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Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching

Porcellane cinesi Qing Ching.

Porcellane cinesi Qing Ching.

 

 

La dinastia Ch’ing regnò sulla Cina per un lungo lasso di tempo. Il suo governo inizia nel 1644 e si conclude nel 1916, in questi duecentosettanta due anni si susseguono undici imperatori.

I Qing erano una popolazione originaria della Manciuria, una regione situata nel Nord Est della Cina attuale. Dimoravano ai confini dell’impero cinese e con gradualità sconfissero la dinastia Ming e conquistarono il controllo sul regno cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

É durante questa dinastia e in questo periodo che l’industria della porcellana vive un momento stupefacente. Nel quale la produzione ceramica vede sia uno straordinario sviluppo sia il suo perfezionamento. 

In questa epoca alla manifattura imperiale, da secoli attiva a attiva a Ching Te.  Chen, si affiancano, dislocate in tutta la nazione, numerose industrie e fornaci private. Tutte nate in corrispondenza dei luoghi ove la presenza di caolini e pietra feldspatica era più ingente. Porcellane cinesi Qing Ching.

Il primo imperatore appartenete alla dinastia Qing a saliere al trono cinese è Shun Chih. Il suo regno è  caratterizzato da numerose ribellioni.

Una di queste portò al saccheggio e alla distruzione della città di Ching Te. Chen, il centro simbolo della porcellana cinese e il luogo ove aveva sede la manifattura imperiale. Porcellane cinesi Qing Ching.

Alla devastazione di Ching Te Chen, oggi Jingdezhen, avvenuta fra il 1673 e il 1675, segue la sua ricostruzione, terminata verso il 1683. Ci troviamo nel ventiduesimo anni del regno dell’imperatore Kang Hsi o Kangxi, il secondo della dinastia Ch’ing.

É da questo momento che inizia l’ininterrotta fortuna della porcellana cinese, segnata dalla comparsa delle prime porcellane imperiali della dinastia Qing.

A questo periodo datano le due lettere scritte dal gesuita francese François Xavier d’Entrecolles, missionario a Ching Te Chen. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima è datata 1º settembre 1712 e la seconda 25 gennaio 1722, entrambe indirizzate a Parigi, al padre Orty. Queste rappresentano il primo dettagliato resoconto sulla tecnica di fabbricazione della porcellana arrivato in Europa.

Nelle lettere si apprende anche del metodo di decorazione:. Il lavoro di pittura è distribuito nelle stessa bottega fra molti operai. Uno non fa altro che tracciare la prima linea colorata, posta sotto i bordi della base del pezzo. Un altro disegna fiori, mentre un terzo li dipinge. Un altro dipinge solo acqua e montagne, un altro solo uccelli e altri animali. Le figure umane sono eseguite  solo dal più abile. Porcellane cinesi Qing Ching.

Da queste frasi si deduce che il lavoro compiuto da ogni operaio era sempre lo stesso. Inoltre che i pezzi ceramico, prima della loro conclusione, passavano in molte mani. Un metodo che garantiva sia la velocità d’esecuzione sia la qualità del decoro.

A Ching Te Chen, la produzione di oggetti in porcellana faceva capo sia alla manifattura imperiale sia ai numerosi forni privati. Entrambi ricevevano commissioni da parte di mercanti stranieri. Porcellane cinesi Qing Ching.

La prima forniva i pezzi più complicati, quelli con angolature macchinose, come: le terrine, le scatole e i candelieri. Le seconde si occupavano dei pezzi tondi o sferici.

Quest’ultimi, quelli provenienti da forni privati, si presentano con impasti e decorazioni molto variate. Nella maggior parte dei casi, l’impasto è sottile e di color bianco grigio. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste ceramiche sono accumunate dalla tonalità bluastra della coperta. Talvolta possono presentarsi con rare e minime macchie nere irregolari. Oppure, per i pezzi di maggiori dimensioni, con la perdita della coperta, localizzata attorno al bordo inferiore esterno.

Queste porcellane sono più facilmente soggette a leggere inclinature, le felure, raramente si presentano con profonde scheggiature. 

Porcellane cinesi Qing Ching

A questi tempi risale la consuetudine di classificare gli oggetti in porcellana in famiglie. Dove l’appartenenza  si fonda sul colore più utilizzato nella resa del disegno o sulla superficie di fondo.

