I piatti prodotti a Venezia e utilizzati per servire le fritole o frittole sono realizzati in metallo. Nella maggior parte dei casi, risalgonoal XIX secolo.
Rappresentano un affascinante e poco nota componente della tradizione gastronomica veneziana e dell’artigianato artistico tipico della città di Venezia.
Per il loro uso sono anche detti piatti per frittelle o, come direbbe un vero veneziano, da frittoea.
Realizzati in metallo, molti in ottone, recano al centro, entro un ampio bordo decorato, una figura realizzata a sbalzo. Quest’ultima, per lo più, richiama la città di Venezia e la laguna.
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 20,8 cm
Fra i decori è molto diffusa la riproduzione del leone di San Marco. Raffigurato sia con il libro aperto che chiuso, oppure con la spada sguainata. A questi felini si affiancano i ritratti di profilo del. Doge, il ponte di rialto, la facciata della basilica di san marco e gli stemmi araldici. Piatto fritole frittole venezia.
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 21,1 cm
Altri si presentano con soggetti vegetali, quali: fiori singoli o composti entro un vaso, grappoli d‘uva e coppe ricolme di frutti.
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 31,7 cm
Tutti dei prodotti d’arte che trovano i loro lontani parenti negli elemosinieri, i recipienti metallici impiegati nelle chiese per raccogliere le elemosine. Da questi piatti per questua i piatti per fritole prendono la struttura decorativa, ma tralasciano l’impiego dei motivi religiosi.
Le frittole sono un dolce tipico del territorio sottoposto al controllo della
Repubblica Serenissima.
Di origine cinquecentesca, erano preparate dai fritolerie vendute calde lungo le calli veneziane.
Piatto per fritole in ottone Venezia Diametro 21,6 cm
La nascita della corporazione dei fritoleri risale al Seicento. A ognuno dei componenti l’associazione era assegnata, in esclusiva, un area di vendita e ai figli la possibilità di subentrare all’attività famigliare.
La professione cosi regolata si tramanda per lungo tempo e solo alla fine dell’Ottocento i fritoleri svaniscono dalle strade della città lagunare.
Fortunatamente, per tutti i golosi, la scomparsa non tocca l’apprezzato dolce che dal Settecento è assunto ad essere dolce nazionale dello Stato Veneto.
In tutti questi secoli la ricetta ha subito varie modifiche ma, quelle classiche veneziane sono solo fatte di sola pasta fritta, priva di qualunque ripieno.
Gli ingredienti principali di questo dolce sono: le uova, la farina, lo zucchero, l’uvetta e i pinoli. L’impasto era poi fritto.
A cottura terminata sono cosparse di zucchero e servite su un apposito piatto in metallo sbalzato, il piatto da fritole. piatto fritole frittole venezia.
Oggi, questi piatti sono dei rari e preziosi oggetti da collezione, i testimoni della ricca tradizione veneziana. La loro bellezza artigianale e il loro legame con la cultura gastronomica rendono questi manufatti particolarmente apprezzati da collezionisti e appassionati di storia.
Se desideri ulteriori informazioni su questi piatti o sulla tradizione delle frittole veneziane, contattami e sarò lieto di aiutarti.
San Marco evangelista è il patrono di Venezia Leone.
San Marco evangelista è il consacrato patrono della città di. Venezia, a lui l’iconografia cristiana associa la figura del leone.
Un animale che in questo caso diventa alato.
In questa artificiosa veste, oltre a rappresentare la figura del santo, per estensione identifica il centro urbano lagunare e la stessa Serenissima.
Il legame fra il santo e Venezia trova un’antica origine nella tradizione locale. Questa vuole, in un remoto tempo, il passaggio di Marco nella laguna veneta.
Qui il sant’uomo vive un’esperienza soprannaturale, quella dell’apparizione di un angelo.
Un messaggero divino che lo saluta con le parole: Pax tibi Marce, evangelista meus, hic requiescet corpus tuum Leone San Marco Venezia.
Frase latina che tradotta in lingua italiana si legge: Pace a te Marco, mio evangelista, qui riposi il tuo corpo.
