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Storia della Sindone di Torino

Storia della Sindone

Storia della Sindone di Torino.

Storia della Sindone di Torino.

 

La Sindone, prima dei risultati ottenuti dall’analisi dell’isopo del Carbonio, si classificava come un immagine acheropita. Dopo l’esito ottenuto con il C14 da reliquia è diventata un’icona.

I risultati scientifici ottenuti portano il Sacro lenzuolo al pari di un oggetto di devozione popolare. Dove la Sacra Sindone non è più un immagine opera di una mano non umana,. Ottenuta a seguito di un evento miracoloso.

Ad oggi, il Sudario di Cristo è per la scienza accademica datato tra il 1260 e il 1390. Cozzando con le fonti storiche che ne danno notizie sin dal 1° secolo d.C.

Indipendentemente dal momento in cui si data, il mistero più grande che aleggia sulla. Sindone di Torino è il modo in cui si è formata l’immagine presente sul lenzuolo.

Un metodo di materializzazione, ancora al giorno d’oggi, sconosciuto alla scienza. Questo è ancor più complicato dalla immagine fotografica del Sudario. Dove la figura umana appare in negativo.

Il tessuto della Sindone è un unico pezzo di lino, tessuto a spina di pesce.

Sul quale è visibile la figura frontale e dorsale di un uomo flagellato,. Coronato di spine,. Crocifisso con l’uso di chiodi e. Trafitto al costato con un colpo di lancia.

Tutta l’immagine del corpo si presenta in negativo. In positivo sono: le macchie di sangue, i segni delle ferite e altri particolari. L’analisi del sangue rivela l’appartenenza al gruppo AB.

Una caratteristica del corpo è il presentare la gamba sinistra più corta di quella di destra. A questo si può aggiungere che le mani dell’uomo immortalato sulla Sindone hanno visibili solo quattro dita: l’indice, il medio, l’anulare e il mignolo.

La scoperta di queste caratteristiche nell’immagine risale al 1898 e la si deve all’avvocato torinese Secondo Pia. Autore della prima immagine fotografica della Sindone di Torino. Questa caratteristica è riconfermata dalle immagini del 1931, scattate da Giuseppe Enrie. Storia della Sindone di Torino.

La storia della Sindone è ricca d’avvenimenti. Vediamone qualcuno:. 

La prima notizia risale al 544 nella città di Edessa. Qui si trovava un volto acheropita esposto ripiegato alla venerazione.

Nel 1506 Papa Giulio II autorizza il culto liturgico e pubblico della Santa Sindone.

Il 4 dicembre 1532 il Sudario è coinvolto nell’incendio della cappella di Chambery. Luogo ove era custodita. Una goccia del metallo fuso appartenete alla cassetta che la custodiva danneggia il tessuto.

Nel 1578 il Sudario arriva a Torino. Trasferimento voluto per agevolare un voto fatto dall’allora arcivescovo di Milano Carlo Borromeo.

Nel 1983 diventa proprietà della Santa Sede e nel 1988 si realizza l’esame al Carbonio 14.

Storia della Sindone di Torino.

In tutto questo tempo sulla superficie del tessuto si sono depositati e trattenuti svariati materiali. Per esempio:. Sangue,Terra e. Pollini. Tutti elementi non visibili ad occhio nudo e dalla cui analisi si ottiene una indicazione di datazione.

L’assieme di tutte le indagini scientifiche svolte nel tempo sulla Sindone ha consolidato vari punti incontestabili.

Per sommi capi:. La struttura tessile del telo,. Le varie caratteristiche dell’immagine del corpo umano raffigurato,. La mancanza di tracce di pittura,. La presenza sul telo di materiale umano e vegetale,. Le tipicità delle colture di sangue e il tipo di ferite alle mani. Storia della Sindone di Torino.

Tutto questo però non ha permesso di individuare il maggiore mistero, il come l’immagine si è formata.

Storia della Sindone di Torino.

FINO SAVERIO – Storia della S. S. Sindone album ricordo della solenne ostentazione del 1931.

LANZA GIOVANNI – La Santissima Sindone del Signore.

Storia della Sindone di Torino.