Inizialmente abbiamo le famiglie: verde, gialla e nera.

A queste, durante i regni degli imperatori Yung Cheng e Ch’ien Lung, si aggiungerà la rosa. Porcellane cinesi Qing Ching.

Questa suddivisione è ancora utilizzata, riguarda anche le porcellane di recente fabbricazione che replicano quelle antiche.

Per queste porcellane l’attribuzione a un periodo deve avvenire valutando: il Tipo di pasta, la Tonalità dei colori, il Disegno della composizione e le Iscrizioni apposte. Porcellane cinesi Qing Ching.

 

Gli smalti propri della famiglia verde o famille verte si compongono di due sfumature di verde, da questo ne deriva il nome. Unite ai colori: rosso ferro, giallo e melanzana. A questi occasionalmente si aggiunge lo smalto di color nero. 

Inizialmente il color blu era dato sotto coperta, in seguito sostituto con lo smalto di analoga tinta. Porcellane cinesi Qing Ching.

Tutte queste porcellane sono decorate con scene di genere.

In questo vario repertorio troviamo:. Delle stanze popolate da molteplici persone, Edifici posti nelle vicinanze di laghi,. Uccelli e piante fiorite posti fra rocce, Leoni buddisti che giocano, Draghi,. Giardini fioriti popolati di personaggi e le Raffigurazioni di temi tratti dal Taoismo o dal Buddismo.

É in questo periodo che appaiono i complicati disegni attorno ai bordi. É questa una caratterizzazione che riguarda per lo più i pezzi destinati all’esportazione e meno quelli venduti sul mercato cinese. Porcellane cinesi Qing Ching.

Si assiste anche a un ampliamento delle forme, con l’introduzione di vasi e teiere di sagoma esagonale, ottagonale e quadrilobata.

Porcellane cinesi Qing Ching
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

 

Porcellana cinese.

 

 

 

 

Temi e colori della porcellana cinese antica.

 

 

 

 

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Porcellana cinese

Porcellana cinese

Porcellana cinese.

Porcellana cinese.

 

Il periodo più significativo per la porcellana cinese inizia con la salita al trono imperiale della dinastia Ming. Questa casa regnante assunse il controllo assoluto sulla Cina dal 1368 al 1644. In questi duecentosettantsei anni di regno si susseguirono diciassette imperatori.

Le caratteristiche principali della porcellana cinese prodotta durante la dinastia. Ming sono la forma massiccia dei pezzi ceramici e la realizzazione, su di essi, di intrigati decori. Questi ultimi ottenuti con l’impiego di colori che dopo la cottura risulteranno notevolmente brillanti.

Ching te chen è una città della Cina, situata nel Fuliang, nella provincia dello Jiangxi. Questa è una località simbolo della porcellana cinese e della sua lavorazione.

Una territorio dove questa attività è favorita dalla presenza di grandi quantità di caolino e di pietra feldspatica. Queste sono le due componenti fondamentali per la fabbricazione della porcellana. Porcellana cinese.

A questo si aggiunge la vicinanza del Chang Jiang, il Fiume Azzurro, e delle sue innate potenzialità nel trasporto delle merci.

La convergenza di tutte queste risorse e la collocazione di. Ching te chen entro una vallata, circondata da montagne, favorirono la creazione in loco di fornaci atte alla lavorazione della porcellana. Porcellana cinese.

Qui si realizzavano tutti i preziosi manufatti ceramici destinati all’uso nella corte imperiale. Questa prerogativa ha inizio durante la dinastia Ming, nel corso del regno del primo imperatore Hung Wu. 

In questo momento inizia la lunga protezione imperiale della fornace e la conseguente concentrazione della produzione della porcellana destinata al palazzo di corte. Porcellana cinese.

Una tutela che si estenderà per un lunghissimo arco di tempo. Iniziato nel XVI secolo e arrivato sino al 1912. Anno che pone fine alla dinastia Qing e nel quale si proclama la prima repubblica cinese.

