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Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching.

Porcellane cinesi Qing Ching.

 

 

La dinastia Ch’ing regnò sulla Cina per un lungo lasso di tempo. Il suo governo inizia nel 1644 e si conclude nel 1916, in questi duecentosettanta due anni si susseguono undici imperatori.

I Qing erano una popolazione originaria della Manciuria, una regione situata nel Nord Est della Cina attuale. Dimoravano ai confini dell’impero cinese e con gradualità sconfissero la dinastia Ming e conquistarono il controllo sul regno cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

É durante questa dinastia e in questo periodo che l’industria della porcellana vive un momento stupefacente. Nel quale la produzione ceramica vede sia uno straordinario sviluppo sia il suo perfezionamento. 

In questa epoca alla manifattura imperiale, da secoli attiva a attiva a Ching Te.  Chen, si affiancano, dislocate in tutta la nazione, numerose industrie e fornaci private. Tutte nate in corrispondenza dei luoghi ove la presenza di caolini e pietra feldspatica era più ingente. Porcellane cinesi Qing Ching.

Il primo imperatore appartenete alla dinastia Qing a saliere al trono cinese è Shun Chih. Il suo regno è  caratterizzato da numerose ribellioni.

Una di queste portò al saccheggio e alla distruzione della città di Ching Te. Chen, il centro simbolo della porcellana cinese e il luogo ove aveva sede la manifattura imperiale. Porcellane cinesi Qing Ching.

Alla devastazione di Ching Te Chen, oggi Jingdezhen, avvenuta fra il 1673 e il 1675, segue la sua ricostruzione, terminata verso il 1683. Ci troviamo nel ventiduesimo anni del regno dell’imperatore Kang Hsi o Kangxi, il secondo della dinastia Ch’ing.

É da questo momento che inizia l’ininterrotta fortuna della porcellana cinese, segnata dalla comparsa delle prime porcellane imperiali della dinastia Qing.

A questo periodo datano le due lettere scritte dal gesuita francese François Xavier d’Entrecolles, missionario a Ching Te Chen. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima è datata 1º settembre 1712 e la seconda 25 gennaio 1722, entrambe indirizzate a Parigi, al padre Orty. Queste rappresentano il primo dettagliato resoconto sulla tecnica di fabbricazione della porcellana arrivato in Europa.

Nelle lettere si apprende anche del metodo di decorazione:. Il lavoro di pittura è distribuito nelle stessa bottega fra molti operai. Uno non fa altro che tracciare la prima linea colorata, posta sotto i bordi della base del pezzo. Un altro disegna fiori, mentre un terzo li dipinge. Un altro dipinge solo acqua e montagne, un altro solo uccelli e altri animali. Le figure umane sono eseguite  solo dal più abile. Porcellane cinesi Qing Ching.

Da queste frasi si deduce che il lavoro compiuto da ogni operaio era sempre lo stesso. Inoltre che i pezzi ceramico, prima della loro conclusione, passavano in molte mani. Un metodo che garantiva sia la velocità d’esecuzione sia la qualità del decoro.

A Ching Te Chen, la produzione di oggetti in porcellana faceva capo sia alla manifattura imperiale sia ai numerosi forni privati. Entrambi ricevevano commissioni da parte di mercanti stranieri. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima forniva i pezzi più complicati, quelli con angolature macchinose, come: le terrine, le scatole e i candelieri. Le seconde si occupavano dei pezzi tondi o sferici.

Quest’ultimi, quelli provenienti da forni privati, si presentano con impasti e decorazioni molto variate. Nella maggior parte dei casi, l’impasto è sottile e di color bianco grigio. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste ceramiche sono accumunate dalla tonalità bluastra della coperta. Talvolta possono presentarsi con rare e minime macchie nere irregolari. Oppure, per i pezzi di maggiori dimensioni, con la perdita della coperta, localizzata attorno al bordo inferiore esterno.

Queste porcellane sono più facilmente soggette a leggere inclinature, le felure, raramente si presentano con profonde scheggiature. 

Porcellane cinesi Qing Ching

A questi tempi risale la consuetudine di classificare gli oggetti in porcellana in famiglie. Dove l’appartenenza  si fonda sul colore più utilizzato nella resa del disegno o sulla superficie di fondo.

Inizialmente abbiamo le famiglie: verde, gialla e nera.

