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Benandanti Malandanti folclore friulano

Benandanti Malandanti folclore friulano

Benandanti Malandanti folclore friulano.

 

Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Il loro ruolo all’interno della società contadina friulana e le accuse di stregoneria da parte della Santa Inquisizione.

 

I Benandanti e i Malandanti sono delle figure contrapposte che richiamano fortemente alle tradizioni popolari del loro territorio. Dei personaggi che ci trasportano nell’Italia nord orientale, nella regione storico geografica del Friuli.

Delle figure che rievocano il lavoro dello storico Carlo Ginzburg. Promotore di una attività basata sulla consultazione e sullo studio dell’amplia documentazione sull’argomento. Tutti dei documenti conservati nell’archivio della Curia Arcivescovile della città di Udine.

Prima del lavoro di Ginzburg sul tema mancavano studi di qualunque specie. A lui, storico della stregoneria, spetta il merito di aver distinto la figura del Benandante da quella dello stregone. E di averla ravvicinata a quella dello sciamano.

Coloro che prima di lui si erano occupati del tema, avevano identificato il termine Benandante come uno sinonimo del vocabolo stregone. Questa assimilazione è il frutto di ben precise interferenze volute dalla Santa Inquisizione e dal Sant’Uffizio. Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Questi due poteri, non paghi della sola identificazione della figura dello stregone, affiancano a questa presenza quella del  diavolo e il sabba. Questo al fine di meglio perseguire i loro fini. 

Questo ingresso avviene con l’ammaestramento delle confessioni rilasciate dagli imputati di stregoneria. 

Gli incriminati sono posti sotto tortura e suggestionati dalle parole pronunciate degli inquisitori. Sono incalzati nelle loro risposte a sovrapporre e identificare la stregoneria diabolica con le superstizioni e gli antichi culti esistenti, in precedenza, in quella regione.

 

Benandanti Malandanti folclore friulano
Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano, il loro ruolo all’interno della società contadina friulana. Le accuse di stregoneria dalla Santa Inquisizione.

Ginzburg studia gli atteggiamenti religiosi della società contadina friulana fra la fine del XVI e la metà del XVII secolo. Individua la discrepanza ben presente tra il giudizio colto dei giudici inquisitori e quello popolare, proprio degli accusati, i Benandanti. Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Questi ultimi sono i testimoni e i fautori di una stregoneria popolare. Questa trova la sua nascita e la sua giustificazione nell’esistenza in quella regione di un antico culto di fertilità. Una pratica incarnata dai Benandanti, difensori dei raccolti, della fertilità dei campi e della prosperità della collettività.

I Benandanti potevano essere sia uomini sia donne, erano possessori di capacità magiche innate. Tutti erano accomunati dall’essere nati con la camicia, ovvero con il sacco amniotico integro, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

 

Quest’ultimo era poi in parte conservato e tenuto appeso al collo. Garantendo, con la sua presenza, la continuità dei poteri del Benandante. Infatti la sua perdita coincideva con la scomparsa anche dei poteri magici.

Quattro volte l’anno, una volta per ogni stagione, nel periodo delle quattro tempora, i Benandanti erano chiamati al loro compito. Lasciavano i loro corpi fisici e intraprendevano, durante il sonno, un viaggio extra corporeo. Questa era un’esperienza onirica, percepita dai Benandanti come reale.

 

In quei viaggi, gli uomini, sotto forma di piccoli animali, volando fra le nuvole. In luoghi predefiniti. Lì combattevano contro i Malandanti, ovvero le streghe e gli stregoni. Nello scontro, i Benandanti erano equipaggiati con steli di finocchio, i Malandanti erano muniti con canne di sorgo. La vittoria dei Benandanti garantiva la prosperità della collettività, mentre la loro sconfitta portava carestia e malattia.

Le donne erano anch’esse impegnate a far prevalere il bene sul male. Questo avveniva con la partecipazione a grandi feste. Presiedute da una donna, la Badessa e, con la partecipazione di un folto gruppo di ospiti composto da: spiriti, fate e altre creature sovraumane.

Benandanti Malandanti folclore friulano
Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano, il loro ruolo all’interno della società contadina friulana. Le accuse di stregoneria dalla Santa Inquisizione.

I Benandanti sono delle figure che ci trasportano in un mondo fatto di magia e mistero. 

I documenti sulle loro vicende risalgono alla fine del Cinquecento e a parte del Seicento.

Dalla lettura di questi testi si ha una visione delle loro credenze e del loro operato. Entrambi incentrati sui viaggi notturni compiuti al di fuori del corpo fisico.

Come si diventava un Benandante?

Fanno parte di questa compagnia tutti quelli che sonno nati vestiti. Et quando vengono alli venti anni, chiamati a guisa del tamburo che chiama li soldati, et a noi bisogna andare.

L’essere nati vestiti significava l’essere avvolti, al momento della nascita, dalla membrana amniotica. Del tessuto placentale è conservato, benedetto e sempre portato al collo del Benandante.

