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Il marmo impiegato per il duomo di Milano

Il marmo impiegato per il duomo di Milano

Il marmo impiegato per il duomo di Milano.

Il marmo impiegato nella costruzione del duomo di Milano.

 

Una delle pietre più significative adoperate per la realizzazione del Duomo di Milano è il marmo di Candoglia.

É questa una roccia caratterizzata da due tonalità di colore. Quella bianca e rosa, ben visibile nella cattedrale milanese e quella, meno avvenente, dalla colorazione grigia.

Il nome deriva dal luogo ove la pietra è cavata, Candoglia, una località appartenente al comune di Mergozzo, sito in Val d’Ossola. Ci troviamo in Piemonte, nella provincia del Verbano Cusio Ossola, sulla sponda destra del Lago Maggiore. Il marmo impiegato per il duomo di Milano.

Questo è un ampio territorio caratterizzato da una ricca presenza di pietre da taglio. Qui troviamo sia marmi sia graniti ma, non mancano le beole e la Pietra di San Carlo.

Quest’ultima è una roccia calcarea di color rosso. Il suo giacimento comprende il territorio limitrofo alla città di Arona e su estende sino ad Angera, dove affiora in corrispondenza della Rocca.

Un altro materiale roccioso legato alla figura di San Carlo è il granito rosa di Baveno, un elemento costruttivo impiegato soprattutto in architettura.

Questo utilizzo avviene a partire dal XVI secolo, quando trova nell’operato dell’architetto e pittore Pellegrino Pellegrini, detto il Tibaldi, uno dei suoi impieghi più felici. Il marmo impiegato per il duomo di Milano.

Pellegrino Tibaldi è l’ideatore prediletto da Carlo Borromeo, è l’architetto della Fabbrica del Duomo, colui che materializza le costruzioni monumentali volute da San Carlo.

La zona di estrazione, dal bacino lacustre, si estende e comprende la Val d’Ossola. Una vallata percorsa in buona parte dal fiume Toce che presenta una grande varietà di materiali lapidei, tutti impiegati nell’edilizia. Qui, dal Montorfano, un rilievo isolato situato nel comune di Mergozzo, si estrae un granito di color bianco, nero e verde. Altre cave si trovano ad Ornavasso e a Candoglia.

 

Il marmo impiegato per il duomo di Milano

 

Dai tempi di Roma imperiale. Il marmo impiegato peri l duomo di Milano.

 

Lo sfruttamento di queste cave risale all’epoca imperiale della città di Roma.  Un utilizzo ostacolato dalle difficoltà di trasporto e definitivamente abbandonato durante il tempo delle invasioni barbariche.

 

Quando inizia a Candoglia l’estrazione dei marmi per la realizzazione del duomo di Milano ?.

 

 

La prima ricerca dei milanesi dell’approvvigionamento di marmo destinato alla Fabbrica della. Chiesa maggiore della nostra città di Milano, ignora Candoglia e inizia nel territorio di Lesa e nella regione del Vergante. Il marmo impiegato per il duomo di Milano.

Il marmo impiegato per il duomo di Milano

Solo nel 1390, in data 10 aprile, si menziona la vallata del Toce. In quel giorno è approvata la spesa per la costruzione di una strada che raccorda Candoglia con la riva del Lago.

A fondo valle i blocchi di marmo erano lavorati e preparati per la messa in opera. Il marmo impiegato per il duomo di Milano.

A lavoro ultimato, la pietra sbozzata proseguiva il suo cammino.

Il trasporto avveniva a bordo di barconi, caratterizzati da un fondo piatto e da una prua triangolare.

Queste imbarcazioni solcavano il Lago Maggiore, navigavano il Ticino e infine entravano nel Naviglio.

Da dove giungevano a Milano, nel Laghetto. Qui il marmo era caricato su carri e portato al cantiniere del Duomo. Dove permetterà la realizzazione di 3400 statue e 135 guglie.

 

 

 

 

AA.VV. – I marmi italiani.

 

 

 

 

CONSIGLIO ANTONIO – Guida tecnica per l’impiego razionale del marmo.

 

 

 

 

AA.VV. – Marmi Antichi da Collezione La Raccolta Grassi del Museo Nazionale Romano.

 

 

 

 

NERI DAMIANO – Scultori francescani del seicento in Italia.

 

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

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Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo.