Triangolo del diavolo Una zona misteriosa che interessa le coste del Giappone.

La moneta magica.

Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

Burattini magici e marionette stregate.

Storia della Sindone di Torino.

ANONIMO – Brevi cenni sulla vita della beata Giulia Billiart.

ANONIMO – Storia dell’origine progresso e prodigi del santuario della Madonna santissima di Caravaggio.

ARBORIO GATTINARA GIOVANNI ANDREA – Vita di S. Eusebio.

COSTAMAGNA GAETANO – Notizie biografiche intorno al Beato Stefano Bandelli.

FEDERICI FEDERICO – Cenni storici intorno al santuario detto volgarmente la Madonna della Fontana.

GRAZIOLI PIETRO – Della vita virtù e miracoli del B Alessandro Sauli.

MARTINI RAIMONDO – Il crocifisso miracoloso di Taggia e il suo santuario.

Storia della Sindone di Torino.

Profezie Dell’Abate Gioacchino e di Anselmo Vescovo di Marsico.

BASCHERA RENZO – Le profezie di Rasputin.

BELLUCCI GIUSEPPE – Gli amuleti.

NOSTRADAMUS MICHEL – Les veritables propheties.

Storia della Sindone di Torino.

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Libri antichi Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo

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De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Collezionare le edizioni a stampa del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo è una scelta non priva di interessanti scoperte.

Molteplici sono le possibilità che si prospettano al bibliofilo e al suo desiderio di collezionare.

Del testo medioevale si potranno ricercare le innumerevoli traduzioni realizzate in molte lingue europee.
Non mancano le raffinate e entusiasmanti rarità. Il più delle volte sfuggite alla catalogazione bibliografia.

L’Imitazione di Cristo è testo religioso. Assieme alla Bibbia è il più diffuso della letteratura cristiana occidentale.

L’opera insegna a seguire le orme di Gesù. Delinea la via da percorrere per raggiungere la perfezione ascetica.

Il testo è scritto il lingua latina. Durante il periodo medievale. É dato alle stampe con autore anonimo.

Gli studiosi sono discordi sull’autore. Prospettano tre possibili artefici.

Il monaco agostiniano Tommaso da Kempis.  Il teologo e filosofo francese Jean Gerson. Il benedettino Giovanni Gersen.

Dall’analisi del testo spunta una Interessante è l’attribuzione all’ambiente certosino.
Questa possibilità trova consenso in due peculiarità del testo.
La  mancanza dell’autore. Caratteristica in assonanza con le pratiche in uso nell’ordine monastico.
Dall’analisi del contenuto del testo nella sua terza e quarta parte. Brani nei quali compare un dialogo mistico con Cristo.
La lettura presenta un mutamento nello stile. Insinuando la possibilità che l’opera scritta da più persone e forse anche in tempi diversi.

L’opera si divide in quattro libri.

  • Libro della imitazione di Cristo e del dispregio del mondo e di tutte le sue vanità. Il Libro primo.
  • Dell’interna conversazione. Il Libro secondo.
  • Dell’interna consolazione. Il Libro terzo.
  • Libro del sacramento del corpo di Cristo. Il Libro quarto.

Il Libro primo Inizia con la proclamazione della meschinità delle cose materiali e la sollecitazione al loro abbandono.
Questo per rivolgersi a Cristo e a qualità quali: carità, obbedienza, meditazione e contrizione.

Il Libro secondo afferma l’impossibilità di fuggire alla sofferenza. Identificandola come un mezzo per entrare nel regno di Dio.

Il Libro terzo quarto sono scritti in  forma di dialogo.
Vedono nell’esaltazione dell’eucarestia un mezzo per l’unione con Cristo.

La principale bibliografia è redatta da Augustin De Backerde la Compagnie de Jesus. Intitolata Essai bibliographique sur le livre De Imitatione Christi. Stampato a Liège da Grandmont-Dondres nel 1864. L’autore afferma di aver avuto notizia di oltre 2900 edizioni.

Un primo studio fu di Ant. Alex Barbier con Dissertation sur soixante traductions francaises de L’ Imitation de Jèsus-Christ et sur ving-cinq éditions de L’interelle consolation. Stampato a Paris da Lefevre nel 1812.