In quale forma i Benandanti si recavano a questi incontri notturni ?, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Durante il sonno, lo spirito del Benandante risponde alla richiesta di chiamata. È lo spirito mio che va fuori. Et se per caso, mentre noi siamo fuora, uno andasse con il lume, et reguardasse il corpo sempre. Lo spirito non ritornerebbe mai dentro fino a che non finissimo di guardare per quella notte. Et se quel corpo, apparendo come morto, fosse posto sotto terra. Il spirito andrebbe vagando per il mondo fino a quel ora che quel corpo doveva morire.

Un ben andante parla dei suoi viaggi notturni.

Dal dialogo fra un uomo istruito e un Benandante. Il primo, con atteggiamento di burbanzosa superiorità verso le superstizioni del popolo, chiede: Ė egli vero, valent’uomo che tu sia un Benandante?. Il secondo annuisce. L’altro s’informa subito su ciò che più gli interessa: Se egli aveva cognizione de le streghe et de loro malie et fattucchierie. Tutte delle conoscenze che tendono a riassumere il potere dei Benandanti. Il secondo annuisce. Allora l’uomo istruito domanda suo convegni notturni: dove vanno, quanti sono, cosa fanno e così via. Il Benandante risponde che Egli va la notte in spirito sul prato della chiesa di San Canziano [d’Isonzo], in compagnia di altri Benandanti.

Tra i quali un vecchio che aveva cognizione di morti. Cioè che li vedeva ne le pene ne le quali erano, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

A questi convegni: Alcuno andava sopra lievori, altri sovra cani, altri sovra porcelle. Et altri sovra porci di quelli de li peli longhi et che li stanno ribuffati in su, et chi sopra altri animali. Giunti sul prato, Così gl’uomini come le donne saltano, et alle volte mangiano, et a quella giesiola vanno con caldelette accese .

Quando avvenivano questi viaggi notturni.

Il giovedì de tutte le quattro tempora de l’anno erano destinati a andare insieme con questi stregoni in più campagne. Come a Cormos, avanti alla chiesa di Iassico, et insino su la campagna di Verona. Nel calendario liturgico del rito romano le Quattro Tempora erano quattro distinti periodi dell’anno dedicati alla preghiera e al digiuno. Ogni arco di tempo durata di tre giorni, non consecutivi ma, appartenenti alla stessa settimana

Cosa succedeva durante il viaggio al di fuori del corpo fisico.

I Benandanti Combattevano, giocavano, saltavano, et cavalcavano diversi animali. Et facevano diverse cose fra loro; et le donne battevano con canne di sorgo gli uomini che erano con loro. Et li quali avevano in mano delle mazze di finocchio.

E alla fine dell’incontro scontro, Le figure dei Benandanti e dei Malandanti nell’ambito del folclore friulano.

Quando le streghe, strigoni et vagabondi tornano da questi giochi pieni di caldo e stanchi. Nel passar delle case se trovano acqua chiara et netta nei secchi, la bevono. S’anco non vanno alla cantina et mettono sotto et sopra tutto il vino.

Nelle tradizioni popolari friulane il Benandante come era considerato.

Esistono degli stregoni detti Benandanti, i quali impediscono il male, mentre altri stregoni lo fanno.

Li stregoni et le streghe quando si partono vanno a far del male, et bisogna che siano seguitati, per impedirlo, dai Benandanti.

che sono buoni,

I Benandanti erano anche dei guaritori.

Questo ragazzo, noto come Benandante, aveva dapprima curato con successo un bambino. Dopo averlo disfatto miracolosamente dalle malie. Egli aveva infatti suggerito di porre sotto il cuscino o il capezzale dell’infermo: Aglio et finocchio. Così che per quella notte le streghe non sarebbero andate a molestar quella creatura. Anche qui, il finocchio è usato come un arma contro le streghe. Con questo accorgimento, il bambino aveva passato, dopo molti giorni, una notte tranquilla.

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Nino Za caricaturista scrittore e mercante d’arte

Nino ZA GRETA GARBO Disegno originale raffigurante il volto della diva

Nino Za il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte

Nino Za è figura poliedrica É il caricaturista lo scrittore e il mercante d’arte.

Giuseppe Zanini è il suo vero nome. Nino Za è lo pseudonimo. Polivalente personaggio. Nato a Milano, l’undici dicembre del 1906. Deceduto a Roma, l’undici marzo del 1996. E’ sepolto a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia.

In vita è pittore, caricaturista, scrittore, gallerista e collezionista d’arte.

L’inizio della sua attività di caricaturista risale al 1927.

Quando lavora in teatro. Esibendosi nell’avanspettacolo. Qui realizzava le sue prime caricature. Con rapido tratto immortalava i personaggi più in voga del momento.

Dal 1930 si assiste all’ufficializzazione della sua attività di pittore caricaturista. Questo avviene  a Udine. Città dove già da qualche anno viveva. Alloggiato presso le zie materne.

