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Libri antichi Collezionare le edizioni del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo

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De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo.

Collezionare le edizioni a stampa del De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo è una scelta non priva di interessanti scoperte.

Molteplici sono le possibilità che si prospettano al bibliofilo e al suo desiderio di collezionare.

Del testo medioevale si potranno ricercare le innumerevoli traduzioni realizzate in molte lingue europee.
Non mancano le raffinate e entusiasmanti rarità. Il più delle volte sfuggite alla catalogazione bibliografia.

L’Imitazione di Cristo è testo religioso. Assieme alla Bibbia è il più diffuso della letteratura cristiana occidentale.

L’opera insegna a seguire le orme di Gesù. Delinea la via da percorrere per raggiungere la perfezione ascetica.

Il testo è scritto il lingua latina. Durante il periodo medievale. É dato alle stampe con autore anonimo.

Gli studiosi sono discordi sull’autore. Prospettano tre possibili artefici.

Il monaco agostiniano Tommaso da Kempis.  Il teologo e filosofo francese Jean Gerson. Il benedettino Giovanni Gersen.

Dall’analisi del testo spunta una Interessante è l’attribuzione all’ambiente certosino.
Questa possibilità trova consenso in due peculiarità del testo.
La  mancanza dell’autore. Caratteristica in assonanza con le pratiche in uso nell’ordine monastico.
Dall’analisi del contenuto del testo nella sua terza e quarta parte. Brani nei quali compare un dialogo mistico con Cristo.
La lettura presenta un mutamento nello stile. Insinuando la possibilità che l’opera scritta da più persone e forse anche in tempi diversi.

L’opera si divide in quattro libri.

  • Libro della imitazione di Cristo e del dispregio del mondo e di tutte le sue vanità. Il Libro primo.
  • Dell’interna conversazione. Il Libro secondo.
  • Dell’interna consolazione. Il Libro terzo.
  • Libro del sacramento del corpo di Cristo. Il Libro quarto.

Il Libro primo Inizia con la proclamazione della meschinità delle cose materiali e la sollecitazione al loro abbandono.
Questo per rivolgersi a Cristo e a qualità quali: carità, obbedienza, meditazione e contrizione.

Il Libro secondo afferma l’impossibilità di fuggire alla sofferenza. Identificandola come un mezzo per entrare nel regno di Dio.

Il Libro terzo quarto sono scritti in  forma di dialogo.
Vedono nell’esaltazione dell’eucarestia un mezzo per l’unione con Cristo.

La principale bibliografia è redatta da Augustin De Backerde la Compagnie de Jesus. Intitolata Essai bibliographique sur le livre De Imitatione Christi. Stampato a Liège da Grandmont-Dondres nel 1864. L’autore afferma di aver avuto notizia di oltre 2900 edizioni.

Un primo studio fu di Ant. Alex Barbier con Dissertation sur soixante traductions francaises de L’ Imitation de Jèsus-Christ et sur ving-cinq éditions de L’interelle consolation. Stampato a Paris da Lefevre nel 1812.

Altre utili informazioni sono presenti nel: Brunet. Canterzani. Brooks. e Melzi con Opere anonime.

Il De Imitatione Christi o Imitazione di Cristo ha avuto anche una pubblicazione nella collana nella collana dei Manuali Hoepli.

il titolo che compare al frontespizio è Della Imitazione Di Cristo, Libri Quattro Di Giovanni Gersenio Volgarizzamento Di Cesare Guasti.
Il curatore fu Giuseppe Maria Zampini.

Si susseguirono quattro edizioni. La prima è datata 1901. Seguono quelle del 1913, 1922 e  1938.
La quarta edizione non è citata nella bibliografia del Alessandro Assirelli “Un secolo di manuali Hoepli 1875-1971”.

Dell’opera non manca una edizione bodoniana. Il De imitatione Christi libri quatuor Parmae in aedibus palatinis typis Bodonianis, 1793. Brooks 484.

 

ANONIMO – De Imitatione Christi o Della imitazione di Cristo.

DANDOLO TULLIO – La imitazione di Gesù Cristo comenata ad una fanciulla.

DA KEMPIS TOMMASO – Della imitazione di Cristo.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo.

Morgana Mario Della crescente rarità dei libri antichi.

Manuali Hoepli curiosità e criteri di valutazione.

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Cesare Pavese e il romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Libri antichi di letteratura Herman Melville Moby Dick.

Ettore Zapparoli Blu Nord e Il silenzio ha le mani aperte.

Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

Pauline Reage HISTOIRE D’O.

Pietro Micca e l’assedio della città di Torino del 1706.

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MORGANA MARIO – Della crescente rarità dei libri antichi

Mario Morgana Restauro dei libri antichi Manuale Hoepli

MORGANA MARIO – Della crescente rarità dei libri antichi

Della crescente rarità dei libri antichi è un brano scritto da Mario Morgana.

