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Maison A Quantin editeur

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I libri curati da Albert Quantin per le edizioni della La Maison Quantin non possono deludere le aspettative di nessun bibliofilo, anche il più esigente. Forse perché Albert Marie Jerome Quantin era lui stesso un grande amante di libri e un fervido collezionista.

La vita di Albert Quantin è interamente dedicata all’editoria e alla tipografia.

Questo avviene anche quando veste la divisa da militare, durante la guerra franco prussiana. Combattuta dal 1870 al 1871. Periodo che lo vede tipografo dei biglietti affidati ai piccioni viaggiatori. Maison A Quantin editeur.

Albert Marie Jerome Quantin è pagino, in questa città nasce il 19 gennaio 1850 e lì decede il 17 giugno 1933. Apprendista presso la tipografia fondata da Armand Mame, capostipite della famiglia di editori e librai di Angers.

Nel maggio del 1876 acquista, dirige ed ammoderna la Tipografia di Jules Clay. Uno stabilimento attivo a Parigi, nel sesto arrondissement, in rue Saint-Benoit, ai numeri civici 5 e 7. Maison A Quantin editeur.

Con l’assieme di tutte queste operazioni nasce la tipografia Claye Quantin & May. Destinata a diventare, nel 1886, una società per azioni, la:. Maison Quantin Compagnie générale d’impression et d’édition.

Nel 1890, la Maison Quantin vede un nuovo assetto societario e assume una nuova denominazione: May & Motteroz. Quest’ultimo nome sotto intendeva una più complessa identità:. Société des Librairies Imprimeries réunies Ancienne Maison Quantin, Motteroz, Morel, Martinet. Dal 1890 al 93 su queste edizioni è ancora presente la dicitura:. Ancienne Maison QuantinMaison A Quantin editeur.

Anche in questo nuovo assetto societario Albert Quantin è il direttore della casa editrice. Gli altri soci si limitano al solo apporto di capitale.

Dal marzo 1903, iniziano le cessioni delle collane. Attività che prelude alla chiusura della casa editrice, avvenuta nell’aprile del 1914.

Da questa data la tipografia e casa editrice A. Quantin editeur o Maison Quantin cessa la sua opera.

 

Maison A Quantin editeur.

Un bibliofilo come Albert Quantin non poteva che scegliere il motto:. Liber libro a rappresentare della sua casa editrice.

Questo appare in cima al marchio editoriale. Composto da un libro aperto, dove sulla pagina di sinistra abbiamo una lettera A e su quella di destra la Q.

Questo marchio compare sulle pagine di edizioni che valsero prestigiosi riconoscimenti.

Quali: La medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi, nel 1878 e il conferimento della Legion d’Onore all’Esposizione di Amsterdam, nel 1883. Maison A Quantin editeur.

 

La Maison Quantin aveva un catalogo molto vario.

Comprendeva sia libri per bambini come l’edizione completa delle opere di Victor Hugo. I primi appaiono nel 1885, sono illustrati a colori, con la tecnica di stampa della cromolitografia. Sono pensati come volumi singoli appartenenti a una serie. In vendita a 5 centesimi cadauno. Si componevano di tavole dal vago sapore del fumetto. Albert Quantin non si limitò a pubblicare libri. Lui stesso è autore di scritti di narrativa, ispirati al socialismo utopico, a monografie sulla Corsica e sulla storia e tecnica della stampa.

 

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Apuleio LA FAVOLA DI AMORE E PSICHE Paris A. Quantin Imprimeur Éditeur 1878

Maison A Quantin editeur.

 

Aldo Manuzio e le aldine in pillole.

 

 

Appunti di un bibliofilo Curiosità di bibliofilia.

 

 

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri.

 

 

Il Pinocchio di Carlo Collodi.

 

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La carta e la stampa dei libri antichi.

 

 

La storia e la fabbricazione della carta.

 

 

Libri antichi – I best seller dell’antichità.

 

 

Libri antichi – La nascita della stampa in Italia Da Magonza a Subiaco.

 

 

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni.

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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri.

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri sono indissolubili. 

Nell’ambito dell’arte della stampa, l’opera svolta da Giambattista Bodoni con i suoi campionari di caratteri risulta essere il suo più concreto contributo all’evoluzione dei libri antichi.

