere contatto con un esperto nell’ambito della pittura suggerita dal quadro.

Per i dipinti moderni, è necessaria l’archiviazione dell’opera presso l’Archivio dell’autore, seguendo le regole della Fondazione o dell’Archivio, solitamente a pagamento. Alla fine, si ottiene l’ammissione o la negazione dell’opera tra quelle riconosciute dell’artista.

Per ceramiche e argenti, è utile cercare il marchio, che può indicare la fornace produttrice o il nome dell’argentiere e il titolo del metallo. Talvolta, fornisce anche l’anno o il periodo di realizzazione.

Il problema di questi marchi è la lettura: alcuni sono consumati e incomprensibili, altri indecifrabili, causando molte difficoltà.

Per le ceramiche del Novecento, l’ideatore è importante. Tra gli italiani più noti: Giò Ponti, Guido Andloviz e Antonia Campi. Altri grandi artisti includono Leoncillo Leonardi, Lucio Fontana, Arturo Martini e Fausto Melotti.