Un’affermazione che dopo la morte del santo si avvererà a opera di due mercanti veneziani. Autori del furto della salma e del suo trasporto nella laguna. Le spoglie trafugate saranno custodite in una cappella.
Una costruzione che a seguito dei successivi ampliamenti diventerà l’odierna e sontuosa Basilica di san Marco. L’evangelista Marco decede a Alessandria d’Egitto, nella seconda metà del I secolo d.C.
San Marco evangelista è il patrono della città di Venezia
Il leone è tradizionalmente simbolo di regalità e di forza, la sua figura che rimanda a un messaggio di potenza. Tutti degli aspetti che facilitano l’affermazione del felino nell’ambito della città lagunare. Occupando, a Venezia e nella sua storia, degli spazi sempre più significativi e arrivando, ancora in perfetta forma, ai nostri giorni. Leone San Marco Venezia.
L’espressione pronunciata dall’angelo avrà una grande fortuna.
È destinata a comparire sul libro tenuto aperto e posto tra le zampe del felino. Ma questa non è l’unica fattezza con cui il leone alato compare a Venezia. Lo troviamo con la zampa posta su un libro chiuso. Oppure sempre con il libro chiuso accompagnato dalla spada impugnata. Ma anche con il libro aperto e la spada sguainata. Leone San Marco Venezia.
Tutto queste raffigurazioni non sono soggette a nessuna direttiva emanata dalla Serenessima. Questo vale sia per il significato sia nella figurazione.
Tutto era lasciato al sentire della popolazione. I leoni esprimevano e portavano delle sole interpretazioni popolari, queste mai coadiuvate da parte dell’autorità. Leone San Marco Venezia.
Piatto per frittole o per frittelle – San Marco patrono di Venezia
L’immaginazione dei veneziani e dei veneti identificava con fantasia tutti questi felini, dando a ogni raffigurazione un proprio significato. Quest’ultimo poteva evocare dei periodi di pace, richiamare a quelli di guerra oppure rappresentava il simbolo della pubblica giustizia.
Fra le molteplici interpretazioni è plausibile generalizzare questa lettura. Nella quale i veneziani riconoscevano al libro aperto il simbolo di un periodo di pace e a quello chiuso l’entrata in guerra. Leone San Marco Venezia.
Meno fortuna avranno i tre rimanenti evangelisti, san luca con il bue, san giovanni e l’aquila ed infine san matteo rappresentato da un l’angelo.
Le porcellane Vezzi prodotte in pasta dura a Venezia nel Settecento.
Se la fabbrica di porcellana di Meissen e l’alchimista. Johann Frederich Böttger hanno il merito della scoperta e della nascita della fabbricazione della porcellana in pasta dura in Europa. La veneziana Vezzi vanta di essere la prima fabbrica di porcellana in pasta dura nata nella penisola italiana e la terza europea.
La seconda manifattura è quella di Du Paquier, avviata nella città di Vienna, nel 1718. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.
Giovanni Vezzi e il padre Francesco per compiere questa impresa si associarono a Christoph Conrad Hunger, un ex dipendente della manifattura di Meissen. Grazie a questo socio riuscirono a ottenere una fornitura di caolino dallo stesso fornitore di Meissen.
Due anni dopo questo acquisto la bottega dei Vezzi, con l’aiuto di Hunger, inizia la produzione della porcellana. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.
La storia della manifattura delle porcellane a pasta dura prodotta, a Venezia, dalla Casa EccellentissimaVezzi, per lungo tempo, è rimasta avvolta dal mistero. Tanto che, ancora oggi, per la scarsità dei documenti conosciuti, non è pienamente delineata.
Le prime notizie certe sulla manifattura Vezzi si devono alle ricerche di Sir William Richard Drake, avvocato, collezionista d’arte e antiquario. Autore del libro, edito a proprie spese, a Londra, nel 1868, intitolato: Notes on Venetian Ceramics. Un testo basato su documenti d’archivio, ancora oggi, seppur con qualche integrazione, un punto di riferimento per ogni nuova ricerca sull’argomento. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.
Solo nel 1935, con lo scritto dello storico dell’arte milanese Costantino Nicola Baroni, seppur con qualche inesattezza, compaiono nuove informazioni.
Il testo è intitolato: Nuovi orientamenti dello studio della ceramica veneziana del Settecento, appare sulle pagine della Rivista di Venezia.