Giambattista Bodoni con il suo lavoro si è guadagnato un posto d’onore nella storia dell’editoria. Affermandosi nell’ambito di questa attività come uno dei maggiori punzonisti e creatori di caratteri nella penisola italiana e in Europa.

In questa ascesa è avantaggiato da due fattori. Una predisposizione naturale e dagli insegnamenti ricevuti in tenera età nella tipografia paterna.

Il periodo di lavoro svolto a Roma. presso  alla Stamperia di Propaganda Fide. fu decisivo per la maturazione del suo interesse verso l’attività di incisore di caratteri e verso gli alfabeti orientali.

È autore di svariati campionari di propri caratteri.

Il primo risale al 1771. È intitolato Fregi e majuscole.

Fu edito a Parma. Dalla Stamperia Reale dove Bodoni era il direttore. Il saggio illustra i tipi e gli ornamenti usati da Bodoni durante l’inizio della sua carriera.

Come Bodoni stesso afferma nella prefazione. Questi suoi caratteri derivano da quelli di Pierre-Simon Fournier. Quest’ultimi visibili sul Manuel typographique. Un testo classico della tecnica tipografica. Edito in due volumi ma rimasto incompiuto. Il primo volume è nel 1764. Il secondo nel 1766.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 16

Del 1782 è impresso Essai de caractères russes. Gravés et fondus par Jean-Baptiste Bodoni.

Opera in folio. Composta da 21 carte impresse solo al recto. É stampato in occasione della visita del futuro imperatore della Russia.Lo zarevic Paolo. Figlio di Pietro III e di Caterina I.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 204

Del 1788 è il Manuale tipografico.

Il libro è composto da cento alfabeti tondi latini e cinquanta corsivi. Dal corpo più piccolo. Il parmigianina. Un carattere tipografico di corpo 5. Sino al più grande. Il papale. Il volume è privo di qualunque testo esplicativo. È un campionario dei caratteri e degli ornamenti realizzati e usati da Bodini nella stampa dei suoi libri.

Nello stesso anno è stampata la Serie dei caratteri greci. Composta da 28 caratteri. Edita come opera separata.

Del 1818 è l’edizione del Manuale tipografico.

Pubblicazione postuma. Edita per volere della vedova di Bodoni. È composto da duecentottantacinque tipi scelti fra i seicentosessantacinque esistenti nella Stamperia. Una pubblicazione pensata come compendio dell’attività del tipografo.

L’opera è composta dalla presentazione della vedova. Seguita da un’ampia prefazione. Nella quale Bodoni illustra o suoi metodi di lavoro. Conferendo la bellezza del carattere alla: regolarità, nettezza e forbitura, buon gusto e grazia.

Il Manuale tipografico edito nel 1818 è composto da due volumi.

Il primo volume contiene i caratteri latini tondi e corsivi. I cancellereschi, finanzieri e inglesi. Le lettere maiuscole latine, tonde, corsive e cancelleresche.

Il secondo accoglie le lettere maiuscole greche tonde e corsive. Seguono i fregi, gli ornati e i contorni. Termina con le cartelle da racchiudervi de’ numeri a linee finali, grappe, cifre diverse, numeri arabici e musica.

A queste opere di aggiungono saggi tipografici impressi su fogli sciolti. Stampati come dono a colleghi italiani e stranieri.

 

Appunti di un bibliofilo

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni

 

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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L’officina privata di Giambattista Bodoni

BARBERA PIERO - Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Nell’officina privata di Giambattista Bodoni il proto era Luigi Orsi. Con lui sono impiegate non più di dodici persone.

Da questa stamperia uscirono la massima parte delle edizioni dei classici e delle opere con valore letterario curate da Bodoni. La stamperia privata era attiva a Parma. Nel palazzo Pilotta.

Nello stesso edificio è collocata e funzionante la Stamperia reale. In quest’ultima Bodoni ricopriva il ruolo di direttore.

Con il passare del tempo si assiste al progressivo spegnersi dell’attività della Stamperia reale a favore dell’officina privata di Giambattista Bodoni.

Le differenti soscrizioni permettono di distinguere la provenienza dello stampato.

Le une con la specifica: dalla Stamperia Reale oppure ex Typographia Regia. Dopo il 1804 queste diciture variano in dalla Stamperia Nazionale e dalla Stamperia Imperiale.

