Pubblicato il

San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio agiografia e curiosità.

San Giorgio agiografia e curiosità.

 

La figura di San Giorgio gode di grandissima popolarità. É questo un contesto che ha favorito la nascita, sulla sua persona, di numerose narrazioni e invenzioni.

Di lui poco si conosce, nasce verso il 280 nella Cappadocia, una regione storico geografica situata nel cuore della penisola anatolica. San Giorgio agiografia e curiosità.

Professa la religione cristiana e si arruola nell’esercito di Roma.

A seguito delle persecuzione contro i cristiani, volute dall’imperatore Diocleziano. É martirizzato ed in ultimo è decapitato e sepolto a Lidda San Giorgio agiografia e curiosità.

La scarsità di notizie sulla sua vita aveva fatto perfino mettere in dubbio la sua reale esistenza. Questa è ora provata dalla scoperta di un’epigrafe che lo cita. L’iscrizione rinvenuta ad Eraclea di Betania, è in lingua greca e risale al 368 d.C.

 

La Festa di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità.

La Festa di San Giorgio detta anche il giorno di San Giorgio è la giornata celebrativa del santo. La festività si svolge, nel Calendario gregoriano, il 23 aprile e in quello giuliano il 6 maggio.

La celebrazione cade in corrispondenza del giorno in cui si crede che San Giorgio decede San Giorgio agiografia e curiosità. 

La festività dedicata a San Giorgio è celebrata nelle chiese, negli stati e nelle città nelle quali San Giorgio è il santo patrono.

In Italia ci sono 21 comuni col nome di San Giorgio ed è il santo patrono di 169 comuni e di altre località minori.

 

Il Nastro e la Croce di San Giorgio.

San Giorgio è anche ricordato anche come il Santo Cavaliere. Inizialmente è raffigurato vestito con l’uniforme del legionario romano in seguito dimessa per un armatura luccicante. In entrambi queste vesti rimane sempre animato dallo spirito più puro e pertinente proprio della cavalleria San Giorgio agiografia e curiosità.

Per queste corrispondenze non poteva non trovare spazio nell’ambito degli ordini cavallereschi e delle decorazioni militati.

In Russia ove, assieme a San Pietro di Kiev, è il patrono della città di. Mosca, da il nome a un nastro a righe parallele e alternate. Tre di colore arancio e due di color nero, detto il Nastro di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità. 

Un elemento distintivo ancora in uso, a rievocazione e memoria della Croce di San Giorgio. Quest’ultima la più alta onorificenza militare della Russia zarista, concessa ai militari che compivano particolari atti di eroismo.

La Croce di San Giorgio è anche il nome di una bandiera composta da una croce di color rosso posta in un campo bianco. Il vessillo trova il suo primo utilizzo fra i crociati. Questi erano dei guerrieri di fede cristiana. In armi, tra l’XI e il XIII secolo, nel Vicino Oriente, durante le campagne volte a riconquistare la. Terra santa, all’epoca sotto il dominio islamico San Giorgio agiografia e curiosità.

I crociati contribuirono molto a trasformare la figura di san Giorgio martire in santo guerriero, volendo identificare nell’uccisione del drago la sconfitta dell’Islam.

In questo ambito, si può anche ricordare che San Giorgio è il santo patrono del movimento scout mondiale.

San Giorgio agiografia e curiosità

San Giorgio che combatte il drago San Giorgio agiografia e curiosità.

La tradizione colloca variamente il luogo ove San Giorgio combatte e sconfigge il drago. L’ubicazione potrebbe essere collocata nelle vicinanze di Giaffa, dunque poco lontano dal luogo di nascita del santo. Oppure in quella che ancora oggi si chiama la baia di San Giorgio, una località sulla costa del Libano, a nord di Beirut. Un ultima possibilità si colloca in Inghilterra, sulle colline dello Berkshure, vicino alla cittadina di Uffington. Qui, nel punto ove la lancia brandita da San Giorgio trafisse il drago, si trova una piccola area priva di erba. San Giorgio agiografia e curiosità.

