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Falsificazione e Falsi in Arte: Guida alla valutazione dei Disegni Antichi

 

Il mondo dei disegni antichi rappresenta uno dei comparti più affascinanti, ma al contempo insidiosi, del collezionismo e dell’antiquariato. Distinguere un foglio autentico da una sofisticata contraffazione richiede non solo un occhio allenato, ma una conoscenza profonda della storia dei supporti e dei mezzi traccianti.

Per chiunque desideri muoversi in quest’ambito collezionistico, vi sono due coordinate cronologiche storiche e tecnologiche che non ammettono deroghe:

  • Il XIII Secolo: è questo il periodo che vede la affermazione della carta. La prima cartiera europea è spagnola, risale del 1173, ed era attiva a Xàtiva, oggi San Felipe nella provincia di Valencia. In Italia centri di produzione erano Amalfi e Fabriano, per quest’ultima con una produzione documentata già nel 1264.
  • Il biennio 1560-1570: in questo periodo inizia l’utilizzo della grafite naturale. I primi disegni documentati eseguiti con questo materiale non possono essere antecedenti a questa data. Di conseguenza, un disegno attribuito al primo Rinascimento che presenti tracce di grafite rivela immediatamente la sua natura apocrifa.

 

La Fenomenologia del Falso nel disegno

 

L’universo delle opere su carta è, da sempre, uno dei terreni più frequentati e proficui per l’attività dei falsari. Nell’ambito del disegno, l’opera di imitazione è fortemente agevolata dall’immensa disponibilità di modelli iconografici a cui ispirarsi e dalla relativa facilità con cui è possibile intercettare e soddisfare le specifiche richieste dei collezionisti.

Il mercato dei disegni antichi si concentra principalmente su due generi specifici:

  1. Gli schizzi di figure: Studi anatomici, di movimento o di panneggio.
  2. Gli abbozzi preliminari: Tracciati spesso in modo frettoloso, concepiti originariamente come primo spunto visivo per la successiva esecuzione di opere monumentali.

Proprio da quest’ultima richiesta scaturisce una delle tecniche più insidiose: il falso di traduzione a ritroso. Il falsario non inventa una composizione, ma copia un’opera pittorica finita e storicamente celebre. Utilizzando il dipinto come fonte, ricrea graficamente i temi, le singole figure e le strutture compositive, identificando  il foglio ottenuto come il “bozzetto preparatorio” inedito del maestro.

 

Manipolazioni e Integrazioni sui Fogli Autentici, falsificazione falsi disegni antichi

A questa sorte non si sottraggono nemmeno i disegni realmente antichi. Fogli autentici ma frammentari nella composizione o esteticamente deboli sono spesso destinati a integrazioni da parte di mani esperte. Questo per migliorarne la composizione complessiva, rendendola più accattivante e commerciale.

Allo stesso modo, se un disegno antico di buona fattura è anonimo, la frode consiste nell’aggiungere ex novo una firma o un monogramma con le iniziali di un artista celebre e coerente con l’epoca del supporto.

In entrambi questi casi, se il supporto cartaceo e il medium grafico corrispondono perfettamente all’epoca dichiarata, l’unica difesa per il collezionista risiede nell’esame filologico dello storico dell’arte. Tuttavia, per quanto autorevole, l’occhio dell’esperto fornirà sempre un giudizio di valore soggettivo.

Più il lavoro di imitazione o di completamento è eseguito a regola d’arte, più risulterà ardua la scoperta dell’inganno. L’unico appiglio oggettivo risiede nell’analisi scientifico-diagnostica dei materiali: le caratteristiche fisiche della carta e la natura dello strumento impiegato per tracciare il segno.

 

La Chimica dei Materiali: Dalle Punte Metalliche alla Grafite

 

Prima della diffusione della grafite pressata, la tracciatura del disegno si affidava allo stilo, l’antenato delle odierne matite, costituito da una lega metallica tenerissima di piombo e stagno. Nel suo fondamentale trattato Il Libro dell’arte, Cennino Cennini consigliava per la sua realizzazione una proporzione ben precisa: una parte di stagno e due parti di piombo.