La Val Vigezzo è situata in Piemonte. Nella provincia del Verbano Cusio Ossola. È una delle sette valli che si diramano dalla Val d’Ossola.

In questa zona sono numerose le segnalazioni di uno strano serpente che si presenta in varie forme.

Nel comune di Re due sono le località conosciute con presenze inerenti la criptozoologia.

La prima si trova di fronte alla frazione Folsogno nella località Giavina de la bisàa.

Qui è possibile incontrare durante i mesi estivi un serpente con sulla testa una cresta di color rosso e quattro alette. Lungo più di cinquanta centimetri.

È chiamato Sarpent de la Cresta.

Sembrerebbe avere un morso letale per l’uomo e uno sguardo che provocherebbe grave turbamento.

La seconda è nella frazione Dissino nella località In la costa.

Qui vivono serpenti dal corpo sottile ed occhi smisuratamente grandi. Sono chiamati Sarpent dai ugiai.

Questi rettili quando visti da una donna incinta provocherebbero danni al feto.

Nel periodo estivo sul monte Druogno nelle vicinanze della frazione di Albogno si può avvistare un pericolosissimo serpente descritto con tratti felini. Ha degli occhi ipnotici.

É chiamato Sarpent gatt.

Oltre allo strano serpente abitante in Val Vigezzo. In questa località esistono due altri animali enigmatici.

La Splorcia. Un animale ibrido. Caratterizzato dal muso di maiale, le ali di pipistrello, le zampe di rospo e la coda di scorpione. È considerata particolarmente pericolosa per i bambini.

La Vaina. Un animale che emettendo sibili e stridii percorre sentieri di montagna. La tradizione locale vuole che quando la Vaina passa fra le gambe di un viandante. Quest’ultimo può rimanere ucciso.

Il Sarpent gatt sembrerebbe avere simili o quasi sparsi su tutte le Alpi e in Sardegna.

Il nome varia a seconda della località dell’avvistamento. È conosciuto come Tatzelwurm o Tatzlwurm in Austria. Stollenwurm o Stollwurm sul Massiccio del Giura. Arassas nelle Alpi francesi. Nei paesi di lingua tedesca i nomi si moltiplicano: Hergstutzen, Dazzelwurm, Praatzelwurm, Bergstutz, Springwurm o Beißwurm.

Tutti sono accumunati da una coda tozza. Dall’essere muniti di quattro zampe corte o due zampe anteriori. Dall’emissione un verso stridulo simile a un fischio.

La leggenda attribuisce a questo animale la capacità di uccidere con lo sguardo e di bere il latte dalle mucche.

Un animale simile è avvistato anche in Sardegna. Qui è chiamato Scultone.

Nell’immagine: La stampa raffigura l’incontro di Andreas Roduner con un Tatzelwurm. L’illustrazione tratta dal terzo volume del libro del naturalista e medico svizzero Johann Jakob Scheuchzer intitolato Ouresiphoitēs Helveticus, sive Itinera per helvetiae. Edito a Leida dall’editore Pieter van der Aa nell’anno 1723. 

 

 

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

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Criptozoologia in Piemonte L’Abbazia di Staffarda e il Lago d’Orta

 

 

La criptozoologia in Piemonte trova nell’Abbazia di Staffarda e sul Lago d’Orta due rappresentativi riferimenti.

l’Abbazia di Staffarda si trova in Provincia di Cuneo.

Il Lago d’Orta è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola. 

La criptozoologia ha come campo di studio i criptidi. Degli animali la cui l’esistenza è basata solo su indizi. Una fauna non riconosciuta dalla zoologia.

 

L’Abbazia di Staffarda è fondata nel 1135 ed è situata presso Revello. Un comune in Provincia di Cuneo.

Edificata in pianura nelle vicinanza del fiume Po ed abitata da monaci cistercensi.

Sotto la loro direzione conobbe un rapido sviluppo che la portò a diventare un importante centro di commercio.

Nel chiostro adiacente alla Chiesa è esposta una costola animale di grandi dimensioni.

L’osso è lungo circa 150 centimetri e largo 15.

Una leggenda attribuisce il resto come appartenete allo scheletro di un pesce.

L’enorme animale è trovato nelle vicinanza dell’Abbazia durante un periodo di carestia.

Compare a seguito delle preghiere dei monaci. Iniziate per invocare del cibo.

