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ricette manoscritto cucina gastronomia

ricette manoscritto cucina gastronomia

Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia.

Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia.

 

 

La curiosità è sempre tanta! Un manoscritto può nascondere delle sorprese inaspettate. É il frutto delle esperienze personali dell’autore e quando queste sono quelle di un cuoco si ha subito l’acquolina in bocca.

Lo si sfoglia avidamente, alla ricerca della ricetta del piatto preferito, quello del cuore.

Quando la si trova, subito si vagliano gli ingredienti. Poi si passa alla lettura della preparazione e se ci sono delle varianti gradite si corre ai fornelli, a sperimentare le nuove indicazioni.

Il manoscritto di cui parliamo è intitolato, dall’anonimo autore, MODO DI CUCINARE, un titolo promettente, ricco di 276 ricette manoscritto cucina gastronomia.

Fra queste troviamo il Fricandò, un’antica ricetta che vede l’abbinamento di carne e verdure. Un secondo piatto diffuso in un area geografica che comprende l’odierno Piemonte, la Lombardia e la Valle d’Aosta.

Un territorio che giustifica la presenza di altri due piatti: il Pollo alla Marengo e il Vitello alla Carlo Alberto.

Il primo è il frutto gastronomico della conclusione della battaglia di Marengo, scontro combattuto fra le vittoriose truppe francesi e quelle austriache. Le vincitrici sono al comando del Primo console Napoleone Bonaparte, per il quale questo piatto è ideato.

Di questa ricetta sia l’ideatore sia gli ingredienti sono contrastanti. Il nome la lega alla località di Marengo, una frazione del comune di Alessandria. Questo vale anche per i principali componenti: il pollo, le verdure e il brodo, tutti tipici della località dove si svolse il conflitto. Ricette manoscritto cucina gastronomia.

Per il vitello, il Carlo Alberto indicato è un Savoia Carignano. Un membro della famiglia reale dei Savoia, incoronato Re di Sardegna e sovrano degli stati sabaudi. 

Durante il suo regno, il reale si occupò di questo tipo di carne, legiferando sulla salsiccia. Permettendo al solo insaccato di carne realizzato nel territorio di Bra e dai macellai locali di essere composto da carni di vitello. In questa decisione più che il palato ha la meglio la diplomazia. Poiché il provvedimento legislativo mirava a non danneggiare la comunità ebraica di Cherasco che, per motivi religiosi, non poteva consumare carne di maiale.

Sempre questo giovane bovino è alla base della realizzazione dei Polpettini di vitello distese.

Cosi cucinati dal nostro anonimo cuoco:

Metti in una tortiera ben unta delle fettine di vitello ben battute. Su ciascuna fetta lascia cadere un mezzo cucchiaio del seguente composto:. Pesta nel mortaio una mollica di pane con un uovo intero,. Metti poco sale, qualche gheriglio di noci, spezie, prezzemolo trito e midolla di manzo passata essa pure alla mezzaluna.

Copri la tortiera col testo e lascia cuocere le polpettine con fuoco sotto e sopra.

Le fette così disposte si possono anche avvolgere nell’ovo e nel pane grattugiato per farle friggere a guisa di costoline ricette manoscritto cucina gastronomia.

Sempre di origine piemontese è la ricetta dei Cardi all’uovo, un ortaggio invernale tipico della gastronomia di questa regione. Alimento alla base di ricette quali: il flan di cardi alla piemontese e i cardi gratinati alla bagna càuda.

I tartufi sono un altra prelibatezza di questo territorio, li troviamo come golosa aggiunta alla ricette del: Flan di cervella, del Salmì di pernice, delle. Beccacce arrosto e della Frittura grassa di risotto, dove il risotto rimasto si lega con uno o due tuorli d’uovo.

Per friggere si usa il Burro! ricette manoscritto cucina gastronomia.

 

Come si legge nella ricetta delle Cotolette imbottite.

Si prende il filetto di maiale, lo si taglia a fette che si battono fine. A parte si prepara un composto di salame crudo e acciughe, il tutto tritato fine. Si mette una piccola quantità del composto in ogni fetta e si chiude a forma di libro. Queste si passano nell’uovo e nel pan grattugiato, si frigge nel burro.

Sempre di quei luoghi è il Lacetto in fricandò.

Una preparazione che vede chiamare le animelle con il loro nome in lingua locale piemontese e che si cucina impiegando l’antica ricetta piemontese del fricandò.

