Pubblicato il

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio

Manoscritto - Registro delle testimonianze sulla disputa fra Cannobio e Brissago per la divisione degli oneri di decima

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Nella storia dei libri il passaggio dall’uso dell’incipit al frontespizio è un passo determinante.

Il frontespizio di un volume è il punto di lettura iniziale di tutti i libri antichi. Spesso è anche il punto finale.

L’introduzione del frontespizio è uno dei momenti più salienti nella trasformazione del manoscritto in prodotto a stampa.

La più ricca raccolta di testi dell’antichità era custodita nella Biblioteca reale di Alessandria d’Egitto. Costituita attorno al III secolo avanti Cristo. Durante il regno di Tolomeo Filadelfo. Un faraone egizio chiamato Tolomeo II dalla storiografia moderna.

I volumi appartenenti alla Biblioteca reale di Alessandria con buona probabilità erano catalogati in base all’incipit. Termine che deriva dal verbo latino incipĕre. Ovvero incominciare.

In bibliografia indica la citazione della prima o delle prime parole di un testo. Questi rappresentano l’assieme di quei termini che individuano chiaramente ogni volume.

Gli antichi manoscritti iniziavano con la formula: Incipit seguito dal titolo e dal nome dell’autore.

Per esempio. Un manoscritto del XIV cesimo secolo contenente la raccolta di brevi dialoghi scritti in prosa latina da Francesco Petrarca. Intitolata De remediis utriusque fortunae ha come inizio la frase: Incipit liber primus de remediis utriusque fortune Francisci Petrarche.

Questo modo di catalogare basato sull’uso dell’incipit aveva come caratteristica l’indifferenza per il corretto titolo del testo e per il nome dell’autore.

Peculiarità che persisterà per tutto il Medioevo. Diventando la causa delle innumerevoli attribuzioni errate o dubbie di numerose opere.

L’affermazione della stampa permise il contenimento e l’eliminazione dell’ anonimato di molte opere.

Una nuova concezione della proprietà letteraria dei testi e della celebrità dell’autore furono in parte agevolati da questo processo. Due caratteristiche che vanno affermandosi durante il Rinascimento.

La nascita del frontespizio risente dell’abitudine degli amanuensi di porre sulla loro opera la subscriptio.

Una iscrizione contenente l’indicazione del nome del copista o del committente, il luogo e la data di fine del lavoro e delle annotazioni.

A seguito di questa abitudine gli stampatori introdussero il colophon.

Il primo colophon conosciuto inusualmente appare ricco di informazioni. Caratteristica che non si manterrà in molti dei posteriori. Nei quali persisterà l’omissione dell’autore. È composto dal titolo, dal nome dello stampatore, dal luogo di stampa e dalla data completa della fine dell’opera.

Il colophon completo è così composto: Psalmorum codex Johannes Fust & Peter Schoffer Magonza 14 agosto 1457. Libro stampato con caratteri incisi in legno. Ad eccezione di quelli del colophon dove le lettere erano realizzate in metallo.

Le prime comparse del frontespizio furono sporadiche. Furono ad opera di Peter Schoffer nel 1463 e Arnold Therhoernen nel 1470. Entrambi non percepirono la possibilità latente di quella introduzione.

Il frontespizio dei primi libri era molto simile a quelli che al giorno d’oggi è chiamato occhiello generale.

Il loro scopo più probabile era quello di impedire che la prima pagina del libro si sporcasse durante la permanenza in stamperia. Prima di arrivare nelle mani del legatore.

Da questo punto inizia la trasformazione del frontespizio. La pagina del libro che ha subito le maggiori modifiche. Variazioni che permettevano di esprimere i gusti e gli stili delle differenti epoche.

 

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

Il repertorio degli incunaboli.

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

I best seller dell’antichità.

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

Libri in miniatura il Dantino edito dalla tipografia Salmin a Padova.

il libro autografato e la sua collezione.

Appunti di un bibliofilo