A queste, durante i regni degli imperatori Yung Cheng e Ch’ien Lung, si aggiungerà la rosa. Porcellane cinesi Qing Ching.

Questa suddivisione è ancora utilizzata, riguarda anche le porcellane di recente fabbricazione che replicano quelle antiche.

Per queste porcellane l’attribuzione a un periodo deve avvenire valutando: il Tipo di pasta, la Tonalità dei colori, il Disegno della composizione e le Iscrizioni apposte. Porcellane cinesi Qing Ching.

 

Gli smalti propri della famiglia verde o famille verte si compongono di due sfumature di verde, da questo ne deriva il nome. Unite ai colori: rosso ferro, giallo e melanzana. A questi occasionalmente si aggiunge lo smalto di color nero. 

Inizialmente il color blu era dato sotto coperta, in seguito sostituto con lo smalto di analoga tinta. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste porcellane sono decorate con scene di genere.

In questo vario repertorio troviamo:. Delle stanze popolate da molteplici persone, Edifici posti nelle vicinanze di laghi,. Uccelli e piante fiorite posti fra rocce, Leoni buddisti che giocano, Draghi,. Giardini fioriti popolati di personaggi e le Raffigurazioni di temi tratti dal Taoismo o dal Buddismo.

É in questo periodo che appaiono i complicati disegni attorno ai bordi. É questa una caratterizzazione che riguarda per lo più i pezzi destinati all’esportazione e meno quelli venduti sul mercato cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

Si assiste anche a un ampliamento delle forme, con l’introduzione di vasi e teiere di sagoma esagonale, ottagonale e quadrilobata.

Porcellane cinesi Qing Ching
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

 

Porcellana cinese.

 

 

 

 

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Porcellana cinese

Porcellana cinese

Porcellana cinese.

Porcellana cinese.

 

Il periodo più significativo per la porcellana cinese inizia con la salita al trono imperiale della dinastia Ming. Questa casa regnante assunse il controllo assoluto sulla Cina dal 1368 al 1644. In questi duecentosettantsei anni di regno si susseguirono diciassette imperatori.

Le caratteristiche principali della porcellana cinese prodotta durante la dinastia. Ming sono la forma massiccia dei pezzi ceramici e la realizzazione, su di essi, di intrigati decori. Questi ultimi ottenuti con l’impiego di colori che dopo la cottura risulteranno notevolmente brillanti.

Ching te chen è una città della Cina, situata nel Fuliang, nella provincia dello Jiangxi. Questa è una località simbolo della porcellana cinese e della sua lavorazione.

Una territorio dove questa attività è favorita dalla presenza di grandi quantità di caolino e di pietra feldspatica. Queste sono le due componenti fondamentali per la fabbricazione della porcellana. Porcellana cinese.

A questo si aggiunge la vicinanza del Chang Jiang, il Fiume Azzurro, e delle sue innate potenzialità nel trasporto delle merci.

La convergenza di tutte queste risorse e la collocazione di. Ching te chen entro una vallata, circondata da montagne, favorirono la creazione in loco di fornaci atte alla lavorazione della porcellana. Porcellana cinese.

Qui si realizzavano tutti i preziosi manufatti ceramici destinati all’uso nella corte imperiale. Questa prerogativa ha inizio durante la dinastia Ming, nel corso del regno del primo imperatore Hung Wu. 

In questo momento inizia la lunga protezione imperiale della fornace e la conseguente concentrazione della produzione della porcellana destinata al palazzo di corte. Porcellana cinese.

Una tutela che si estenderà per un lunghissimo arco di tempo. Iniziato nel XVI secolo e arrivato sino al 1912. Anno che pone fine alla dinastia Qing e nel quale si proclama la prima repubblica cinese.

Nel tempo, la località si afferma, sempre più, come un polo produttivo ceramico. Un accentramento, dove la maggior parte dei manufatti era realizzata dalla manifattura imperiale. Una situazione che favorì anche la nascita di numerosi forni privati, caratterizzati da una produzione di entità ridotta. Porcellana cinese.

Durante il regno dell’imperatore Hung Wu si producono porcellane con decoro in color rosso e in color blu sotto coperta.

A queste si uniscono le ceramiche celadon, realizzate coprendo il manufatto con uno smalto di in colore verde pallido, a evocazione dei manufatti in giada. Porcellana cinese.

 

A questo periodo risale la coppia di imponenti vasi di proprietà della Percival David Foundation of Chinese Art.