 

San Giorgio che salva la principessa.

Della leggenda della principessa salvata dal drago per merito di San Giorgio si hanno le prime avvisaglie verso la fine del XIII secolo. La ritroviamo nella Legenda Aurea scritta da Jacopo da Varagine. Dove si parla di una palude abitata da un drago. Della figlia del re destinata, come sacrificio, ad essere data in pasto al drago. Della comparsa sulla scena di San Giorgio su un cavallo bianco e armato di una lunga lancia. Dell’arrivo e della sconfitta del drago, ferito alla gola. Del trionfale rientro in città con il drago al loro seguito San Giorgio agiografia e curiosità.

 

San Giorgio fra Oriente e Occidentale.

San Giorgio nasce in Cappadocia, questo lo rende contemporaneamente legato sia all’Oriente sia all’Occidente.

Un santo orientale il cui culto è diffuso sino in Occidente. Per questa ragione per parlare di lui non è possibile tralasciare le credenze proprie della località ove nacque. Per poi sommarle a quelle provenienti da altri paesi orientali. In quanto la sua fama si diffuse con rapidità sia in Palestina sia in Siria San Giorgio agiografia e curiosità.

 

La reliquia della testa di San Giorgio San Giorgio agiografia e curiosità.

Su questo prezioso resto sacro si intrecciano molte discordanze. Si vuole che Sant’Elena imperatrice fece violare la sepoltura per estrarne il capo, portandolo poi a Roma per diffonderne il culto.

Papa Zaccaria ritrova la reliquia in una chiesa romana e la trasportata nella chiesa di San Giorgio al Velabro. Qui è tuttora custodita, assieme alla spada ed ad un lembo dell’abito del santo, dal 750 d.C.

Altre fonti documentano il trasferimento della reliquia, nel 1660, da Roma a Ferrara.

Infine un’altra testa attribuita a San Giorgio era conservata in una chiesa di Costantinopoli. Questo fino alla conquista delle città da parte dei turchi ottomani. Causa del trasferimento del resto sacro in Francia, a Marces Montirer ?, in una chiesa dedicata al santo.

San Giorgio agiografia e curiosità
GROSSO ORLANDO – San Giorgio nell’arte e nel cuore dei popoli

 

 

GROSSO ORLANDO – San Giorgio nell’arte e nel cuore dei popoli.

 

 

 

Piatto da fritole o frittole in uso a Venezia.

 

 

 

Il leone di San Marco a Venezia.

 

Pubblicato il

Storia della Sindone di Torino

Storia della Sindone

Storia della Sindone di Torino.

Storia della Sindone di Torino.

 

La Sindone, prima dei risultati ottenuti dall’analisi dell’isopo del Carbonio, si classificava come un immagine acheropita. Dopo l’esito ottenuto con il C14 da reliquia è diventata un’icona.

I risultati scientifici ottenuti portano il Sacro lenzuolo al pari di un oggetto di devozione popolare. Dove la Sacra Sindone non è più un immagine opera di una mano non umana,. Ottenuta a seguito di un evento miracoloso.

Ad oggi, il Sudario di Cristo è per la scienza accademica datato tra il 1260 e il 1390. Cozzando con le fonti storiche che ne danno notizie sin dal 1° secolo d.C.

Indipendentemente dal momento in cui si data, il mistero più grande che aleggia sulla. Sindone di Torino è il modo in cui si è formata l’immagine presente sul lenzuolo.

Un metodo di materializzazione, ancora al giorno d’oggi, sconosciuto alla scienza. Questo è ancor più complicato dalla immagine fotografica del Sudario. Dove la figura umana appare in negativo.

Il tessuto della Sindone è un unico pezzo di lino, tessuto a spina di pesce.

Sul quale è visibile la figura frontale e dorsale di un uomo flagellato,. Coronato di spine,. Crocifisso con l’uso di chiodi e. Trafitto al costato con un colpo di lancia.

