Nel Settecento la produzione di ceramica nella città di Copenhagen vede la realizzazione di pezzi in maiolica e in porcellana.
Le maioliche sono prodotte da varie fornaci. Fra tutte le principali sono quattro. A queste se ne aggiungono altre, caratterizzate dall’essere molto piccole e, per l’assenza di fonti, ora quasi sconosciute.
La Store Kongensgade è una fabbrica nata nel 1722. Aperta da Johann Wolf e da lui presto ceduta a Ernst Pfau e Christian Glierlof. La fabbrica rimane in attività fino al 1769.
La produzione principale della Store Kongensgade si ispira alle coeve maioliche cotte nella città di Delft.
È composta da maiolica bianco blu. Decorata con motivi di ispirazione cinese. Oppure con decori floreali, arabeschi e lambrequins. Quest’ultime tratte dalla produzione francese di fabbriche quali:.Rouen e Moustiers.
Le coppe del vescovo sono una peculiarità della Store Kongensgade. Sono dei bicchieri a forma di mitra. Usati per bere il ponce.
Un’altra fabbrica danese di maiolica è la Blaataar o La torre blu. Attiva dal 1738 al 1754. La sua produzione comprende: Stufe,. Piastrelle da rivestimento,. Pannelli decorativi, e. Vasellame.
A questa si aggiungono altre imprese. Quali:. La fabbrica di Kastrup, nata nel 1749 e situata nell’isola di Amager. Infine quella a Ostebro, nata nel 1764, per iniziativa di Peter Hoffnagel.
La maiolica prodotta a Ostebro è prevalentemente decorata in color blu. Questa fabbrica non riesce a superare le difficoltà causate dalla Store Kongensgade. Fabbrica che vantava un precedente privilegio di esclusiva.
Dopo la scoperta del caolino nell’isola di Bornholm,. Nel 1759, a Copenaghen, inizia la produzione della porcellana. Porcellana danese Royal Copenaghen.
In questo anno Louis Fournier apre la sua fabbrica, dove realizza degli oggetti in porcellana tenera. Questa manifattura chiude nel 1766. In precedenza Louis Fournier è modellatore a Vincennes e Chantilly. A Copenhagen realizza servizi da tè e da tavola e plastiche. Il vasellame è decorato con fiori, frutti e figure. Una bella produzione di porcellane tenere. Dipinte sotto smalto con delicate sfumature. Dando vita a prodotti affini a quelli francese coevi.
Tutto questo sino al 1775. Quando il chimico Frantz Heinrich Muller apre una officina per la produzione di porcellana dura. La fabbrica dapprima ottiene il privilegio reale e, nel 1779, è acquistata dal sovrano danese. Diventando:. La Regia Fabbrica di Porcellana. In danese:.Den Kongelige Porcelænsfabrik. Ora internazionalmente nota come Royal Copenhagen.
Il marchio che contraddistingue i prodotti della Royal Copenhagen è rimasto invariato nel tempo. Porcellana danese Royal Copenaghen.
È composto tre linee ondulate sovrapposte. In seguito sormontate da una corona. Le tre linee rappresentano i tre stretti danesi:.Øresund,. Il Grande Belt e. Il Piccolo Belt.
In questo primo periodo, dalla manifattura reale di Royal Copenhagen escono numerosi pezzi. Tutti con una decorazione in prevalenza ispirata alla porcellana prodotta nelle fabbriche tedesche di Meissen e di Berlino. Questo avviene perché molte della maestranze impiegate alla Royal Copenhagen provengono da quelle industrie.
I motivi decorativi più impiegati sono: Fiori stilizzati,. Paesaggi,. Figure,. Corone di fiori policromi e. Medaglioni con teste. I primi colori impiegati sono il:. Blu,. Violaceo e Rosso. Le dorature sopraggiungono più tardi. La produzione verso la fine del XVIII secolo è copiosa.
La manifattura reale di Royal Copenhagen è ceduta nel 1850. Concedendo ai nuovi proprietari la conservazione e l’utilizzo del titolo di manifattura reale.