Questi sono due manufatti realizzati in porcellana, sontuosamente decorati sotto smalto, in vari toni di color blu.

Al collo recano una estesa scritta, contenente anche la data del realizzo, corrispondente all’anno 1351. Una collocazione temporale che li rende le più antiche porcellane cinesi datate di cui, al momento, si ha conoscenza. 

Il testo calligrafico è posto entro un tipico decoro del periodo, composto di una serrata serie di foglie di forma lanceolata. Un ornamentato dipinto in color blu, sulla cui stesura compare una successione di punteggiature nerastre.

Un altro decoro peculiare del periodo sono le successioni di foglie dalla forma triangolare e appuntita, dipinte in color blu scuro e punti neri. Porcellana cinese.

Tutte le figure raffigurate si caratterizzano per un disegno estremamente preciso.

I Vasi David sono entrambi permanentemente visibili a Londra, al British Museum, nella Sala 95.

Il color blu usato nelle decorazioni è realizzato con l’impiego dell’ossido di cobalto. Porcellana cinese.

Per realizzare la decorazione, il pigmento è miscelato con l’acqua e in seguito applicato sulla superficie della porcellana.

Quest’ultima è un biscuit. Ovvero un materiale ceramico che ha già subito una prima cottura. A seguito di questa si presenta con un aspetto opaco e biancastro. Porcellana cinese.

L’ornamento è poi lasciato seccare, ricoperto di smalto trasparente e la porcellana è sottoposta a una seconda e conclusiva cottura.

Nella porcellana cinese questa tinta è soggetta a numerose variazioni, tutte dovute al cambiamento dei giacimenti di provenienza del colorante. L’importazione si motiva dalla scarsa qualità dell’analogo materiale disponibile nelle miniere locali. Porcellana cinese.

Per tutto il regno Hsuan Te il cobalto impiegato era il Blu di Sumatra. All’uso di questo pigmento si deve la realizzazione delle più pregiate porcellane cinesi in bianco e blu.

Durante il regno dell’imperatore Cheng Te il cobalto impiegato era il Blu Maomettano, cosi chiamato perché preveniente dalla Persia. Porcellana cinese.

Questo pigmento è conosciuto in Cina con il nome di Hoei Tsing.

É caratterizzato dall’inconfondibile tonalità violacea e dall’elevatissimo costo.

Era venduto a peso e costava il doppio dell’oro.

Un altro colorante impiegato nella decorazione sotto coperta della  porcellana cinese è l’ossido di rame,. Il cui utilizzo permette la realizzazione di decorazioni in color rosso puro. I primi pezzi ceramici realizzati con questa tecnica risalgono alla fine del XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame risulta più difficoltoso rispetto all’ossido di cobalto. Questo perché in cottura richiede una temperatura costante, se questo non avviene il colore sfuma nel marrone e poi nel nero. Porcellana cinese.

I motivi ornamentali dipinti in color blu e quelli in color rosso sono del tutto simili. Entrambi rispecchiano perfettamente le tipologie decorative in auge nel XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame permise lo sviluppo dei manufatti monocromatici sang de boeuf o sangue di bue. In lingua cinese Long Yao.

Un analogo uso del cobalto consente la realizzazione di pezzi in porcellana di color monocromatico blu cobalto. Porcellana cinese.

Porcellana cinese

In Cina, fin dalla metà del XV secolo, un altro pigmento è impiegato, in ceramica, per la realizzazione del color rosso. Questo è l’ossido di ferro.

Utilizzato perché meno problematico nella cottura. Questo pigmento permise la realizzazione di manufatti monocromatici tra il color corallo e pomodoro.

Altre coperte monocromatiche sono di color bianco, marrone e verde celadon.

Di non facile reperibilità sono le porcellane monocromatiche di color turchese e verde, queste ultime, alcune volte, arricchite da dorature.

Le porcellane di color giallo erano destinate al solo uso dell’imperatore e alla corte. Questa consuetudine con buona probabilità inizia durante il regno Hsuan Te. Porcellana cinese.

 

Porcellana cinese
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

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La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

 

 

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La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina.

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Il pipistrello è un animaletto entrato a far parte della mitologia e del folclore di numerose culture sparse sul pianeta terra.

Un interesse che trova giustificazione nel trovarsi di fronte ad una bestiola che vive di notte e, pur non essendo un uccello, riesce a volare.