Tutta l’immagine del corpo si presenta in negativo. In positivo sono: le macchie di sangue, i segni delle ferite e altri particolari. L’analisi del sangue rivela l’appartenenza al gruppo AB.

Una caratteristica del corpo è il presentare la gamba sinistra più corta di quella di destra. A questo si può aggiungere che le mani dell’uomo immortalato sulla Sindone hanno visibili solo quattro dita: l’indice, il medio, l’anulare e il mignolo.

La scoperta di queste caratteristiche nell’immagine risale al 1898 e la si deve all’avvocato torinese Secondo Pia. Autore della prima immagine fotografica della Sindone di Torino. Questa caratteristica è riconfermata dalle immagini del 1931, scattate da Giuseppe Enrie. Storia della Sindone di Torino.

La storia della Sindone è ricca d’avvenimenti. Vediamone qualcuno:. 

La prima notizia risale al 544 nella città di Edessa. Qui si trovava un volto acheropita esposto ripiegato alla venerazione.

Nel 1506 Papa Giulio II autorizza il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone.

Il 4 dicembre 1532 il Sudario è coinvolto nell’incendio della cappella di Chambery. Luogo ove era custodita. Una goccia del metallo fuso appartenete alla cassetta che la custodiva danneggia il tessuto.

Nel 1578 il Sudario arriva a Torino. Trasferimento voluto per agevolare un voto fatto dall’allora arcivescovo di Milano Carlo Borromeo.

Nel 1983 diventa proprietà della Santa Sede e nel 1988 si realizza l’esame al Carbonio 14.

Storia della Sindone di Torino.

In tutto questo tempo sulla superficie del tessuto si sono depositati e trattenuti svariati materiali. Per esempio:. Sangue,Terra e. Pollini. Tutti elementi non visibili ad occhio nudo e dalla cui analisi si ottiene una indicazione di datazione.

L’assieme di tutte le indagini scientifiche svolte nel tempo sulla Sindone ha consolidato vari punti incontestabili.

Per sommi capi:. La struttura tessile del telo,. Le varie caratteristiche dell’immagine del corpo umano raffigurato,. La mancanza di tracce di pittura,. La presenza sul telo di materiale umano e vegetale,. Le tipicità delle colture di sangue e il tipo di ferite alle mani. Storia della Sindone di Torino.

Tutto questo però non ha permesso di individuare il maggiore mistero, il come l’immagine si è formata.

Storia della Sindone di Torino.

FINO SAVERIO – Storia della S. S. Sindone album ricordo della solenne ostentazione del 1931.

LANZA GIOVANNI – La Santissima Sindone del Signore.

Storia della Sindone di Torino.

Triangolo del diavolo Una zona misteriosa che interessa le coste del Giappone.

La moneta magica.

Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

Burattini magici e marionette stregate.

Storia della Sindone di Torino.

ANONIMO – Brevi cenni sulla vita della beata Giulia Billiart.

ANONIMO – Storia dell’origine progresso e prodigi del santuario della Madonna santissima di Caravaggio.

ARBORIO GATTINARA GIOVANNI ANDREA – Vita di S. Eusebio.

COSTAMAGNA GAETANO – Notizie biografiche intorno al Beato Stefano Bandelli.

FEDERICI FEDERICO – Cenni storici intorno al santuario detto volgarmente la Madonna della Fontana.

GRAZIOLI PIETRO – Della vita virtù e miracoli del B Alessandro Sauli.

MARTINI RAIMONDO – Il crocifisso miracoloso di Taggia e il suo santuario.

Storia della Sindone di Torino.

Profezie Dell’Abate Gioacchino e di Anselmo Vescovo di Marsico.

BASCHERA RENZO – Le profezie di Rasputin.

BELLUCCI GIUSEPPE – Gli amuleti.

NOSTRADAMUS MICHEL – Les veritables propheties.

Storia della Sindone di Torino.

