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Federico Zeri e i libri

Federico Zeri e i libri.

Federico Zeri e i libri.

Federico Zeri e i libri.

 

Fra lo storico d’arte Federico Zeri e i libri si instaura un rapporto convulso.

Una relazione che il critico d’arte descrive, con precisione, nei suoi ricordi autobiografici.

L’attività di studio la conducevo da egoista solitario, in mezzo ai miei libri, alle mie fotografie e ai miei appunti. Ammetto di essere un ricercatore atipico.

Ho frequentato pochissimo le biblioteche, dove si è continuamente distratti e dove si annega nella palude della carta stampata.

 

Mi sono sempre procurato i libri che mi erano necessari, cedendo spesso a una sorta di impulso frenetico.

Ho quindi accumulato decine di migliaia di libri. Federico Zeri e i libri.

 

So benissimo che il giorno che morrò ce ne saranno almeno diecimila, non di argomento storico e artistico.

Tutti in attesa di venir letti, ma non mi importa. Ho sempre sostenuto che il semplice possesso di un libro o il puro sfogliarlo o tenerlo in mano già. Vi fa assorbire una parte del suo contenuto. Facendovi scoprire qualcuna delle sue sfaccettature.

Mi è poi indispensabile saltare da un libro all’altro.

Bighellonare in mezzo a vari impulsi, leggere quello che sarebbe doveroso disprezzare o considerare secondario. Frequentare le periferie culturali. Federico Zeri e i libri.

Non seguo alcuna linea, sono disordinato. Ma non ho mai potuto lavorare in altro modo che seguendo i capricci e le svolte dei miei impulsi.

Mi muove un solo impulso: quello della scoperta, della ricerca e dei rapporti fra elementi apparentemente distanti. Tra i quali all’improvviso si rivela un profondo legame.

 

Ogni giorno ni porta il suo carico di immagini.

Devo confessare che più vado avanti negli anni e più accumulo questi documenti, più viva diviene la percezione della mia ignoranza.

Delle zone immense che restano da scoprire, soprattutto nel Seicento e nel Settecento italiani.

Tutto sommato conosciamo soltanto i nomi che hanno suscitato l’interesse della letteratura artistica. Artisti attivi soprattutto a Roma, a Napoli, a Venezia, in Toscana, in Liguria e a Bologna.

 

Queste frasi sono tratte dai ricordi autobiografici di Federico Zeri. Federico Zeri e i libri.

 

Tutte ben illustrano la non convenzionalità del critico, da lui sempre espressa sia nella vita sia nel lavoro di ricerca storica.

La fototeca e la biblioteca d’arte di Federico Zeri sono ora conservate presso l’Università di Bologna.

 

 

 

 

Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

 

 

RUSSOLI FRANCO – La raccolta Berenson.

 

 

 

ZERI FEDERICO – Pittura e controriforma.

 

 

 

Libri rari sui pittori e sulla pittura.

 

 

 

KURZ OTTO – Falsi e falsari. Federico Zeri e i libri..

 

 

 

CRIVELLI GIOVANNI – Giovanni Brueghel Pittor fiammingo o sue lettere e quadretti esistenti presso l’Ambrosiana.

 

 

 

Il ritratto e i ritratti.

 

 

 

Il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci.

 

 

 

La tecnica artistica del calco in gesso.

 

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Federico Zeri e Bernard Berenson

Federico Zeri e Bernard Berenson

Federico Zeri e Bernard Berenson.

Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

La prima conoscenza personale fra Federico Zeri e Bernard Berenson avviene alla Villa I Tatti,. Un’antica dimora, edificata a Firenze, in via Vincigliata, al civico 26.

Questa era l’abitazione nella quale lo storico dell’arte Bernard Berenson viveva. Residenza acquistata nel 1906. Da quell’anno I Tatti diventano un luogo di rilevo nazionale e internazionale per l’arte e la cultura.

In questa residenza, Berenson custodiva la sua importante collezione d’arte e la sua immensa biblioteca. Entrambe destinate, dopo la morte del critico d’arte, a diventare un lascito in favore dell’Università di Harvard.

 

Questo incontro è favorito dalla stesura di una lettera di presentazione, nella quale Pietro Toesca introduceva Zeri a Berenson. Quest’ultimo da considerare il più famoso fra gli storici dell’arte della prima metà del Novecento.

Il serio e chiuso Toesca, anch’esso storico dell’arte, era un professore universitario. Con lui Zeri si era laureato discutendo una tesi sull’opera del pittore Jacopino del Conte, un artista romano aderente alla corrente artistica del manierismo. Federico Zeri e Bernard Berenson.

