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La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina.

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Il pipistrello è un animaletto entrato a far parte della mitologia e del folclore di numerose culture sparse sul pianeta terra.

Un interesse che trova giustificazione nel trovarsi di fronte ad una bestiola che vive di notte e, pur non essendo un uccello, riesce a volare.

Delle caratteristiche che in alcune popolazioni sono accolte con avversione.

In Cina vivono circa venti diverse specie, appartenenti a nove generi, la maggior parte delle quali si trova nella Cina meridionale. Alcuni tipi sono molto grandi, le loro ali arrivano ai cinquanta centimetri di diametro.

Nel linguaggio cinese il pipistrello è descritto con precisione.

Pien Fu 蝙蝠 è un vocabolo che lo definisce in modo generale.

Una parola che nel suo significato comprende tutti i numerosi tipi appartenenti alla famiglia dei chirotteri.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Alla lingua cinese appartengono molti altri termini per identificare questo mammifero.

È indicato con Fai 附翼, o ali che abbracciano, quando si vuole mettere in evidenza il suo modo di allargare e pendere dalle ali.

Altre espressioni sono: T’ien Shu 天鼠, ratto celeste,. Hsien Shu 仙 鼠, ratto fatato,. Fei Shu飛鼠, ratto volante e Yeh Yen 夜燕, rondine notturna.

Questa accurata classificazione fa già intuire quale importante ruolo assume il pipistrello all’interno della cultura cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Nel Pên Ts’ao 本草, o Erbario Cinese si legge lungamente delle sue abitudini e caratteristiche.

Il testo parla di pipistrelli vecchi di mille anni, di color bianco come l’argento. Questi si incontrano nelle colline, all’interno delle caverne. Luogo dove trovano nelle stalattiti il loro nutrimento. Un cibo che permette loro longevità e buona vista.

 

Sempre nel Pên Ts’ao descrive il pipistrello. L’autore afferma che ha la forma di un topo. Il suo corpo è di un colore nero cinereo, con ali sottili e carnose. Quest’ultimi arti congiungono con le quattro zampe e la coda.

Lo si incontra in estate e appare privo di reattività d’inverno. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Il Pên Ts’ao motiva anche le ragioni della sua grande longevità,. Individuata nel suo torpore invernale. Stagione nella quale non si ciba di nulla e, per l’abitudine, deglutisce il suo solo respiro.

Il libro sull’agricoltura e le piante medicinali, erroneamente attribuito al mitico imperatore Shennong, spende alcune righe anche sul suo vagabondare notturno.

Non causato dalla sua incapacità di volare di giorno ma, dal timore e dalla necessità di sfuggire dalla caccia del falco.

Si nutre di zanzare e moscerini. Vola con la testa in giù, perché il cervello è pesante.

Il pipistrello è anche un componente della medicina tradizionale cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

In Cina il pipistrello è l’emblema della felicità e longevità.

Come portatore di questo suo messaggio augurale è spesso utilizzato per scopi decorativi. In questo impiego la sua rappresentazione grafica è fortemente somigliante a una farfalla. Generalmente dipinta nel colore della gioia, il rosso. Talvolta le ali sono curve a forma della testa del Joo I.

La lettura degli ideogrammi pipistrello e felicità è molto simile, entrambi assomigliano nella pronuncia al suono Fu. La mitologia del pipistrello in Cina.

Questo gioco ha dato vita all’usanza delle Cinque Benedizioni, 五福. Raffigurata graficamente da Cinque Pipistrelli. Ognuno portatore un significato ben augurale. Ovvero la:. Vecchiaia 壽,. Ricchezza 富,. Salute 康寧,. Morte naturale 考終命 e l’Amore per la virtù 攸好德.

La fortuna riscossa dal pipistrello presso il popolo cinese si scontra con l’avversione occidentale.

Luogo dove prevale l’associazione del pipistrello al diavolo e alla tenebre. Questa visione, in epoca medioevale, fa dipingere le sue ali sulla schiena delle figure demoniache. La mitologia del pipistrello in Cina.