Pubblicato il

Giappone Inari il Kami del riso del fuoco e dell’acqua

Inari_Sadanobu_Hasegawa_Kyoto_Fushimi_Inari_kottoya_antiquariatogiapponese_artegiapponese

Giappone Inari il Kami del riso del fuoco e dell’acqua

Giappone Inari Il Kami del riso del fuoco e dell’acqua Inari è un Kami che sovraintende a molti aspetti della vita dei popolo del Giappone

Inari è una divinità giapponese. La tradizione assegna a questa sacra creatura il compito di sovraintende a molti aspetti della vita dei popolo del Giappone. È il Kami dei campi di riso, del fuoco, dell’acqua, del mare, della campagna, della montagna.

Solo per elencare le principali occupazioni della sovrannaturale entità.

La natura dei Kami permette loro la completa libertà di movimento. Questo è valido anche per Inari. Tuttavia i suoi movimenti sono scanditi dal susseguirsi delle stagioni. Questi in vece della sua natura di spirito della montagna e dei campi coltivati.

In primavera si vuole che Inari scenda dalla montagna e si diraga a valle. In questo luogo sovraintenede alla crescita della piantina del riso. Eliminando i rischi conseguenti alla crescita.

A raccolto avvenuto Inari lascia la pianura in favore della montagna. Luogo nel quale si riposerà per tutto l’inverno.

Il calendario dei riti shintoisti fissa delle date precise per gli spostamneti della divinità. La discesa verso la valle avviene nel primo giorno del secondo mese lunare. La partenza avviene nell’ottavo guorno dell’undicesimo mese.

Per celebrare entrambi gli eventi si organizzano due diverse cerimonie.

All’arrivo del Kami si predispone il trattamento destinato a un ospite di gran riguardo.

Questo momento è festeggiato con l’offerta dei cibi migliori.

Gli ortaggi, l’orata, le uova e la frutta sono elegantemente disposti sull’altare .

Alla partenza sono bruciati dei fasci di paglia di riso provenienti dall’ultimo raccolto. La luce sprigionata dal fuoco unita alla musica della festa accompagnano gradevolmente l’allontanarsi di Inari.

L’inizio dell’estate è l’epoca del trapianto delle piantine di riso nei campi. È questo il momento in cui avviene una terza cerimonia. Questa di svolge entro i campi consacrati ad Inari. Consiste nel riprodurre ritualmente i gesti compiuti dai coltivatori durante il momento di trasferiento della pianta di riso.

Questa è una richiesta di attenzione rivolta allo spirito. Levata in un momento cruciale per il buon risultato del raccolto.

Inari sovraintende ai luoghi e agli elementi naturali che sono sede dell’uomo e della natura da lui utilizzata. Qui è in veste di Kami della pianura e dell’acqua. Si occupa della piantina di riso. dei cereali. dei campi coltivati e delle attività agricole.

Come Kami della montagna e del fuoco. Presiede alla dimora degli spiriti e delle forze incontrollate della natura. Dedicandosi agli alberi. agli antenati. al metallo e alla caccia.

I due ambiti sono fra loro collegati. Il fuoco e il metallo sono utlizzati dall’uomo. L’acqua che proviene dai monti irriga la campagna. Gli uomini salgoni sui monti a visitare gli antenati.

Inari regolarmente scende al piano e risale al monte. Mettendo i due mondi in contatto.

 

Il Giappone dei Kami di Inari delle spade giapponesi

Inari e Munechika e delle spade giapponesi

Nell’immagine. Il Santuario Fushimi Inari. Xilografia a colori. Opera di Sadanobu Hasegawa I. Appartiene alla serie dei Luoghi famosi a Kyoto.

Pubblicato il

Il Giappone di Inari e Munechika e delle spade giapponesi

Munechika mentre forgia la spada per l’imperatore Ichijo UkiyoE di Ogata Gekko (3) (Copia)

Il Giappone di Inari e Munechika e delle spade giapponesi.

Il Giappone a leggenda che narra di Inari e del fabbro Munechika forgiatore di spade giapponesi si perde nei tempi più remoti.

