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San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio agiografia e curiosità.

San Giorgio agiografia e curiosità.

 

La figura di San Giorgio gode di grandissima popolarità. É questo un contesto che ha favorito la nascita, sulla sua persona, di numerose narrazioni e invenzioni.

Di lui poco si conosce, nasce verso il 280 nella Cappadocia, una regione storico geografica situata nel cuore della penisola anatolica. San Giorgio agiografia e curiosità.

Professa la religione cristiana e si arruola nell’esercito di Roma.

A seguito delle persecuzione contro i cristiani, volute dall’imperatore Diocleziano. É martirizzato ed in ultimo è decapitato e sepolto a Lidda San Giorgio agiografia e curiosità.

La scarsità di notizie sulla sua vita aveva fatto perfino mettere in dubbio la sua reale esistenza. Questa è ora provata dalla scoperta di un’epigrafe che lo cita. L’iscrizione rinvenuta ad Eraclea di Betania, è in lingua greca e risale al 368 d.C.

 

La Festa di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità.

La Festa di San Giorgio detta anche il giorno di San Giorgio è la giornata celebrativa del santo. La festività si svolge, nel Calendario gregoriano, il 23 aprile e in quello giuliano il 6 maggio.

La celebrazione cade in corrispondenza del giorno in cui si crede che San Giorgio decede San Giorgio agiografia e curiosità. 

La festività dedicata a San Giorgio è celebrata nelle chiese, negli stati e nelle città nelle quali San Giorgio è il santo patrono.

In Italia ci sono 21 comuni col nome di San Giorgio ed è il santo patrono di 169 comuni e di altre località minori.

 

Il Nastro e la Croce di San Giorgio.

San Giorgio è anche ricordato anche come il Santo Cavaliere. Inizialmente è raffigurato vestito con l’uniforme del legionario romano in seguito dimessa per un armatura luccicante. In entrambi queste vesti rimane sempre animato dallo spirito più puro e pertinente proprio della cavalleria San Giorgio agiografia e curiosità.

Per queste corrispondenze non poteva non trovare spazio nell’ambito degli ordini cavallereschi e delle decorazioni militati.

In Russia ove, assieme a San Pietro di Kiev, è il patrono della città di. Mosca, da il nome a un nastro a righe parallele e alternate. Tre di colore arancio e due di color nero, detto il Nastro di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità. 

Un elemento distintivo ancora in uso, a rievocazione e memoria della Croce di San Giorgio. Quest’ultima la più alta onorificenza militare della Russia zarista, concessa ai militari che compivano particolari atti di eroismo.

La Croce di San Giorgio è anche il nome di una bandiera composta da una croce di color rosso posta in un campo bianco. Il vessillo trova il suo primo utilizzo fra i crociati. Questi erano dei guerrieri di fede cristiana. In armi, tra l’XI e il XIII secolo, nel Vicino Oriente, durante le campagne volte a riconquistare la. Terra santa, all’epoca sotto il dominio islamico San Giorgio agiografia e curiosità.

I crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio martire in santo guerriero, volendo identificare nell’uccisione del drago la sconfitta dell’Islam.

In questo ambito, si può anche ricordare che San Giorgio è il santo patrono del movimento scout mondiale.

San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio che combatte il drago San Giorgio agiografia e curiosità.

La tradizione colloca variamente il luogo ove San Giorgio combatte e sconfigge il drago. L’ubicazione potrebbe essere collocata nelle vicinanze di Giaffa, dunque poco lontano dal luogo di nascita del santo. Oppure in quella che ancora oggi si chiama la baia di San Giorgio, una località sulla costa del Libano, a nord di Beirut. Un ultima possibilità si colloca in Inghilterra, sulle colline dello Berkshure, vicino alla cittadina di Uffington. Qui, nel punto ove la lancia brandita da San Giorgio trafisse il drago, si trova una piccola area priva di erba. San Giorgio agiografia e curiosità.

 

San Giorgio che salva la principessa.