Delle caratteristiche che in alcune popolazioni sono accolte con avversione.

In Cina vivono circa venti diverse specie, appartenenti a nove generi, la maggior parte delle quali si trova nella Cina meridionale. Alcuni tipi sono molto grandi, le loro ali arrivano ai cinquanta centimetri di diametro.

Nel linguaggio cinese il pipistrello è descritto con precisione.

Pien Fu 蝙蝠 è un vocabolo che lo definisce in modo generale.

Una parola che nel suo significato comprende tutti i numerosi tipi appartenenti alla famiglia dei chirotteri.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Alla lingua cinese appartengono molti altri termini per identificare questo mammifero.

È indicato con Fai 附翼, o ali che abbracciano, quando si vuole mettere in evidenza il suo modo di allargare e pendere dalle ali.

Altre espressioni sono: T’ien Shu 天鼠, ratto celeste,. Hsien Shu 仙 鼠, ratto fatato,. Fei Shu飛鼠, ratto volante e Yeh Yen 夜燕, rondine notturna.

Questa accurata classificazione fa già intuire quale importante ruolo assume il pipistrello all’interno della cultura cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Nel Pên Ts’ao 本草, o Erbario Cinese si legge lungamente delle sue abitudini e caratteristiche.

Il testo parla di pipistrelli vecchi di mille anni, di color bianco come l’argento. Questi si incontrano nelle colline, all’interno delle caverne. Luogo dove trovano nelle stalattiti il loro nutrimento. Un cibo che permette loro longevità e buona vista.

 

Sempre nel Pên Ts’ao descrive il pipistrello. L’autore afferma che ha la forma di un topo. Il suo corpo è di un colore nero cinereo, con ali sottili e carnose. Quest’ultimi arti congiungono con le quattro zampe e la coda.

Lo si incontra in estate e appare privo di reattività d’inverno. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Il Pên Ts’ao motiva anche le ragioni della sua grande longevità,. Individuata nel suo torpore invernale. Stagione nella quale non si ciba di nulla e, per l’abitudine, deglutisce il suo solo respiro.

Il libro sull’agricoltura e le piante medicinali, erroneamente attribuito al mitico imperatore Shennong, spende alcune righe anche sul suo vagabondare notturno.

Non causato dalla sua incapacità di volare di giorno ma, dal timore e dalla necessità di sfuggire dalla caccia del falco.

Si nutre di zanzare e moscerini. Vola con la testa in giù, perché il cervello è pesante.

Il pipistrello è anche un componente della medicina tradizionale cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

In Cina il pipistrello è l’emblema della felicità e longevità.

Come portatore di questo suo messaggio augurale è spesso utilizzato per scopi decorativi. In questo impiego la sua rappresentazione grafica è fortemente somigliante a una farfalla. Generalmente dipinta nel colore della gioia, il rosso. Talvolta le ali sono curve a forma della testa del Joo I.

La lettura degli ideogrammi pipistrello e felicità è molto simile, entrambi assomigliano nella pronuncia al suono Fu. La mitologia del pipistrello in Cina.

Questo gioco ha dato vita all’usanza delle Cinque Benedizioni, 五福. Raffigurata graficamente da Cinque Pipistrelli. Ognuno portatore un significato ben augurale. Ovvero la:. Vecchiaia 壽,. Ricchezza 富,. Salute 康寧,. Morte naturale 考終命 e l’Amore per la virtù 攸好德.

La fortuna riscossa dal pipistrello presso il popolo cinese si scontra con l’avversione occidentale.

Luogo dove prevale l’associazione del pipistrello al diavolo e alla tenebre. Questa visione, in epoca medioevale, fa dipingere le sue ali sulla schiena delle figure demoniache. La mitologia del pipistrello in Cina.

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Nell’immagine:. Una delle 60 tavole stampate litografia e  acquerellate in a corredo al libro intitolato:. Quadri iconografici di zoologia proposti ad uso delle scuole e pubblicati sotto la direzione di Luigi Bellardi. Edita a Torino e a Milano dalla Casa editrice G. B. Paravia nel 1863.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

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Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese

Il drago nella mitologia cinese.

Il drago nella mitologia cinese.

 

Nella mitologia cinese coesistono tre principali specie di draghi.