Altre utili informazioni sono presenti nel: Brunet. Canterzani. Brooks. e Melzi con Opere anonime.

Il De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo ha avuto anche una pubblicazione nella collana nella collana dei Manuali Hoepli.

il titolo che compare al frontespizio è Della Imitazione Di Cristo, Libri Quattro Di Giovanni Gersenio Volgarizzamento Di Cesare Guasti.
Il curatore fu Giuseppe Maria Zampini.

Si susseguirono quattro edizioni. La prima è datata 1901. Seguono quelle del 1913, 1922 e  1938.
La quarta edizione non è citata nella bibliografia del Alessandro Assirelli “Un secolo di manuali Hoepli 1875-1971”.

Dell’opera non manca una edizione bodoniana. Il De imitatione Christi libri quatuor Parmae in aedibus palatinis typis Bodonianis, 1793. Brooks 484.

 

ANONIMO – De Imitatione Christi o Della imitazione di Cristo.

DANDOLO TULLIO – La imitazione di Gesù Cristo comenata ad una fanciulla.

DA KEMPIS TOMMASO – Della imitazione di Cristo.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo.

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

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I Sacri monti arte e storia

I Sacri monti arte e storia

I Sacri Monti luoghi di storia arte e religione.

I Sacri Monti sono dei luoghi dove convivono la storia l’arte e la religione.

Sono dei complessi religiosi caratterizzati da un percorso di devozione ambientato in un paesaggio di grande bellezza e suggestione.

Quando il Sacro Monte è costruito sulla cresta di un rilievo assume uno sviluppo il più possibile visibile da entrambi i lati dell’altura.

Nei Sacri Monti l’arte e la religione sono strettamente collegate.

Sono composti dallo snodarsi di una serie di edifici. Ricchi di immagini pittoriche e scultoree che con dovizia di particolari illustrano il tema sacro prescelto per il luogo.

I temi più frequenti sono:

  • La passione di Gesù. Come al Sacro Monte di Domodossola.

  • La vita della Vergine, a Oropa, Crea e Ossuccio.

  • I misteri del Rosario, a Varese o della Trinità, a Ghiffa.

  • La vita di alcuni Santi. Per esempio San Francesco d’Assisi nel Sacro Monte di Orta. 

Alle cappelle dei Sacri Monti decorate con l’arte che parla di religione si aggiungono chiese e santuari. Degli edifici capaci di ospitare i pellegrini.

Questi complessi architettonici sono edificati tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

I Sacri Monti sono nati per offrire ai pellegrini un’alternativa più sicura e veloce, meno onerosa e avventurosa rispetto al viaggio verso la Terra Santa. I Sacri monti arte e storia.

Convogliano il desiderio del sacro dei viandanti verso mete che non né mettevano a repentaglio la vita e né spogliavano la borsa.

Permettono di acquisire un’indulgenza analoga a quella guadagnata con il pellegrinaggio verso Gerusalemme.

Inaugurano una nuova pratica devozionale. Quella del recarsi verso un santuario. Come nuova regola che sostituisce ed eguaglia quella che si compie dirigendosi in Terra Santa.

Questa identificazione è ben rappresentata nel caso del Sacro Monte di Varallo in Valsesia. Dove sulla cima della collina incontriamo una rievocazione della città di Gerusalemme. I Sacri monti arte e storia.

Questo spazio religioso valsesiano è nato per opera del Beato Bernardino Caimi.

É ideato al suo ritorno dalla Terra Santa. Con il fine di ricreare i luoghi santi della Palestina.

Nel corso di due secoli si sono edificati circa cinquanta edifici. Fra questi vi sono le 43 cappelle che raffigurano scene della vita di Gesù e di Maria.

La trentottesima cappella è quella della Crocifissione. Probabile opera di Gaudenzio Ferrari.

Quello di Varallo è l’unico fra i Sacri Monti che permette l’ingresso del visitatore all’interno di alcune cappelle. Accogliendoli in uno spazio coperto posto prima della figurazione.