Della leggenda della principessa salvata dal drago per merito di San Giorgio si hanno le prime avvisaglie verso la fine del XIII secolo. La ritroviamo nella Legenda Aurea scritta da Jacopo da Varagine. Dove si parla di una palude abitata da un drago. Della figlia del re destinata, come sacrificio, ad essere data in pasto al drago. Della comparsa sulla scena di San Giorgio su un cavallo bianco e armato di una lunga lancia. Dell’arrivo e della sconfitta del drago, ferito alla gola. Del trionfale rientro in città con il drago al loro seguito San Giorgio agiografia e curiosità.

 

San Giorgio fra Oriente e Occidentale.

San Giorgio nasce in Cappadocia, questo lo rende contemporaneamente legato sia all’Oriente sia all’Occidente.

Un santo orientale il cui culto è diffuso sino in Occidente. Per questa ragione per parlare di lui non è possibile tralasciare le credenze proprie della località ove nacque. Per poi sommarle a quelle provenienti da altri paesi orientali. In quanto la sua fama si diffuse con rapidità sia in Palestina sia in Siria San Giorgio agiografia e curiosità.

 

La reliquia della testa di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità.

Su questo prezioso resto sacro si intrecciano molte discordanze. Si vuole che Sant’Elena imperatrice fece violare la sepoltura per estrarne il capo, portandolo poi a Roma per diffonderne il culto.

Papa Zaccaria ritrova la reliquia in una chiesa romana e la trasportata nella chiesa di San Giorgio al Velabro. Qui è tuttora custodita, assieme alla spada ed ad un lembo dell’abito del santo, dal 750 d.C.

Altre fonti documentano il trasferimento della reliquia, nel 1660, da Roma a Ferrara.

Infine un’altra testa attribuita a San Giorgio era conservata in una chiesa di Costantinopoli. Questo fino alla conquista delle città da parte dei turchi ottomani. Causa del trasferimento del resto sacro in Francia, a Marces Montirer ?, in una chiesa dedicata al santo.

San Giorgio agiografia e curiosità
GROSSO ORLANDO – San Giorgio nell’arte e nel cuore dei popoli

 

 

GROSSO ORLANDO – San Giorgio nell’arte e nel cuore dei popoli.

 

 

 

Piatto da fritole o frittole in uso a Venezia.

 

 

 

Il leone di San Marco a Venezia.

 

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La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina

La mitologia del pipistrello in Cina.

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Il pipistrello è un animaletto entrato a far parte della mitologia e del folclore di numerose culture sparse sul pianeta terra.

Un interesse che trova giustificazione nel trovarsi di fronte ad una bestiola che vive di notte e, pur non essendo un uccello, riesce a volare.

Delle caratteristiche che in alcune popolazioni sono accolte con avversione.

In Cina vivono circa venti diverse specie, appartenenti a nove generi, la maggior parte delle quali si trova nella Cina meridionale. Alcuni tipi sono molto grandi, le loro ali arrivano ai cinquanta centimetri di diametro.

Nel linguaggio cinese il pipistrello è descritto con precisione.

Pien Fu 蝙蝠 è un vocabolo che lo definisce in modo generale.

Una parola che nel suo significato comprende tutti i numerosi tipi appartenenti alla famiglia dei chirotteri.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Alla lingua cinese appartengono molti altri termini per identificare questo mammifero.

È indicato con Fai 附翼, o ali che abbracciano, quando si vuole mettere in evidenza il suo modo di allargare e pendere dalle ali.

Altre espressioni sono: T’ien Shu 天鼠, ratto celeste,. Hsien Shu 仙 鼠, ratto fatato,. Fei Shu飛鼠, ratto volante e Yeh Yen 夜燕, rondine notturna.

Questa accurata classificazione fa già intuire quale importante ruolo assume il pipistrello all’interno della cultura cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Nel Pên Ts’ao 本草, o Erbario Cinese si legge lungamente delle sue abitudini e caratteristiche.

Il testo parla di pipistrelli vecchi di mille anni, di color bianco come l’argento. Questi si incontrano nelle colline, all’interno delle caverne. Luogo dove trovano nelle stalattiti il loro nutrimento. Un cibo che permette loro longevità e buona vista.

 

Sempre nel Pên Ts’ao descrive il pipistrello. L’autore afferma che ha la forma di un topo. Il suo corpo è di un colore nero cinereo, con ali sottili e carnose. Quest’ultimi arti congiungono con le quattro zampe e la coda.