Sebbene questa informazione tecnica sia ampiamente nota ai falsari, la moderna scienza dei materiali offre un valido strumento di datazione. I progressi industriali nella raffinazione dei metalli hanno radicalmente modificato i materiali contemporanei rispetto a quelli antichi: nei metalli odierni le impurità interne sono drasticamente ridotte. L’analisi chimica degli elementi traccia presenti nel segno permette quindi di identificare la purezza moderna del metallo, svelando l’anacronismo.

Anche la morfologia del tratto è un indicatore e rivelatore. Un segno estremamente fine, nitido e costante è reso possibile solo dalle matite moderne, calibrate in più gradazioni di durezza e temperabili fino a raggiungere punte finissime. Uno stilo antico in piombo e stagno, per sua natura, non consentirà mai una simile modulazione del tratto.

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Studio della filigrana storica sotto luce radente per la datazione di un foglio antico

 

Un ulteriore ausilio fondamentale giunge dalla carta stessa, la quale può presentare una filigrana. Lo studio spettrografico e d’archivio di questo marchio impresso nella pasta cartacea rappresenta l’aiuto decisivo per determinare con esattezza il luogo e l’epoca di manifattura del foglio.

 

Grandi Falsari e Cronache Storiche: Da Michelangelo a Eric Hebborn, falsificazione falsi disegni antichi

 

Le cronache dedicate alla contraffazione dei disegni hanno origini antiche e annoverano protagonisti insospettabili. Lo stesso scultore Michelangelo Buonarroti nello svolgersi della sua epopea artistica si misura con il falso. Il Vasari narra nelle sue Vite come il giovane Michelangelo copiasse i disegni del suo maestro Domenico Ghirlandaio in modo talmente perfetto da trarlo in inganno; non solo, l’artista era solito realizzare repliche impeccabili di disegni di antichi maestri, invecchiandoli artificialmente per poi restituirli ai legittimi proprietari al posto degli originali, che tratteneva per sé.

Nel corso dell’Ottocento, lo scultore fiorentino Egisto Rossi si distinse come abilissimo artefice di falsi disegni attribuiti ad artisti a lui contemporanei o di poco antecedenti, con una particolare e fortunata specializzazione nelle grafiche di Antonio Canova.

Nel panorama della falsificazione contemporanea, un posto d’onore spetta all’inglese Eric Hebborn (1934–1996). Dotato di una tecnica d’eccezione e di una profonda conoscenza dei ricettari storici, Hebborn è l’autore di centinaia di falsi disegni attribuiti a importanti maestri di tutte le epoche, come: Jan Brueghel, Giambattista Tiepolo, Francesco del Cossa, Antoon van Dyck, Jean-Baptiste Camille Corot, Andrea Mantegna, Pieter Paul Rubens e Giovan Battista Piranesi.

Molti di questi fogli furono riconisciuti come autentici dalle più grandi case d’asta e istituzioni museali del mondo. La parabola terrena di Hebborn si concluse tragicamente a Roma nel 1996, dove morì a seguito di una misteriosa e violenta aggressione stradale, un episodio che molti cronisti dell’arte lessero come l’oscura testimonianza della pericolosità e degli interessi economici legati al mondo dei falsari.

 

Quando dal disegno originale nasce una stampa silografica falsa

 

Nel variopinto mondo dell’arte si trova anche il fantasioso operato dell’americano Earl M. Washington entrato nelle cronache come falsario specializzato in stampe. Abile incisore, Washington si specializzò nella tecnica della xilografia, intagliando matrici di legno per riprodurre disegni di altri grandi artisti. Creando delle grafiche totalmente estranee alla reale produzione di quegli autori, che il falsario immetteva sul mercato spacciandole per fortuiti ritrovamenti di edizioni storiche sconosciute.