Nel tempo, la località si afferma, sempre più, come un polo produttivo ceramico. Un accentramento, dove la maggior parte dei manufatti era realizzata dalla manifattura imperiale. Una situazione che favorì anche la nascita di numerosi forni privati, caratterizzati da una produzione di entità ridotta. Porcellana cinese.

Durante il regno dell’imperatore Hung Wu si producono porcellane con decoro in color rosso e in color blu sotto coperta.

A queste si uniscono le ceramiche celadon, realizzate coprendo il manufatto con uno smalto di in colore verde pallido, a evocazione dei manufatti in giada. Porcellana cinese.

 

A questo periodo risale la coppia di imponenti vasi di proprietà della Percival David Foundation of Chinese Art.

Questi sono due manufatti realizzati in porcellana, sontuosamente decorati sotto smalto, in vari toni di color blu.

Al collo recano una estesa scritta, contenente anche la data del realizzo, corrispondente all’anno 1351. Una collocazione temporale che li rende le più antiche porcellane cinesi datate di cui, al momento, si ha conoscenza. 

Il testo calligrafico è posto entro un tipico decoro del periodo, composto di una serrata serie di foglie di forma lanceolata. Un ornamentato dipinto in color blu, sulla cui stesura compare una successione di punteggiature nerastre.

Un altro decoro peculiare del periodo sono le successioni di foglie dalla forma triangolare e appuntita, dipinte in color blu scuro e punti neri. Porcellana cinese.

Tutte le figure raffigurate si caratterizzano per un disegno estremamente preciso.

I Vasi David sono entrambi permanentemente visibili a Londra, al British Museum, nella Sala 95.

Il color blu usato nelle decorazioni è realizzato con l’impiego dell’ossido di cobalto. Porcellana cinese.

Per realizzare la decorazione, il pigmento è miscelato con l’acqua e in seguito applicato sulla superficie della porcellana.

Quest’ultima è un biscuit. Ovvero un materiale ceramico che ha già subito una prima cottura. A seguito di questa si presenta con un aspetto opaco e biancastro. Porcellana cinese.

L’ornamento è poi lasciato seccare, ricoperto di smalto trasparente e la porcellana è sottoposta a una seconda e conclusiva cottura.

Nella porcellana cinese questa tinta è soggetta a numerose variazioni, tutte dovute al cambiamento dei giacimenti di provenienza del colorante. L’importazione si motiva dalla scarsa qualità dell’analogo materiale disponibile nelle miniere locali. Porcellana cinese.

Per tutto il regno Hsuan Te il cobalto impiegato era il Blu di Sumatra. All’uso di questo pigmento si deve la realizzazione delle più pregiate porcellane cinesi in bianco e blu.

Durante il regno dell’imperatore Cheng Te il cobalto impiegato era il Blu Maomettano, cosi chiamato perché preveniente dalla Persia. Porcellana cinese.

Questo pigmento è conosciuto in Cina con il nome di Hoei Tsing.

É caratterizzato dall’inconfondibile tonalità violacea e dall’elevatissimo costo.

Era venduto a peso e costava il doppio dell’oro.

Un altro colorante impiegato nella decorazione sotto coperta della  porcellana cinese è l’ossido di rame,. Il cui utilizzo permette la realizzazione di decorazioni in color rosso puro. I primi pezzi ceramici realizzati con questa tecnica risalgono alla fine del XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame risulta più difficoltoso rispetto all’ossido di cobalto. Questo perché in cottura richiede una temperatura costante, se questo non avviene il colore sfuma nel marrone e poi nel nero. Porcellana cinese.

I motivi ornamentali dipinti in color blu e quelli in color rosso sono del tutto simili. Entrambi rispecchiano perfettamente le tipologie decorative in auge nel XIV secolo.

L’impiego dell’ossido di rame permise lo sviluppo dei manufatti monocromatici sang de boeuf o sangue di bue. In lingua cinese Long Yao.

Un analogo uso del cobalto consente la realizzazione di pezzi in porcellana di color monocromatico blu cobalto. Porcellana cinese.

Porcellana cinese

In Cina, fin dalla metà del XV secolo, un altro pigmento è impiegato, in ceramica, per la realizzazione del color rosso. Questo è l’ossido di ferro.

Utilizzato perché meno problematico nella cottura. Questo pigmento permise la realizzazione di manufatti monocromatici tra il color corallo e pomodoro.