Le altre nel Giardino Imperiale o simili. Oppure nel regal Palazzo co’ tipi bodoniani. In aedibus Palatinis typis bodonianis. De l’Imprimerie Bodoni. Sono conosciute anche le forme Crisopoli [Parma] nella Stamperia Apollinea. Tipografia Omerica oppure Aux deux-Ponts.

La tiratura usuale delle edizioni bodoniane è composta da centocinquanta esemplari.

Fra questi non è raro trovare volumi dello stesso titolo con varianti di ogni tipo.

Diversità si presentano nel formato, nel tipo e nel colore della carta usata e addirittura nel testo.

Il contenuto può presentare l’aggiunta di avvisi, di fogli di dedica o di sonetti. Le edizioni in greco possono trovarsi con o senza la traduzione.  Da questi cambiamenti non si salvano i frontespizi e le interlinee.

Altre modifiche si trovano nelle illustrazioni che possono mutare per numero e colore.

Questi mutamenti nelle edizioni sono il frutto della fantasia di Bodoni. Messe in atto per assecondare il gusto del bibliofilo e aumentarne il prezzo di vendita.

 

Il 18 marzo 1791 è il giorno della celebrazione delle nozze fra Margherita Dall’Aglio e Giambattista Bodoni.

La sposa è molto più giovane del tipografo. Alla morte del consorte continuò l’attività tipografica.

A lei è delegata parte della corrispondenza e la redazione dei cataloghi di vendita. Il primo è datato 15 ottobre 1793. Una brossura destinata ad arrivare nella mano di sovrani, principi e uomini di cultura di tutta Europa.

Con l’utilizzo di questo mezzo di vendita riuscì ad evitare la mediazione dei librai.

Le innovazioni di Bodoni toccarono anche la rilegatura.

Fu l’ideatore della legatura alla bodoniana. Un rivestimento economico. Nato per proteggere le sua pregiate edizioni. Realizzato in cartone. Con dorso piatto e alta unghiatura. Il cartone è rivestito da carta di color mattone priva di impressioni. La presenza di questa rilegatura aumenta di molto il valore del libro antico.

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni è un proficuo insegnamento. Un affinamento nel gusto. Un piacere per gli occhi.

Pagina dopo pagina si impara ad apprezzare la bellezza del testo. Un eleganza ottenuta con il solo ausilio dei mezzi tipografici. Fautori di elaborate raffinatezze. Da individuare nella cura per l’allineamento e la spaziatura dei caratteri. Nella ricerca della nitidezza. Data da un’impressione costante esercitata dal torchio sulla carta. Nella grande qualità della carta usata. Nell’accurata ricerca del tipo di inchiostro da impiegare.

Avvalendosi di tutte queste accortezze stampò libri di una grande raffinatezza.

Volumi apprezzatissimi dai suoi contemporanei. Dai quali ricevette numerosissimi riconoscimenti morali e materiali.

La sua attività si svolse a Parma. Dove giunse il 24 febbraio 1768. Qui si mise al servizio del duca Ferdinando di Borbone. Impiantando e dirigendo la Stamperia reale. L’installazione dell’officina avvenne nell’ala occidentale del palazzo della Pilotta. In questa città cominciò a stampare libri nell’ottobre del 1768.

Fra i compiti a lui assegnati vi era l’obbligo di comporre personalmente i lavori di natura segreta.

Questa attività benché molto appagante presto gli fu stretta. Sentì la necessità di operare in una propria tipografia. Nel 1783 installò senza l’autorizzazione ducale due torchi al secondo piano della Pillotta.

Due furono le edizioni date alle stampe prima di ricevere il benestare ducale.

Permesso che arrivò per evitare che il Bodoni abbandonasse Parma. Accentando l’offerta di trasferimento a Roma. Avanzata da José Nicolas de Azara. Il ministro plenipotenziario del re di Spagna.

L’allontanamento è evitato accordando il consenso. Salvando il prestigio della corte e della città. Lustro dovuto dalla presenza a Parma di Bodoni.

Il diplomatico offriva a Giovanni Battista Bodoni l’incarico di stampare una serie di classici. Da comporre in caratteri greci, latini e italiani. Quattro volumi per lingua.