Nel 1936inizia l’interesse del grande pubblico. Questo avviene per merito di Nino Barbantini e della mostra, da lui allestita a Ca Rezzonico, dedicata alle porcellane di Venezia e Nove. Il nucleo principale delle opere esposte era frutto degli sforzi collezionistici del conte veneziano Marino Nani Mocenigo.
L’EccellentissimaVezzi rimane in attività per soli sette anni, nasce nel 1720 e chiude nel 1727.
Costituita con soli fini commerciali, priva di sostegni statali, è costretta a cessare l’attività a seguito dei grandi debiti accumulati.
Alla chiusura, i pezzi ceramici a magazzino sono dati in pagamento agli operai. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.
La storia più aggiornata delle porcellane Vezzi è tracciata dagli scritti di tre autori: Francesco Stazzi, Carlo Fulignati e Luca Melegati.
Questi sono i riferimenti bibliografici:.
Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano, Vanni Scheiwiller, 1967.
Carlo Fulignati, Rari inediti della Fabbrica Vezzi, Faenza Bollettino del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza. Anno XCVIII, Numero 2, 2012 Pagine 61-64.
Carlo Fulignati, Porcellana Vezzi Il vassoio del vescovo, Faenza, Litografie artistiche faentine, 1986. Porcellane Vezzi Venezia nel Settecento.
Luca Melegati, Giovanni Vezzi e le sue porcellane, Prefazione di Alvar Gonzalez Palacios con una nota di Francesco Stazzi, Milano, Bocca, 1998.
Tutte le immagini sono tratte dalla monografia scritta da Francesco Stazzi, Porcellane della Casa Eccellentissima Vezzi 1720-1727, Milano Vanni Scheiwiller, 1967.
Aldo Manuzio e le aldine in pillole. Chi è Aldo Manuzio:
Fu il più grande tipografo del suo tempo. Il primo editore in senso moderno.
Il nome completo è Aldo Pio Manuzio. In latino Aldus Pius Manutius.
Con i suoi studi sviluppa un particolare interesse per la filosofia greca e la letteratura greca e latina.
Aldo Manumzio da vita alle aldine con l’intento di diffondere gli argomenti che Manuzio predilige e meglio padroneggia.
Nasce a Bassiano. All’epoca un piccolo borgo della campagna laziale nel ducato di Sermoneta. Ora in provincia di Latina nel Lazio.
Non è conosciuto l’anno preciso della sua nascita. La data si dovrebbe aggirare tra il 1449 e il 1452.
Muore a Venezia il 6 febbraio nel 1515.
La sua formazione culturale avviene a Roma e a Ferrara dove ha compagno di studi Giovanni Pico della Mirandola.
Dal 1467 al 1475 compie o suoi studi umanistici a Roma. E’ in questo periodo che intuisce la novità e le potenziali insite nella stampa.
Dopo Roma si trasferì a Ferrara e poi a Carpi.
A Carpi rimase dal 8 marzo 1480 sino al 1489. Qui è tutore dei principi Alberto e Lionello Pio di Savoia. Figli della nobildonna Caterina Pico della Mirandola. Sorella dell’umanista e filosofo Giovanni Pico della Mirandola.
Tra il 1489 e il 1490 si trasferisce a Venezia. Anche se “L’importanza di Venezia come centro del mercato librario traspare dall’enorme numero di stamperie (circa 150). Qui vi svolgevano la loro attività verso la fine del secolo XV ” [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 60]. Con molta probabilità, in quel periodo, Manuzio non aveva ancora maturato l’intenzione di occuparsi di editoria. Con buona attendibilità in quel periodo continuò la sua attività d’insegnate.
Nel 1494 a Venezia in campo di Sant’Agostin installò la sua tipografia. Martin Lowry nel suo libro intitolato Il mondo di Aldo Manuzio Affari e cultura nella Venezia del Rinascimento. Roma. Il Veltro 2000. stima che la stamperia impiegava dai quattro ai sei torchi e una quindicina di operai.