Con le sue caricature impone con uno stile personale. Ritraendo, in forma caricaturale, i divi del cinema.

Nelle sue opere si ritrovano i volti di: Greta Garbo. Clark Gable. Sophia Loren. Marilyn Monroe. Sergio Tofano. il registra Federico Fellini, suo grande ammiratore e molti altri.

Fra il 1945 e il 1948, le sue caricature sono pubblicate sul giornale umoristico del PUF, il partito umoristico friulano. 

Raffigurano i personaggi di spicco del Friuli. 

A questa attività affiancò quella di gallerista. Pproponendo mostre di pittori d’avanguardia.

Nel 1952, a Udine, in via Mercato vecchio, apre la “Piccola Galleria”, presso il ristorante Al Monte.

Durante la stagione estiva e invernale l’attività commerciale è trasferita a Cortina d’Ampezzo.

Nel 1955 si rasferisce a Roma. Qui aprirà la Galleria Zanini. Collocata nella centrale via del Babuino e con l’assistenza della moglie Germana Gerardi.

In questo locale sono esposte e vendute le opere dei più importanti maestri figurativi dell’arte italiana del periodo.

Sulle pareti trovavano posto le opere di: Giorgio de Chirico. Massimo Campigli. Felice Casorati. Mario Sironi. Carlo Carrà. Filippo de Pisis. Renato Guttuso. Giuseppe Cesetti. Ottone Rosai. Fiorenzo Tomea. Virgilio Guidi e Arturo Tosi.

Per molti di loro la signora Zanini diventò anche modella e dai loro pennelli escono numerose opere che la ritraggono.

Con la gran parte di questi artisti Nino Za intrattenne forti legami d’amicizia. Collezionò con grande passione e competenza le loro opere.

L’attività della galleria non trascurava gli artisti emergenti. Fra questi i friulani: Giovanni Toffolo Anzil (1911-2000). Giorgio Celibertic (1929). Carlo Ciussi (1930 – 2012). Angelo Variola (1906 – 1974). Giuseppe Zigaina (1924 – 2015)  e lo scultore e scenografo Marcello Mascherini (1906 – 1983).

Questa occupazione commerciale, con il passare del tempo, diventerà predominante.

Allontanando Nino Za sempre più dalla sua attività di disegnatore.

Tanto che, dagli anni quaranta, si perdono notizie delle sua attività artistica e del successo vissuto degli anni trenta.

Ci vorrà un investigatore privato e l’interessamento dell’editore Domenico Del Duca per riportarlo alla caricatura.

Nel 1967 inizia una collaborazione per L’Intrepido. Un settimanale sul quale riprende la pubblicazione delle sue caricature di cantanti e personaggi dello spettacolo.

Dagli anni sessanta Zanini inaugura la nuova occupazione di scrittore. Collaborando con vari giornali e pubblicando racconti su riviste.

Il museo della Caricatura di Tolentino, in provincia di Macerata, ha nella propria raccolta alcune caricature realizzate da Nino Za.

 

La tiratura, l’acciaiatura della lastra, la prova d’autore e la firma

La carta, la filigrana e lo stato

Stampe d’arte e le loro tecniche artistiche

Vittorio Accornero de Testa e le illustrazioni per la Sylvie di Gerard de Nerval

Angelo Bottigelli pittore incisore scrittore e antiquario a Busto Arsizio

 

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L’immagine raffigura una caricatura originale realizzata da Nino Za intitolata Greta Garbo.

Disegno originale. Raffigura il volto della diva. Girato verso sinistra, a occhi chiusi, con lunghe sopracciglia e con la guancia appoggiata alla mano. Realizzato a gessetti colorati. Usando i colori: nero, giallo, rosso, blu, viola, marrone, bianco e verde.

Il supporto è un cartoncino di color grigio. Misura 44,5 x 29,4 cm. Il disegno occupa tutta la superficie del supporto.

In basso a sinistra, a carboncino nero, la firma (Za) e la data (1930).

In basso al centro a carboncino nero Greta Garbo.

Unito Cartone con dedica di due righe, a carboncino nero, manoscritta, datata e firmata per esteso Nino Za.

 

Bibliografia:

  • Nino Za. Catalogo della mostra antologica tenuta dal 29 settembre al 10 ottobre 1986 a Torino presso il Museo nazionale del cinema. Centro arti umoristiche e satiriche. Edito da Umberto Allemandi nel 1986. Con presentazione di Stefano Reggiani

  • Nino Za. Il caricaturista degli anni ’30. Der Karikaturist der dreissiger Jahre. A cura di Luigi Lambertini. Bologna. Bora stampa. 1982.

  • Nino Za. Uno dei percorsi espositivi della mostra Le arti a Udine nel Novecento. Catalogo della mostra. Udine. Artestudio Clocchiatti. 2001.

  • Un volto del Novecento. Da De Chirico a Campigli. La collezione Zanini. Catalogo della mostra (Udine). A cura di Isabella Reale. Milano. Mazzotta, 2003.