In tutti gli altri le raffigurazioni religiose sono visibili ai pellegrini solo dall’esterno e tramite grate.

La gran parte dei Sacri Monti sono situati in Piemonte e Lombardia, tanto da poter parlare di un sistema dei Sacri Monti prealpini. I Sacri monti arte e storia.

Da qui ci si spinge in Svizzera, nel Canton Ticino. Dove nel distretto di Locarno nel comune di Orselina è edificato il Sacro Monte del santuario della Madonna del Sasso.

L’ampio sviluppo in queste località di luoghi di devozione è dovuto alla vicinanza di quelle terre a quelle di religione protestante.

L’opera e lo spirito di San Carlo Borromeo e il clima instaurato dalla Controriforma cercano anche con queste costruzioni di esorcizzare quella pericolosa presenza.

Questo non esclude la presenza o la testimonianza di queste architetture sacre in tutta Italia e in Europa.

A seguito della Riforma protestante numerosi edifici devozionali sono distrutti. Questo avviene perché edificati nei territori che vivono lo scisma. I Sacri monti arte e storia.

Su questo punto è significativa la lettura delle considerazioni di Samuel Butler. Pubblicate nelle pagine del suo libro: Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino.

Il volume è un appassionato e interessante diario di viaggio pubblicato nel 1881.

La traduzione italiana: Alpi e santuari, viaggio curioso di un grande scrittore inglese tra valli, campanili e tradizioni. A cura di Pier Francesco Gasparetto. Casale Monferrato. Piemme. 1991.

Lo scrittore inglese era solito trascorrere le vacanze estive in Italia. I Sacri monti arte e storia.

Pubblica nel 1888. Un altro studio di argomento simile. Intitolato: Ex voto An account of the Sacro Monte or new Jerusalem at Varallo Sesia. With some notice of Tabachetti’s remaining work at the sanctuary of Crea.

Nel libro descrive gli affreschi di Gaudenzio Ferrari visibili a Varallo Sesia.

La traduzione italiana: Ex voto studio artistico sulle opere d’arte del S. Monte di Varallo e di Crea. A cura di Angelo Rizzetti. Novara. Tipolitografia Dei Fratelli Miglio. 1894

L’affermarsi dei Sacri Monti permette la nascita un’ampia schiera di maestranze specializzate nella realizzazione degli apparati decorativi tipici di questi luoghi. I Sacri monti arte e storia.

Pittori, scultori e artigiani che passando da un cantiere all’altro.

Codificano e trasportano la loro competenza artistica e tecnica da un Sacro Monte all’altro. In qualche modo standardizzandone l’esecuzione e gli elementi di abbellimento.

Tutti i Sacri Monti sono caratterizzati da cappelle con una decorazione plastica e pittorica di intenso intento teatrale.

Internamente si trovano scene composte da statue in grandezza reale. Circondandole di giochi prospettici e ambientandole in ambienti naturali affrescati alle pareti.

Tutte le figure sono abilmente ordinate. Calate nella realtà del quotidiano.

In alcuni casi vestendole con abiti confezionati in tessuto e facendole interagire con oggetti presi e appartenerti alla vita di ogni visitatore.


Per dirlo con le parole di Samuel Butler,  durante la sua visita al Sacro Monte di Varese.

Guardammo attraverso la grata la prima cappella, oltre l’arco, con un’Annunciazione. La Vergine ha un vero lavabo, con catino e brocca e un pezzo di sapone vero. Le pantofole sono disposte in bell’ordine sotto al letto.

L’UNESCO ha inserito alcuni di questi luoghi fra i patrimoni dell’umanità.

Alcuni Sacri Monti si caratterizzano per la presenza nel luogo di culto di raffigurazioni di Madonne Nere. I Sacri monti arte e storia.

Queste immagini sono considerate fra le figure più sacre della chiesa cattolica.

Sono rappresentazioni della Vergine Maria dove il volto ha un colorito scuro, a volte anche nero.

Le opere sono tradizionalmente attribuite all’operato dell’evangelista e apostolo San Luca che per l’occasione smette gli abiti da medico per indossare quelli d’artista.