A Copenaghen, nel 1853 nasce la Bing & Gröndhal. Una fabbrica di porcellana dura. Il marchio adottato sono le lettere:. B & G,. Dipinte in color azzurro.
Inizialmente la sua produzione mira a un recupero dello stile neoclassico. Richiamandosi all’opera dello scultore Thorwaldsen. Linea ben presto abbandonata per seguire il diverso gusto del pubblico.
Per questa ragione sono realizzati e immessi in commercio dei piatti, dei vasi e delle figure d’animali. Quest’ultime con una grande varietà di soggetti. Una produzione accumunata dai colori. Dove quelli di base sono il grigio sapientemente combinato al celeste e al rosa.
Prende il via una produzione ad alto valore artistico, non priva di presenze museali e in grado di ben competere con la rivale Royal Copenhagen. Porcellana danese Royal Copenaghen.
Nell’immagine:. Piatto modello numero 2884. Dimensioni: 220 x 220 x 40 mm. Decorato con il motivo 780. In produzione presso la fabbrica di porcellana danese Royal Copenhagen. Appartiene alla serie BACA in commercio dal 1960 al 1970. Il decoro è ideato da Johanne Gerber. Raffigura soggetto floreale. Il disegno è realizzato nei colori blu, marrone e bianco.
La fabbrica di porcellana di. Rosenthal è una storica manifattura tedesca. Famosa per la produzione di porcellana d’arte e d’uso.
La fabbrica è fondata da Philipp Abraham Rosenthal, nel 1879 a Selb, in Baviera.
Philipp Abraham Rosenthal nasce nella cittadina di Werl, nella Renania Vestfalia, il 6 marzo 1855. Decede a Bolzano nel 1937.
Proviene da una benestante famiglia di origine ebraica,. Dedita al commercio.
Il padre Abraham (1821-1902) è capo della sinagoga di Werl. Dal 1856 è proprietario della Rosenthal, Abraham, Manufaktur, Porzellan und Glaswarenhandlung. [Rosenthal, Abraham, manifattura, porcellana e articoli in vetro]. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Philipp diciasettenne, in compagnia del fratello Adolph, si reca in America.
Qui vi rimarrà fino al compimento dei ventiquattresimo anno d’età.
In questi sette anni ha una vita avventurosa. Lavora come:. Fattorino, Addetto all’ascensore e Postino. Questo fino a trovare impiego nella ditta di porcellana Jacob Meyer Brothers di Detroit. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
In seguito alla morte del padre rientra in Europa e subentra nella attività di famiglia.
E’ mosso dall’idea di commerciare porcellana dipinta. Di quella tipologia che aveva intuito riscontrare il gusto e l’interesse della popolazione americana.
In questa fase iniziale acquista i pezzi da decorare dalla manifattura di proprietà di Lorenz Hutschenreuther. Siamo nel 1879. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Lorenz Hutschenreuther (1817-1886) è proprietario di una manifattura di porcellana.
Situata a Selb. Fondata nel 1822, dal padre Carl Magnus Hutschenreuther (1794 – 1845).
La fabbrica nacque dalla scoperta a Hohenberg an der Eger, un comune della Baviera, di un deposito di caolino. Alla individuazione del giacimento ebbe un ruolo importante il suocero, di professione guardia forestale.
Philipp Abraham Rosenthal a Erkersreuth inizia la produzione di porcellane dipinte.
Erkersreuth è un distretto della città di Selb, in Baviera.
Questi pezzi dal 18 ottobre 1880 sono marcati Porzellanmalerei Philipp Rosenthal & Co. OHG. [Porcellana dipinta Philipp Rosenthal & Co. OHG].
L’attività svolta è quella di una piccola azienda artigianale.
La produzione da subito riscuote un discreto successo. Si orienta verso la realizzazione di una vasta gamma di oggetti adatti a diventare souvenir di viaggio. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Decorati con svariati soggetti. Dipinti dal pittore Roth e da Mathilde, la prima moglie di Philipp Abraham Rosenthal.