Altre coperte monocromatiche sono di color bianco, marrone e verde celadon.

Di non facile reperibilità sono le porcellane monocromatiche di color turchese e verde, queste ultime, alcune volte, arricchite da dorature.

Le porcellane di color giallo erano destinate al solo uso dell’imperatore e alla corte. Questa consuetudine con buona probabilità inizia durante il regno Hsuan Te. Porcellana cinese.

 

Porcellana cinese
Tratto da Anthony Du Boulay PORCELLANE CINESI Mursia 1967

 

 

Porcellane cinesi Qing Ching.

 

 

 

 

Temi e colori della porcellana cinese antica.

 

 

 

 

Il fascino del Blanc de Chine.

 

 

 

 

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Il fascino del Blanc de Chine

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Il fascino del Blanc de Chine.

Il singolare fascino del Blanc de Chine inizia dal nome, dove un vocabolo della lingua francese indica una tipologia di porcellana cinese.

 

Blanc de Chine è un termine nato in Francia nel XIX secolo.

É usato per indicare una porcellana prodotta in Cina, nella zona dello Dehua A, una località nella provincia di Fujian B.

Dunque, in Europa, si afferma l’uso di un termine francese a indicare una precisa tipologia di porcella cinese.

 

La provincia di Fujian si trova nella Cina meridionale, è una località dove il commercio è avvantaggiato dallo sbocco diretto al mare. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questa è una area molto significativa per la storia della porcellana cinese.

A nord troviamo la provincia di Zhejiang F. Il luogo della produzione dei celadon 1.

A ovest lo Jiangxi E, dove è situata la città di Jingdzhen D. La celeberrima città della porcellana.

A sud il Guandong G, la cui capitale è Canton 2 L. Con il suo porto, diventato il fulcro dei contatti commerciali con l’Occidente.

In tutte queste località vi era e vi è abbondanza di caolino. Questo è uno degli elementi che formano l’impasto per la produzione della porcellana dura. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questo minerale è una roccia sedimentaria, di facile lavorazione. Prodotta dall’azione dell’acqua sul feldspato.

Si presenta con un aspetto terroso ed è caratterizzato da una grande friabilità.

Il più delle volte, come nel caso della Cina, è di color bianco o bianco grigiastro. Questa colorazione è mantenuta anche dopo la cottura.

In altre parti del mondo, per la presenza di ossidi di ferro, questo materiale assume un colore: rosa, arancio o rosso. 

Il termine trae origine da Kao ling C. Il nome della collina e del villaggio su di essa collocato. Il luogo dove questo minerale è estratto per la prima volta. Il fascino del Blanc de Chine.

Ci troviamo ancora nella zona dello Jingdzhen, nella provincia di Jiangxi.

Kao ling diventa kaolin negli scritti del gesuita Francois Xavier d’Entrecolles 3 I. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Il religioso è autore di testi sulla tecnica cinese della produzione della porcellana. Con questi saggi il termine modificato si diffonde negli idiomi europei.

Il primo giacimento europeo di caolino è scoperto nel 1709. Il ritrovamento lo si deve all’alchimista tedesco Johann Friedrich Böttger.

Questa individuazione permise la nascita della porcellana dura europea ad opera della manifattura di Meissen.

In seguito, nel vecchio continente, sono scoperte altre cave di questo materiale. Queste resero possibile la nascita di altre fabbriche di porcellana dura in Europea.

Blanc de Chine è tradotto in lingua italiana come Bianco di Cina. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Un termine che indica una porcellana completamente di color bianco.

Il corpo è in caolino molto puro, omogeneo e traslucido.

La coperta 4 è data per mezzo della cottura a grande fuoco. L’operazione avviene alla temperatura di circa 1400° C. fascino del Blanc de Chine.

La porcellana prodotta a Dehua si presenta sempre omogenea e perfettamente riunita al corpo. 

Assume varie tonalità del color bianco. Quali: l’avorio, il crema, il tinta del latte e della neve. Il fascino del Blanc de Chine.

Donnelly 5 elenca moltissimi tipi di prodotti realizzati usando questo materiale. Quali: scatole, vasi, tazze, ciotole, pesci, lampade, coppe, animali, porta spazzole, teiere, figure religiose, figure profane e burattini.

