Pubblicato il

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino

maiolica_ceramica_Montelupo_Fiorentino_lucapiatti_librirarieantichi_antiquariato

La ceramica prodotta a Montelupo Fiorentino.

Montelupo Fiorentino è un comune in provincia di Firenze. Famoso per la straordinaria tradizione della ceramica prodotta dai suoi forni.

Il centro abitato è situato alla confluenza del fiume Pesa e Arno.
Nato da un piccolo castello e da un borgo. É edificato alle porte della città di Firenze.

Acquisisce importanza a seguito della produzione della maiolica.

Destinata sia alle esigenze dei cittadini fiorentini che all’esportazione.
Sono documentati ritrovamenti di ceramica montelupina nelle Filippine, in Scozia e in America Centrale. In quest’ultimo territorio la ceramica giunse a seguito dei primi insediamenti di europei nel luogo.
I primi manufatti conosciuti risalgono alla fine del Duecento.
In questo periodo iniziale dai forni montelupini uscì della ceramica con decori di ispirazione ispano moresca. Dove i soggetti erano dipinti in color blu e la decorazione in prevalenza in verde.
Nel Trecento e nel Quattrocento la produzione ceramica a Montelupo Fiorentino era quantitativamente molto consistente.

Durante il Rinascimento la località divenne uno dei centri di produzione di maiolica più attivi. 

 
Risale alla metà del Quattrocento l’apertura da parte di maestranze monte lupine di fornaci nella vicina città di Firenze.
Questo spostamento fornì un importante contributo allo sviluppo della ceramica quattrocentesca nella città medicea.
 

Sempre in questo periodo degli artisti ceramici impiegati presso le numerose fabbriche di Montelupo Fiorentino cambiarono città.

Andarono a lavorare a Faenza, Cafaggiolo e si spinsero fino in Sicilia insediandosi a Caltagirone.

Questi spostamenti permisero in quelle località d’arrivo la nascita di una tradizione ceramica. 
 

La produzione di ceramica a Montelupo Fiorentino nel Cinquecento e nel Seicento è caratterizzata dalla realizzazione di manufatti ad uso farmaceutico. Un esempio fu la fornitura per le farmacie fiorentine dei domenicani di San Marco e di Santa Maria Novella.

Fra le  maioliche ad uso farmaceutico prodotte a Montelupo Fiorentino è frequente il versatore. Anche chiamato: brocchetta o orciolo. Si caratterizza per il corpo di forma ovoidale e dalla presenza del pippolo, un beccuccio a tubetto.

Nell’ immagine sono raffigurati il fronte e il retro di due versatori. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.

Fausto Berti nel suo libro intitolato La maiolica di Montelupo Secoli XIV  XVII. Edito nel 1986. Ritiene che esemplari con questo ornamento non possano essere datati prima degli inizi del XVI secolo.

Entrambi presentano dei decori tipici. Uno a foglia di vite. L’altro a palmetta persiana.

Gaetano Ballardini ha definito quest’ultimo motivo decorativo a palmetta e rosetta persiana.

Raffigura un fiore a forma di grappolo. Composto da otto petali appuntiti. Elemento che si ripete sulla superficie decorata.

Questo decoro si diffonde nella maiolica italiana nella seconda metà del XV secolo. Trovando ampio riscontro in Romagna, Toscana e Umbria.

Per il Liverani questo decoro raffigura un turgido frutto a pigna. Visto sia in sezione orizzontale che verticale.
Può presentare delle varianti che lo ravvicinano a volte  al fiore del cardo.

Il decoro è di ispirazione medio orientale. I prototipi si riscontrano a partire dal XIII secolo sopra ceramiche, stoffe e tappeti persiani.

Questo elemento decorativo fu tra i più apprezzati dai vasai monte lupini. Lo utilizzarono per tutto il Cinquecento. Presentandosi con variazioni nell’esecuzione e nei colori. Uscì dall’uso solo agi inizi del seicento.

 

Il Seicento e il Settecento vedono l’affermazione del più famoso decoro montelupino. Nasce una nuova tipologia chiamata gli arlecchini. 

Nome conferito per alludere alla grande ricchezza cromatica della decorazione.

Con minore frequenza la categoria degli arlecchini è chiamata dei mostacci o delle bambocciate.

A questa famiglia ceramica appartengono dei piatti concavi di buone dimensioni. Il diametro si aggira attorno ai 33 cm.

Il soggetto raffigurato è un personaggio del quotidiano. Rappresentato con tono caricaturale e dipinto con ricchi colori.

I pigmenti usati per dipingere queste ceramiche sono vivacissimi. Tipici della tavolozza ceramica di questa località.

Troviamo: il giallo antimonio. Il giallo arancio ottenuto con la ferraccia, antico nome usato per definire la ruggine del ferro. I verdi ramina. I bruno viola ottenuti dal manganese. Infine l’azzurro derivante dal cobalto.

Gli altri due nomi: mostacci o bambocciate. Alludono al soggetto raffigurato.

Un repertorio di personaggi tratti dalla cronaca. Un quotidiano fatto di: gentiluomini, paggi e bravi.
Raffigurati con corsetti a righe. Pantaloni rigonfi. Cappelli piumati.
Con lunghi baffi. I mustache. Da questo particolare nasce il termine mostacci.
Armati di spade, alabarde e moschetti.
Qualche volta a cavallo. Altre volte immersi in scorci di paesaggio.
Sempre dipinti con intento caricaturale. I personaggi più raffigurati furono quelli più temuti: i soldati Lanzichenecchi al soldo di Carlo V.

Questi artisti fanno dell’ironia la loro arma vincente. Con i loro pennelli sbeffeggiando le paure e ironizzando sul presente.

 

Interpretano un racconto intriso di una vivace cultura popolare.

 

Nell’ immagine: Il fronte e il retro del versatore P e del versatore PA. Entrambi prodotti a Montelupo Fiorentino nel XVI secolo.

 

Versatore P con decoro a foglia di vite.
Altezza 24,5 cm.
Diametro della base 8,9 cm.
Diametro della bocca 7,7 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera P. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a foglie bipartite di vite, fiori, frutti e viticci. Tutto il decoro è dipinto in color blu.

 

 

Versatore PA con decoro a palmetta persiana.
Altezza 24,5 cm.
Diametro base 8,1 cm.
Diametro bocca 7,4 cm.
Cartiglio anepigrafo.
Nella parte del corpo sottostante alla base dell’ansa è tracciata la lettera PA. Dipinta in color blu.
Il motivo decorativo che ricopre la superficie è realizzato con la tipica versione montelupina del decoro a palmetta persiana.