La mitologia del pipistrello in Cina

 

Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

Il drago nella mitologia cinese.

 

 

Ruyi come tu desideri.

 

Nell’immagine:. Una delle 60 tavole stampate litografia e  acquerellate in a corredo al libro intitolato:. Quadri iconografici di zoologia proposti ad uso delle scuole e pubblicati sotto la direzione di Luigi Bellardi. Edita a Torino e a Milano dalla Casa editrice G. B. Paravia nel 1863.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

L’elefante e l’arte giapponese. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Temi decorativi e colori delle porcellane cinesi antiche.

 

 

Il singolare fascino del Blanc de Chine.

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

Burattini magici e marionette stregate.

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Quadrato del Sator

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Il Quadrato del Sator è un affascinante mistero e un vero rompicapo!

Un arcano che ha fatto versare fiumi d’inchiostro. Causando notti insonni a molti ermeneuti di ogni tempo.

Il Quadrato del Sator è composto da cinque termini appartenti alla lingua latina. Le enigmatiche parole sono: Sator. Arepo. Tenet. Opera. Rotas.

La loro traduzione, ai fini della comprensione, del segreto racchiuso nel Quadrato di Sator non aiuta di molto.

Sator ha il significato di seminatore o coltivatore.

Arepo è parola enigmatica. Non si incontra in nessun testo appartenente alla lingua latina. Di certo è l’espressione di maggiore complessità di interpretazione.

Tenet è da intendersi come reggere o guidare.

Opera racchiude l’idea di un qualcosa da compiere con cura.

Rotas indica le ruote.

Cinque vocaboli costituiti da 5 lettere cadauno. Composti entro la figura geometrica del  quadrato. Una forma destinata a racchiudere e delimitare. Un suggerimento d’identificazione con il recinto sacro.

Al numero 5 si affianca il 25 e si conclude con il 4.

Il testo è una composizione di cinque parole. Fra loro prive di un rapporto di subordinazione se non quello della successione. Dove la loro lettura è invariata da qualunque punto inizi la lettura.

Questa caratteristica è propria del palindromo. Una parola che può essere intesa in entrambi i sensi. Rimanendo identica quando pronunciata da sinistra verso destra e alla rovescia.

Nel Quadrato del Sator questa caratteristica vale anche per la lettura dall’alto al basso e vicersa.

Una identificazione fra ciò che è posto in alto e ciò che si trova in basso. Una diversa raffigurazione del Sigillo di Salomone. Costituito dall’intreccio di due triangoli equilateri. Uno composto di fuoco e l’altro d’acqua.

 

Il Quadrato del Sator è visibile in molte località italiane. La figura è nota anche in qualche edificio europeo.

Le raffigurazioni risalgono alle epoche più disparate.

In Italia la più antica identificazione è in un graffito tracciato nell’antica città romana di Pompei. Località sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. A questa scoperta precede il ritrovamento del Quadrato del Sator in Siria. Rinvenimento datato al 260 a.C.

Oltre alla forma quadrata questa iscrizione è conosciuta con aspetto circolare e più raramente in forma pentalfa.

 

 

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Nell’immagine. Un pentacolo con al centro il Quadrato del Sator. Inscritto fra due triangoli equilateri. Formanti il Sigillo di Salomone. Una forma geometrica contiene il busto di un uomo. L’altra un capro. Tutto è inscritto nel cerchio solare. Mosso da un leone, un’aquila, un angelo e un toro.

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La carrozza trainata da cavalli

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La carrozza trainata da cavalli richiama alla mente i tempi passati. Il rumore degli zoccoli sulla pavimentazione della strada. Un camminamento realizzato da una successione di lastre di pietra.

Può evocare nella mente il mazzo dei tarocchi. Nel quale il carro è la settima carta degli arcani maggiori. La lama raffigura un uomo che tiene tra le mani le redini. Il mezzo per condurre il carro trainato da due cavalli.

Gli animali trainano la carrozza. Questo perché la forza è una delle loro caratteristiche.

Il cocchiere è colui che dirige la biga. Questo avviene perché è meno forte del cavallo ma più capace.

