Pubblicato il

Quando si intingeva il pennino nel calamaio

Quando si intingeva il pennino ne calamaio

Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Nell’ambito del commercio dei beni d’antiquariato, il calamaio è uno degli oggetti che meglio riassume questo mondo.

Questa vicinanza si afferma con identificazione, nei giorni nostri, con l’essere un prodotto completamente desueto. La cui ragione d’esistenza risiede nel rappresentare i soli valori storici e artistici. Interessi che trovano nel collezionismo o nell’arredamento il loro migliore alleato. Forse può anche essere il recondito desiderio di qualche artista calligrafo. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

Uno degli oggetti a lui più strettamente legato, la penna d’oca, ha contribuito al suo completo declino.

 

Strumento sostituito, alla fine dell’Ottocento, dal pennino e dalla penna stilografica. Mutamento in seguito consolidato, dopo la seconda guerra mondiale, dalla nascita della penna a sfera o penna biro.

 

Una caduta in disuso che rivoluziona i metodi di scrittura. Affermando la sola stilografica e biro a discapito del precedente impiego di penna, inchiostro e calamaio. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

La prerogativa dell’utilizzo della penna d’oca come strumento per la scrittura persiste sino alla metà dell’Ottocento.

 

Queste piume erano accuratamente selezionate.

Provenivano da oche, cigni, tacchini e fagiani. Volatili scelti fra quelli di taglia media. La piuma destina a diventare una penna d’oca è selezionata dalle sole prime tre penne alari destre. Quelle sinistre sono escluse perché presentano una curvatura che non agevola l’impugnatura. 

 

La piuma prescelta è poi temperata con il calore, tagliata, appuntita e fessurata. Queste due ultime operazioni erano poi da ripetersi all’occorrenza. Questo per mantenere regolare il tratto lasciato dall’inchiostro e di conseguenza più leggibile il testo. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

Il calamo è lo strumento di scrittura usato prima della penna d’oca. Consisteva in un pezzo di canna o giunco con un’estremità appuntita. La sostituzione avviene tra il VI e il IX secolo.

 

Il calamaio è un recipiente impiegato per la conservazione dell’inchiostro. Realizzato in vari materiali, fra i principali il vetro, la ceramica e il metallo.

 

Alla Rinascenza italiana appartengono i sontuosi calamai creati in bronzo. Per lo più fusi nelle città di Padova e di Venezia. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Fra questi i più comuni si presentano di forma circolare o triangolare, retti da tre piedi, sono figurati con  mascheroni.

A questi si aggiungono quelli artisticamente più espressivi, dove il contenitore dell’inchiostro è sorretto da figure raffigurate in svariate movenze. Delle sculture che rappresentano vari generi di animali, mostri, satiri, centauri, fauni, putti e ninfe.

 

In questo ambito un posto di rilievo aspetta a Andrea Briosco detto il Riccio o Rizzo, scultore e fonditore padovano. Nella sua produzione, accanto alle opere maggiori, crea delle piccole sculture di bronzo. Figure che con frequenza adatta alla realizzazione di oggetti di uso. Quali: candelieri, calamai, battenti, lucerne, cofani e tanti altri suggeriti dalla sua fantasia. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Nell’immagine:. Un calamaio realizzato dall’argentiere vercellese Ferdinando Canetti. Di lui si conosce che nel 1815 inizia l’apprendistato e nel 1824 deposita il suo punzone.

Il calamaio reca il marchio territoriale della città di Novara in uso dal luglio 1824.

Qui sotto un particolare. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

Quando si intingeva il pennino ne calamaio

 

 

 

Appunti di un bibliofilo Curiosità di bibliofilia.

 

 

Appunti sulla maiolica. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

 

Fermacarte di vetro Presse papiers en verre Glass paperweight.

 

 

Gioco di carte dei Tarocchi.

 

 

Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.

 

 

Il ritratto e i ritratti. Quando si intingeva il pennino nel calamaio.

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

La tecnica artistica del calco in gesso.

 

 

Lo scoglio nel mare in pittura.

 

 

Maioliche in stile compendiario I bianchi faentini.

 

 

Peltri raffigurati nei quadri e una breve storia del peltro.

 

 

Tabacco e tabacchiere.

Pubblicato il

Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

Criptozoologia_Piemonte_Abbazzia_Staffarda_Lago_d’Orta_librirarieantichi_incisioneoriginale

Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO

Pier Luigi Ighina LA SCOPERTA DELL’ATOMO MAGNETICO Seconda edizione ampliata e corretta

Ufologia Bibliografia dei libri sugli Ufo le edizioni italiane sugli Oggetti volanti non identificati e note sugli ufologi

Burattini magici e marionette stregate

Il frutto della pesca, simbolo e leggenda

La montagna e il dio Penn

El Tredesin de Marz

I Sacri Monti luoghi di storia arte e religione

Il Sacro Monte sopra Varese

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

Pubblicato il

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

Ferrovia dell’alta Italia. Navigazione a vapore sul Lago Maggiore. Tariffa per le corse speciali - Fronte

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore.

 

Il Lago Maggiore è il secondo lago per superficie in Italia.

Le sue sponde sono condivise tra la Svizzera e le province del Verbano Cusio Ossola, di Novara e Varese.

Nel bacino lacustre il servizio di navigazione di linea ha inizio il 15 febbraio 1826.

Quando è varato il battello Verbano. L’immissione nelle acque del bacino lacustre avviene in Svizzera. Nella città di Locarno.

In questo momento inizia la storia della navigazione a vapore sul Lago Maggiore.