Questi tipi sono il lung, che fra i tre è il più potente e trova nel cielo la sua dimora. Poi c’è il li, lo si riconosce perché è privo delle corna e vive nell’oceano. Per ultimo troviamo il chiao, lo si distingue per il corpo ricoperto di scaglie, risiede nelle paludi o ha la tana nelle montagne. 

 

Il lung è il drago per eccellenza, il solo ritenuto rispondente a verità.

Per la sua descrizione si ricorre a nove somiglianze:. La testa è quella di un cammello,. Le corna sono quelle di un cervo, Gli occhi sono da coniglio,. Le orecchie da mucca, Il collo da serpente, Il ventre da rana,. Le scaglie sul corpo da carpa, artigli di falco e palmo delle zampe da tigre. Il drago nella mitologia cinese.

Si presenta con una cresta sul dorso, formata da ottantuno scaglie. Altre squame sono disposte sulla gola,. Queste sono rivolte verso la testa ed altre ancora si trovano sul capo, dove assumono la forma di catene di montagne.

Ai lati della bocca troviamo i baffi. Sul mento una barba pendente.

È privo dell’udito.

Dalla bocca fuori esce il suo respiro. Quest’ultimo è raffigurato come una nuvola, questa, a volte, si trasforma in acqua o in fuoco. La sua voce richiama il tintinnio delle pentole in rame.

Non tutti i draghi si presentano simili, alcuni hanno le corna, altri no. Certi non presentano scaglie. Le ali sembrerebbero appartenere a una sola specie. Il drago nella mitologia cinese.

 

In Cina è opinione comune che il drago è un animale divino e muore di sua spontanea volontà.

Si nutre della carne delle rondini. È per questo motivo che durante la preghiera, rivolta a un drago, con il fine di provocare la pioggia. I celebranti buttano delle rondini nell’acqua.

 

Il chiao che come sappiamo abita paludi e tane montane, ha minime differenza rispetto al lung o drago del cielo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Il chiao ha testa e collo piccoli, è privo di corna, ha il petto di colore cremisi, una tonalità di rosso luminosa e chiara. Il dorso è striato in color verde e i fianchi sono gialli. Ha quattro zampe. Tutte queste caratteristiche sono presenti su un corpo da serpente lungo circa quattro metri.

Un drago ha la capacità di cambiare, a suo piacimento, la dimensione del suo corpo. Il drago nella mitologia cinese.

 

Può passare dall’occupare lo spazio di un baco da seta oppure gonfiarsi sino a prendere possesso dell’estensione fra il cielo e la terra. Si può allungare sino a sovrastare le nubi oppure per raggiungere la sabbia degli abissi.

Il popolo cinese crede e ha certezza dell’esistenza di questa creatura misteriosa e meravigliosa.

Il drago è ben presente nell’antica storia della Cina. Appare in abbondanza nelle leggende del Buddismo, i racconti. Taoisti descrivono le sue azioni con chiarezza. Nelle campagne abbondano le storie delle sue terrificanti apparenze e i contadini ben conoscono i nascosti luoghi ove dimora.

Il drago occupa un importate ruolo nell’ambito della geomanzia.

È elemento decorativo in architettura e soggetto in pittura e in decorazione.

Molto spesso di fronte al drago, appena sotto il mento, è collocata una perla.

Il drago nella mitologia cinese.

Nella tradizione cinese il numero degli artigli di un drago ha importante valenza. Questa è un usanza iniziata sin dal regno di Kao Tsu , il primo imperatore della dinastia Han. Da allora un drago con cinque artigli è emblema del potere imperiale. Questo drago era raffigurato sul trono imperiale, sulle sue vesti e su tutti gli oggetti da lui usati. Questo emblema si estende ai figli dell’imperatore e ai principi di primo e secondo rango.

Un drago con quattro artigli era i uso ai principi di terzo e quarto rango.

Una creatura che poteva richiamare le sembianze del drago, caratterizzata dal corpo serpiforme con con cinque artigli,. Era concessa ai principi di quinto rango e ad alcuni funzionari. Il drago nella mitologia cinese.

 

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Ruyi come tu desideri

Ruyi come tu desideri

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Nel passato in Cina il Ruyi era un oggetto molto conosciuto e apprezzato.

La popolazione cinese assegna il nome Ruyi a un manufatto che in Europa richiama la forma dello scettro. Entrambi sono riccamente decorati e ricoprono la funzione di bastone cerimoniale. Fra i due c’è una sostanziale differenza. Lo Ruyi è privo di quel valore simbolico che dello scettro ne fa l’emblema dell’autorità sovrana. 