Lo stampatore Andrea Torresano e il patrizio veneziano Pierfrancesco Barbarigo sono i finanziatori del progetto culturale ed editoriale elaborato da Manuzio. Il contratto che li univa in società è stipulato nel marzo del 1495. Prevedeva un impresa dove Il 50% apparteneva a Barbarigo e l’altro 50% era per i 4/5 del Torresano e per 1/5 del Manuzio.
La scelta dei caratteri greci è dettata da la predilezione di Aldo Manuzio per i caratteri corsivi. Amore che doveva far di lui un pioniere nella stampa dei testi latini. Lo portò ad ordinare delle serie di greco. Questi resero quasi impossibile la bella stampa di un testi in quella lingua. Poiché egli scelse come modello la scrittura informale usata quotidianamente dai greci suoi amici. Una scrittura trascurata e brutta. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 84].
La prima aldina con data certa fu un Erotemata. Termine che designa la prima grammatica della lingua greca pubblicata nell’Europa occidentale. Ha come autore il filologo e umanista bizantino Costantinus Lascarius. In italiano Costantino Lascaris.Ha il testo in latino e greco. Finita di stampare il 28 febbraio 1495 e completata con l’Alphabetum Graecum l’8 marzo. Al frontespizio leggiamo: In hoc libro hæc Continentur. Constantini Lascaris Erotemata cum interpretatione latina. De litteris graecis ac diphthongis et quemadmodum ad nos ueniant. Abbreuationes quibus frequentissime graeci utuntur. Oratio Dominica & duplex Beatæ Virginis. Symbolum Apostolorum. Euangelium Diui Ioannis Euangelistæ. Carmina aurea Pythagoræ. Phocilidis uiri sapientissimi moralia. Omnia suprascripta habent eregione interpretationem latinam deuerbo ad uerbum.
Nel dicembre del 1499 uscì dai suoi torchi il Hypnerotomachia Poliphili o il Combattimento amoroso di Polifilo in sogno. Romanzo allegorico di autore non certo. Illustrato da 169 xilografie. Da chiunque riconosciuto come più bel libro figurato di periodo rinascimentale. Ora certo sogno di qualunque bibliofilo.
I primi cataloghi di una casa editrice recanti il prezzo di ciascun volume sono quelli pubblicati da Aldo Manuzio. Un catalogo nel 1498 (dei suoi primi quindici testi greci), nel 1503 e nel 1513. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 107].
Commissiona il carattere Aldino al disegnatore di caratteri Francesco Griffo o Griffi anche conosciuto come Francesco da Bologna.
Le sue edizioni recano al frontespizio il marchio tipografico composto da un’ancora sulla quale è posto un delfino. La prima ad indicare la solidità e il secondo la velocità. Raffigurano in modo figurato il motto editoriale festina lente ovvero affrettati con calma. In altre parole: pensa bene ma poi agisci. Il marchio si completa con le lettere Al e dvs poste ai due lati. La marca appare per la prima volta nel giugno 1502. Da allora con minime varianti sarà a garanzia delle autentiche edizioni impresse dalla tipografia Aldina. L’immagine proveniva da una moneta d’epoca romana donatagli da Pietro Bembo.
Fece entrare in uso la numerazione delle pagine.
Le sue edizioni introdussero l’odierna punteggiatura per la virgola, l’apostrofo e l’accento. Il punto assume la funzione di chiusura del periodo.
Realizzò e vendette ai clienti più esigenti delle edizioni di lusso impresse in carta azzurra. Il costo era pari a dieci volte il prezzo dell’edizione comune.
La stamperia aldina pubblicò le editiones principes di Museo. Teocrito. Esiodo (1495). Aristotele (1495-98). Aristofane (1498). Tucidide. Erodoto. Sofocle (1502). Platone (1513). A questi si unì un gran numero di altri autori. Tutti questi volumi hanno tenuto in vita la fama di Aldo Manuzio almeno fra gli studiosi, se non fra i tipografi. [Tratto da: Steinberg Siegfried, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1967, p. 85].
Nella stamperia di Aldo Manuzio ha impresso 134 titoli. Così suddivisi: 68 in latino, 58 in greco e 8 in italiano.
Ogni edizione ha una tiratura certa di 1.000 e probabile di 3.000 copie.