Questi libri per conto del de Azara uscirono in parte dalla officina privata. Nel 1791 l’Orazio. Nel ’93 il Virgilio e nel ’94 il Catullo, Tibullo e Properzio.

L’impresa è interrotta dal trasferimento a Parigi del committente.

Questo arresto non impedì l’uscita nel 1795 del Tacito. Seguito da altri classici editi a spese della Stamperia reale o del Bodoni.

Nella officina privata il proto era Luigi Orsi. Con lui erano impiegate non più di dodici persone.

 

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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La carta e la stampa dei libri antichi

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La carta e la stampa dei libri antichi.

La carta e la stampa dei libri antichi si sostengono a vicenda per secoli. Tutti i libri antichi di cui disponiamo sono scaturiti da questa alleanza.

La nascita della stampa a caratteri mobili non sarebbe potuta avvenire senza il sostegno dato dalla carta.

A metà del Quattrocento vi era sul mercato una grande quantità di carta. Presupposto per l’affermazione e la diffusione della stampa in Europa.

L’antico metodo di fabbricazione della carta richiedeva l’uso di stracci di canapa o di lino e in quantità minore di cotone.

A partire dal tardo Medioevo i cenciai raccoglievano pezze di tessuto. Le commercializzavano dopo averle pulite e suddivise per materiale e colore. Questi stracci erano la partenza per trarre la cellulosa.

A seguito di questa situazione l’attività degli straccivendoli divenne sempre più redditizia.

L’incessante lavoro di raccolta cominciò ad avere sempre maggiori difficoltà nel reperire i tessuti di color bianco. Materia privilegiata per la realizzazione della carta.

Questa mancanza iniziò a manifestarsi dalla fine del XVII secolo.

L’assenza di cenci di color bianco è arginata sbiancando i tessuti colorati. Operazione che avveniva con l’uso della calce e il successivo camuffamento con l’impiego del gesso.

Di fronte a questa situazione di penuria di materia prima di qualità i cartai effettuarono la scelta di mantenere costante la quantità di carta prodotta. La conseguenza fu la comparsa nel mercato di una carta di minore qualità.

Nel 1231 l’imperatore Federico II proibì l’uso della carta negli atti pubblici. Imponendo per tali scritti l’uso della pergamena. Questo per rimediare alla deperibilità della materia. Indebolimento dovuto all’uso durante la fabbricazione di un collante di origine vegetale. Facilmente attaccabile da microorganismi.

Questo divieto fece abbandonare l’attività di fabbricazione della carta a molti produttori.

In questa situazione la città di Fabriano seppe affermarsi nella produzione cartaria.

Favorita dal venir meno della concorrenza dei mastri cartai che avevano chiuso.

A questa fortunata situazione si unirono tre fondamentali innovazioni tecniche applicate al processo produttivo.

La pila idraulica a magli multipli.

Mossa dall’uso delle acque correnti del fiume Giano.

A sostituzione della macina e del mortaio per pestare gli stracci.

La nuova tecnologia permise una riduzione dei tempi di triturazione dei cenci e un notevole incremento produttivo.

L’introduzione per il collaggio con colla di carniccio animale.

A sostituzione di quella vegetale.

Eliminando i problemi di durata dovuti all’azione dei microorganismi.

Migliorando la resistenza ai liquidi e la lisciatura del foglio. Ottenendo una carta più scrivibile.

La nascita della filigrana.

Un marchio visibile in controluce che indicava il produttore.

Questi progressi imposero la carta al posto della pergamena. Divenuta più costosa e scarsamente disponibile rispetto alla carta.

La carta della Bibbia a 42 linee impressa a Magonza da Gutenberg era di canapa. Prodotta seguendo i metodi di fabbricazione in uso a Fabriano.

A metà del Trecento la fabbricazione della carta da Fabriano si era già estesa lungo il fiume Giano e nelle vallate adiacenti.

 

La storia e la fabbricazione della carta

La filigrana le vergelle e i filoni della carta

Appunti di un bibliofilo

Nell’immagine. Impression Librorvm. Potest ut una vox capi aure plurima: Linunt ita una scripta mille paginas. Incisione originale. Disegnata da Jan van der Straet detto lo Stradano . Incisa da Philip Galle nel 1588 ad Anversa.