La leggenda afferma che il Vescovo di Vercelli di ritorno dalla Terra Santa portò con sé due sculture e un ritratto della Vergine. Tutti eseguiti dall’evangelista Luca. Diffodendone il culto.

Sant’Eusebio è il Vescovo di Vercelli. Interessante è notare che la città di Vercelli è posta lungo la Via Francigena.

La tradizione vuole le due statue sono ora venerate in Piemonte nei santuari dei Sacri Monti di Oropa e di Crea.

Un altro Sacro Monte con una Madonna Nera è quello di Varese. I Sacri monti arte e storia.

La statua lignea è custodita in una teca realizzata nel Settecento. Posta nel santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese, punto d’arrivo del cammino che si snoda lungo le cappelle.

Il percorso vuole introdurre il pellegrino ai misteri del Rosario.

Questi sono:. I Misteri Gaudiosi esemplificati dalla prima alla quinta cappella. I Misteri Dolorosi dalla sesta alla decima cappella. Infine i Misteri Gloriosi dalla undicesima alla quattordicesima.

Una quindicesima cappella diviene il santuario. Luogo dove la Madonna nera assurge al ruolo di Vergine Assunta in cielo. L’ultimo mistero del Sacro Rosario.

Non tutti i progetti di Sacri Monti pensati ebbero compimento. I Sacri monti arte e storia.

Sul lago Maggiore ad Arona in provincia di Novara si progettò un Sacro Monte in onore di San Carlo Borromeo.

Il progetto prevedeva un percorso composto da quindici cappelle dedicate alla vita del santo.

Tragitto che avrebbe portato il pellegrino ai piedi di una colossale statua del santo e a una chiesa.

L’opera ideata dal padre oblato Marco Aurelio Grattarola si concluse con  la realizzazione incompleta di tre sole cappelle.

Poco valse l’entusiastica approvazione del cardinale Federico Borromeo. Cugino di Carlo. Arcivescovo di Milano.

Il cardinale Federico Borromeo posa nel luglio del 1614 la prima pietra per la costruzione della chiesa Maggiore.

Nel 1616 a Graglia in provincia di Biella il parroco don Nicola Velotti ideò il progetto per la realizzazione di un monumentale Sacro Monte. Da costruire nell’attuale frazione santuario. I Sacri monti arte e storia.

Pensato composto da 100 cappelle. Dedicate a svariati temi biblici. Disposte lungo il percorso che partendo dal centro abitato porta al Colle San Carlo.

La Cappella dedicata alla Santa Casa di Nazareth è edificata nel 1617. Un luogo che da subito divenne dispensatore di grazie ai devoti.

Si riuscì a costruire poco altro. In fine si optò per la realizzazione di un imponente Santuario.

L’edificio sacro è un progetto dell’ingegnere militare di corte Pietro Arduzzi.

Dedicato alla Madonna Nera e collegato al culto della Nostra Signora di Loreto nelle Marche.

I lavori iniziarono nel 1658 e terminarono nel 1769.

Entrando nel Santuario, in fondo, sulla sinistra, in prossimità del presbiterio, si trova la cappella dedicata alla venerazione della Madonna Nera. Questo locale è edificato rispettando le esatte misure della Santa Casa di Loreto.

La statua è una fedele copia di quella presente a Loreto. Regge sulla sinistra il Bambino Gesù che benedice e sorregge il mondo.

Nel 1620 un anonimo scultore torinese la scolpì in legno di pioppo.

In ingresso alla cappella è appeso un quadro. Raffigura la processione che si svolse a Graglia per ringraziare per la liberazione dalla peste del 1717.

Le opere realizzate per la Cappella della natività sono ora collocate all’interno. Nella vicinanza dell’ingresso. Sulla destra.

All’esterno si trovano i resti della Cappella della presentazione e dell’Adorazione dei Magi.

Poco distante si trova Sordevolo. Una località dove dal 1816, a scadenza quinquennale, si assisteste alla rappresentazione della Passione di Cristo.

 

 

Il Sacro Monte sopra Varese.

 

ALBUM RICORDO – Santuario di Santa Maria del Monte Sopra Varese.

 

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