Lo si incontra in estate e appare privo di reattività d’inverno. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

Il Pên Ts’ao motiva anche le ragioni della sua grande longevità,. Individuata nel suo torpore invernale. Stagione nella quale non si ciba di nulla e, per l’abitudine, deglutisce il suo solo respiro.

Il libro sull’agricoltura e le piante medicinali, erroneamente attribuito al mitico imperatore Shennong, spende alcune righe anche sul suo vagabondare notturno.

Non causato dalla sua incapacità di volare di giorno ma, dal timore e dalla necessità di sfuggire dalla caccia del falco.

Si nutre di zanzare e moscerini. Vola con la testa in giù, perché il cervello è pesante.

Il pipistrello è anche un componente della medicina tradizionale cinese. La mitologia del pipistrello in Cina.

In Cina il pipistrello è l’emblema della felicità e longevità.

Come portatore di questo suo messaggio augurale è spesso utilizzato per scopi decorativi. In questo impiego la sua rappresentazione grafica è fortemente somigliante a una farfalla. Generalmente dipinta nel colore della gioia, il rosso. Talvolta le ali sono curve a forma della testa del Joo I.

La lettura degli ideogrammi pipistrello e felicità è molto simile, entrambi assomigliano nella pronuncia al suono Fu. La mitologia del pipistrello in Cina.

Questo gioco ha dato vita all’usanza delle Cinque Benedizioni, 五福. Raffigurata graficamente da Cinque Pipistrelli. Ognuno portatore un significato ben augurale. Ovvero la:. Vecchiaia 壽,. Ricchezza 富,. Salute 康寧,. Morte naturale 考終命 e l’Amore per la virtù 攸好德.

La fortuna riscossa dal pipistrello presso il popolo cinese si scontra con l’avversione occidentale.

Luogo dove prevale l’associazione del pipistrello al diavolo e alla tenebre. Questa visione, in epoca medioevale, fa dipingere le sue ali sulla schiena delle figure demoniache. La mitologia del pipistrello in Cina.

La mitologia del pipistrello in Cina

 

Il frutto della pesca simbolo e leggenda.

 

 

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

 

Il drago nella mitologia cinese.

 

 

Ruyi come tu desideri.

 

Nell’immagine:. Una delle 60 tavole stampate litografia e  acquerellate in a corredo al libro intitolato:. Quadri iconografici di zoologia proposti ad uso delle scuole e pubblicati sotto la direzione di Luigi Bellardi. Edita a Torino e a Milano dalla Casa editrice G. B. Paravia nel 1863.  La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

L’elefante e l’arte giapponese. La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Temi decorativi e colori delle porcellane cinesi antiche.

 

 

Il singolare fascino del Blanc de Chine.

 

 

Galli e galline nella tradizione giapponese.

 

 

Burattini magici e marionette stregate.

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Elefante e arte giapponese

L’elefante e l'arte giapponese

L’elefante e l’arte giapponese.

L’elefante e l’arte giapponese a primo acchito sembrano incompatibili.

 

Il soggetto appartiene alla cultura asiatica. Ambito nel quale assume numerosi significati. In Oriente l’elefante rappresenta la: forza, saggezza, prudenza, mansuetudine e l’energia.

Pensare all’arte che si è sviluppata in Giappone e collegare gli elefanti non è certo un’associazione comune.

L’elefante nell’arte giapponese è un soggetto non frequente. Un argomento proveniente da territori lontani.

L’elefante e l’arte giapponese.

É un modello privo dell’origine locale.

Una figura lontana dalle raffigurazioni di animali che popolano quel mondo.

Solo cercando con cura, scopriamo che questo pachiderma non è proprio sconosciuto agli artisti operanti nel Paese del Sol Levante.

L’elefante nell’arte giapponese è conosciuto solo per mezzo delle raffigurazioni provenienti dalla Cina. Oppure per l’avorio tratto dalle loro zanne. Materiale lavorato da lungo tempo e da molti artisti intagliatori. Usato per realizzare degli oggetti d’uso e decorativi.

 

Nell’antico Giappone gli elefanti erano considerati l’emblema della saggezza.