Mathilde Auerbach nasce nel 1856. Dal matrimonio nascono due figlie: Klara e Anna. La relazione finì con un divorzio.
Gli oggetti decorati erano stipati in scatole. Caricati su un carretto. Mathilde, con un trasporto che richiedeva una abbondante mezz’ora, li porta alla stazione ferroviaria di Plößberg. Da qui la merce, per ferrovia, è spedita ai clienti.
Dal 1886avviene la grande svolta. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Questo è l’anno nel quale è messo in produzione un portacenere. Di forma quadrata e con gli angoli ripiegati. Con il lato di 12,4 cm.
Nel mezzo del piano è dipinto un sigaro acceso. Tutt’attorno una scritta in caratteri gotici: Ruheplätzchen für brennende Cigarren. [Posto riservato ai sigari ardenti].
Un oggetto che da subito piace, anche perché in Germania, nel XIX secolo, il fumo di sigari era molto diffuso. Lo stesso Rosenthal era un fumatore di sigari.
Questo posacenere in porcellana recante la sibillina scritta ottiene un grande successo commerciale.
Il così grande favore del pubblico permette, con la vendita di questo solo oggetto, di mettere fine alle preoccupazioni finanziarie che gravavano sulla manifattura.
Per la fabbrica di porcellana di Rosenthal, con il passare del tempo e le continue affermazioni commerciali, nascono i primi dissidi con i colleghi.
Lorenz Hutschenreuther vede con preoccupazione il consolidamento della attività di Rosenthal. Inizia a identificarlo come un pericoloso concorrente. Per danneggiarlo smette di vendergli i pezzi da decorare e convince la vicina compagnia Zeidler a non avere più rapporti commerciali con il pericoloso rivale.
La reazione di Philipp Abraham Rosenthal non si fa attendere.
Nel 1889, a Selb, in Baviera, fonda la propria azienda per la produzione di porcellana bianca. Nel luogo dove ancora oggi si trova la fabbrica di porcellana di Rosenthal. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
L’iniziale produzione si ispira al barocco e rococò.
Degli stili che all’epoca sono popolari e apprezzati. Con forme che provengono dalla conosciuta e gradita porcellana francese.
Da quest’ultima la manifattura bavarese ricava anche i nomi. Mette sul mercato servizi da tavola battezzati con denominazioni quali: Luigi XIV, Monbijou o Pompadour.
Questa iniziale produzione va trasformandosi. Questo avviene a seguito dei viaggi, in Germania e all’estero, di Rosenthal.
Questi movimenti mettono a punto degli importanti cambiamenti. Dovuti alle esigenze dei nuovi clienti, all’osservazione del mercato, alla frequentazione di fiere, mostre e musei e alla scoperta delle nuove tendenze dell’arte e dell’artigianato.
Questo nuovo corso muta la produzione della fabbrica di porcellana di Rosenthal. Dagli anni dieci del Novecento le porcellane si ispirano dapprima all’Art nouveau e in seguito all’Art déco.
Nel 1910 nasce il Kunstabteilung für höherwertige Dekore. [Dipartimento artistico per decori di alta qualità].
Una sezione della fabbrica di porcellana di Rosenthal, sempre sita a Selb. Dove si producevano vasi ornamentali e porcellane artistiche con applicazioni di vernice di alta qualità.
In questo periodo nascono le collaborazioni con rinomati artisti. Quali:.Richard Aigner, Ferdinand Liebermann, Gerhard Schliepstein, Constantin Holzer Defanti e Wilhelm Wagenfeld.
Tutti loro iniziano a creare per Rosenthal: figure, piatti e decorazioni.
La messa in produzione delle figure elude il privilegio, fino ad allora accordato alla sola fabbrica reale di Meissen. Quest’ultima era l’unica manifattura con l’autorizzazione di poter produrre in esclusiva sculture raffiguranti figure.
