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Le ceramiche di Sumida o Sumida Gawa

Le ceramiche di Sumida Gawa o Sumida

Le ceramiche di Sumida o Sumida Gawa.

La fabbrica di ceramiche di Sumida o Sumida Gawa è attiva in Giappone dalla fine del XIX secolo.

I suoi prodotti sono oggi indicati con i nomi: Sumida o Sumida Gawa.

Altri vocaboli impiegati per indicare questa manifattura sono: Ware Poo, Banko e Asakusa Banko.

Fra tutti Ware Poo è il termine che può creare maggiore confusione. Questo perchè è il nome proprio di un vasaio cinese.  Autore e  produttore di ceramiche simili a quelle realizzate da Sumida.

Banko è una parola giapponese che serviva per indicare i souvenir venduti nella città di Tokyo.

L’attuale denominazione prende il nome da uno dei fiumi che scorrono per Tokyo. Il letto del fiume Sumida passa nelle vicinanza del distretto di Asakusa. Il luogo dove tradizionalmente sono collocate le fabbriche di ceramica operanti nella capitale del Giappone,

Questa adiacenza contribuisce ad identificare il nome del fiume con il nome della manifattura lì vicino situata.

Sia la fabbrica che le ceramiche che ha prodotto sono poco conosciute. Le scarse notizie attendibili hanno permesso l’affermarsi di dati spesso fra loro contrastanti e in parte sbagliati.

Le informazioni storiche certe sulla manifattura di Sumida sono poche.

Un riferimento è il catalogo, stampato nel 1916, dell’importatore A. A. Vantine & Co di New York.

Ove alcune pagine annoverano delle illustrazioni in bianco e nero dei pezzi della manifattura allora importati. Aggiungendo per ogni ceramica la descrizione, le dimensioni e il prezzo di vendita.

Sumida nasce dopo poco tempo l’apertura commerciale forzata del Giappone, imposta dal commodoro Matthew Calbraith Perry. Motivata dalla elevata richiesta in Europa e in America di prodotti provenienti dal Giappone.

La ceramica era prodotta per essere venduta al di fuori dei confini del paese del Sol Levante. In quei luoghi dove la moda del giapponesismo imponeva parte dell’arredo fatta con: ceramiche, avori, lacche e bronzi. Tutti di provenienza giapponese. Questo avveniva in una vera casa vittoriana. Nella quale non poteva mancare una stanza o almeno una parte della stessa dedicata all’oriente.

I manufatti cotti da questa fabbrica ceramica sono nella maggioranza di piccole dimensioni. Creati espressamente per essere esportati in Occidente. Al giorno d’oggi questi oggetti sono difficili da reperire ma, sempre facilmente identificabili.

Non può che stupire la grande varietà di forme allora in produzione e l’ironia dei decori che le ornavano, composti da figure applicate in rilievo.

Questa produzione ceramica non si riconosce con la classica ceramica giapponese. In quanto è in palese contrasto con i canoni tradizionali del Sol Levante. Le ceramiche di Sumida Gawa non presentano né il minimalismo né la delicatezza tipici dell’arte del Giappone.

Con tutta probabilità la produzione ceramica di Sumida si basa sul lavoro di tre generazioni di una singola famiglia.

Il capostipite è Inoue Ryosai ( 1828 – ? ). Seguito dal figlio Inoue Ryosai II, nato circa nel 1860, e dal nipote, Inoue Ryosai III ( 1888 – 1971 ).

Inoue Ryosai è un vasaio proveniente dalla città di Seto. Dal 1875 al 1900 lavorò a Tokyo. In questa metropoli, dalla fine degli anni novanta del XIX secolo, sviluppa uno stile personale. Questa maniera prevede l’applicazione sulla superficie dei suoi manufatti di un decoro costituito da figure umane e animali. Realizzate in rilievo. Unito all’uso di abbondante e fluente smalto.

Il figlio Inoue Ryosai II lavorò nella fornace di Tokyo.

Il nipote, Inoue Ryosai III, nel 1924, trasferì la sede della manifattura a Yokohama. In questo nuovo spazio introduce nella tavolozza dei nuovi colori, per esempio il color arancione.

Sumida conobbe il suo periodo di massimo splendore tra il 1800 e il 1920. Continuò il suo lavoro durante la seconda guerra mondiale e per un breve periodo dopo la fine delconflitto.

I tre ceramisti più importanti della manifattura di ceramiche di Sumida Gawa sono il fondatore Inoue Ryosai e gli allievi: Hara Gozan e Ishiguro Koko. Fra gli artisti attivi  alle ceramiche di Sumida Gawa sono da ricordare: Sakurai Fuji e Sezan.

Nelle ceramiche di Sumida Gawa non tutti i pezzi sono marcati.

Le firme degli autori, quando presenti, si trovano su un lato, in corrispondenza della base. Possono appaiono impresse nella pasta oppure manoscritte in caratteri squadrati di color blu. Dipinti su una placca smaltata in color bianco apposta sul pezzo.

Le ceramiche che presentano la firma di Inoue Ryosai I giunte ai niostri giorno sono poche.

Per le ceramiche di Sumida Gawa si conoscono settanta diversi marchi e le firme apposte dai ceramisti.