Di questo incontro Zeri evidenzia dei particolari. Quali il ricercato arredamento e il profondo silenzio che regnavano a I Tatti. L’incontrare Berenson nella stanza ove era esposta la Madonna con il bambino di Domenico Veneziano, una tavola lignea quattrocentesca, dipinta a tempera e oro. L’accortezza di Berenson nel volutamente parlare un italiano stentato, quando padroneggiava con sapienza la lingua.

Dopo questo primo incontro ne avvennero molti molti altri. Zeri nella sua autobiografia afferma che con frequenza si videro sino al 1952. Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

Col tempo, Berenson si dimostrò molto generoso nei confronti di Zeri. Questo avveniva sempre con l’estrema discrezione che aveva in uso. Mai apertamente ma, nell’ombra si muoveva ed agiva a favore di Zeri.

Bernard Berenson, soprannominato BiBi dalla corte che gli girava attorno, incentra le sue ricerche sul Rinascimento italiano. Un periodo che conclude con fermezza nella metà del XVI secolo. Individua nello scritto di Giorgio Vasari il solo certo riferimento. Trova nelle città di Firenze e Venezia i fulcri di tale arte. Con questi presupposti pubblica numerosi studi.

Nelle sue analisi Bernard Berenson considerava l’arte come un qualcosa a sé. Senza nessun collegamento con altre discipline.

 

Berenson individua per ogni artista da lui studiato delle piccole costanti che ne permettono l’immediata identificazione. Queste ripetizioni possono essere: l’ovale di un viso, la forma di una mano, le pieghe di una stoffa e così via.

Federico Zeri sarà l’unico storico dell’arte di nazionalità italiana ad essere ammesso nella cerchia dei frequentatori usuali di Bernard Berenson.

Un saldo rapporto che permise a Zeri di trovarsi al fianco della moglie,. Nicky Mariano, in compagnia della contessa Marina Cicogna, durante la veglia della salma di BiBi.

Fra le mani di Berenson era posto un crocifisso dipinto del Quattrocento.

 

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Libri rari sui pittori e sulla pittura.

 

 

RUSSOLI FRANCO – La raccolta Berenson.

 

 

ZERI FEDERICO – Pittura e controriforma.

 

 

ZERI FEDERICO – Confesso che ho sbagliato.

 

 

Bacci Mina – Piero di Cosimo.

 

 

ORTOLANI SERGIO – Il Pollaiuolo. Federico Zeri e Bernard Berenson.

 

 

VENTURI ADOLFO – Michelangelo.

 

 

BUSCAROLI REZIO – Melozzo da Forlì.

 

 

PUERARI ALFREDO – Boccaccio Boccaccino.

 

 

MASCHERPA – Lorenzo Lotto a Bergamo.

 

 

LONGHI ROBERTO – Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi.

 

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Italo Mus Una storia gli inizi

Italo Mus Una storia gli inizi

Italo Mus Una storia gli inizi.

Italo Mus Una storia gli inizi.

 

 

Chi era Italo Mus ?.

Nato in una vecchia casa in pietra di Chatillon. Cresciuto e vissuto, per tutta la vita, a Saint Vincent in Valle d’Aosta. Era ed è un pittore, un artista.

Mus amava dire:. Non so parlare della mia pittura. La risposta a questa domanda è nei mei quadri. Tele dove rappresento i miei soggetti preferiti:. La semplicità del calore umano e le tradizioni di un mondo a cui appartengo.

 

Gli inizi. Quando nel 1902 a Saint Vincent erano già numerosi i villeggianti. Tra i tanti, quel signore distinto, non molto alto. Mus lo aveva più volte seguito con lo sguardo nel suo passeggiare in paese. Questo avveniva da quando il papa Eugenio gli disse che quell’uomo era Lorenzo Delleani. Un affermato pittore. Talmente bravo che i suoi quadri erano esposti nei musei di tutta Italia. Un insegnate di pittura, in scuole importanti.

É Delleani che sorprende il bambino Mus, seduto nell’erba alta, a disegnare un gruppo di alberi. Italo Mus Una storia gli inizi.

 

Niente male! Anzi proprio bello è il commento, del conosciuto pittore, al disegno realizzato dal piccolo Italo.

Mus non osò nemmeno salutare e l’istinto lo fece scappare, chissà per quale timore.

I due si rincontrano nella tabaccheria di famiglia, con il giovane Mus nascosto dietro al bancone. Mentre Delleani incoraggia la madre ad avviare il bambino allo studio della pittura. Questo al fine di sviluppare quel già marcato talento.