Alla Fiera mondiale del 1910 a Bruxelles questi nuovi oggetti riscuotono un grandissimo successo. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
La Kunstabteilung für höherwertige Dekore [Dipartimento artistico per decori di alta qualità] era indipendente dalla politica aziendale.
Il direttore artistico poteva decidere in autonomia. Poneva sul mercato un numero limitato di multipli. Tutti accomunati sempre dalla qualità elevata del modellato e dello smalto.
Nel 1894la fabbrica di porcellana di Rosenthal ottiene dal Consiglio Imperiale un importante permesso. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Riceve la concessione di riprodurre il servizio da tavola del Gran Salone del castello di Sanssouci.
Un servizio in stile rococò. Creato appositamente per decorare quell’ambiente.
Autorizzazione che permetteva la fedele copia, la produzione e la messa in commercio.
Da quell’anno e fino agli anni Cinquanta del Ventesimo secolo questa realizzazione è parte integrante della produzione di prestigio della fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Il Palazzo di Sanssouci trae il nome dalla lingua francese, dal vocabolo sans souci. In lingua italiana senza preoccupazioni.
É uno dei più famosi castelli di Potsdam, la capitale del Brandeburgo.
Eretto in stile rococò. Occupa la parte orientale dell’omonimo parco.
Realizzato per volere di Federico Il Grande re di Prussia. É costruito sulla base di schizzi disegnati dallo stesso re. >La fabbrica di porcellana di Rosenthal.</span>
É desiderio di Federico II che fra l’architettura dell’edificio e le decorazioni degli interni ci sia la più completa unità.
Per questa ragione è espressamente creato un servizio per imbandire la tavola nel castello. Da allora mai modificato. Conosciuto come il servizio del vecchio Fritz. Un completo da tavola da subito imitato da numerose fabbriche di porcellana.
Altri servizi da tavola in porcellana avranno ampia fortuna.
Sono tutti accomunati dal portare un nome di donna:.Maria, il nome è quello della seconda moglie di Rosenthal, Isotta, Rosalinde o Lu.
Per Philipp Abraham Rosenthal questi nomi sono un modo di omaggiare la bellezza femminile. Rosenthal era solito affermare che donna e il cavallo sono le realtà più belle della terra.
Gran parte della produzione della fabbrica di porcellana di Rosenthal è dedicata ai servizi da tavola.
Fra i più noti troviamo, dagli esordi fino al 1930. Il Rococò, anche noto come Louis XIV, il Botticelli, il Donatello, il Pompadour e l’Helena.
Negli anni 1950 il Magic Flute. Negli anni 1970 il Cupola.
Dopo il divorzio con Matthilde Auerbach, la prima moglie,. Nel 1916, Philip Rosenthal sposa Maria Frank,. Figlia di Josef Frank, il suo avvocato. Dal loro matrimonio nasce Philip (con una p). Lo sposo ha sessantun anni. La sposa è trentacinquenne e da una relazione precedente ha il figlio Udo. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Il senso per gli affari di Rosenthal non gli fece trascurare l’importanza che la porcellana ha assunto nell’ingegneria elettrica.
Agli iniziali prodotti destinati ad uso domestico affiancò un dipartimento predisposto alla lavorazione di materiale ceramico destinato all’elettricità. Inizia la produzione di isolatori e resistenze.
Nella fabbrica sarà allestito un campo di prova ad alta tensione in grado di governare 500.000 volt.
Nel 1897fonda la Philipp Rosenthal & Co. Una società per azioni che nel tempo ingloberà otto fabbriche. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Le ampie capacità finanziarie permisero di acquistare le fabbriche di porcellana: Bauer, Thomas nel 1908, Zeidler e Hutschenreuther.
Nell’anno della grande crisi del 1929, la fabbrica di porcellane di Rosenthal compie i cinquant’anni di attività. É una dei maggiori produttori tedeschi di porcellana. Con circa 7000 dipendenti e uffici vendite in Germania e all’estero.