Arguzia che permette di raffigurarlo nelle vesti del Re o del guerriero.

Questa carta nella tradizionale successione degli arcani è preceduta dalla lama degli Amanti e seguita da quella della Giustizia.

La metafora della carrozza trainata da cavalli è anche una parte importante della visione elaborata da pensatore armeno Georges Ivanovich Gurdjief.

Nel suo pensiero diviene una allusione per descrivere la condizione in cui si trova l’essere umano.

Una riflessione sul metodo per acquisire la propria libertà interiore. Permettendo di raggiungere la comprensione del significato e dello scopo della vita umana.

La visione elaborata da Gurdjief è ancora oggi attuale.

Egli immaginava che la vita dell’uomo è simile a una carrozza.

Dove il corpo della vettura simboleggia quello della persona. Il passeggero collocato all’interno del veicolo si identificava con la coscienza del trasportato.

La mente del viaggiatore è rappresenta dal cocchiere.

I cavalli rappresentavano le emozioni. Questi o queste non sempre obbediscono agli ordini del vetturino. Circostanza che avviene perché i cavalli sono governatei dagli istinti dettati dalla loro appartenenza a una natura profondamente animale. In balia della loro indole trascinano la carrozza su strade non volute.

Questo avviene quando la carrozza è occupata da chi non sa decidere la direzione verso la quale dirigere la propria vita. In questa situazione la natura selvaggia dei cavalli avrà la meglio.

Solo seguendo la voce del passeggero il cocchiere potrà guidare i cavalli nella direzione desiderata.

Un invito di Gurdjief a risvegliarsi da un indotto e profondo sonno indotto. Erroneamente pensando di essere svegli e consapevoli

Nell’immagine: Antica spilla realizzata negli anni Cinquanta del Novecento da un orafo alessandrino. Reca marchio AL 570. Raffigura una carrozza trainata da cavalli. Lunghezza 6.2 cm.

 

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La moneta magica

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Il frutto della pesca, simbolo e leggenda

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Il frutto della pesca simbolo e leggenda

Il frutto della pesca simbolo e leggenda

Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

 

In Cina e più in generale in Oriente il frutto della pesca è portatore di un significato simbolico. Questo è ben descritto dalla leggenda intitolata Il monte delle pesche sacre.

Il racconto popolare è ambientato sul monte Sondo. Questa è una cima situata ad ovest di Kyongiu, attualmente nella Corea del sud. La salita in vetta richiede circa un ora e mezza di cammino. Il nome Sondo ha delle implicazioni interessanti giacché, nella lingua del luogo, do significa pesca e son soprannaturale.

La narrazione afferma che un giorno un abitante di un villaggio si reca a pescare in un lago nascosto fra le cime delle montagne. Spinse la sua zattera in un insenatura che non aveva mai visto prima. Avvicinandosi alla riva rocciosa, notò fra gli arbusti l’ingresso di quella che sembrava essere una grotta. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

Facendosi luce con la lucerna, entrò nella grotta e, percorsa una lunga caverna, sbucò, improvvisamente, in una luminosa vallata, completamente nascosta dall’esterno.

Vagò come in sogno, ammagliato dalla bellezza del luogo. Incontrò delle persone affabili che lo invitarono al villaggio e gli offrirono da mangiare delle pesche. Le stesse che aveva visto crescere sugli alberi della valle.

Si trovò così bene fra questa gente che si fermò per tre giorni prima di decidersi di tornare indietro. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

Quando tornò al suo villaggio, il pescatore non riuscì più a capire dove fosse e non trovò più nessuna delle persone che conosceva. Persino nella sua casa viveva una famiglia che non aveva mai visto.

Quando disse chi era, alcuni degli anziani del villaggio, ricordarono vagamente di aver sentito la storia di un uomo con quel nome. Scomparso trecento anni prima, mentre stava pescando su un lago sperduto tra le montagne.