Compare in calce al manuale Hoepli da lui compilato e intitolato Restauro dei libri antichi edito da Ulrico Hoepli Editore Librario della Real Casa nel 1932.

Un volume dove traspare tutto l’intenso amore che l’autore nutre  per i libri  antichi.

Il cui contenuto è frutto dell’esperienza maturata nei lunghi anni di lavoro. Impiegati con l’unico scopo di “strappare all’opera dissolutrice del tempo le vecchie carte“.
Della cura da lui prestata “alle labili carte che ci trasmettono la voce del passato” e alla gioia provata “quando da polverosi frammenti riesce a ricostruire vicende di epoche lontane, per farle rivivere agli occhi dei suoi contemporanei

Un manuale che spesso consulto.
In alcune parti completamente obsoleto, in  altre drammaticamente attuale !

Siamo a Livorno, nel febbraio del 1931 e il dottor Morgana scriveva:

«Chi non è oggi più giovane ed ha cominciato ad amare i libri sin da quando faceva i suoi studi universitari. ricorderà che, possedendo quel fiuto indispensabile per saper scovare fra un ammasso di vecchie carte delle cose interessanti. non fosse difficile rinvenire.  presso i librai ambulanti di una volta libri e stampe di un reale valore pagando somme piccolissime.

Non diciamo poi della possibilità di mettere assieme una discreta raccolta di libri scegliendo oculatamente nei cataloghi di certi librai antiquari che esercitavano. in qualche città d’Italia il loro mestiere con la stessa competenza con cui un colto bibliofilo potrebbe esercitare. ad esempio. il commercio dei salumi.

Ora quei tempi sono tramontati per sempre ed i bei libri vanno vertiginosamente crescendo di prezzo.
Suppongo che un lettore bibliofilo possegga una raccolta di vecchi cataloghi: in questo caso riesce interessante seguire le sorti di un determinato volume dai primi dell’Ottocento ad oggi per convincersi che in moltissimi casi i prezzi sono cresciuti nelle proporzioni di uno a cento.»

 

Il dopoguerra.

«Nell’immediato dopoguerra vi sono stati dei nuovi ricchi che hanno fatto incetta di libri preziosi non per amore che avessero ai cimeli dell’arte tipografica ma solo per accumulare roba di valore: da qualche valente antiquario di mia conoscenza ebbi in proposito delle confidenze curiosissime.

Ma non basta: questi nuovi ricchi fecero pure incetta di quegli anonimi ritratti seicenteschi o settecenteschi che si trovavano abbondanti, specie presso le vecchie famiglie delle provincie, e, pagandoli oltre il loro valore, se li portarono in casa perché quelle mute effigie si adattassero a far la parte di antenati di gente con cui i legami di parentela si riducevano a quelli che abbiamo tutti col padre Adamo.

Vi fu anche una ricerca affannosa che ebbe i suoi speciali procaccianti, di pergamene e carte antiche in bianco che servirono, nelle mani di abili imitatori, a fabbricare libri di amministrazione familiare e fantastiche memorie genealogiche destinate a stabilire una insussistente discendenza.»

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

Appunti di un bibliofilo

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Secco Suardo Il restauratore dei dipinti. Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

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Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli

SECCO SUARDO GIOVANNI (Conte) - Il restauratore di dipinti. Terza edizione con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati ed alcune considerazioni sul restauro moderno del Prof. L. de Jasienski

Secco Suardo Il restauratore dei dipinti Le vicende editoriali di un manuale Hoepli.

Secco Suardo è l’autore de Il restauratore dei dipinti. É questo un libro dalle complicate vicende editoriali. Stampato nella collezione dei manuali Hoepli.

Il conte Giovanni Secco Suardo nasce a Lurano in provincia di Bergamo. Il 23 agosto del 1798. Fu un restauratore e collezionista d’opere d’arte.

La passione per il collezionismo lo spinse allo studio delle tecniche artistiche e di restauro.

Questi suoi interessi lo misero in contatto con i più famosi collezionisti e restauratori del tempo. Sia italiani che stranieri.

Da subito si dimostrò avverso ai segreti professionali. Quelli gelosamente custoditi nelle botteghe degli operatori di settore. Fu promotore di interventi di ripristino. Basati su conoscenze scientifiche.

Allestì nella sua residenza, il castello Secco Suardo, un laboratorio di restauro.

La storica dimora è a tutt’oggi esistente. Ancora di proprietà dei discendenti del conte. Una delle famiglie più antiche del territorio bergamasco. La cui presenza in quei luoghi è testimoniata almeno dal 1200.

Con queste basi egli volle elaborare un primo e concreto metodo per la conservazione e il restauro di ogni genere di dipinto. Dall’affresco alla tavola dipinta.

A questo fine fu autore di un corposo testo. Intitolato Manuale ragionato per la parte meccanica dell’Arte del Ristauratore di dipinti.