Philip Rosenthal per incrementare i suoi affari non trascurò l’importanza dell’esportazione.
A questo fine è un promotore della fiera di Lipsia. Una esposizione che dopo la prima guerra mondiale aveva perso d’importanza.
Alla ripresa di questa attività fieristica egli dedicò un ampio impegno. Una diligenza che trova la gratitudine del Consiglio della città. Quest’ultimo nella riunione del 6 febbraio 1926 gli intitola una via.
La Philipp Rosenthal Straßetyle,.É questo un onore raramente concesso quando si è in vita. La strada ha ancora questo nome.
Philipp Rosenthal terrà la presidenza della fabbrica di porcellana di Rosenthal fino al 1934.
Anno in cui è costretto a lasciare a causa delle leggi razziali emanate dal nazismo. Imposizione amplificata anche dal mutato clima artistico. Basato su presupposti diversi. Distanti dai fortunati esordi di gusto Art nouveau e in seguito all’Art déco.
Questo allontanamento avviene tre anni prima della sua morte.
Nel 1958, è presidente della fabbrica di porcellana di Rosenthal il figlio Philip.
La sua filosofia aziendale trova una lucida espressione in alcune delle frasi da lui pronunciate:.
Nel corso dei secoli hanno mantenuto intatto il loro valore materiale e culturale solo gli oggetti che erano reale espressione del proprio tempo.Mai le imitazioni. Per questo alla Rosenthal lavoriamo con artisti e designer che rappresentano sì tendenze diverse ma,. Tutti sono votati all’originale del nostro tempo.
Nella sua convinzione che. La porcellana non deve imitare il passato ma, essere espressione delle migliori forze artistiche del suo tempo. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Basandosi su queste idee inizia la collaborazione con pittori, designer e artisti. Da questo lavoro nascono nuove forme, nuovi decori e pezzi unici.
Rosenthal – Marchio Studio Line
A lui si deve la nascita, nel 1961, del Rosenthal Studio Line.
Una attività promotrice di multipli d’arte.
Frutto della collaborazione con celebri artisti, architetti e designer quali: Raymond Loewy,. Richard Latham (Forma 2000),. Tapio Wirkkala (Variation, Century),. Walter Gropius (TAC),. Bjørn Wiinblad (Flauto Magico),. Timo Sarpaneva (Suomi),. Jasper Morrison (Moon) e Patricia Urquiola (Landscape),.Luigi Colani (Drop del 1970),. Theo Baumann. Raymond Peynet,. Salvator Dalì e Henry Moore.
Gli artisiti italiani coinvolti sono:. La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Mario Bellini,.Milano, 1º febbraio 1935. Architetto e designer. Suo è il Cupola del 1985.
Marcello Morandini,.Mantova, 15 maggio 1940. Architetto, scultore e designer.
Emilio Pucci,. Marchese Emilio Pucci di Barsento. Napoli, 20 novembre 1914 – Firenze, 29 novembre 1992. Aviatore, stilista e politico. É un pioniere della moda italiana. La collaborazione con Rosenthal avvenne nel 1961, 1977 e nel 2009. L’ultima cooperazione vede la riedizione limitata di undici pezzi fra piatti e vasi.
Lucio Fontana,. Rosario, Santa Fe, Argentina 19 febbraio 1899 – Comabbio, Varese 7 settembre 1968. Pittore, ceramista e scultore. Fondatore del movimento spazialista.
Ambrogio Pozzi,. Varese 1931 – 2012. Designer, grafico, pittore, scultore e fotografo. Figlio dell’industriale ceramista Franco, fondatore della Ceramica Franco Pozzi di Gallarate. Per Rosenthal, nel 1968, progetta il servizio Duo. Rimasto in produzione fino al 1997.