Questo animale giunse fisicamente sul suolo giapponese nella prima metà del XVIII secolo. Era un dono del re del Siam. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Al giorno d’oggi è un regalo proveniente da un paese scomparso. Ora identificabile con il territorio dell’odierna Thailandia.

A questo periodo si fa risalire il primo reale contatto fra l’elefante e l’arte giapponese.

Un aneddoto è alla base di questo incontro. Una storia che non tardò a diventare un soggetto nelle opere di molti artisti. Acquisendo, in un secondo tempo, un ulteriore significato.

Si narra che la notizia dell’arrivo in terra giapponese dell’elefante avesse incuriosito moltissime persone.

Molti si recavano ad ammirare quello che i giapponesi dell’epoca identificavano come la più bella opera fuoriuscita dalla creazione.

Fra questi individui vi era anche un gruppo di persone private della vista. Questa loro mancanza permetteva loro la percezione dell’animale con il solo uso del tatto.

 

La costrizione non impaurì gli otto uomini che curiosi circondarono l’animale.

Le notevoli dimensioni del mammifero permisero ad ogni non vedente l’esame di una piccola parte del pachiderma.

Ognuno di loro cercò di descrivere il mammifero. Rifacendosi alla porzione che gli competeva e alle proprie sensazioni.

Come è logico intuire, tutte le narrazioni differiscono e in nessun caso rispecchiano la realtà.

Come spesse volte accade nella terra di Yamato, con il passare del tempo questo aneddoto acquisisce un significato ulteriore.

Diventando il monito a non giudicare da un solo punto di vista ciò che non si conosce.

Hokusai, con la sua usuale grande arguzia, illustrò questa situazione. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Raffigurandola in una stampa. L’incisione appartiene alla raccolta Sillabario per trasmettere il vero spirito.

L’elefante è anche il riferimento per l’identificazione di due personaggi che si possono ritrovare raffigurati nell’arte giapponese.

Sono: Tai Shun e Kokusenya.

Tai Shun è usualmente rappresentato come un ragazzo con un elefante.

Figlio di Ku Sow, un vecchio cieco. É inviato dai genitori sulle montagne a coltivare la terra. 

Accettando il suo destino, partì e si predispose al duro lavoro.

Nel suo faticoso compito trovò l’aiuto di un elefante. Il pachiderma trainava l’aratro nel campo. Arando al suo posto.

L’imperatore Yao, conosciuta la condizione del ragazzo, provò per lui della pietà.

Per compensarlo, gli diede una delle sue figlie come moglie. Questo permise a Tai Shun di diventare il successore al trono imperiale.

La vita di questo ragazzo è identificata come uno dei ventiquattro modelli di virtù dei figli.

Kokusenya è un famoso pirata.

Vissuto nel diciassettesimo secolo e catturato nell’isola di Formosa.

Figlio di un padre di origine cinese di nome Cheng Che Lung e di una madre giapponese. É chiamato dai gesuiti Coxinga.

Un umorismo macabro è la caratteristica di tutte le sue audaci azioni. Peculiarità che lo porterà alla notorietà.

Raffigurato come un uomo di piccola statura. É colto nell’atto del furto di una tigre o di un largo elefante, mentre si allontana dal luogo della rapina con l’inusuale bottino.

La raffigurazione dell’elefante è entrata anche a far parte dell’ornamento degli accessori  delle lame giapponesi.

Dal era Kyōhō, 1716-1735, si realizzano tsuba raffiguranti un elefante. Yasuchika è il primo artista a introdurre questo soggetto. L’elefante e l’arte giapponese.

 

L’iconografia del Buddismo permette altre comparse dell’elefante.

Nel testo del Sutra del Loto è citata la divinità buddista chiamata in Giappone Fugen Bosatsu e Pu Hien in Cina.

Deità raffigurata seduta su un elefante. L’animale alcune volte presenta la pelle bianca.

Più raramente Fugen Bosatsu figura fra un gruppo di elefanti.

Può succedere che l’elefante o gli elefanti presentino tre paia di zanne.

Il più delle volte è rappresentato mentre fra le mani regge un rotolo scritto. Più raramente con un fiore di loto.

