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Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese.

Il drago nella mitologia cinese.

 

Nella mitologia cinese coesistono tre principali specie di draghi.

Questi tipi sono il lung, che fra i tre è il più potente e trova nel cielo la sua dimora. Poi c’è il li, lo si riconosce perché è privo delle corna e vive nell’oceano. Per ultimo troviamo il chiao, lo si distingue per il corpo ricoperto di scaglie, risiede nelle paludi o ha la tana nelle montagne. 

 

Il lung è il drago per eccellenza, il solo ritenuto rispondente a verità.

Per la sua descrizione si ricorre a nove somiglianze:. La testa è quella di un cammello,. Le corna sono quelle di un cervo, Gli occhi sono da coniglio,. Le orecchie da mucca, Il collo da serpente, Il ventre da rana,. Le scaglie sul corpo da carpa, artigli di falco e palmo delle zampe da tigre. Il drago nella mitologia cinese.

Si presenta con una cresta sul dorso, formata da ottantuno scaglie. Altre squame sono disposte sulla gola,. Queste sono rivolte verso la testa ed altre ancora si trovano sul capo, dove assumono la forma di catene di montagne.

Ai lati della bocca troviamo i baffi. Sul mento una barba pendente.

È privo dell’udito.

Dalla bocca fuori esce il suo respiro. Quest’ultimo è raffigurato come una nuvola, questa, a volte, si trasforma in acqua o in fuoco. La sua voce richiama il tintinnio delle pentole in rame.

Non tutti i draghi si presentano simili, alcuni hanno le corna, altri no. Certi non presentano scaglie. Le ali sembrerebbero appartenere a una sola specie. Il drago nella mitologia cinese.

 

In Cina è opinione comune che il drago è un animale divino e muore di sua spontanea volontà.

Si nutre della carne delle rondini. È per questo motivo che durante la preghiera, rivolta a un drago, con il fine di provocare la pioggia. I celebranti buttano delle rondini nell’acqua.

 

Il chiao che come sappiamo abita paludi e tane montane, ha minime differenza rispetto al lung o drago del cielo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Il chiao ha testa e collo piccoli, è privo di corna, ha il petto di colore cremisi, una tonalità di rosso luminosa e chiara. Il dorso è striato in color verde e i fianchi sono gialli. Ha quattro zampe. Tutte queste caratteristiche sono presenti su un corpo da serpente lungo circa quattro metri.

Un drago ha la capacità di cambiare, a suo piacimento, la dimensione del suo corpo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Può passare dall’occupare lo spazio di un baco da seta oppure gonfiarsi sino a prendere possesso dell’estensione fra il cielo e la terra. Si può allungare sino a sovrastare le nubi oppure per raggiungere la sabbia degli abissi.

Il popolo cinese crede e ha certezza dell’esistenza di questa creatura misteriosa e meravigliosa.

Il drago è ben presente nell’antica storia della Cina. Appare in abbondanza nelle leggende del Buddismo, i racconti. Taoisti descrivono le sue azioni con chiarezza. Nelle campagne abbondano le storie delle sue terrificanti apparenze e i contadini ben conoscono i nascosti luoghi ove dimora.

Il drago occupa un importate ruolo nell’ambito della geomanzia.

È elemento decorativo in architettura e soggetto in pittura e in decorazione.

Molto spesso di fronte al drago, appena sotto il mento, è collocata una perla.

Il drago nella mitologia cinese.

Nella tradizione cinese il numero degli artigli di un drago ha importante valenza. Questa è un usanza iniziata sin dal regno di Kao Tsu , il primo imperatore della dinastia Han. Da allora un drago con cinque artigli è emblema del potere imperiale. Questo drago era raffigurato sul trono imperiale, sulle sue vesti e su tutti gli oggetti da lui usati. Questo emblema si estende ai figli dell’imperatore e ai principi di primo e secondo rango.

Un drago con quattro artigli era i uso ai principi di terzo e quarto rango.

Una creatura che poteva richiamare le sembianze del drago, caratterizzata dal corpo serpiforme con con cinque artigli,. Era concessa ai principi di quinto rango e ad alcuni funzionari. Il drago nella mitologia cinese.

 

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

 

 

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

La Val Vigezzo è situata in Piemonte. Nella provincia del Verbano Cusio Ossola. È una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola.

In questa zona sono numerose le segnalazioni di uno strano serpente che si presenta in varie forme.

Nel comune di Re due sono le località conosciute con presenze inerenti la criptozoologia.

La prima si trova di fronte alla frazione Folsogno nella località Giavina de la bisàa.

Qui è possibile incontrare durante i mesi estivi un serpente con sulla testa una cresta di color rosso e quattro alette. Lungo più di cinquanta centimetri.

È chiamato Sarpent de la Cresta.

Sembrerebbe avere un morso letale per l’uomo e uno sguardo che provocherebbe grave turbamento.

La seconda è nella frazione Dissino nella località In la costa.

Qui vivono serpenti dal corpo sottile ed occhi smisuratamente grandi. Sono chiamati Sarpent dai ugiai.

Questi rettili quando visti da una donna incinta provocherebbero danni al feto.

Nel periodo estivo sul monte Druogno nelle vicinanze della frazione di Albogno si può avvistare un pericolosissimo serpente descritto con tratti felini. Ha degli occhi ipnotici.

É chiamato Sarpent gatt.

Oltre allo strano serpente abitante in Val Vigezzo. In questa località esistono due altri animali enigmatici.

La Splorcia. Un animale ibrido. Caratterizzato dal muso di maiale, le ali di pipistrello, le zampe di rospo e la coda di scorpione. È considerata particolarmente pericolosa per i bambini.

La Vaina. Un animale che emettendo sibili e stridii percorre sentieri di montagna. La tradizione locale vuole che quando la Vaina passa fra le gambe di un viandante. Quest’ultimo può rimanere ucciso.

Il Sarpent gatt sembrerebbe avere simili o quasi sparsi su tutte le Alpi e in Sardegna.

Il nome varia a seconda della località dell’avvistamento. È conosciuto come Tatzelwurm o Tatzlwurm in Austria. Stollenwurm o Stollwurm sul Massiccio del Giura. Arassas nelle Alpi francesi. Nei paesi di lingua tedesca i nomi si moltiplicano: Hergstutzen, Dazzelwurm, Praatzelwurm, Bergstutz, Springwurm o Beißwurm.

Tutti sono accumunati da una coda tozza. Dall’essere muniti di quattro zampe corte o due zampe anteriori. Dall’emissione un verso stridulo simile a un fischio.

La leggenda attribuisce a questo animale la capacità di uccidere con lo sguardo e di bere il latte dalle mucche.

Un animale simile è avvistato anche in Sardegna. Qui è chiamato Scultone.

Nell’immagine: La stampa raffigura l’incontro di Andreas Roduner con un Tatzelwurm. L’illustrazione tratta dal terzo volume del libro del naturalista e medico svizzero Johann Jakob Scheuchzer intitolato Ouresiphoitēs Helveticus, sive Itinera per helvetiae. Edito a Leida dall’editore Pieter van der Aa nell’anno 1723. 

 

 

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

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