Quest’ultimo è una pratica gastronomica che realizza una pietanza nata dall’abbinamento di carne e verdure di stagione. Dove la carne è sottoposta a una prima cottura realizzata friggendola nel burro. Questo per darle una doratura iniziale che servirà a regalare gusto alla preparazione. Per poi unire e cuocere lentamente gli ingredienti ricette manoscritto cucina gastronomia.

Non manca un apertura alla cucina napoletana, questo avviene con un classico, i Maccheroni, omaggiati con la ricetta dei Cannoncini al sughillo.

 

Una preparazione che vede una variazione dell’antico condimento della pastasciutta.

Un piatto servito, almeno fino a metà Settecento, con un sugo di solo burro e formaggio grattugiato. Ed ora condito con il  sughillo, l’antenato degli odierni ragù napoletani.

Nato con l’aggiunta alla base composta da burro e formaggio di qualche cucchiaiata del sugo ricavato da uno stufato di carne ricette manoscritto cucina gastronomia.

E che dire dell’Occhio di bue. Dove: Si batte bene la polpa di manzo o vitello. Si apre a forma di libro e si stende, la si ricopre con fette di salame crudo. Sopra di esse si mettono due uova sode tagliate per metà. Si aggiungono alcuni pezzetti di burro e si arrotola il tutto a forma di polpettone, si lega e si cuoce in burro fritto.

Quando la carne è a metà cottura, sciogli un po’ di farina nel brodo, con questa salsa bagna il polpettone poco a poco. La carne deve cuocere per un’ora circa.

 

ricette manoscritto cucina gastronomia
Le ricette tratte da un antico manoscritto di cucina e gastronomia

Una parte del manoscritto è dedicata alla cucina genovese.

 

Qui troviamo la ricetta del Riso col preboggion. Un alimento tipico della Liguria.  Realizzato con la raccolta di erbe spontanee, una mescolanza che varia sia per la stagione sia per la località di crescita.

Gli Stecchi sono un’altra tipicità della cucina alla genovese. Sono degli spiedini misti preparati con gli avanzi della cucina. Ricoperti da un impasto di pane ammollato, uova e gli stessi avanzi tritati ancora più finemente e ultimati friggendoli fino a dorarsi.

In chiusura troviamo i Menù francesi, con le ricette dei canonici Pâtes au foie grase e della Soupe à l’oignon ricette manoscritto cucina gastronomia.

Il primo è il paté di fegato grasso d’oca o d’anatra. La seconda è la zuppa di cipolle, servita cosparsa con generosità di formaggio e gratinata in forno.

Fra i secondi piatti tipici della tradizione gastronomica francese troviamo la Blanquette di pollo. Un piatto di antiche origine ma, portato al successo dall’immortale Auguste Escoffier.

 

Buon Appetito.

 

 

 

La descrizione completa del manoscritto intitolato MODO DI CUCINARE.

 

 

 

UN SECONDO RICETTARIO MANOSCRITTO DI PASTICCERIA E PER LIQUORI.

 

 

 

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A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

 

 

Era quella una mensa dove i convitati gustavano quelli che per noi ora giudichiamo come dei sapori inconsueti. Dove si mangiavano delle bontà nate dall’alleanza fra dei gusti contrastanti, quello aspro e quello dolce.

 

Quali ingredienti davano vita alle ricette medioevali e quali non erano ancora conosciuti e dunque non utilizzabili?.

 

No ai pomodori, alle patate, al mais e al peperoncino. Fra le bevande non c’era il caffè e il suo più fedele compagno, il tabacco. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

Si alle mandorle e agli agrumi. Quest’ultimi impiegati per aromatizzare, ad esempio l’introduzione della buccia d’arancia nel liquido di cottura della pietanza cucinata a fuoco lento.

Un profumare il cibo dove le costose spezie non mancavano. Di uso comune erano: lo zafferano, la cannella, lo zenzero, i chiodi di garofano e l’africano pepe di Guinea o pepe melegueta. Tutti fra loro in collaborazione per raggiungere un equilibrio penetrante che non ne penalizza nessun aroma e in contemporanea li valorizza tutti. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

Con le mandorle si preparava il latte di mandorle. Usato durante i giorni di magro in sostituzione dei latti di origine animale. Con questo ingrediente si cucinava il riso.