All’epoca il lago è diviso fra il governo del Regno di Sardegna, l’Imperiale Regio Governo austriaco e lo Stato Elvetico.

Il notaio Francesco Medoni nasce ad Arona. Nel 1828 diede alle stampe il libro intitolato Un viaggio sul Lago Maggiore. Ovvero la descrizione delle sponde del Verbano per comodità dei viaggiatori sul battello a vapore. Premesse alcune notizie sullo stabilimento, andamento e vantaggi dello stesso battello.

L’autore descrive il battello a vapore chiamato Verbano. Come capace a contenere più di quattrocento persone. Con molta quantità di mercanzia. Sospinto da una macchina inglese a vapore. Uscita dalla rinomata officina Soho, presso Birmingham. Diretta dall’illustre Watt. Della forza da 14 a 16 cavalli.

Sulla rotta:. Il battello fa servizio giornaliero sia in estate che in inverno tra Magadino e Sesto Calende.

Sui tempi di percorrenza:. Impiegando sei ore per corsa. Compreso il perditempo dell’imbarco e sbarco de’ forestieri e mercanzie ai frequentissimi punti determinati.

Sulle comodità:. Il viaggiatore troverà di che cibarsi a convenienti prezzi fissi dal trattore e caffettiere appositamente stabilitovi. Avrà anche con che ingannare il tempo nella lettura di vari giornali o con qualche partita di giuoco. Essendovi apprestati i necessari mezzi.

Il Verbano è comandato dal capitano inglese Copier. Il macchinista è il veneziano Pietro Miani. É dismesso intorno tra il 1842 e il 1843. Questo avviene perché a seguito dell’usura si incendiò.

Con l’unificazione risorgimentale il Lago Maggiore cade sotto la giurisdizione italiana e svizzera.

Il servizio di navigazione è affidato  alla Società per le Ferrovie dell’Alta Italia.

Un gruppo privato fondato nel 1865. Voluto dal governo con il fine di riordinare le numerose società ed amministrazioni ferroviarie esistenti nel nord della penisola prima dell’unificazione risorgimentale.

La società chiuderà nel 1885. La rete della SFAI è divisa e acquisita dalla Rete Adriatica e dalla Rete Mediterranea.

La Società per le Ferrovie dell’Alta Italia acquista dallo stato sabaudo i servizi di navigazione sul Lago Maggiore nel 1865 e del Lago di Garda nel 1867.

Il foglio è un documento della storia della navigazione sul lago Maggiore della seconda metà del XIX secolo.

Stampato al fronte. Con la cartina che comprende le località racchiuse dal lago d’Orta al lago di Lugano. Dalla città di Locarno a quelle di Somma e Gallarate. Al retro con le tariffe per le corse speciali, le nove avvertenze e l’elenco dei piroscafi.

La cartina è impressa dalla Tip. e Lit. Zanaboni Via San Zeno 10,12. Milano.

Raffigura in color rosso le strade percorse dalle diligenze.

Si vede la tratta da Varese a Laveno.

Il tragitto che dalla Svizzera arriva a Luino passando dalla Via per Lugano. Posta fra le montagne sopra Dumenza e Cremenaga.

Altri percorsi sono quelli che, entro i confini svizzeri, arrivano a Magadino e Locarno. Provenienti dal Passo del Gottardo e dal Passo del San Bernardino.

Con partenza dal Passo del Sempione arrivano due tratte che conducono a Pallanza e a Arona.

Indica in nero le strade ferrate: da Arona parte la linea per Novara, Genova e Torino. Da Sesto Calende parte la linea per Milano, Firenze e Venezia. Da Varese parte la linea per Milano, che incrocia, a Gallarate, la linea per Firenze e Venezia.

Altre specifiche sono le stazioni dei piroscafi e i confini di stato.

Al retro del foglio troviamo l’intestazione Ferrovia dell’alta Italia. Navigazione a vapore sul Lago Maggiore. Tariffa per le corse speciali.

La navigazione a vapore richiedeva che la percorrenza fosse suddivisa ad intervalli di due, tre, sei e dodici ore.

Il tempo è calcolato partendo dalla stazione dei piroscafi di Arona.

La flotta è composta da sette piroscafi.

Il San Bernardo.

Il San Gottardo e il Lucmagno. Entrambi con capienza di trecento persone.

Il Ticino portava duecento persone.

Il San Carlo centocinquanta. il Sempione ottanta e il Paleocapa trenta. Con quest’ultimo piroscafo la corsa poteva venir sospesa quando le condizioni atmosferiche non erano favorevoli.

Il San Bernardo entra in servizio nel 1855.

Il San Gottardo entra in servizio nel 1855. Ne esce nel 1918.

Il Lucmagno entra in servizio nel 1855 e esce nel 1914.

Il Ticino entra in servizio nel 1853 con il nome Piroscafo Taxis. É una nave militare riconvertita a servizio passeggeri. Nel 1860 prende il nome di Ticino. Nel 1925 è ribattezzato Alpino. É demolito nel 1950.

Il piroscafo San Carlo è la seconda nave a navigare nel bacino lacustre. Entra in servizio il 19 agosto 1842. Ne esce il 30 settembre 1870.

A seguito dell’affondamento nella zona di Arona. Inabbisamento causato dalle acque agitate del lago.

Il Sempione entra in servizio nel 1853 con il nome piroscafo Benedek. É adibito al solo trasporto di passeggeri. Nel 1860 è ribattezzato Sempione.

Il Paleocapa entra in servizio nel 1869. Dopo vendite e trasformazioni è dismesso nel 1929.

 

Scopri tutti i dettagli del foglio