La traduzione del termine Ruyi ben identifica la funzione e l’uso dell’oggetto che se ne faceva in Cina. Ruyi come tu desideri.

La parola è composta da due ideogrammi. Il primo è Ru che si traduce in come. Seguito da Yi che significa desiderio. Riuniti in Ruyi i due termini assumono il significato di: come tu desideri.

Un nome che lo designa, sin da subito, come un prodotto portatore di una forte valenza di buon augurio.

Per questa sua capacità di apportare felicità il Ruyi è un tipico oggetto realizzato per essere un regalo. Un dono da destinare a un parente o un amico.

A indicare, un buon auspicio maturato dal donatore, espresso nello Ruyi e destinato a chi riceve il dono.

In Cina, lo Ruyi è un oggetto di grande popolarità. Ruyi come tu desideri.

Per i cinesi nel Ruyi coesistono il valore simbolico e artistico. Due valenze ben armonizzate dalla fantasia e dalla creatività dell’artista che lo produce.

É realizzato con una grande varietà di materiali e con una forma relativamente codificata. Ruyi come tu desideri.

È composto da due parti connesse: la testa e l’impugnatura.

La prima ha una forma circolare o lobata. Si presenta con una ampiezza leggermente più ampia dell’impugnatura. Quest’ultima è per lo più piatta, difficilmente arrotondata. Nella parte centrale presenta una leggera curvatura ad arco. Destinata a facilitarne la presa.

Quello che varia sempre nell’oggetto è la decorazione. Quest’ultima è destinata ad arricchire l’oggetto di significati simbolici. Nelle parti decorate lo Ruyi presenta sempre intagli portatori di un intento ben augurale. Per esempio troviamo i pipistrelli assunti come il simbolo di felicità. Oppure le pesche come l’emblema dell’immortalità. Ruyi come tu desideri.

Sulla testa la decorazione più comune sono un susseguirsi di linee curve e spezzate. La cui possibile interpretazione varia dalle nuvole alle onde.

La forma lunga e stretta dell’impugnatura la predispone a una decorazione allungata e avviluppata. In genere composta di rami, fiori e foglie che disposti in modo elegante si avvolgono lungo la presa.

Fra i possibili soggetti il prugno è molto apprezzato. Questa scelta è motivata dal valore simbolico del frutto, considerato il simbolo della giovinezza.

In Cina, lo Ruyi è un oggetto realizzato con molteplici materiali:. In metalli nobili quali l’oro e l’argento, in giada, in corno, in avorio, in pietra, in ceramica in legno o in bambù. Ruyi come tu desideri.

All’inizio della dinastia Qing lo Ruyi diventa un usuale oggetto scambiato come dono fra i componenti della corte imperiale.  In questo ambito è offerto come regalo in occasione di compleanni o di nomine. Questa scelta avviene per il suo insito valore augurale. 

Era anche il dono degli alti dignitari di corte all’imperatore. Per questa circostanza è scolpito in giada dalle sfumature rossastre. L’impiego di questa varietà della pietra dura aggiungeva al significato simbolico dell’oggetto la preziosità del materiale e indicava un messaggio sottointeso. Quello di comprovare la purezza delle intenzioni dell’offerente e del ricevente. Portando l’insito l’augurio all’imperatore che tutto si svolgesse secondo il suo volere.

In questo periodo, a seguito dell’interesse guadagnato e del favore incontrato, si trovano delle varianti nella struttura dello Ruyi.

In questi nuovi tipi lo Ruyi si presenta con teste doppie, triple e quintuple. Di grosse dimensioni, si conoscono Ruyi con una lunghezza di 40 cm. Diventa un oggetto sfarzoso, dove la giada è intarsiata con pietre preziose. Imponendosi come oggetto di moda e lusso, dove il valore simbolico è sottomesso al valore venale.

Ruyi come tu desideri.

Nell’immagine:. Un Ruyi dipinto in color arancio con contorno in rosso. Usato come elemento di decorazione per congiungere degli elementi naturalisti uncinati.

Il Ruyi, prima di tutto, è un motivo decorativo dell’arte cinese. Come tale appare inizialmente come un fregio apposto alla base dei monumenti. In seguito diventa un elemento di decorazione architettonica e pittorica. Non è difficile trovarlo dipinto sulla porcellana.

Ruyi come tu desideri.

 

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