Lino Sabattini,. Correggio, Reggio Emilia, 23 settembre 1925 – 2016. Maestro autodidatta. Uno degli più famosi argentieri italiani del XX secolo. Nel 1956 Gio Ponti organizzò una esposizione dei suoi lavori. Onorificenze: Medaglia d’oro alla Triennale di Milano nel 1971. Premio Compasso d’Oro nel 1979. Sue opere si trovano al Museum of Modern Art di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra, La fabbrica di porcellana di Rosenthal.
Tutte queste partecipazioni portano alla realizzazione di oggetti decorativi o d’uso quotidiano.
Realizzati, per gli esemplari degli anni sessanta, in poche decine di esemplari e in qualche migliaio per i più tardi.
Nel 1993 inizia la collaborazione con Gianni Versace. Dopo la morte dello stilista la collaborazione prosegue con la sorella Donatella.
Nel 1997 Rosenthal AG a seguito del fallimento è rilevata dal gruppo Waterford Wedgwood.
Nel 2004, in occasione del 125esimo anniversario della fondazione, si inaugura il Rosenthal Museum.
Dal 2009, la fabbrica di porcellana di Rosenthal è di proprietà dell’italiana Sambonet Paderno Industrie.
Le antiche fornaci ceramiche attive nel territorio di Albissola sono numerose.
I documenti fanno risalire l’inizio della produzione ceramica ad Albisola all’ultimo quarto del XV secolo.
Da quest’epoca e per lungo tempo si vede a un forte aumento del numero delle fornaci ceramiche attive in questa località. Per questo motivo si assiste all’incremento della quantità di ceramica prodotta e messa in commercio.
Le antiche fornaci ceramiche attive nel territorio di Albissola sono un’importante parte della storia della maiolica ligure e italiana.
La città di Albissola sino al 1615/6 è un unico territorio. Con la sola eccezione di una parte del borgo della marina. Quest’ultima località è di pertinenza della città di Savona.
Dopo quella data avviene alla divisione del comune in due parti indipendenti. Quella di Albisola Superiore e quella di Albissola Marina.
Suddivisione ancora esistente al giorno d’oggi. Con i due comuni entrambi appartenenti alla provincia di Savona. Facenti parte alla regione Liguria. I due comuni assieme formano il territorio denominato delle Albisole.
L’Antico Savona è una tipologia di decorazione della ceramica. Ideata da Giovanni Antonio Guidobono. Nella quale i soggetti sono dipinti in monocromia di color azzurro.
In Liguria il decoro Antico Savona trova una grande fortuna. Tanto da comparire sulla gran parte delle maioliche dipinte dalle manifatture attive nelle città di Savona e di Albisola.
Nella produzione ceramica delle due città liguri è riproposto di continuo. Tanto da diventare il tipico decoro di tutti questi laboratori.
Nella ceramica di Albisola è sconosciuto l’anno esatto della comparsa del decoro Antico Savona.
L’assenza di documenti ci costringe a una datazione ipotetica. Individuata nella prima metà del Seicento.
Ad Albisola la produzione di maioliche con i vari decori dipinti in monocromia azzurra continua sino alla metá del Settecento.
Una delle antiche fornaci ceramiche attive ad Albissola è la fabbrica dei Grosso. Fra tutte la più importante.
Nel 1641, questa fornace ottiene il permesso di apporre sulle sue maioliche il marchio della lanterna.
Un privilegio a loro accordato dal Senato di Genova. Questo per sancire l’eccelenza artistica e qualitativa delle loro ceramiche realizzate in stile Guidoboniano.
Per la produzione ceramica del Grosso è questo un meritato riconoscimento. Di contro è l’inizio della contraffazione del marchio. Falsificazione messa in atto dalle manifatture albissolesi e savonesi coeve.
Le maioliche dei Grosso sono plagiate dai Chiodo di Savona e dai Corradi di Albissola.
Nel 1698 i Grosso cedono la marca della lanterna ai Chiodo di Savona.
I Corradi sono una famiglia di ceramisti liguri.
Il cognome si presenta con varianti. Lo si trova mutato in: Conradi, Conrado e Corrado.