 

Un accenno ad altre fantasiose falsificazioni cartacee

 

Spostandoci dall’ambito storico-artistico a quello strettamente documentario e bibliografico, spicca la figura dell’irlandese William Henry Ireland, attivo alla fine del Settecento. Ireland realizzò una imponente serie di documenti contraffatti interamente dedicati alla figura di William Shakespeare.

Il principale acquirente di queste imitazioni era paradossalmente suo padre, un collezionista ossessionato dai cimeli shakespeariani. Dopo avergli venduto il primo falso (un finto contratto d’affitto per un immobile nell’area londinese di Blackfriars), Ireland ne produsse molti altri. La mole dei documenti contraffatti fu tale che il padre, nel 1796, diede alle stampe il volume Miscellaneous Papers and Legal Instruments under the Hand and Seal of William Shakespeare. L’esposizione pubblica del testo scatenò il vaglio della critica scientifica, costringendo William Henry a confessare la frode. Ciononostante, in virtù di un curioso cortocircuito psicologico, il padre e numerosi amatori rimasero fermamente convinti dell’autenticità di quei documenti.

 

Quando il disegno svela il falso: Il Laboratorio di Reinhold Vasters

 

Esistono infine circostanze storiche in cui il disegno d’archivio compie il percorso inverso, trasformandosi nello strumento definitivo per smascherare un falso. È il caso di Reinhold Vasters, orafo e restauratore attivo ad Aquisgrana tra il 1853 e il 1890.

Accanto alla sua regolare e stimata attività professionale, Vasters creò segretamente una splendida serie di gioielli e manufatti in metallo prezioso, immessi sul mercato internazionale e acquistati dai più grandi musei come inestimabili capolavori del Rinascimento.

La prova inconfutabile della gigantesca truffa emerse solo nel XX secolo, grazie al ritrovamento dei disegni tecnici d’officina provenienti dal suo laboratorio: i dettagliati schizzi preparatori a firma di Vasters dimostrarono che quei celebri monili non erano antichi, bensì raffinate creazioni ottocentesche uscite dalla sua mano.

 

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Nino Za caricaturista scrittore e mercante d’arte

Nino ZA GRETA GARBO Disegno originale raffigurante il volto della diva

Nino Za il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte

Nino Za è figura poliedrica É il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte.

Giuseppe Zanini è il suo vero nome. Nino Za è lo pseudonimo. Polivalente personaggio. Nato a Milano, l’undici dicembre del 1906. Deceduto a Roma, l’undici marzo del 1996. E’ sepolto a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia.

In vita è pittore, caricaturista, scrittore, gallerista e collezionista d’arte.

L’inizio della sua attività di caricaturista risale al 1927.

Quando lavora in teatro. Esibendosi nell’avanspettacolo. Qui realizzava le sue prime caricature. Con rapido tratto immortalava i personaggi più in voga del momento.

Dal 1930 si assiste all’ufficializzazione della sua attività di pittore caricaturista. Questo avviene  a Udine. Città dove già da qualche anno viveva. Alloggiato presso le zie materne.

Con le sue caricature impone con uno stile personale. Ritraendo, in forma caricaturale, i divi del cinema.

Nelle sue opere si ritrovano i volti di: Greta Garbo. Clark Gable. Sophia Loren. Marilyn Monroe. Sergio Tofano. il registra Federico Fellini, suo grande ammiratore e molti altri.

Fra il 1945 e il 1948, le sue caricature sono pubblicate sul giornale umoristico del PUF, il partito umoristico friulano. 

Raffigurano i personaggi di spicco del Friuli. 

A questa attività affiancò quella di gallerista. Pproponendo mostre di pittori d’avanguardia.

Nel 1952, a Udine, in via Mercato vecchio, apre la “Piccola Galleria”, presso il ristorante Al Monte.

Durante la stagione estiva e invernale l’attività commerciale è trasferita a Cortina d’Ampezzo.

Nel 1955 si rasferisce a Roma. Qui aprirà la Galleria Zanini. Collocata nella centrale via del Babuino e con l’assistenza della moglie Germana Gerardi.