Le statuette presentano pareti sottili e le coppe e i vasi decori a rilievo.

La produzione della statue avveniva frequentemente usando la tecnica dello stampo. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Quest’ultimo, nel caso di figure non eccessivamente complesse, è composto da due parti.

Nel calco l’impasto ceramico è posto in abbondanza e compresso. Questo per permette la definizione di tutti i dettagli della forma.

Estratto dallo stampo il modello è accuratamente rifinito. Questa operazione prevede l’aggiunta quelle parti impossibili da realizzare a pressione. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Dettagli modellati a parte e ora applicati. Questi potevano essere: le orecchie, i baffi, le mani, le dita, i piedi, i fiocchi della veste e cosi via.

Nel caso degli incensieri erano le maniglie collocate ai lati.

Dopo queste aggiunte, si lasciava seccare e si realizzava una ulteriore rifinitura.

Questa lavorazione fa capire perché l’aspetto più importante nella valutazione di un Blanc de Chine risiede nel carattere scultoreo dell’opera.

Dove solo l’abilità dell’esecutore è importante ai fini dell’esito finale. Il fascino del Blanc de Chine.

 

Questa riconosciuta bravura è alla base della commissione, da parte dei templi locali, di effigi di divinità e immortali. 

La conseguenza è che le raffigurazioni del Buddha o di Lao Tse diventano soggetti comuni per gli artisti di Dehua.

Con l’arrivo dei gesuiti, in questi forni, compaiono le divinità cristiane. Entrano nel repertorio le figure del Cristo e della Madonna col Bambino. 

Questa apparizione è peculiarità dell’arte cinese del XVII e XVIII secolo. L’affermazione trova una definita e manifesta conferma nei prodotti ceramici realizzati in questi forni e ancora visibili.

La produzione realizzata nel Dehua era destinata all’esportazione e commercializzata in tutto il mondo. fascino del Blanc de Chine.

Era trasportata dalle giunche cinesi nelle Filippine e in Indonesia.

Oppure caricata sulle navi commerciali e arrivava in Europa. Dove, dalla metà del XVII secolo, è una porcellana molto collezionata dalla nobiltà e dai ricchi mercanti.

Queste vendite, con buona probabilità, dalla metà del secolo successivo, subirono un crollo.

Contrazione dovuta all’offerta di un analoga produzione realizzata dalle manifatture europee. Ceramiche bianche cotte nel vecchio continente sia in pasta dura che in tenera.

Due sono le difficoltà che si presentano a chi subisce il fascino del Blanc de Chine. fascino del Blanc de Chine.

 

 

La prima si incontra nella definizione dell’epoca di origine.

É certo che nel XVI secolo la produzione era presente e da allora è giunta fino ai nostri giorni.

Il problema sta nel fatto che non si conosce con precisione di quanto questa data può essere retrocessa.

É riconosciuto che il periodo di massimo splendore risale ai primi decenni del XVIII secolo. Anche se, sporadicamente, pezzi di elevata qualità sono ancora prodotti fino agli inizi del XIX secolo.

 

 

La seconda è la datazione dei pezzi in esame.

Difficile sia per i pezzi risalenti al periodo Ming che a quello Qing.

Questo dipende dal fatto che i ceramisti di Dehua sono molto tradizionalisti e altrettanto conservatori. La clientela lo era forse ancor di più. fascino del Blanc de Chine.

 

Una combinazione che da origine a una produzione ripetitiva che rimase invariata per secoli.

Tanto da poter affermare che gli oggetti domestici, da scrittoio e rituali sono rimasti in fabbricazione pressoché immutati fino ai nostri giorni. fascino del Blanc de Chine.

In Giappone le porcellane di color bianco sono realizzate nei forni della manifattura di Hirado 6. fascino del Blanc de Chine.

In questo paese il Bianco di Cina è chiamato hakugorai.

É importato in grandi quantità, questo almeno fino alle restrizioni commerciali imposte dalla metà del XVIII secolo. La richiesta, in prevalenza è per gli oggetti destinati ai butsudan, gli altari familiari, e ad usi religiosi e funerari.