Dell’episodio non si conosce l’autore e nemmeno una data di comparsa.

Con molta probabilità la nascita è da far risalire al periodo Muromachi. Un’epoca della storia del Giappone che inizia nel 1336. Con l’ascesa a shōgun di Ashikaga Takauji e si conclude nel 1573. Con Ashikaga Yoshiaki. Il quindicesimo e ultimo shōgun dello shogunato Ashikaga.

Durante questa epoca il racconto era conosciuto come un testo teatrale. Da rappresentarsi negli spettacoli di teatro Nō.

È l’episodio più famoso inerente l’attività di forgiatore di spade giapponesi del fabbro di nome Sanjō no Kokaji Munechika. Un kaji vissuto verso la fine del X secolo a Kyoto.

Contemporaneo a Tomonari attivo a Bizen e Masakuni operante a Satsuma.

Dall’attività di questi tre maestri di forgia ebbe inizio la tradizione ancora viva degli spadai operanti in Giappone.

L’avvenimento si svolge durante il regno dell’imperatore Ichijō.

Seguendo il tradizionale ordine di successione è il sessantaseiesimo imperatore del Giappone.

La racconto prende origine da un sogno. Avuto dall’inperatore Ichijō. Durante il quale gli è suggerito di farsi forgiare una spada.

Al suo risveglio inviò un messaggero imperiale di nome Tachibana no Michinari alla fucina di Munechika.

L’inviato aveva l’incarico di commissionare al fabbro la spada vista in sogno dal suo signore.

Munechika è esultante dell’importante commissione ricevuta. Tripudiante dall’idea di dover forgiare una lama di cosi alta qualità e destinata a una figura così importante.

All’ulteriore richiesta di una rapida consegna. Munechika replicò di non disporre dell’aiuto di nessun assistente e per questo di non per poter iniziare il lavoro.

Il fabbro per non venir meno all’impegno assunto con l’imperatore si recò al vicino santuario Fushimi Inari Taisha. Il principale luogo in Giappone dedicato alla preghiera a Inari. Un Kami associato alle volpi. Con il compito di sovraintendere e tutelare le lavorazioni in metallo. Eseguite con l’ausilio del fuoco.

In Giappone i santuari dedicati a Inari sono costruiti in legno. Laccato in color rosso. Con le pareti in stucco bianco. Al loro ingresso dipinti di color arancio e nero sono collocati uno o più Torii. Una costruzione realizzata da due colonne sulla cui sommatità è posto un palo orizzontale. Il loro compito è segnalare la via d’ingresso a una zona sacra.

L’entrata al Fushimi Inari Taisha presenta un lungo corridoio composto da una successione di Torii.

Questa galleria è percorsa da Munechika al crepuscolo.

Attraversando i numerosi Torii il fabbro vide nella penombra un ragazzo sconosciuto. Fra loro avvenne un breve colloquio. Il ragazzo era lì perché già conosceva la ragione della visita al tempio da parte di Kokaji Munechika di Sanjō. Subito assicurò il fabbro. Per l’indomani gli propose di purificare la sua fucina secondo le vecchie regole e si impegnò a lavorare come assistente.

Munechika era confuso e inginocchiato. E il giovane scomparve velocemente proprio come quando era apparso.

Il giorno successivo Munechika dopo il lavaggio rituale, vestì l’abito bianco. Purificò la fucina e la racchiuse con shimenawa e gohei. Le protezioni a separazione fra il mondo terreno e divino.

Subito dopo aver pronunciato la preghiera rivolta ai Kami, con la silenziosità di una volpe riapparve il ragazzo.

A questo punto Munechika capì la natura divina di quella presenza. Era Inari. Il Kami a cui aveva rivolto la sua richiesta d’aiuto.

Il lavoro dell’assistente si dimostrò capace e sicuro. Non richiedeva nessuna direzione.

Assieme forgiarono la spada destinata all’imperatore. Una lama di grande bellezza.