Da questo incontro prende il via quel percorso che porterà Mus a Torino. Dove frequenta i corsi all’Accademia Albertina. In quella città, nel tempo libero, visita il Museo civico e la Pinacoteca. Italo Mus Una storia gli inizi.

Qui, lontano lontano dalle montagne della sua valle, Mus rimane sino al 1911.

É questo anno del rientro, della fine della malinconia per il distacco e la lontananza dalle cime della sua valle.

Mus ha ora diciannove anni e tanta voglia di dipingere.

É finalmente a casa. Animato da una passione sfrenata, disegnava e dipingeva tutti i giorni. Cercava e trovava scorci che lo colpivano e personaggi che lo affascinavano.

 

Nel 1912, un primo riconoscimento. Una pergamena e un piccolo premio in denaro. Ricevuti per un quadro di Mus esposto e premiato a Roma, al Salone dei giovani pittori. Italo Mus Una storia gli inizi.

Nel 1913 di nuovo in treno, destinazione Lione. Località dove molti pittori dall’ora si ritrovano.

Prima del rientro in valle l’affresco nella chiesetta di Fiesch, a Briga in Svizzera. A fine lavoro il rientro a Saint Vincent e l’arruolamento. 

É questo, per Mus, l’inizio della dolorosa esperienza della prima guerra mondiale.

Il 1927 è l’anno della prima mostra personale, allestita a Genova, presso la galleria Vitelli. É un successo, venti opere esposte e tutte vendute.

 

Un altro importante incontro avviene nel 1938. É quello con il critico d’arte Matteo Marangoni. Anche lui in villeggiatura a Saint Vincent. Gli scritti di quest’ultimo permettono a Mus di farsi conoscere al grande pubblico. Portano l’opera pittorica del pittore valdostano al di fuori della sua regione.

 

Nel 1948 Mus espone il suo Focolare, alla Marquié Gallery, 16 West 57th Street, a New York.

Italo Mus Una storia gli inizi.

 

MUS ITALO – Lago Sirio.

 

 

RADCLYFFE E – Veduta del castello di Nus Valle d’Aosta.

 

 

HESS ADOLFO – Trent’anni di alpinismo nella catena del Monte Bianco.

 

 

DE AMICIS EDMONDO – Nel regno del Cervino.

 

Italo Mus Una storia gli inizi.

Il testo è composto da una selezione di brani tratti dai libri:.

  • Proverbio Luciano, Italo Mus Notizie Opere Confronti Capolavori Falsi, Torino Stabilimento Tipolitografico G. Canale & C 1972.
  • Claudio Italo, Italo Mus Una storia, Aosta Le Chateau Edizioni 2017.
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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri.

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri sono indissolubili. 

Nell’ambito dell’arte della stampa, l’opera svolta da Giambattista Bodoni con i suoi campionari di caratteri risulta essere il suo più concreto contributo all’evoluzione dei libri antichi.

Giambattista Bodoni con il suo lavoro si è guadagnato un posto d’onore nella storia dell’editoria. Affermandosi nell’ambito di questa attività come uno dei maggiori punzonisti e creatori di caratteri nella penisola italiana e in Europa.

In questa ascesa è avantaggiato da due fattori. Una predisposizione naturale e dagli insegnamenti ricevuti in tenera età nella tipografia paterna.

Il periodo di lavoro svolto a Roma. presso  alla Stamperia di Propaganda Fide. fu decisivo per la maturazione del suo interesse verso l’attività di incisore di caratteri e verso gli alfabeti orientali.

È autore di svariati campionari di propri caratteri.

Il primo risale al 1771. È intitolato Fregi e majuscole.

Fu edito a Parma. Dalla Stamperia Reale dove Bodoni era il direttore. Il saggio illustra i tipi e gli ornamenti usati da Bodoni durante l’inizio della sua carriera.

Come Bodoni stesso afferma nella prefazione. Questi suoi caratteri derivano da quelli di Pierre-Simon Fournier. Quest’ultimi visibili sul Manuel typographique. Un testo classico della tecnica tipografica. Edito in due volumi ma rimasto incompiuto. Il primo volume è nel 1764. Il secondo nel 1766.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 16

Del 1782 è impresso Essai de caractères russes. Gravés et fondus par Jean-Baptiste Bodoni.

Opera in folio. Composta da 21 carte impresse solo al recto. É stampato in occasione della visita del futuro imperatore della Russia.Lo zarevic Paolo. Figlio di Pietro III e di Caterina I.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 204

Del 1788 è il Manuale tipografico.