Oltre alle immagini buddiste e agli utensili rituali è interessante ricordare la figura della Maria Kannon. Un’immagine della Vergine Maria nei panni della dea buddista Kannon o Guan Yin in cinese.

Questa figura era destinata ai Kirishitan Kakure 7. Su di lei il richiamo al cristianesimo avveniva apponendo una piccola croce. Collocata al retro, nella parte nascosta della statuetta, quella nascosta al fruitore.

Le fornaci di Dehua hanno prodotto anche altre tipologie di oggetti in ceramica. Tra queste alcune con decorazioni in smalto blu. fascino del Blanc de Chine.

 

L’immagine raffigura Ho Ho Erh Hsien. La traduzione: i gemelli dell’armonia e della compagnia.

Sono i patroni dei mercanti e dei vasai. Una coppia di uomini sorridenti e di forme generose li identifica. Uno dei due regge un cesto che fa intravvedere un pipistrello, l’emblema della felicità. 

La porcellana è realizzata in Cina. Durante la dinastia Qing, nel regno Qinglong, iniziato nel 1736 e concluso nel 1796. fascino del Blanc de Chine.

 

 

La mitologia del pipistrello in Cina.

 

 

Appunti sulla maiolica.

 

 

La ceramica incontra l’alchimia.

 

 

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.

 

 

La datazione della ceramica tramite termoluminescenza.

 

 

Maioliche in stile compendiario.

 

 

Temi decorativi e colori delle porcellane cinesi antiche.

 

Note al testo. fascino del Blanc de Chine.

 

[1] Celadon. Una ceramica cinese coperta da una smaltatura di varie tonalità del color verde. Può presentare una decorazione incisa o a rilievo posta sotto la smaltatura. Più raramente in rilievo priva di smalto, lasciando trasparire la ceramica sottostante.

[2] Canton, dal portoghese Cantão. In cinese Guangzhou H, La più grande città costiera del sud della Cina, capoluogo della provincia del Guandong.

[3] Francois Xavier d’Entrecolles, Lione 1664 – Pechino 1714. Gesuita e sacerdote. Riunendo l’osservazione diretta dei forni ceramici. Le conoscenze tecniche dei cinesi convertiti al cattolicesimo.  Infine la lettura delle antiche fonti cinesi ha ricostruito la tecnica in uso in Cina per la produzione della porcellana. Questi suoi studi sono redatti sotto forma epistolare. Furono iInviati, a Parigi, a Padre Louis-François Orry, tesoriere delle missioni dei Gesuiti in Cina e India e in seguito stampati.

[4] Lo smalto che realizza il rivestimento superficiale del pezzo ceramico.

[5] P. J. Donnelly è un importante collezionista e studioso delle porcellana Bianco di Cina. L’autore della maggiore opera sull’argomento. Intitolata Blanc de Chine: Porcelain of Tehuain Fukien. Edita a Londra da Faber and Faber nel 1969. Nel 1980, il British Museum ha ricevuto in dono l’intera collezione di Donnelly. fascino del Blanc de Chine.

[6] Hirado era il nome del porto d’imbarco della porcellana prodotta nelle fornaci di Mikawachi (Hizen). Questa porcellana è caratterizzata da una pasta bianchissima. Poteva essere lasciata bianca o decorata. L’ornamento avveniva a rilievo, a incisione e sotto vernice. Dipingendo in color azzurro. Destinata all’esportazione. É prodotta dagli inizi del XVIII secolo da maestranze coreane. Dopo il 1750 è riservata ai servizi di corte.

[7] Kirishitan Kakure è un gruppo di fedeli al cristianesimo, presenti in Giappone dal XVIII secolo, quando questa religione era vietata dai Tokugawa.

 

Traduzione in lingua cinese delle località citate nell’articolo. fascino del Blanc de Chine.

[A] Dehua 德化.

[B] Fujian 福建.

[C] Kao-ling 高岭.

[D] Jingdezhen 景德镇.

[E] Jiangxi 江西.

[F] Zhejiang 浙江. fascino del Blanc de Chine.

[G] Guangdong 廣東 semplificato 广东.

[H] Guangzhou 廣州 semplificato 广州.

[I] Francois Xavier d’Entrecolles  殷弘绪, Yin Hongxu.

[L] Canton 广州市 abbreviato .