 

Sul codolo è inciso al lato anteriore il nome di Munechika. Su quello posteriore in onore all’assistente è cesellato Kogitsune che significa piccola volpe.

 

Questa lama è una tachi ed è soprannominata Kogitsune-maru 小狐丸.

Il Giappone dei Kami delle spade giapponesi e di Inari.

Inari Il Kami del riso del fuoco e dell’acqua

Nell’immagine. Inari assiste il fabbro Munechika mentre forgia la spada per l’imperatore Ichijo.

Pubblicato il

Il Giappone dei Kami le spade giapponesi e Inari

Munechika_ Ichijo_Swordsmith_Inari_Kottoya_antiquariatogiapponese_Artegiapponese AA (Copia)

Il Giappone dei Kami le spade giapponesi e di Inari.

Il Giappone è la terra dei Kami e delle spade giapponesi e Inari presiede entrambre queste due tipicità.

In Giappone Inari è una divinità appartenente allo Shintoismo e al Buddismo. Per un giapponese non è semplicemente un Kami. Uno degli interlocutori privilegiati per raccordare il mondo degli uomini con le forze della natura.

Nell’immaginario popolare giapponese una delle principali preoccupazioni che affligge l’uomo è quella di stabilire dei buoni rapporti con gli elementi espressione del cosmo. Dai quali la persona dipende. Per questa ragione ritenuti per l’umanità sempre potenzialmente pericolosi. Da propiziare per assicurarsi il benessere.

I Kami sono manifestazioni della natura. Per questo sono in grado di comunicare con le forze primordiali.

Questi spiriti mettono in contatto l’uomo con un mondo dove non può accedere se privo di mediazione. Permettendo un incontro che in altro modo non può avvenire.

Da questo contatto avviene una mediazione fra le forze naturali e le esigenze umane. Consapevoli che le ultime dipendono dalle prime.

Inari fra tutti i Kami è quello che assomma in sé tutte le qualità e i poteri per meglio riuscire in questo scambio.

Inari in lingua giapponse è scritto con due kanji. Il primo allude alla piantina del riso. Il secondo al verbo essere. In questa lettura Inari è il Kami del riso. Per estensione dei cereali. In quanto il riso è per i giapponesi la principale varietà fra questi prodotti agricoli. Da qui l’identificazione come Kami del cibo. Con il primario compito di assicurare il nutrimento agli uomini.

A Inari non si chiedono grazie trascendentali. A questo Kami ci si rivolge per avere una mediazione per un abbondante raccolto, la fortuna negli affari e la buona salute.

Si chiede un appoggio per fronteggiare le tangibili preoccupazioni della vita. Una attitudine che mantiene sempre attuale la devozione a questo spirito.

Inari è una rassicurazione per il destino della futura sorte. Chi invoca questo spirito è alla ricerca di un aiuto. In qualche modo invoca la fortuna. Quest’ultima è un altro attributo conferito a Inari.

È un Kami legato al fuoco. Dove non assolve il compito di protezione dagli incendi. A questo spirito non è attribuito nemmeno il compito di difesa del focolare domestico.

È nume tutelare delle lavorazioni in metallo. Effettuate con l’ausilio del fuoco.

Varie leggende attribuiscono al suo intervento la realizzazione di famose lame. Partecipazione che avviene durante la fase di forgia. Coadiuvando nella realizzazione dell’arma un celebre maestro di fucina.

Il legame di Inari con il processo di forgia del metallo è ben più solido. Non si limita al fuoco. Infatti, questo spirito è anche il Kami della montagna.

Il luogo dove il metallo usato durante il processo di forgia è estratto. Sempre per questo rapporto con la montagna Inari è anche protettrice della caccia. Un’altra tradizionale fonte di sopravvivenza.

Il Giappone di Inari e Munechika e delle spade giapponesi

Inari Il Kami del riso del fuoco e dell’acqua

Nell’immagine. Inari assiste il fabbro Munechika mentre forgia la spada per l’imperatore Ichijo.