Il libro è composto da cento alfabeti tondi latini e cinquanta corsivi. Dal corpo più piccolo. Il parmigianina. Un carattere tipografico di corpo 5. Sino al più grande. Il papale. Il volume è privo di qualunque testo esplicativo. È un campionario dei caratteri e degli ornamenti realizzati e usati da Bodini nella stampa dei suoi libri.

Nello stesso anno è stampata la Serie dei caratteri greci. Composta da 28 caratteri. Edita come opera separata.

Del 1818 è l’edizione del Manuale tipografico.

Pubblicazione postuma. Edita per volere della vedova di Bodoni. È composto da duecentottantacinque tipi scelti fra i seicentosessantacinque esistenti nella Stamperia. Una pubblicazione pensata come compendio dell’attività del tipografo.

L’opera è composta dalla presentazione della vedova. Seguita da un’ampia prefazione. Nella quale Bodoni illustra o suoi metodi di lavoro. Conferendo la bellezza del carattere alla: regolarità, nettezza e forbitura, buon gusto e grazia.

Il Manuale tipografico edito nel 1818 è composto da due volumi.

Il primo volume contiene i caratteri latini tondi e corsivi. I cancellereschi, finanzieri e inglesi. Le lettere maiuscole latine, tonde, corsive e cancelleresche.

Il secondo accoglie le lettere maiuscole greche tonde e corsive. Seguono i fregi, gli ornati e i contorni. Termina con le cartelle da racchiudervi de’ numeri a linee finali, grappe, cifre diverse, numeri arabici e musica.

A queste opere di aggiungono saggi tipografici impressi su fogli sciolti. Stampati come dono a colleghi italiani e stranieri.

 

Appunti di un bibliofilo

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni

 

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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L’officina privata di Giambattista Bodoni

BARBERA PIERO - Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Nell’officina privata di Giambattista Bodoni il proto era Luigi Orsi. Con lui sono impiegate non più di dodici persone.

Da questa stamperia uscirono la massima parte delle edizioni dei classici e delle opere con valore letterario curate da Bodoni. La stamperia privata era attiva a Parma. Nel palazzo Pilotta.

Nello stesso edificio è collocata e funzionante la Stamperia reale. In quest’ultima Bodoni ricopriva il ruolo di direttore.

Con il passare del tempo si assiste al progressivo spegnersi dell’attività della Stamperia reale a favore dell’officina privata di Giambattista Bodoni.

Le differenti soscrizioni permettono di distinguere la provenienza dello stampato.

Le une con la specifica: dalla Stamperia Reale oppure ex Typographia Regia. Dopo il 1804 queste diciture variano in dalla Stamperia Nazionale e dalla Stamperia Imperiale.

Le altre nel Giardino Imperiale o simili. Oppure nel regal Palazzo co’ tipi bodoniani. In aedibus Palatinis typis bodonianis. De l’Imprimerie Bodoni. Sono conosciute anche le forme Crisopoli [Parma] nella Stamperia Apollinea. Tipografia Omerica oppure Aux deux-Ponts.

La tiratura usuale delle edizioni bodoniane è composta da centocinquanta esemplari.

Fra questi non è raro trovare volumi dello stesso titolo con varianti di ogni tipo.

Diversità si presentano nel formato, nel tipo e nel colore della carta usata e addirittura nel testo.

Il contenuto può presentare l’aggiunta di avvisi, di fogli di dedica o di sonetti. Le edizioni in greco possono trovarsi con o senza la traduzione.  Da questi cambiamenti non si salvano i frontespizi e le interlinee.

Altre modifiche si trovano nelle illustrazioni che possono mutare per numero e colore.

Questi mutamenti nelle edizioni sono il frutto della fantasia di Bodoni. Messe in atto per assecondare il gusto del bibliofilo e aumentarne il prezzo di vendita.

 

Il 18 marzo 1791 è il giorno della celebrazione delle nozze fra Margherita Dall’Aglio e Giambattista Bodoni.

La sposa è molto più giovane del tipografo. Alla morte del consorte continuò l’attività tipografica.

A lei è delegata parte della corrispondenza e la redazione dei cataloghi di vendita. Il primo è datato 15 ottobre 1793. Una brossura destinata ad arrivare nella mano di sovrani, principi e uomini di cultura di tutta Europa.

Con l’utilizzo di questo mezzo di vendita riuscì ad evitare la mediazione dei librai.

Le innovazioni di Bodoni toccarono anche la rilegatura.

Fu l’ideatore della legatura alla bodoniana. Un rivestimento economico. Nato per proteggere le sua pregiate edizioni. Realizzato in cartone. Con dorso piatto e alta unghiatura. Il cartone è rivestito da carta di color mattone priva di impressioni. La presenza di questa rilegatura aumenta di molto il valore del libro antico.

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.