Appunti sulla maiolica
La maiolica è un prodotto appartenente alla grande famiglia delle ceramiche.
È costituita da un biscotto. Termine che in campo ceramico indica una argilla modellata e sottoposta a una prima cottura in forno. In seguito ricotta dopo averla ricoperta con smalti stanniferi o piombiferi.
Un buon biscotto appare di un colore roseo-carnicino chiaro.
Deve essere leggero, compatto, sonoro e con buona capacità di aderenza per lo smalto.
Queste caratteristiche dipendono dai componenti nella pasta e dalla cottura a cui è sottoposta.
La maiolica nacque nell’oriente islamico e da lì giunse in Spagna.
Probabilmente si diffuse in Italia nel 1115. Quando i pisani conquistarono l’isola di Maiorca nelle Baleari.
Senza addentraci. Aggiungo che l’importazione delle ceramiche smaltate avveniva in tutti i porti della penisola. I ceramisti siciliani conoscevano la tecnica della verniciatura della maiolica con smalto stannifero.
Nella nostra penisola ebbe grande produzione e diffusione nella città di Faenza. Tanto che la parola faenze è diventata nel tempo un sinonimo di maiolica.
Nei tempi antichi i vasai usavano l‘espressione dar di maiolica. Con il significato di rendere lucente la superficie del manufatto in lavorazione. Operazione che avveniva per mezzo dell’applicazione dello smalto. Dato allo stato liquido. Seguito da una successiva cottura.
Il rivestimento a smalto piombifero era chiamato vernice o cristallina.
Dopo la cottura rende la superficie della ceramica trasparente e con un aspetto vitreo.
Lo stesso procedimento usando uno smalto stannifero genera una superficie opaca.
Il ricoprire la maiolica con dello smalto ha funzioni pratiche e estetiche.
Le prime perché rende impermeabile la terracotta e ne elimina la porosità. Le seconde perché leviga la superficie e la rende brillante.
L’argilla è modellata. Fatta essiccare e sottoposta alla biscottatura.
Una prima cottura in forno a una temperatura compresa fra i 960° e i 1030° Centigradi. Un grado di calore che lascia il materiale poroso e adatto alla successiva smaltatura.
Questa operazione crea il biscotto.
Quest’ultimo è immerso nella coperta. Un liquido biancastro. Alla base della realizzazione della coperta lucida. Fatto asciugare e quando richiesto decorato con colori in grado di resistere al fuoco.
Segue una seconda cottura.
Fra i 900° e i 1000° Centigradi. Con questo secondo ingresso nel forno si assiste a una cottura che fonde fra loro i colori, l’invetriatura e la superficie porosa del biscotto. Creando un pezzo ceramico pronto all’uso. Con aspetto lucente, levigato, colorato e compatto.
La cottura in forno è di due tipi a gran fuoco o a piccolo fuoco. Quest’ultima è detta anche a terzo fuoco.
Il primo tipo è usato per decorare il biscotto dopo averlo immerso nello smalto stannifero. Usando dei colori in grado di resistere alle alte temperature. In antichità erano: il verde, giallo, blu, rosso e viola manganese.
Per i colori che non resistono alle alte temperature si procedeva a sottoporre il pezzo a tre differenti cotture. Di cui la terza a temperatura minore.
Se in questo modo si assiste all’arricchimento della tavolozza cromatica. Di contro rende le superfici meno resistenti all’usura. Questo perché non avviene la fusione fra gli elementi permessa dalla tecnica a gran fuoco.
La maiolica può essere lavorata a ingobbio o a lustro metallico.
L’ingobbio è chiamato anche intonacatura. É una tecnica di lavorazione della maiolica dove l’impasto ceramico è ricoperto da un velo di terra bianca o colorata. Questa ricopre e nasconde l’argilla e a sua volta sarà ricoperto con lo smalto.
Peculiarità di questa lavorazione è la possibilità di incidere sulla superficie ceramica un disegno ad ornamento che prenderà forma dal colore dell’argilla sottostante. Questa tecnica decorativa si chiama graffito.
Le ceramiche realizzate con la tecnica dell’ingobbio si possono trovare definite anche come Bianchetti o Mezza maiolica.
La maiolica a lustro metallico è caratterizzata dal riflesso iridescente e cangiante della superficie esterna.
Questa caratteristica avviene ricuocendo il pezzo già smaltato, dipinto e cotto in presenza di ossidi metallici.
Quest’ultimi aderiscono e interagiscono con la superficie dipinta. Conferendole una nuova lumeggiatura nei toni gialli e rossastri che richiamano l’oro. Oppure argentei, madreperlacei, azzurrini, verdastri e rosso rubino.
Nel XIV secolo ma, ancor più nel XV e XVI, centro di produzione e diffusione di questa tipologia di maiolica fu la Spagna. Erano prodotte nelle città di Malaga e Manises, sobborgo di Valenza. Da quei luoghi giunsero in Italia.
Nel Cinquecento questi manufatti entrarono nella produzione dei ceramisti attivi nelle di città di: Deruta, Pesaro e Urbino.
Giorgio Andreoli è nato ad Intra, ora nel comune di Verbania, nella provincia del Verbano Cusio Ossola. É il più celebre riverbatore di maioliche del XVI secolo. Le sue opere sono firmate Mastro Giorgio da Gubbio .
Maiolica si traduce in francese majolique. In spagnolo barro esmaltado. In tedesco Majolika e in inglese maiolica.
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