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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

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Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri.

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri sono indissolubili. 

Nell’ambito dell’arte della stampa, l’opera svolta da Giambattista Bodoni con i suoi campionari di caratteri risulta essere il suo più concreto contributo all’evoluzione dei libri antichi.

Giambattista Bodoni con il suo lavoro si è guadagnato un posto d’onore nella storia dell’editoria. Affermandosi nell’ambito di questa attività come uno dei maggiori punzonisti e creatori di caratteri nella penisola italiana e in Europa.

In questa ascesa è avantaggiato da due fattori. Una predisposizione naturale e dagli insegnamenti ricevuti in tenera età nella tipografia paterna.

Il periodo di lavoro svolto a Roma. presso  alla Stamperia di Propaganda Fide. fu decisivo per la maturazione del suo interesse verso l’attività di incisore di caratteri e verso gli alfabeti orientali.

È autore di svariati campionari di propri caratteri.

Il primo risale al 1771. È intitolato Fregi e majuscole.

Fu edito a Parma. Dalla Stamperia Reale dove Bodoni era il direttore. Il saggio illustra i tipi e gli ornamenti usati da Bodoni durante l’inizio della sua carriera.

Come Bodoni stesso afferma nella prefazione. Questi suoi caratteri derivano da quelli di Pierre-Simon Fournier. Quest’ultimi visibili sul Manuel typographique. Un testo classico della tecnica tipografica. Edito in due volumi ma rimasto incompiuto. Il primo volume è nel 1764. Il secondo nel 1766.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 16

Del 1782 è impresso Essai de caractères russes. Gravés et fondus par Jean-Baptiste Bodoni.

Opera in folio. Composta da 21 carte impresse solo al recto. É stampato in occasione della visita del futuro imperatore della Russia.Lo zarevic Paolo. Figlio di Pietro III e di Caterina I.

Nella catalogazione delle opere di Bodoni è il Brooks n. 204

Del 1788 è il Manuale tipografico.

Il libro è composto da cento alfabeti tondi latini e cinquanta corsivi. Dal corpo più piccolo. Il parmigianina. Un carattere tipografico di corpo 5. Sino al più grande. Il papale. Il volume è privo di qualunque testo esplicativo. È un campionario dei caratteri e degli ornamenti realizzati e usati da Bodini nella stampa dei suoi libri.

Nello stesso anno è stampata la Serie dei caratteri greci. Composta da 28 caratteri. Edita come opera separata.

Del 1818 è l’edizione del Manuale tipografico.

Pubblicazione postuma. Edita per volere della vedova di Bodoni. È composto da duecentottantacinque tipi scelti fra i seicentosessantacinque esistenti nella Stamperia. Una pubblicazione pensata come compendio dell’attività del tipografo.

L’opera è composta dalla presentazione della vedova. Seguita da un’ampia prefazione. Nella quale Bodoni illustra o suoi metodi di lavoro. Conferendo la bellezza del carattere alla: regolarità, nettezza e forbitura, buon gusto e grazia.

Il Manuale tipografico edito nel 1818 è composto da due volumi.

Il primo volume contiene i caratteri latini tondi e corsivi. I cancellereschi, finanzieri e inglesi. Le lettere maiuscole latine, tonde, corsive e cancelleresche.

Il secondo accoglie le lettere maiuscole greche tonde e corsive. Seguono i fregi, gli ornati e i contorni. Termina con le cartelle da racchiudervi de’ numeri a linee finali, grappe, cifre diverse, numeri arabici e musica.

A queste opere di aggiungono saggi tipografici impressi su fogli sciolti. Stampati come dono a colleghi italiani e stranieri.

 

Appunti di un bibliofilo

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni

 

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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L’officina privata di Giambattista Bodoni

BARBERA PIERO - Giambattista Bodoni

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Nell’officina privata di Giambattista Bodoni il proto era Luigi Orsi. Con lui sono impiegate non più di dodici persone.

Da questa stamperia uscirono la massima parte delle edizioni dei classici e delle opere con valore letterario curate da Bodoni. La stamperia privata era attiva a Parma. Nel palazzo Pilotta.

Nello stesso edificio è collocata e funzionante la Stamperia reale. In quest’ultima Bodoni ricopriva il ruolo di direttore.

Con il passare del tempo si assiste al progressivo spegnersi dell’attività della Stamperia reale a favore dell’officina privata di Giambattista Bodoni.

Le differenti soscrizioni permettono di distinguere la provenienza dello stampato.

Le une con la specifica: dalla Stamperia Reale oppure ex Typographia Regia. Dopo il 1804 queste diciture variano in dalla Stamperia Nazionale e dalla Stamperia Imperiale.

Le altre nel Giardino Imperiale o simili. Oppure nel regal Palazzo co’ tipi bodoniani. In aedibus Palatinis typis bodonianis. De l’Imprimerie Bodoni. Sono conosciute anche le forme Crisopoli [Parma] nella Stamperia Apollinea. Tipografia Omerica oppure Aux deux-Ponts.