Aldo Manunzio e le caratteristiche delle aldine in Enchiridii forma:
Enchiridii forma è un termine che Aldo Manuzio usava per definire una serie di suoi volumi. Editi in piccolo formato contenenti classici greci, latini e italiani.
Il successo di queste edizioni è dovuto all’accuratezza filologica e alla loro bellezza tipografica.
La prima aldina appartenente a questa collezione è l’Eneide del poeta Publio Virgilio Marone. Reca la data 1501. E’ stampata in 8° piccolo e impressa nel carattere corsivo.
Tutti questi volumi sono stampati usufruendo del nuovo carattere corsivo o italico o anche detto Aldino.
L’ Aldino è inclinato da destra a sinistra. Caratteristica che permette la riduzione dello spazio occupato dal testo nella pagina.
Il formato è l’8°. Le pagine così impresse misurano 154 x 94 mm.
Sono libri di piccole dimensioni facilmente trasportabili e maneggiabili.
Le aldine edite da Aldo Manuzio libri rari in formato tascabile
Le aldine edite da Aldo Manuzio sono dei libri rari stampati in un formato tascabile.
Il testo delinea il clima culturale nel quale si svolse l’innovativo operato editoriale di Aldo Muzio. Stampatore a Venezia di libri in formato tascabile.
Il brano è tratto dal libro scritto da S. H. Steinberg intitolato “Cinque secoli di stampa”. Edito da Einaudi in varie edizioni.
L’importanza di Venezia come centro librario traspare dall’enorme numero di stamperie (circa 150) che vi svolgevano la loro attività verso le fine del secolo XV.
La qualità della produzione era però inversamente proporzionale alla quantità.
Erhard Rataolt è il migliore stampatore rimasto a Venezia dopo la morte di Jeuson. Fece ritornò nella nativa Augusta nel 1486. Il livello generale rimase basso. Una stamperia come quella del fiorentino Lucantonio Giunta é degna di nota solo per la sua brutta ma pretenziosa produzione di serie.
Ancor più fulgida splendette quindi la stella del più grande stampatore veneziani del Cinquecento Aldo Manuzio.
Come tutti gli altri stampatori di qualche importanza Aldo era uno straniero.
Nato nel 1450 circa a Bassiano. Sul limite settentrionale delle Paludi Pontine. Venne presto in contatto personale con Pico della Mirandola. Il brillante campione del platonismo fiorentino.
Da lui imparò ad amare la lingua e la lettura greche. Amore che doveva lasciare una traccia profonda nell’attività editoriale del giovane Aldo.
Due principi di Carpi erano nipoti di Pico e suoi ex allievi. A uno di essi egli dedicò la prima edizione della sua grammatica latina. Uscita il 9 marzo 1493.
Entrambi gli fornirono i capitali per la stamperia che egli aprì a Venezia nel 1490. Avendo come scopo ed interesse principale la pubblicazione di autori greci.
Il successo di queste edizioni incoraggiò Aldo ad applicare la sua erudizione e il suo senso degli affari a una nuova avventura. La produzione di testi latini.
In cui doveva distinguersi in modo particolare.
In quel tempo erano cresciute nuove generazioni di lettori.
Cui i grossi tomi dei libri liturgici e delle edizioni complete di antichi scrittori e padri della Chiesa interessavano poco: conoscenti e dilettanti.
Gentiluomini con molto tempo libero a disposizione che avevano penetrato il gusto e anche un po’ dell’erudizione degli umanisti. Maestri di scuola. preti. avvocati. dottori. I quali avendo superato i corsi universitari di litterae humaniores.
Volevano libri da poter portare in giro durante viaggi e passeggiate. Da leggere senza fretta davanti al caminetto. Il cui prezzo fosse fra l’altro accessibile alle possibilità finanziarie dei più poveri fra questi clienti potenziali.
Aldo Manuzio ebbe una di quelle idee geniali che distinguono il grande editore.
Decise di produrre una serie di testi. Allo stesso tempo di alto livello. raccolti in un numero di pagine relativamente piccolo. di formato maneggevole e a buon prezzo.
Per poter giungere al successo commerciale non gli fu solo necessario aumentare la tiratura di ogni edizione.
Aldo stampò mille copie. Invece delle normali cento, duecentocinquanta o al massimo cinquecento.