La produzione ceramica è costituita in prevalenza da oggetti d’uso domestico.  Abbiamo: teiere, posa ceneri e vasi.

La caratterizzata della ceramica è la pesantezza.

I prodotti il più delle volte sono smaltati con abbondanza. Tanto da provocare delle colate di smalto lungo le superfici e spesso anche delle goccioline lungo il corpo dell’oggetto.

L’argilla costituisce il materiale principale dell’oggetto ceramico. É cotta a bassa temperatura. Questa metodo ha il limite di rendere delicati i manufatti.

La forma impressa all’argilla è ottenuta con la lavorazione al tornio. In seguito completata con l’innesto di alcuni elementi decorativi tridimensionali realizzati in argilla e in porcellana.

Le forme plastiche delle ceramiche sono abilmente progettate. Queste per la metà superiore o poco meno sono parzialmente ricoperte da colate di smalto di due o più colori.

I colori degli smalti più comuni sono il: rosso arancio, il blu, il marrone, il nero, il verde, il viola e il bianco sporco.

La parte del corpo non invetriata è dipinta nei colori rosso, verde, nero e arancione.

Esistono pezzi completamente invetriati e pezzi completamente privi di smalto.

Spesso la decorazione è ispirata dall’umorismo. Realizzata con il pronunciato rilievo di scenette composte da figure umane e animali applicate.

Molte delle scene che ornano le ceramiche prodotte da Sumida Gawa descrivono delle favole appartenenti al folklore giapponese.

Lungo è elenco dei decori applicati.

Per i vegetali: bambù e diverse varietà di fiori e alberi.

Per gli animali, i più comuni sono: gli elefanti, i draghi, le tigri, i cervi, i leoni, gli orsi, volpi e i lupi.

Tutte le figure sono ambientate in paesaggi o in grotte. Queste ultime sono realizzate da fori che a volte diventavano delle maniglie. Altre volte questi incavi formano: case, montagne, laghi. Infine il più delle volte questi scenari sono delle formazioni rocciose come: cenge, massi e ripidi pendii.

Una grande varietà di generi umani abita queste ceramiche. Troviamo: contadini, samurai, donne vestite in kimono, pellegrini, funzionari governativi, bambini e rakan.

Quest’ultimo è un discepolo buddista. Caratterizzato dalle orecchie dai lunghi lobi, dalle folte sopracciglia e dalla magrezza tipica dell’asceta.

Fra tutti gli animali la scimmia vanta un posto di privilegio. Anche perchè è un animale molto spesso presente in numerosi racconti giapponesi.

Un esempio è il vaso realizzato da Inoue Ryosai I. Alto settantaquattro centimetri. Dove trecentocinquantaquattro figure di scimmia sono ambientate sulle e fra le case di un villaggio. Ora nella collezione del Museo Lightner a St. Augustine in Florida.

Un altra ceramica degna di menzione è quella realizzata da Ishiguro Koko. É ornata da cinquecento rakan. Vincitrice nel 1899 del primo premio in una mostra a Tokyo. Ora esposta al Walter Gorge Vincent Smith Art Museum a Springfield nel Massachusetts.

La complessità delle figure applicate è spesso sorprendente.

Le opere più antiche sono caratterizzate dalla ricchezza del modellato dei volti dei soggetti. In queste ceramiche il viso dei personaggi applicati è definito in ogni singolo particolare. Presenta gli occhi, le labbra, i e perfino e la lingua plasmati con accuratezzal Questo al fine di specificare con minuzia ogni singolo dettaglio.

Più tardi, forse a seguito della maggiore richiesta e della conseguente velocizzazione della produzione, tutti i particolari sono meno dettagliati ed elaborati. Riducendo una bocca in origine ricca di denti, a una sola linea.

Ancora più stupefacente è la grande ampiezza degli oggetti ceramici realizzati.

Nella produzione delle ceramiche di Sumida si possono trovare vasi in una gamma enorme di stili e forme. Porta vasi con e senza piedistallo. Vasi con coperchio e da appendere. Set per fumatori, umidificatori, barattoli per il tabacco, portacenere. Teiere, servizi da tè, caffè e cioccolata. Cesti, brocche e boccali. Le navi della fortuna. Figure di Buddha, pescatori, samurai e lottatori di sumo. Basi per lampade, brucia profumi, calamai, bugie, ornamenti da tavola, porta capelli e molto altro ancora.

Con l’approvazione della legge McKinley, dopo il 1891, per tutte le importazioni verso gli Stati Uniti d’America si deve specificare il paese d’origine. Per questa ragione alle ceramiche di Sumida è apposta una etichetta. Realizzata in carta con stampato in lingua inglese la scritta Japan oppure Made in Japan.

Questa etichetta è una vera rarità, al momento se ne conosce una sola apposta su una lampada.

Sorte analoga è riservata ai pezzi destinati Inghilterra, dove sull’etichetta è  stampata con la scritta Foreign.

Le false ceramiche di Sumida Gawa sono pochema,  esistono!

Nella maggioranza dei casi sono pezzi d’epoca con decori e colori simili a quelli usati da Sumida ma realizzati da altri ceramisti. Confusi o forzatamente attribuiti alla produzione della manifattura di Sumida.

 

 

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