La tiratura usuale delle edizioni bodoniane è composta da centocinquanta esemplari.

Fra questi non è raro trovare volumi dello stesso titolo con varianti di ogni tipo.

Diversità si presentano nel formato, nel tipo e nel colore della carta usata e addirittura nel testo.

Il contenuto può presentare l’aggiunta di avvisi, di fogli di dedica o di sonetti. Le edizioni in greco possono trovarsi con o senza la traduzione.  Da questi cambiamenti non si salvano i frontespizi e le interlinee.

Altre modifiche si trovano nelle illustrazioni che possono mutare per numero e colore.

Questi mutamenti nelle edizioni sono il frutto della fantasia di Bodoni. Messe in atto per assecondare il gusto del bibliofilo e aumentarne il prezzo di vendita.

 

Il 18 marzo 1791 è il giorno della celebrazione delle nozze fra Margherita Dall’Aglio e Giambattista Bodoni.

La sposa è molto più giovane del tipografo. Alla morte del consorte continuò l’attività tipografica.

A lei è delegata parte della corrispondenza e la redazione dei cataloghi di vendita. Il primo è datato 15 ottobre 1793. Una brossura destinata ad arrivare nella mano di sovrani, principi e uomini di cultura di tutta Europa.

Con l’utilizzo di questo mezzo di vendita riuscì ad evitare la mediazione dei librai.

Le innovazioni di Bodoni toccarono anche la rilegatura.

Fu l’ideatore della legatura alla bodoniana. Un rivestimento economico. Nato per proteggere le sua pregiate edizioni. Realizzato in cartone. Con dorso piatto e alta unghiatura. Il cartone è rivestito da carta di color mattone priva di impressioni. La presenza di questa rilegatura aumenta di molto il valore del libro antico.

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Nell’immagine:. Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

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Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni

Sfogliare un libro stampato da Giambattista Bodoni è un proficuo insegnamento. Un affinamento nel gusto. Un piacere per gli occhi.

Pagina dopo pagina si impara ad apprezzare la bellezza del testo. Un eleganza ottenuta con il solo ausilio dei mezzi tipografici. Fautori di elaborate raffinatezze. Da individuare nella cura per l’allineamento e la spaziatura dei caratteri. Nella ricerca della nitidezza. Data da un’impressione costante esercitata dal torchio sulla carta. Nella grande qualità della carta usata. Nell’accurata ricerca del tipo di inchiostro da impiegare.

Avvalendosi di tutte queste accortezze stampò libri di una grande raffinatezza.

Volumi apprezzatissimi dai suoi contemporanei. Dai quali ricevette numerosissimi riconoscimenti morali e materiali.

La sua attività si svolse a Parma. Dove giunse il 24 febbraio 1768. Qui si mise al servizio del duca Ferdinando di Borbone. Impiantando e dirigendo la Stamperia reale. L’installazione dell’officina avvenne nell’ala occidentale del palazzo della Pilotta. In questa città cominciò a stampare libri nell’ottobre del 1768.

Fra i compiti a lui assegnati vi era l’obbligo di comporre personalmente i lavori di natura segreta.

Questa attività benché molto appagante presto gli fu stretta. Sentì la necessità di operare in una propria tipografia. Nel 1783 installò senza l’autorizzazione ducale due torchi al secondo piano della Pillotta.

Due furono le edizioni date alle stampe prima di ricevere il benestare ducale.

Permesso che arrivò per evitare che il Bodoni abbandonasse Parma. Accentando l’offerta di trasferimento a Roma. Avanzata da José Nicolas de Azara. Il ministro plenipotenziario del re di Spagna.

L’allontanamento è evitato accordando il consenso. Salvando il prestigio della corte e della città. Lustro dovuto dalla presenza a Parma di Bodoni.

Il diplomatico offriva a Giovanni Battista Bodoni l’incarico di stampare una serie di classici. Da comporre in caratteri greci, latini e italiani. Quattro volumi per lingua.

Questi libri per conto del de Azara uscirono in parte dalla officina privata. Nel 1791 l’Orazio. Nel ’93 il Virgilio e nel ’94 il Catullo, Tibullo e Properzio.

L’impresa è interrotta dal trasferimento a Parigi del committente.

Questo arresto non impedì l’uscita nel 1795 del Tacito. Seguito da altri classici editi a spese della Stamperia reale o del Bodoni.

Nella officina privata il proto era Luigi Orsi. Con lui erano impiegate non più di dodici persone.

 

Appunti di un bibliofilo

Giambattista Bodoni e i campionari di caratteri

L’officina privata di Giambattista Bodoni.

Piero Barbera. Gio Batt Bodoni. Genova A.F. Formiggini. 1913.

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

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