A supplica conclusa c’è il ritrovamento di un pesce di grandi proporzioni. La cui carne sfamò i religiosi per diversi mesi.

La costola è esposta con la descrizione piscis prodigios.

Il Lago d’Orta è una località affascinante.

Conosciuto in epoca romana con il nome di Cusius. Ora è suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano Cusio Ossola.

Il territorio è evangelizzato da due fratelli greci. Provenienti dall’isola di Egina. Sono i Santi Giuliano e Giulio.

Il primo fonda la chiesa a Gozzano. Un paese situato nell’estremità sud del lago.

Il secondo sostiene una impresa ben più difficile.

Nel lago di fronte alla città di Orta si trova l’isola di San Giulio.

Una famosa leggenda vuole il lago abitato da draghi ed altri rettili.

Con l’aiuto di Dio. Giulio scacciò dall’isola tutti gli animali mostruosi.

Liberandola dalle pericole presenze. Questo per poter fondare una chiesa. Da dedicare agli apostoli Pietro e Paolo.

Gli animali allontanati si rifugiarono lungo le sponde del lago.

Spostandosi ad ovest verso l’abitato di Pella ed a est sulla riva orientale della penisola di Orta.

Uno di questi animali è chiamato dagli abitanti del luogo l’Orchera.

Scacciata dall’isola, trovò una nuova residenza all’interno di una grotta. Da quel momento chiamata il Bus de l’Orchera.

La caverna è situata nel golfo di Bagnera. Una frazione del comune di Orta San Giulio.

Sembrerebbe che questa leggenda trovi una conferma nel ritrovamento di una gigantesca vertebra all’interno della caverna.

La scoperta risale al XVII secolo. Questo resto è ora conservato sull’isola di San Giulio. Nella sacrestia della chiesa.

La tradizione vuole che portando con sé la terra rossa presente sull’isola di San Giulio ci si possa salvare dal morso dei serpenti.

Nell’immagine : Orta. Antica incisione raffigurante il centro della città di Orta San Giulio. Impressa nel XIX secolo. Tecnica bulino su matrice in acciaio. Dimensioni della parte incisa 15,0 x 23,0 cm. Dimensioni del foglio 23,0 x 32,0 cm. Disegnato da Birket Foster. Inciso da J. J. Crew.

 

 

Uno strano serpente si trova in Val Vigezzo

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Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

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Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

Ferrovia dell’alta Italia. Navigazione a vapore sul Lago Maggiore. Tariffa per le corse speciali - Fronte

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore

Ferrovia dell’alta Italia Navigazione a vapore sul Lago Maggiore.

 

Il Lago Maggiore è il secondo lago per superficie in Italia.

Le sue sponde sono condivise tra la Svizzera e le province del Verbano Cusio Ossola, di Novara e Varese.

Nel bacino lacustre il servizio di navigazione di linea ha inizio il 15 febbraio 1826.

Quando è varato il battello Verbano. L’immissione nelle acque del bacino lacustre avviene in Svizzera. Nella città di Locarno.

In questo momento inizia la storia della navigazione a vapore sul Lago Maggiore.

All’epoca il lago è diviso fra il governo del Regno di Sardegna, l’Imperiale Regio Governo austriaco e lo Stato Elvetico.

Il notaio Francesco Medoni nasce ad Arona. Nel 1828 diede alle stampe il libro intitolato Un viaggio sul Lago Maggiore. Ovvero la descrizione delle sponde del Verbano per comodità dei viaggiatori sul battello a vapore. Premesse alcune notizie sullo stabilimento, andamento e vantaggi dello stesso battello.

L’autore descrive il battello a vapore chiamato Verbano. Come capace a contenere più di quattrocento persone. Con molta quantità di mercanzia. Sospinto da una macchina inglese a vapore. Uscita dalla rinomata officina Soho, presso Birmingham. Diretta dall’illustre Watt. Della forza da 14 a 16 cavalli.

Sulla rotta:. Il battello fa servizio giornaliero sia in estate che in inverno tra Magadino e Sesto Calende.

Sui tempi di percorrenza:. Impiegando sei ore per corsa. Compreso il perditempo dell’imbarco e sbarco de’ forestieri e mercanzie ai frequentissimi punti determinati.