 

Stampato nel 1866. A Milano. Dalla Tipografia di Pietro Agnelli. Pubblicato a spese dell’autore. Con una tiratura di 500 copie.

Il volume è dedicato all’amico e storico dell’arte Giovanni Morelli.

Composto da quattrocento pagine. Nelle quali descrive le tecniche. le ricette. gli ingredienti e gli strumenti necessari al restauro delle opere pittoriche.

Il fine del testo è di permettere la verificabilità e la ripetibilità di tutti i diversi interventi.

 

Lo strappo degli affreschi è una tecnica di trasporto dei dipinti murali. In queste pagine è per la prima volta esposta.

 

Metodologia conservativa più volte applicata dal conte Giovanni Secco Suardo. All’epoca novità assoluta. A tutt’oggi ancora applicata. Dopo essere stata adeguata alle nuove conoscenze scientifiche 1.

Il libro pur non divulgando l’interezza del manoscritto elaborato dall’autore. In pochi mesi è esaurito. 

Affermandosi come un fondamentale riferimento per restauratori e collezionisti.

Oggi possiamo affermare che fu il più importante contributo italiano per l’allora nascente disciplina del restauro.

 

Il nobil uomo muore nel 1873.

Lasciando la sua collezione all’Accademia Carrara e la sua biblioteca alla Biblioteca Civica di Bergamo.

Queste decisioni testamentarie influirono non poco sulle vicende editoriali del testo.

La risoluzione delle dispute permise la stampa dell’edizione postuma del libro.

Leggendo l’avvertenza alla terza edizione si ha conferma della sorte del manoscritto originale e qualche curiosità.

 

Nel suo testamento in conte Giovanni Sécco Suardo legò i manoscritti delle opere sue alla Biblioteca Civica di Bergamo. Fra questi era compreso il manoscritto originale del secondo volume del manuale di restauro. Essendo i figli dell’autore in omaggio alla memoria del padre decisi a pubblicare il secondo volume del manuale.  Da parecchie persone è loro richiesto. Si rivolse al comm. Hoepli.

 

Per la pubblicazione della parte inedita del manuale era necessario il consenso del Municipio di Bergamo. Proprietario del manoscritto originale. Ed al Municipio si rivolsero i figli dell’autore. Invocandone il consenso alla pubblicazione di quell’opera.

 

La Giunta Municipale non solo annui graziosamente al desiderio dei figli dell’autore.  Per cura della civica Biblioteca. Fornì pure una copia della parte inedita dell’opera levata dall’originale.

 

Del favore ottenuto i figli dell’autore sono lieti di rendere pubblicamente grazie all’egregia giunta Municipale bergamasca. Nonché al dotto bibliotecario della detta città che appoggiò i desideri della famiglia.

 

 

Dopo l’edizione del 1866 e la morte del Conte Giovanni Secco Suardo il manuale intitolato il  Restauratore di dipinti è ripubblicato più volte.

E’ del 1894. Per i tipi di Ulrico Hoepli e curata dagli eredi la prima edizione integrale dell’opera.

Come Manuale Hoepli sarà edito nel: 1918. 1927. 1979 e 1992.

Contemporaneamente all’edizione milanese del 1866. Il pittore e restauratore Ulisse Forni pubblicò a Firenze Il manuale del pittore restauratore.

 

Nell’immagine. Secco Suardo IL RESTAURATORE DI DIPINTI Terza edizione. Con una introduzione allo studio del restauro di Gaetano Previati. Ed alcune considerazioni sul restauro moderno del  prof. L. Da Jasienski. Milano. Ulrico Hoepli  1918. in 16° ( 15  x 10,5 cm ). Rilegatura editoriale in tutta tela con impressioni al piatto e al dorso. Pagine XVI,574.

Nota 1. I primi esperimenti con successo di applicazione della tecnica dello strappo risalgono alla metà degli anni Cinquanta del XIX secolo. Quando Secco Suardo esegue la rimozione di un frammento di affresco del XIV secolo raffigurante una Scena cavalleresca. Dal 1860 la tecnica è applicata a opere di maggior interesse. Come la Madonna con Bambino. Opera di Antonio Maria da Carpi. Lo strappo di questo affresco è realizzato nel 1863 ed esposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1867.

 

Una favolosa asta di libri introvabili.

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Giambattista Bazzoni e il Falco della rupe o la guerra di Musso.

J R R Tolkien La nascita e la bibliografia italiana del Signore degli anelli.

La rivista Xilografia fondata e diretta da Francesco Nonni.

La xilografia nel Novecento Adolfo De Carolis Cesare Ratta L’Eroica.

Le Haydine di Giuseppe Carpani e il plagio realizzato da Stendhal.

Mario Borsa La caccia nel milanese dalle origini ai giorni nostri.

Padre Girolamo Maria Moretti il fondatore della grafologia italiana.

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