In questo locale sono esposte e vendute le opere dei più importanti maestri figurativi dell’arte italiana del periodo.

Sulle pareti trovavano posto le opere di: Giorgio de Chirico. Massimo Campigli. Felice Casorati. Mario Sironi. Carlo Carrà. Filippo de Pisis. Renato Guttuso. Giuseppe Cesetti. Ottone Rosai. Fiorenzo Tomea. Virgilio Guidi e Arturo Tosi.

Per molti di loro la signora Zanini diventò anche modella e dai loro pennelli escono numerose opere che la ritraggono.

Con la gran parte di questi artisti Nino Za intrattenne forti legami d’amicizia. Collezionò con grande passione e competenza le loro opere.

L’attività della galleria non trascurava gli artisti emergenti. Fra questi i friulani: Giovanni Toffolo Anzil (1911-2000). Giorgio Celibertic (1929). Carlo Ciussi (1930 – 2012). Angelo Variola (1906 – 1974). Giuseppe Zigaina (1924 – 2015)  e lo scultore e scenografo Marcello Mascherini (1906 – 1983).

Questa occupazione commerciale, con il passare del tempo, diventerà predominante.

Allontanando Nino Za sempre più dalla sua attività di disegnatore.

Tanto che, dagli anni quaranta, si perdono notizie delle sua attività artistica e del successo vissuto degli anni trenta.

Ci vorrà un investigatore privato e l’interessamento dell’editore Domenico Del Duca per riportarlo alla caricatura.

Nel 1967 inizia una collaborazione per L’Intrepido. Un settimanale sul quale riprende la pubblicazione delle sue caricature di cantanti e personaggi dello spettacolo.

Dagli anni sessanta Zanini inaugura la nuova occupazione di scrittore. Collaborando con vari giornali e pubblicando racconti su riviste.

Il museo della Caricatura di Tolentino, in provincia di Macerata, ha nella propria raccolta alcune caricature realizzate da Nino Za.

 

La tiratura, l’acciaiatura della lastra, la prova d’autore e la firma

La carta, la filigrana e lo stato

Stampe d’arte e le loro tecniche artistiche

Vittorio Accornero de Testa e le illustrazioni per la Sylvie di Gerard de Nerval

Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio

 

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L’immagine raffigura una caricatura originale realizzata da Nino Za intitolata Greta Garbo.

Disegno originale. Raffigura il volto della diva. Girato verso sinistra, a occhi chiusi, con lunghe sopracciglia e con la guancia appoggiata alla mano. Realizzato a gessetti colorati. Usando i colori: nero, giallo, rosso, blu, viola, marrone, bianco e verde.

Il supporto è un cartoncino di color grigio. Misura 44,5 x 29,4 cm. Il disegno occupa tutta la superficie del supporto.

In basso a sinistra, a carboncino nero, la firma (Za) e la data (1930).

In basso al centro a carboncino nero Greta Garbo.

Unito Cartone con dedica di due righe, a carboncino nero, manoscritta, datata e firmata per esteso Nino Za.

 

Bibliografia:

  • Nino Za. Catalogo della mostra antologica tenuta dal 29 settembre al 10 ottobre 1986 a Torino presso il Museo nazionale del cinema. Centro arti umoristiche e satiriche. Edito da Umberto Allemandi nel 1986. Con presentazione di Stefano Reggiani

  • Nino Za. Il caricaturista degli anni ’30. Der Karikaturist der dreissiger Jahre. A cura di Luigi Lambertini. Bologna. Bora stampa. 1982.

  • Nino Za. Uno dei percorsi espositivi della mostra Le arti a Udine nel Novecento. Catalogo della mostra. Udine. Artestudio Clocchiatti. 2001.

  • Un volto del Novecento. Da De Chirico a Campigli. La collezione Zanini. Catalogo della mostra (Udine). A cura di Isabella Reale. Milano. Mazzotta, 2003.