
L’elefante e l’arte giapponese.
L’elefante e l’arte giapponese a primo acchito sembrano incompatibili.
Il soggetto appartiene alla cultura asiatica. Ambito nel quale assume numerosi significati. In Oriente l’elefante rappresenta la: forza, saggezza, prudenza, mansuetudine e l’energia.
Pensare all’arte che si è sviluppata in Giappone e collegare gli elefanti non è certo un’associazione comune.
L’elefante nell’arte giapponese è un soggetto non frequente. Un argomento proveniente da territori lontani.
L’elefante e l’arte giapponese.
É un modello privo dell’origine locale.
Una figura lontana dalle raffigurazioni di animali che popolano quel mondo.
Solo cercando con cura, scopriamo che questo pachiderma non è proprio sconosciuto agli artisti operanti nel Paese del Sol Levante.
L’elefante nell’arte giapponese è conosciuto solo per mezzo delle raffigurazioni provenienti dalla Cina. Oppure per l’avorio tratto dalle loro zanne. Materiale lavorato da lungo tempo e da molti artisti intagliatori. Usato per realizzare degli oggetti d’uso e decorativi.
Nell’antico Giappone gli elefanti erano considerati l’emblema della saggezza.
Questo animale giunse fisicamente sul suolo giapponese nella prima metà del XVIII secolo. Era un dono del re del Siam. L’elefante e l’arte giapponese.
Al giorno d’oggi è un regalo proveniente da un paese scomparso. Ora identificabile con il territorio dell’odierna Thailandia.
A questo periodo si fa risalire il primo reale contatto fra l’elefante e l’arte giapponese.
Un aneddoto è alla base di questo incontro. Una storia che non tardò a diventare un soggetto nelle opere di molti artisti. Acquisendo, in un secondo tempo, un ulteriore significato.
Si narra che la notizia dell’arrivo in terra giapponese dell’elefante avesse incuriosito moltissime persone.
Molti si recavano ad ammirare quello che i giapponesi dell’epoca identificavano come la più bella opera fuoriuscita dalla creazione.
Fra questi individui vi era anche un gruppo di persone private della vista. Questa loro mancanza permetteva loro la percezione dell’animale con il solo uso del tatto.
La costrizione non impaurì gli otto uomini che curiosi circondarono l’animale.
Le notevoli dimensioni del mammifero permisero ad ogni non vedente l’esame di una piccola parte del pachiderma.
Ognuno di loro cercò di descrivere il mammifero. Rifacendosi alla porzione che gli competeva e alle proprie sensazioni.
Come è logico intuire, tutte le narrazioni differiscono e in nessun caso rispecchiano la realtà.
Come spesse volte accade nella terra di Yamato, con il passare del tempo questo aneddoto acquisisce un significato ulteriore.
Diventando il monito a non giudicare da un solo punto di vista ciò che non si conosce.
Hokusai, con la sua usuale grande arguzia, illustrò questa situazione. L’elefante e l’arte giapponese.
Raffigurandola in una stampa. L’incisione appartiene alla raccolta Sillabario per trasmettere il vero spirito.
L’elefante è anche il riferimento per l’identificazione di due personaggi che si possono ritrovare raffigurati nell’arte giapponese.
Sono: Tai Shun e Kokusenya.
Tai Shun è usualmente rappresentato come un ragazzo con un elefante.
Figlio di Ku Sow, un vecchio cieco. É inviato dai genitori sulle montagne a coltivare la terra.
Accettando il suo destino, partì e si predispose al duro lavoro.
Nel suo faticoso compito trovò l’aiuto di un elefante. Il pachiderma trainava l’aratro nel campo. Arando al suo posto.
L’imperatore Yao, conosciuta la condizione del ragazzo, provò per lui della pietà.
Per compensarlo, gli diede una delle sue figlie come moglie. Questo permise a Tai Shun di diventare il successore al trono imperiale.
La vita di questo ragazzo è identificata come uno dei ventiquattro modelli di virtù dei figli.
Kokusenya è un famoso pirata.
Vissuto nel diciassettesimo secolo e catturato nell’isola di Formosa.
Figlio di un padre di origine cinese di nome Cheng Che Lung e di una madre giapponese. É chiamato dai gesuiti Coxinga.
Un umorismo macabro è la caratteristica di tutte le sue audaci azioni. Peculiarità che lo porterà alla notorietà.
Raffigurato come un uomo di piccola statura. É colto nell’atto del furto di una tigre o di un largo elefante, mentre si allontana dal luogo della rapina con l’inusuale bottino.
La raffigurazione dell’elefante è entrata anche a far parte dell’ornamento degli accessori delle lame giapponesi.
Dal era Kyōhō, 1716-1735, si realizzano tsuba raffiguranti un elefante. Yasuchika è il primo artista a introdurre questo soggetto. L’elefante e l’arte giapponese.
L’iconografia del Buddismo permette altre comparse dell’elefante.
Nel testo del Sutra del Loto è citata la divinità buddista chiamata in Giappone Fugen Bosatsu e Pu Hien in Cina.
Deità raffigurata seduta su un elefante. L’animale alcune volte presenta la pelle bianca.
Più raramente Fugen Bosatsu figura fra un gruppo di elefanti.
Può succedere che l’elefante o gli elefanti presentino tre paia di zanne.
Il più delle volte è rappresentato mentre fra le mani regge un rotolo scritto. Più raramente con un fiore di loto.
É la divinità che impersona gli insegnamenti del Buddha. Un dispensatore della conoscenza e della saggezza.
In Giappone la qualifica di Bosatsu è riservata ad individuo che può accedere al Nirvana ma, che volontariamente rimanda l’ingresso.
E’ un uomo che ha concluso il suo ciclo delle rinascite. Deciso di non entrare nel Nirvana fino a quando tutte le altre creature non potranno accedervi con lui. In attesa di quel momento si dedica all’aiuto e alla salvezza di chi è ancora vincolato dal proprio karma.
Quando l’elefante nell’arte giapponese si presenta di color bianco è l’animale sacro al Buddha. L’elefante e l’arte giapponese.
Questo legame nasce perché il pachiderma partecipa alla nascita del principe Siddhārtha Gautama, colui che diventerà il Buddha. Intervento che varia nei modi a seconda della fonte avvalorata ma, sempre riconosciuto.
Una curiosità, leggendo un fumetto giapponese, il verso dell’elefante è scritto paooooooon. L’elefante e l’arte giapponese.
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Nell’immagine:. La silografia intitolata Gunmozo o naderu. In lingua italiana: Ciechi che misurano un elefante. Illustrazione disegnata da Hokusai. Appartenete all’ottavo volume del Denkaishu shin Hokusai Manga. In italiano: Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose Schizzi sparsi.
Hokusai con la sua usuale grande arguzia illustra l’episodio degli otto non vedenti che esaminano un elefante. L’elefante e l’arte giapponese.
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