Il cereale dapprima è bollito in acqua, poi scolato e, per finire la preparazione, rimesso al fuoco immerso nel latte di mandorla. A cottura quasi ultimata si aggiunge lo zucchero. Questo alimento si mangiava cosparso di altro zucchero oppure con una crema a base di susine, miele e spezie. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

Sempre le mandorle sono la base della salsa camelina, uno dei classici della cucina medioevale e l’aggiunta d’obbligo per bolliti e arrosti.

Altri ingredienti ampliamente impiegati ed ora non più popolarissimi sono la borragine e l’acqua di rose.

 

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina

 

Come è un strutturato un libro di ricette medioevali? A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

 

Il libro di cucina medioevale è un manoscritto, i primi conosciuti del genere risalgono agli ultimissimi anni del XIII secolo.

Questi testi ci sono pervenuti come volumi redatti a se oppure come parte di un codex contenente più scritti fra loro più o meno omogenei.

Non tutti questi ricettari sono giunti ai nostri giorni completi e alcuni sono rilegati in miscellanee.

Questi scritti medioevali sono composti secondo tre diverse strutture. La prima vede l’inserimento le ricette in ordine alfabetico.

La seconda è compilata raggruppando le ricette in base agli alimenti impiegati. In questo caso il manoscritto è composto da più sezioni ove ognuna raggruppa le lavorazioni di un singolo prodotto base: verdure, carni, uova, pesce ecc.

La terza divide il testo in base alle portate: arrosti, minestre, brodi, salse, torte e così via.

Di questi manoscritti, redatti fra la fine del Trecento e il Quattrocento, ai nostri giorni, ne sono censiti più di un centinaio. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

Una singola opera può essere giunta trascritta in due o più opere ma, più frequentemente troviamo delle famiglie di libri. Ovvero testi che si avvicinano per contenuto ma, che si differenziano per la lingua o per l’organizzazione del testo.

 

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina
A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina

 

 

Tutti questi testi presentano delle ricette il cui nome si legge con minime modifiche anche se poi presenta diversissimi metodi di realizzo della pietanza.

Tutti questi scritti sia di autore anonimo sia di noti maestri cucinieri si accomunano nell’esporre un sapere pratico.  Delle conoscenze che permettevano la trasformazione di ingredienti d’origine animale e vegetale in cibo gradito al palato e caratterizzato da forma, colore e sapore propri.

I manoscritti di cucina medioevali erano compilati o in lingua latina o in quella volgare. I primi consultati dal padrone di casa che in base ai suoi desideri impartiva le istruzioni al cuoco. I secondi potevano anche essere letti direttamente dal cuoco ma, difficilmente dalla massaia. A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

Il loro contenuto è estremamente vario. Troviamo delle semplici preparazioni, quali quelle delle verdure cotte, queste sia di origine selvatica sia coltivate nell’orto. Sino a piatti complessi, costosi negli ingredienti, di onerosa e difficoltosa preparazione, come la torta parmesana.

Un piatto composto da una crosta di pasta semplice, fatta di sola farina ed acqua. Al suo interno variamente ripiena e cotta in forno, sotto la brace. La farcitura voleva l’aggiunta di sei o sette strati di ingredienti diversi, quali: carne di pollo, ravioli verdi e bianchi, prosciutto e salsicce.

Ed ora, avviamoci ai fornelli perché abbiamo già Acquolina in bocca. Ricordandoci che il dosaggio degli ingredienti è dato: Per una tavola di dodici persone ricche e golose.

 

La cucina medioevale

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piatto fritole frittole venezia

piatto fritole frittole venezia.

Piatto da fritole o frittole in uso a Venezia.

 

 

I piatti prodotti a Venezia e utilizzati per servire le fritole o frittole sono realizzati in metallo. Nella maggior parte dei casi, risalgono al XIX secolo.

Rappresentano un affascinante e poco nota componente della tradizione gastronomica veneziana e dell’artigianato artistico tipico della città di Venezia.

Per il loro uso sono anche detti piatti per frittelle o, come direbbe un vero veneziano, da frittoea.

Realizzati in metallo, molti in ottone, recano al centro, entro un ampio bordo decorato, una figura realizzata a sbalzo. Quest’ultima, per lo più, richiama la città di Venezia e la laguna.