É la divinità che impersona gli insegnamenti del Buddha. Un dispensatore della conoscenza e della saggezza.

In Giappone la qualifica di Bosatsu è riservata ad individuo che può accedere al Nirvana ma, che volontariamente rimanda l’ingresso.

 

E’ un uomo che ha concluso il suo ciclo delle rinascite. Deciso di non entrare nel Nirvana fino a quando tutte le altre creature non potranno accedervi con lui. In attesa di quel momento si dedica all’aiuto e alla salvezza di chi è ancora vincolato dal proprio karma.

Quando l’elefante nell’arte giapponese si presenta di color bianco è l’animale sacro al Buddha. L’elefante e l’arte giapponese.

 

Questo legame nasce perché il pachiderma partecipa alla nascita del principe Siddhārtha Gautama, colui che diventerà il Buddha. Intervento che varia nei modi a seconda della fonte avvalorata ma, sempre riconosciuto.

Una curiosità, leggendo un fumetto giapponese, il verso dell’elefante è scritto paooooooon. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

 

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Nell’immagine:. La silografia intitolata Gunmozo o naderu. In lingua italiana: Ciechi che misurano un elefante. Illustrazione disegnata da Hokusai. Appartenete all’ottavo volume del Denkaishu shin Hokusai Manga. In italiano: Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose Schizzi sparsi.
Hokusai con la sua usuale grande arguzia illustra l’episodio degli otto non vedenti che esaminano un elefante. L’elefante e l’arte giapponese.

 

 

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Significati degli animali in Giappone e della Cina

Significati degli animali in Giappone e della Cina

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Significati reconditi degli animali nella tradizione culturale del Giappone e della Cina.

Nel testo la descrizione di alcuni dei significati sottointesi rappresentati dagli animali più frequentemente raffigurati nelle forme d’arte realizzate in Giappone e in Cina.

 

Nelle opere d’arte cinesi e giapponesi sono svariati gli animali raffigurati con ruolo di soggetto o comunemente apposti come decoro.

Tutti questi esseri viventi uniscono alla valenza estetica un solido e perpetuo collegamento a credenze, simboli e racconti.

Queste associazioni hanno origine nella tradizione insita in quelle popolazioni e in quei luoghi.

Costumi che continuano a tramandarsi e influenzare il quotidiano in tutte le sue manifestazioni.

Affascinante è indagare sull’origine e il significato di queste simbologie.

Alcuni di questi protagonisti popolano al mondo reale ed altri quello fantastico.

I significati attribuiti agli animali in Giappone e in Cina possono coincidere oppure anche presentarsi molti distanti.

Il topo gode di credenze contrastanti.

In Cina raffigura la timidezza, la meschinità e la miseria. E’ raffigurato mentre si nutre delle scorte di riso questo a consigliare l’oculatezza nelle spese.

In Giappone diviene il messaggero di Daikoku, il dio associato alla ricchezza e la prosperità. Per questa ragione si crede che sia portatore di denaro.

In tutto l’estremo Oriente il fagiano è simbolo di armonia. Questo per la sua aggraziata andatura. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In Cina è simbolo di bellezza, fortuna e prosperità. E’ l’emblema dell’imperatore.

In Giappone è considerato il più bel volatile della fauna locale. Allevato per lo splendido piumaggio. E’ il simbolo dell’amore materno. Fra le popolazioni rurali il canto del fagiano è presagio di sventura.

In Cina alla gallina si attribuisce la facoltà di scacciare gli spiriti del male e allontanare le negatività. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Questo attributo faceva si che in alcune regioni cinesi la gallina sia trattata con considerazione e non fosse un alimento.

L’anitra mandarina è il simbolo della fedeltà, fortuna e felicità coniugale. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Per questa regione i ricami e gli oggetti che la raffigurano sono usati come regali nuziali. Questo perché portatori di un implicito augurio di felicità agli sposi.

In Cina può comparire accanto a un drago simboleggiando il concetto di mutuo rispetto.

In Giappone delle piccole lanterne a forma di anitra sono usate durante la cerimonia per la festività dei defunti. Queste lanterne sono depositate sulle acque dei fiumi o dei laghi per commemorare i morti annegati.