Gli dissero che la sua vedova aveva allevato i figli da sola. Questo con grandi sacrifici e che uno dei suoi discendenti vive ancora nel villaggio e lo potrebbe accompagnare alle tombe di famiglia. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

Al che il pescatore non credendo alle proprie orecchie gridò ma sono quel pescatore e sono stato lontano da casa solo tre giorni. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

Gli anziani del villaggio lo guardarono con compassione, scuotendo la testa e pensando che non fosse in sé.

Il pescatore tornò sulla montagna. Ritrovò il lago e cominciò a ricercare l’ingresso della grotta, inutilmente passò giorni e giorni fra i monti ma, tutto era invano.

Nessuno credette alla storia del vecchio pescatore. Comunque l’idea che potesse esistere un giardino che produceva pesche soprannaturali si diffuse così tanto che il monte è battezzato con il nome di Sondo. Il monte delle pesche sacre. Nome con il quale, ancora oggi, è conosciuto.

Nella mitologia cinese il pesco è il simbolo dell’immortalità. Questo perché, in Cina, si crede che nutrendosi del frutto di questo albero, questo preservi il corpo dalla corruzione.

La tradizione è così diffusa che si vuole che gli immortali taoisti si nutrivano di pesche oppure di fiori di pesco. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

La pesca è il principale connotato di Shou Xing o Shou Xin Gong, il dio taoista della longevità e della salute.

La madre del dio ebbe una lunga gestazione, la tradizione la vuole durata dieci anni, finita la quale partorì l’immortale nelle sembianze di un anziano. Per questa ragione la deità è raffigurata come un vecchio. Dall’aspetto allegro e amichevole. Con la testa caratterizzata da una grande fronte, alta e convessa che richiama la forma di una pesca. Calvo e con una lunga barba, con in mano una pesca.

Egli nutrendosi di pesche magiche ottenne l’immortalità.

La cultura cinese ritiene che questa divinità abbia il potere di influenzare l’età dei mortali. É questa ragione per la quale gli abitanti della Cina si rivolgono a lui nel giorno del proprio compleanno e il 25 gennaio. Quest’ultimo è il giorno in cui si festeggia la festa di primavera o capodanno lunare. In entrambi i giorni si richiedere al dio una lunga vita. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

La festa di primavera è nota in Occidente con il nome di capodanno cinese, segna l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. E’ una delle festività tradizionali cinesi più sentite.

Oltre alla pesca di lunga vita ha come ulteriori attributi. Questi sono il bastone, a volte terminante con la testa di drago. La fiasca contenente l’elisir di lunga vita e un cervo o una gru raffigurati in piedi e al suo fianco. E’ anche conosciuto come Nan Ji Xian Weng, in italiano, il vecchio del polo Sud.

Shou Xing prima di diventare un immortale era un uomo, di nome Zhao Yen, destinato a una morte precoce, fissata al diciannovesimo anno d’età.

Questa funesta previsione è mutata dal dono di vino e di carne secca a due uomini impegnati in una partita di dama. Unito all’astuzia di non rispondere alle loro domande. I due giocatori sono: l’astro del polo Nord e l’astro del polo Sud. Il primo fissa la data di nascita degli uomini. Il secondo descreta la data di morte. Le due divinità ringraziarono Zhao Yen invertendo i numeri della data di morte. Non più diciannove ma novantuno anni.

Del pesco ha importanza sia il frutto che il tronco. Frutto pesca simbolo leggenda.

Da quest’ultimo si ottiene un legno a cui si attribuisce una possente capacità protettiva. Per questa ragione è molto apprezzato in ebanisteria. Dove con il suo impiego conferisce agli arredi realizzati con questa essenza dei magici attributi. Quali la difesa degli abitanti della casa dai fantasmi e dai rischi del quotidiano.

Sempre con questo legname sono realizzate delle spade che permettono ai monaci di praticare efficaci esorcismi.

L’immagine. Raffigura Shou Xing. Traduzione astro della longevità. Semplificato 寿星. Tradizionale 壽星. É il dio taoista della lunga vita. Statua in porcella policroma. Realizzata in Cina, durante la dinastia Qing, nel XIX secolo. Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

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