 

piatto fritole frittole venezia
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 20,8 cm

 

Fra i decori è molto diffusa la riproduzione del leone di San Marco. Raffigurato  sia con il libro aperto che chiuso, oppure con la spada sguainata. A questi felini si affiancano i ritratti di profilo del. Doge, il ponte di rialto, la facciata della basilica di san marco e gli stemmi araldici. Piatto fritole frittole venezia.

piatto fritole frittole venezia
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 21,1 cm

 

Altri si presentano con soggetti vegetali, quali: fiori singoli o composti entro un vaso, grappoli d‘uva e coppe ricolme di frutti.

piatto fritole frittole venezia
Piatto per fritole o frittole in ottone Venezia Diametro 31,7 cm

 

Tutti dei prodotti d’arte che trovano i loro lontani parenti negli elemosinieri, i recipienti metallici impiegati nelle chiese per raccogliere le elemosine. Da questi piatti per questua i piatti per fritole prendono la struttura decorativa, ma tralasciano l’impiego dei motivi religiosi.

Le frittole sono un dolce tipico del territorio sottoposto al controllo della

Repubblica Serenissima.

 

Di origine cinquecentesca, erano preparate dai fritoleri e vendute calde lungo le calli veneziane.

piatto fritole frittole venezia
Piatto per fritole in ottone Venezia Diametro 21,6 cm

 

La nascita della corporazione dei fritoleri risale al Seicento. A ognuno dei componenti l’associazione era assegnata, in esclusiva, un area di vendita e ai figli la possibilità di subentrare all’attività famigliare.

La professione cosi regolata si tramanda per lungo tempo e solo alla fine dell’Ottocento i fritoleri svaniscono dalle strade della città lagunare.

 

Fortunatamente, per tutti i golosi, la scomparsa non tocca l’apprezzato dolce che dal Settecento è assunto ad essere dolce nazionale dello Stato Veneto.

In tutti questi secoli la ricetta ha subito varie modifiche ma, quelle classiche veneziane sono solo fatte di sola pasta fritta, priva di qualunque ripieno.

Gli ingredienti principali di questo dolce sono: le uova, la farina, lo zucchero, l’uvetta e i pinoli. L’impasto era poi fritto.

A cottura terminata sono cosparse di zucchero e servite su un apposito piatto in metallo sbalzato, il piatto da fritole. piatto fritole frittole venezia.

 

Oggi, questi piatti sono dei rari e preziosi oggetti da collezione, i testimoni della ricca tradizione veneziana. La loro bellezza artigianale e il loro legame con la cultura gastronomica rendono questi manufatti particolarmente apprezzati da collezionisti e appassionati di storia.

Se desideri ulteriori informazioni su questi piatti o sulla tradizione delle frittole veneziane, contattami e sarò lieto di aiutarti.

 

 

 

 

Le Porcellane Vezzi a Venezia nel Settecento.

 

 

 

 

Leone di San Marco di Venezia.

 

 

 

San Giorgio agiografia e curiosità.

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La cucina medioevale

La cucina medioevale

La cucina medioevale.

La cucina medioevale.

 

In questi tempi, l’interesse per la cucina medioevale è più vivo che mai.

Questa fortuna è fatta da abbinamenti che ai nostri giorni appaiono azzardati e di pietanze i cui gusti sono ancor oggi piacevoli e appaganti. Questo anche grazie a delle auspicabili rivisitazioni negli ingredienti e nei metodi di realizzazione.

Molti piatti della cucina medioevale risultano facili da realizzare e richiedono ingredienti di facile reperibilità. Soprattutto non deludono il palato di nessun commensale.

Fra questi un posto di riguardo lo attribuiamo agli gnocchi di formaggio.

Una ricetta che si legge sfogliando le quarantacinque pagine che compongono la rara edizione stampata per nozze. Scritta da Olindo Guerrini. Intitolata: Frammento di un libro di cucina del secolo quattordicesimo. Edita per le nozze Carducci Gnaccarini. Pubblicata a Bologna, da Nicola  Zanichelli, nel 1887. La cucina medioevale.

Gli gnocchi di formaggio sono un cibo di semplice preparazione. Sono pochissimi gli ingredienti che necessitano e senza difficoltà l’esecuzione.

Serve del formaggio grasso fresco da amalgamare con farina. Si può impiegare la Robiola, il Gorgonzola o il Taleggio. Ad impasto ultimato aggiungiamo i rossi d’uovo e il sale.