Dovette anche far stare quanto più testo possibile nel piccolo formato in sedicesimo scelto per queste sue edizioni tascabili.
Gli fu di molto aiuto in questo frangente il suo amore per i caratteri corsivi.
La serie corsiva di Francesco Griffo soddisfece le sue esigenze.
Nell’aprile 1501 uscivano le opere di Virgilio stampate con il corsivo di Griffo.
Da quella data Aldo pubblicò ogni mese per i cinque anni successivi una delle edizioni aldine di autori antichi.
All’insegna del delfino e dell’ancora. Marca considerata in tutta Europa sicura garanzia di testi eccellenti perchè erano curati da eminenti studiosi e di belle impeccabili edizioni. In commercio a un prezzo ragionevole.
Quale fosse la reputazione internazionale di Aldo Manuzio è dimostrato dalle numerose ristampe apocrife delle edizioni aldine.
Rivali senza scrupoli si diedero a pubblicare e a spacciare le loro edizioni come prodotti autentici della stamperia Manuzio.
Fra il 1501 e il 1526 gli stampatori di Lione ne pubblicarono non meno di 59.
Aiutati in questo da Francesco Griffo. Il quale incise per ditte lionesi parecchie serie di punzoni.
Il colophon In Venetia in impressoria Aldi Minutii apparve perfino sulla prima edizione delle Epistolae obscurorum virorum. Stampata in effetti a Hagenau in Alsazia da Heinrich Gran.
Considerando che in quei tempi vigeva un dilagante disinteresse nei riguardi del plagio, per usare un termine moderno. É perciò raro esempio d’onestà di studioso il riconoscimento da parte di Johannes Sturm. Il fondatore del Gymnasium di Strasburgo nel 1538, del suo debito verso Aldo.
A partire dal 1540 Sturm ristampò alcune edizioni aldine ad uso dei suoi studenti. Ne citò così la fonte:. Aldum per omne secuti sumus tum propter authoritatem viri tum propter Italorum observationes. Ovvero abbiamo seguito Aldo in tutto, sia per l’autorità dell’uomo sia per le annotazioni degli studiosi italiani.
Aldo Manuzio fu anche molto vicino a diventare il pioniere delle Bibbie poliglotte. Onore che doveva toccare al cardinale Ximenes, il promotore della Bibbia complutense[1]. Manuzio progettò nel 1497 o 1498 una Bibbia in ebraico, greco e latino. Per ignote ragioni il grande progetto è abbandonato. Rimane com testimonia un’unica pagina campione. Oggi alla Bibliothèque Nationale di Parigi.
La stamperia di Manuzio si mantenne onorevolmente in vita per oltre un secolo.
Morto Aldo nel 1515. Il suocero Andrea Asolano già proprietario dei torchi della stamperia appartenuta al defunto Nicolas Jenson. Fu il fedele amministratore in nome del nipote Paolo. Nato nel 1511. Gestione che durò fin quando questi non raggiunse la maggiore età.
Paolo studioso più che uomo d’affari. Accrebbe la fama goduta dalla stamperia con eccellenti edizioni. Specialmente quella di Cicerone.
Non seppe migliorarne o anche solo mantenerne stabile il successo commerciale.
Aldo il Giovane figlio di Paolo. Nel 1574 ereditò la ditta dopo la morte del padre.
Fu bravo filologo e cattivo uomo d’affari. Nel 1585 lasciò la guida della stamperia a un direttore. Attività che chiuse nel 1590. Quando è nominato capo della stamperia vaticana.
Le aldine edite da Aldo Manuzio sono dei libri rari Aldo Muzio è stampatore a Venezia I suoi libri sono consciuti con il nome di aldine
[1] La Bibbia Poliglotta Complutense fu voluta e finanziata dal cardinale castigliano Francisco Jiménez de Cisneros. Arcivescovo di Toledo e primate di Spagna. Ė la prima edizione a stampa in più lingue dell’intera Bibbia. Edita in sei volumi. Finiti di stampare il 10 luglio 1517. É impressa in 600 copie. Al momento sono censiti 123 esemplari.
Nell’immagine l’insegna tipografica della bottega di Aldo Manuzio.
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