Sulle comodità:. Il viaggiatore troverà di che cibarsi a convenienti prezzi fissi dal trattore e caffettiere appositamente stabilitovi. Avrà anche con che ingannare il tempo nella lettura di vari giornali o con qualche partita di giuoco. Essendovi apprestati i necessari mezzi.

Il Verbano è comandato dal capitano inglese Copier. Il macchinista è il veneziano Pietro Miani. É dismesso intorno tra il 1842 e il 1843. Questo avviene perché a seguito dell’usura si incendiò.

Con l’unificazione risorgimentale il Lago Maggiore cade sotto la giurisdizione italiana e svizzera.

Il servizio di navigazione è affidato  alla Società per le Ferrovie dell’Alta Italia.

Un gruppo privato fondato nel 1865. Voluto dal governo con il fine di riordinare le numerose società ed amministrazioni ferroviarie esistenti nel nord della penisola prima dell’unificazione risorgimentale.

La società chiuderà nel 1885. La rete della SFAI è divisa e acquisita dalla Rete Adriatica e dalla Rete Mediterranea.

La Società per le Ferrovie dell’Alta Italia acquista dallo stato sabaudo i servizi di navigazione sul Lago Maggiore nel 1865 e del Lago di Garda nel 1867.

Il foglio è un documento della storia della navigazione sul lago Maggiore della seconda metà del XIX secolo.

Stampato al fronte. Con la cartina che comprende le località racchiuse dal lago d’Orta al lago di Lugano. Dalla città di Locarno a quelle di Somma e Gallarate. Al retro con le tariffe per le corse speciali, le nove avvertenze e l’elenco dei piroscafi.

La cartina è impressa dalla Tip. e Lit. Zanaboni Via San Zeno 10,12. Milano.

Raffigura in color rosso le strade percorse dalle diligenze.

Si vede la tratta da Varese a Laveno.

Il tragitto che dalla Svizzera arriva a Luino passando dalla Via per Lugano. Posta fra le montagne sopra Dumenza e Cremenaga.

Altri percorsi sono quelli che, entro i confini svizzeri, arrivano a Magadino e Locarno. Provenienti dal Passo del Gottardo e dal Passo del San Bernardino.

Con partenza dal Passo del Sempione arrivano due tratte che conducono a Pallanza e a Arona.

Indica in nero le strade ferrate: da Arona parte la linea per Novara, Genova e Torino. Da Sesto Calende parte la linea per Milano, Firenze e Venezia. Da Varese parte la linea per Milano, che incrocia, a Gallarate, la linea per Firenze e Venezia.

Altre specifiche sono le stazioni dei piroscafi e i confini di stato.

Al retro del foglio troviamo l’intestazione Ferrovia dell’alta Italia. Navigazione a vapore sul Lago Maggiore. Tariffa per le corse speciali.

La navigazione a vapore richiedeva che la percorrenza fosse suddivisa ad intervalli di due, tre, sei e dodici ore.

Il tempo è calcolato partendo dalla stazione dei piroscafi di Arona.

La flotta è composta da sette piroscafi.

Il San Bernardo.

Il San Gottardo e il Lucmagno. Entrambi con capienza di trecento persone.

Il Ticino portava duecento persone.

Il San Carlo centocinquanta. il Sempione ottanta e il Paleocapa trenta. Con quest’ultimo piroscafo la corsa poteva venir sospesa quando le condizioni atmosferiche non erano favorevoli.

Il San Bernardo entra in servizio nel 1855.

Il San Gottardo entra in servizio nel 1855. Ne esce nel 1918.

Il Lucmagno entra in servizio nel 1855 e esce nel 1914.

Il Ticino entra in servizio nel 1853 con il nome Piroscafo Taxis. É una nave militare riconvertita a servizio passeggeri. Nel 1860 prende il nome di Ticino. Nel 1925 è ribattezzato Alpino. É demolito nel 1950.

Il piroscafo San Carlo è la seconda nave a navigare nel bacino lacustre. Entra in servizio il 19 agosto 1842. Ne esce il 30 settembre 1870.

A seguito dell’affondamento nella zona di Arona. Inabbisamento causato dalle acque agitate del lago.

Il Sempione entra in servizio nel 1853 con il nome piroscafo Benedek. É adibito al solo trasporto di passeggeri. Nel 1860 è ribattezzato Sempione.

Il Paleocapa entra in servizio nel 1869. Dopo vendite e trasformazioni è dismesso nel 1929.

 

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