L’oca selvatica rappresenta un matrimonio felice. Anche una sposa o di uno sposo fedele e premuroso. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

E’ anche la portatrice di buone notizie. Raffigurata con la luna rappresenta l’autunno. 

In Giappone era uso credere che le oche durante i loro spostamenti tenessero nel becco una rosa. Fiore che lasciavano cadere nel luogo dove volevano stabilirsi. Uno stormo d’oche è simbolo del ritorno.

La farfalla è portatrice di gioia e benessere. Un simbolo del tempo libero e di serenità. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In Giappone questo insetto raffigura la giovane donna. Le fanciulle in ampi e svolazzanti abiti, richiamano e ben raffigurano questo insetto.

Due farfalle raffigurate ravvicinate e in volo rappresentano un matrimonio felice e duraturo. Per questa ragione sono il decoro più usuale per gli oggetti destinati ad essere regalati agli sposi.

Il ragno è simbolo di astuzia e inganno. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In Cina è portatore di buon augurio. Questo perché vive sulla tela da lui tessuta. Lì aspetta il cibo. Gli necessita scendere sulla terra solo quando è portatore di buone nuove.

In Giappone è simbolo di abilità. Qui si crede che sia in grado di trasformarsi in un fantasma dannoso oppure di assumere delle fattezze mostruose.

La propensione del gatto a cacciare i topi ha fatto si che trovasse un sicuro rifugio presso tutti i monasteri. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Dove era allevato e posto a difesa dei manoscritti contro i roditori.

In Cina si riconosce a questo animale una grande abilità alla trasformazione che gli permette di assumere sempre nuove sembianze.

In Giappone i marinai custodivano nella stiva delle navi dei gatti con manto bianco, marrone e nero.

Era loro compito segnalare l’arrivo della tempesta e scongiurare il naufragio. L’arrivo del maltempo era segnalato dal graffiare gli alberi della nave. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

La trasformazione del micio in animale domestico gli ha conferito titolo di partecipare ai festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno. In quel giorno il felino mangia, come tutta la famiglia, un piatto a base di fagioli rossi.

Il cervo è simbolo di: longevità, animo mite, dolcezza, serenità economica e alto rango sociale. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Le leggende parlano dei cambiamenti di colore del manto dell’animale. Verso i mille anni d’età il pelo diventa di color blu. Attorno i duemila diventa nero.

Il cervo con il manto bianco non conosce la morte.

In Giappone il cervo di colore bianco rappresenta la manifestazione terrena della dea Amaterasu.

La raffigurazione di cervi in prossimità di alberi di acero con le foglie autunnali di color rosso indica l’identificazione dell’animale con la malinconia.

In Cina il bue ha una molteplicità di raffigurazioni. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Abbinato a un pesco in fiore è il simbolo della primavera. Un bambino seduto sul dorso dell’animale mentre suona il flauto allude alla quiete dell’anima.

Shennong è un dio raffigurato in sembianze umane e con la testa bovina. É considerato il padre dell’agricoltura cinese. Colui che introduce la coltivazione della terra per evitare di procurarsi il cibo con l’uccisione degli animali.

 

In Giappone Sugawara no Michizane è un poeta e un uomo di corte. É divinizzato con il nome di Tenjin, la divinità protettrice delle lettere e della calligrafia. Deità che usava un bue come mezzo di trasporto.

Assume anche un significato apotropaico. Questo avviene quando è raffigurato accovacciato. Realizzato in terracotta di color nero ed esposto nel locali adibiti alla vendita. Qui ha lo scopo di attirare la clientela e la prosperità degli affari.

Questo valenza viene amplificata ponendo fra le corna dell’animale la figura di Daikoku, la divinità della fortuna e della ricchezza.

L’orso, in Cina, designava i funzionarti militari di quinto livello. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In Giappone rappresenta la forza, la benevolenza e la saggezza.

Presso gli Ainu, un gruppo etnico est asiatico indigeno del Giappone settentrionale, l’orso è il dio della montagna e il messaggero divino.

Un cucciolo d’orso è catturato e portato al villaggio. Accudito per due anni e in fine sacrificato durante lo Iyomante, una grande festa che si celebrava a dicembre.