Da questa lavorazione si ricavano dei piccoli bocconcini di forma cilindrica o ovoidale. Da cuocere ponendoli in acqua bollente e salata.

Nella cucina medioevale alle salse è data grande importanza. Questa rilievo ha anche uno scopo pratico. Quello di nasconde il sapore della carne, per la maggior della cacciagione. Caratterizzata da un gusto eccessivamente penetrante, tipico della fauna selvatica.

Fra quest’ultima i cinghiali, i cervi e i caprioli erano la selvaggina più facile a trovarsi. Destinati ad essere cucinati lessi o arrosto. Erano sempre serviti abbinati a diversi tipi di salse. Preparate, per le mense più abbienti, con una forte componente di spezie. Aromi, a quell’epoca costosi, per questo non d’uso generalizzato, impiegati anche per favorire la digestione dell’alimento. La cucina medioevale.

Fra le salse medioevali l’agresto è la sostanza più frequentemente aggiunta ai cibi o alle bevande.

Di sapore acidulo. Si ottiene partendo dal mosto di uva acerba, cotto con l’aggiunta di cipolla, aglio e miele. Non mancano le spezie come la cannella e il dragoncello. Dopo poco segue l’aggiunta dell’aceto. Il preparato si conserva e invecchia in botte. La cucina medioevale.

Nella cucina medievale l’agresto era il più classico accompagnamento alle carni cotte. Oppure era la base di partenza per la preparazione di altre salse o di bevande. Fra quest’ultime, all’epoca molto apprezzato, è il succo d’uva con l’aggiunta di agresto e miele. La cucina medioevale.

 

La cucina medioevale cervo
La cucina medioevale La caccia al cervo Incisione originale realizzata da Jan van der Straet detto Stradano

Per chi desidera cimentarsi ai fornelli la cucina medioevale dispone anche di ricette di semplice realizzo. Dunque per ritrovare i sapori medievali non necessita essere un cuoco esperto. 

 

Grande soddisfazione e gusto si possono trovare cucinando un secondo piatto di carne marinata nel vino rosso. Quest’ultimo aromatizzato con l’aggiunta di carote, sedano, pepe, coriandolo, cumino e aglio. La cucina medioevale.

A fine marinatura si pone la carne in una pentola con coperchio e si inizia la cottura. Quest’ultima avverrà in forno a una temperatura di 180° Centigradi.

Durante la preparazione, usando la marinatura, si bagnerà la carne con regolarità. La cucina medioevale.

A cottura ultimata, raccogliamo quello che si trova sul fondo della pentola. Purifichiamolo, coliamolo in una casseruola e aggiungiamo del brodo. Questa miscela è messa a cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti. Alla fine dei quali si ottiene una salsa da servire sulla carne. La cucina medioevale.

Una seconda ricetta, questa volta per un primo piatto a base di verdure, vede l’impiego di una pagnotta di pane. Da scegliere appena rafferma. Da privare della mollica e messa al forno.

La prima operazione serve a rendere il pane un contenitore. La seconda per conferirgli consistenza e croccantezza. In questo modo si potrà servire una minestra di verdure in una fondina di pane.

Nella minestra assieme alle verdure si aggiunge dello zafferano, della cannella e del pepe nero. Si conclude con l’aggiunta di formaggio fresco o stagionato. La cucina medioevale.

 

Per la realizzazione di un dolce, un ricettario medioevale prevede l’impiego delle carote. Vegetali già dolci per loro natura. Per questo validi sostituti dello zucchero, in quel periodo alimento costoso e difficile da reperire.

Per approfondire:.

 

 

 

A tavola nel Medioevo I manoscritti di cucina.

 

 

 

 

La cucina medioevale

 

 

Badiali Federica, CUCINA MEDIOEVALE ITALIANA Settanta ricette di sei secoli fa proposte nella versione originale e nell’interpretazione moderna, Bologna Stupor Mundi 1999, Brossura editoriale.

 

 

 

AA.VV. [Odile Redon, Françoise Sabban, Silvano Serventi] A TAVOLA NEL MEDIOEVO con 150 ricette dalla Francia e dall’Italia. Prefazione di Georges Duby, Laterza 1995, Rilegatura rigida editoriale figurata a colori.

 

 

 

AA.VV. [Françoise Sabban, Silvano Serventi] A TAVOVA NEL RINASCIMENTO con 90 ricette della cucina italiana, Laterza 1996 Rilegatura rigida editoriale figurata a colori.