La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.
Montelupo Fiorentino è un comune in provincia di Firenze. Famoso per la straordinaria tradizione della ceramica prodotta dai suoi forni.
Acquisisce importanza a seguito della produzione della maiolica.
Durante il Rinascimento la località divenne uno dei centri di produzione di maiolica più attivi.
Sempre in questo periodo degli artisti ceramici impiegati presso le numerose fabbriche di Montelupo Fiorentino cambiarono città.
Andarono a lavorare a Faenza, Cafaggiolo e si spinsero fino in Sicilia insediandosi a Caltagirone.
La produzione di ceramica a Montelupo Fiorentino nel Cinquecento e nel Seicento è caratterizzata dalla realizzazione di manufatti ad uso farmaceutico. Un esempio fu la fornitura per le farmacie fiorentine dei domenicani di San Marco e di Santa Maria Novella.
Fra le maioliche ad uso farmaceutico prodotte a Montelupo Fiorentino è frequente il versatore. Anche chiamato: brocchetta o orciolo. Si caratterizza per il corpo di forma ovoidale e dalla presenza del pippolo, un beccuccio a tubetto.
Nell’ immagine sono raffigurati il fronte e il retro di due versatori. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.
Entrambi presentano dei decori tipici. Uno a foglia di vite. L’altro a palmetta persiana.
Raffigura un fiore a forma di grappolo. Composto da otto petali appuntiti. Elemento che si ripete sulla superficie decorata.
Questo decoro si diffonde nella maiolica italiana nella seconda metà del XV secolo. Trovando ampio riscontro in Romagna, Toscana e Umbria.
Il decoro è di ispirazione medio orientale. I prototipi si riscontrano a partire dal XIII secolo sopra ceramiche, stoffe e tappeti persiani.
Questo elemento decorativo fu tra i più apprezzati dai vasai monte lupini. Lo utilizzarono per tutto il Cinquecento. Presentandosi con variazioni nell’esecuzione e nei colori. Uscì dall’uso solo agi inizi del seicento.
Il Seicento e il Settecento vedono l’affermazione del più famoso decoro montelupino. Nasce una nuova tipologia chiamata gli arlecchini.
Nome conferito per alludere alla grande ricchezza cromatica della decorazione.
Con minore frequenza la categoria degli arlecchini è chiamata dei mostacci o delle bambocciate.
A questa famiglia ceramica appartengono dei piatti concavi di buone dimensioni. Il diametro si aggira attorno ai 33 cm.
Il soggetto raffigurato è un personaggio del quotidiano. Rappresentato con tono caricaturale e dipinto con ricchi colori.
I pigmenti usati per dipingere queste ceramiche sono vivacissimi. Tipici della tavolozza ceramica di questa località.
Troviamo: il giallo antimonio. Il giallo arancio ottenuto con la ferraccia, antico nome usato per definire la ruggine del ferro. I verdi ramina. I bruno viola ottenuti dal manganese. Infine l’azzurro derivante dal cobalto.
Gli altri due nomi: mostacci o bambocciate. Alludono al soggetto raffigurato.
Questi artisti fanno dell’ironia la loro arma vincente. Con i loro pennelli sbeffeggiando le paure e ironizzando sul presente.
Interpretano un racconto intriso di una vivace cultura popolare.
Nell’ immagine: Il fronte e il retro del versatore P e del versatore PA. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.