Durante la cerimonia l’orso dispensa doni di abbondanza e riportato nel mondo degli dei, alla sua divina dimora.

La partecipazione degli abitanti del villaggio alla cerimonia è di grande rilievo.

Kouen è un Ainu che si rifiutò di partecipare al rito. Per questa ragione ucciso e il suo corpo è sparso a pezzi su una montagna. Brandelli che magicamente si ricomposero in una figura enorme. Un personaggio un poco uomo e un poco orso. Destinato a vagare in eterno per i monti.

Il maiale rappresenta l’ignoranza e l’ingordigia.  Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Gode di una primaria importanza nell’agricoltura e nell’alimentazione.

In Cina è associato alla sporcizia, al selvaggio e all’insaziabile.

In Giappone è simbolo di abbondanza. La scrofa con i maialini sono un augurio per una discendenza numerosa.

La tigre è considerata la regina di tutti gli animali.  Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In oriente le tigri sono fra i soggetti più raffigurati. I significati assunti da questi animali in Cina e Giappone sono molteplici. 

In Cina il felino è la custode dei campi coltivati. Questo perché cacciatrice di cinghiali.

É messa a guardia della pace dei defunti. Come testimoniano le statuette in terracotta che la ritraggono. Raffigurazioni collocate, nelle tombe di epoca Han, a scopo di difesa della tumulazione. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Rappresentata con una moneta in bocca o dei gioielli sotto la zampa è portatrice benessere economico.

Quando il colore del manto è bianco ci troviamo di fronte a un animale con più di cinquecento anni d’età. Un felino pronto a far parte degli immortali. 

Molte figure della mitologia cinese sono raffigurate in compagnia della tigre.

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

 

La dea Feng Po Po cavalca il felino tra le nuvole. La raffigurazione rappresenta sia l’autunno che il coraggio.

Fei Lian o Feng Boè la dea del vento. É raffigurata come una vecchia fra le nuvole a cavallo di una tigre.

Cai Shen è il dio della ricchezza. Cavalca una tigre dal manto di color nero e porta un lingotto d’oro.

La tigre è anche raffigurata con fra le fauci una testa umana. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Questa immagine trae origine da un’antica credenza. Dove l’uomo divorato dalla tigre, dirigeva il felino verso una nuova vittima. La preda con cui si sarebbe scambiato. Ritornando alla vita. Non a quella che ha lasciato ma in quella vissuta dalla nuova vittima.

In Giappone è associata alla luna. É il simbolo di lunga vita.

Raffigurata in un bosco di piante di bambù palesa la debolezza umana. Incapacità da contrastare usando il coraggio e la flessibilità.

La scimmia che si ciba di una pesca o che tiene sulle spalle un cucciolo raffigura la longevità e l’immortalità. Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

In Cina gli è riconosciuta la scaltrezza e la capacità di allontanare gli influssi malefici.

In Giappone è associata al Koshin, il dio scintoista della strada. Al quale sono associate le Tre scimmie sagge o mistiche.

Chiamate: Misaru, che non vede il male, coprendosi gli occhi. Kikasaru, che non sente alcun male, coprendosi le orecchie e Iwasaru, che non parla male, coprendosi la bocca.

La conoscenza dei significati degli animali presenti nelle opere d’arte realizzate in Giappone e in Cina è importante.

In quanto permette di assaporare in modo più profondo tutta questa produzione artistica.

Significati reconditi degli animali nella tradizione del Giappone e della Cina.

Nell’immagine: Un antico ventaglio realizzato con un fronte composto da piume naturali di color bianco. É dipinto con un fagiano e una farfalla. Posti in un giardino composto da più specie di fiori. Realizzato in Cina. Agli inizi del XX secolo. Le piume sono d’oca.

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

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Galli e galline nella tradizione giapponese

Galli e Galline
Galli e galline nella tradizione giapponese.

Galli e galline assumono un ruolo articolato nella tradizione giapponese.

I galli e le galline sono gli attori di molte credenze della tradizione giapponese e di numerose raffigurazioni nell’arte.

Numerosi importanti artisti, di tutti i tempi, hanno raffigurato questi animali nelle loro opere.
In questi lavori compaiono come esseri viventi. Dotati di una vita propria. Degni del ruolo di soggetto dell’opera.

Il gallo è un animale coraggioso e dal buon carattere.

Generoso, perché si priva del cibo a favore delle galline, ma questo non basta a spiegare una cosi assidua presenza di polli.

Lo si incontra nelle credenze popolari.

Dove si pensa che con le piume di color bianco abbia la capacità di allontanare le figure dei morti. Con le piume rosse abbia il potere di proteggere dal fuoco.

Il gallo trova spazio fra i dodici animali che formano lo zodiaco giapponese.

In astrologia, non si fa distinzione e si può trovare, con uguale significato, sia l’uno, il gallo che l’altra, la gallina.
Se si appartiene a questo segno, un astrologo giapponese, individua nel coniglio l’elemento opposto.
Inoltre definirebbe una persona nata in questo periodo come: precisa, organizzata, decisa, sincera e capace a maneggiare il denaro. Forse, anche la positività di queste caratteristiche, aiuta a rafforzare la giapponese propensione verso il volatile.

Nella suddivisione stagionale dell’anno, identifica il periodo che comprende la fine dell’inverno e l’inizio della primavera.

In questa veste è effigiato assieme al fiore della peonia.
Simboleggiando l’annuncio della nuova stagione e augurando un anno felice.

Questa illustrazione conferisce all’animale il ruolo di portatore di bene.

Una funzione che può motivare la sua comparsa fra i Mon. Dove è raffigurato racchiuso in una forma circolare.

Il gallo trova corrispondenza anche con i mesi.

In poesia, quando i versi lo raffigurato all’aurora, fra salici piangenti, alludere al secondo mese dell’anno.
In pittura, rappresenta il terzo mese. Periodo durante il quale si svolgevano i combattimenti fra galli. Per lungo tempo una apprezzata forma di spettacolo.
La raffigurazione in queste cruente scene di lotta conferisce alla figura del gallo l’identificazione con la forza fisica e il coraggio. Questi quadri sono caratterizzati dalla raffigurazione degli speroni in forma molto sviluppata. A rappresentare il valoroso guerriero.

Non poteva mancare nell’antico metodo di misura del tempo giornaliero.

Dove rappresenta la sesta ora della sera. Dalle diciassette alle diciannove.

E’ animale sacro.

Per questo presente presso la corte imperiale e nei santuari shintoisti.
In questi luoghi sono rinchiusi nei recinti o liberi di passeggiare. Svolgono l’importante compito simbolico di risvegliare, con il loro canto, ogni mattina, il sole. Annunciando il suo sorgere.

La raffigurazione del gallo che canta è frequente nell’arte giapponese.

Una decorazione che allude a un appello rivolto agli Dei. Con il fine di scongiurare la sorte avversa e propiziare per l’uscita dalle tenebre. Qui l’animale si identifica con una simbolica manifestazione di luce che trova giustificazione nel mitologico canto congiunto fra Dei e gallo. Intonato per convincere la Dea Amaterasu ad uscire dalla caverna dove si era nascosta.

Il canto del gallo non è da meno. L’italiano “chicchiricchi”  si tramuta nel giapponese “kokekokko”.

La differenza è ben più sostanziale. Se il nostrano canto può durare dai tre ai quattro secondi. Quello di un gallo giapponesedopo una accurata selezione, ha modificato il tono e la durata. Il primo diventando molto dolce e il secondo arrivando ai venti secondi.

Di galli dal lungo canto giapponesi, al momento, ne esistono quattro razze.

Conosciute con i nomi: Totenko, Tomaru, Minohiki e Koeyoshi.

In Giappone, presumibilmente dalla metà del periodo Edo, era allevata una razza di galli ornamentali caratterizzata dalla crescita continua delle penne della coda.

Nel maschio in casi fortunati può raggiungere la lunghezza di oltre otto metri.
Questi allevatori erano cosi apprezzati da essere esenti da tasse.
Le penne erano usate per decorate gli elmi e le aste delle lance.
Di questa razza non sono chiare le origini. Gli standard di purezza risalgono al periodo Taisho.
É ancora allevata, ma le grosse difficoltà la rendono rara e costosa.
Mi rimane un solo dubbio. Il gallo giapponese depone le uova ?.

 

 

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