La loro fornace è attiva ad Albisola. Dove inizia la sua opera dal 1589. Per giungere sino alla metà del Settecento.
Bernardo Corradi introduce nel laboratorio ceramico la decorazione in stile Guidoboniano.
È autore di maioliche che imitano i decori e i colori caratteristici della manifattura Chiodo. Abusivamente poste in vendita apponendovi la falsa marca privilegiata della lanterna.
Questa illecita attività operata da Bernardo Corradi spinge Paolo Chiodo e Agostino Peirano ad intentare un’azione legale. Alla quale fece seguito il sequestro della bottega del Corradi. Avvenuto il 28 maggio 1715.
Altri apparteneti di rilievo alla famiglia sono: Nicola e Domenico Corradi.
Il primo è attivo a Torino. Presso la manifattura del Regio Parco. Fornace aperta nel 1646. Dal genovese Giovanni Giacomo Bianchi.
Il secondo si trasferì in Francia. Stabilendosi nella città di Nevers. Qui adottò il nome di Conrade e aprì una manifattura ceramica.
Un’altra famiglia di ceramisti liguri sono i Salamone.
Il capostipite è Agostino. Maiolicaro attivo dal 1576.
Gerolamo Salamone è autore di maioliche di stile Guidoboniano.
Ceramiche caratterizzate dall’alto pregio della decorazione e dalla elevata qualità.
La migliore produzione della fornace dei Salamone data dalla fine del Seicento sino al primo quarto del Settecento.
I Pescetto o Pescio sono un’altra famiglia di maiolicari.
Attivi dalla fine del XVI sino agli inizi del XIX secolo.
Autori di decorazioni in momocromia turchina. Qualche volta ravvivate con pennellate di color verde e giallo ocra.
Alcune loro ceramiche raffigurano scene di caccia con l’impiego dei cani.
I Siccardi realizzano maioliche di stile Guidoboniano.
La loro è una vasta produzione. In genere non molto accurata.
Queste ceramiche sono dipinte in monocromia turchina. Sono caratterizzate da una tonalità del colore più intensa rispetto le altre fabbriche liguri.
La tipica decorazione è a vignette istoriate e paesisitiche.
Le antiche fornaci ceramiche attive a Albissola annoverano la manifattura Levantivo.
Produttrice di maioliche di alto livello per qualità e decorazione.
Fondata nel primo quarto del Settecento. Per il volere di Andrea Levantivo. Pittore specializzato nella decorazione a vignette.
La famiglia dei Folco è una stirpe di ceramisti nati e attivi per molte generazioni nella città di Savona.
La manifattura Folco è una fiorente industria ceramica savonese. La sua attività comincia nel Seicento. Periodo nel quale inizia la produzione di ceramiche con tipiche e raffinate decorazioni. A questa bottega si riconduce una cospicua parte della produzione delle maioliche cotte a Savona nella metà del Seicento.
La bottega è avviata da Nicola. Nato a Savona, intorno al 1628. Morto nel 1669.
A Nicola nella gestione della fornace si unirono i suoi fratelli: Giovanni Antonio e Giacinto. Del primo si conosce l’anno di nascita, il 1620. Giacinto è nato nel 1629 e morto nel 1705. È ordinato sacerdote.
La successiva generazioni dei maiolicari Folco comprende i figli di Giovanni Antonio. Sono tre: Bartolomeo, nato nel 1658. Giuseppe nel 1661 e Giovanni Battista nel 1665. Poche sono le notizie su questi fratelli ceramisti.
È molto probabile che Giovanni Battista è il padre di Filippo Folco. Un ceramista savonese. Del quale non si conosce né la data di nascita né quella di morte. Attivo intorno alla metà del Settecento. Nel 1752 o 53 sostituì Angelo Levantino nel ruolo di console della corporazione dell’arte sottile. La sua marca è la lettera F maiuscola. Sovrastata da un falco con corona. Questa attribuzione è avvalorata dal Maggi. In seguito Arrigo Cameirana assegna questo marchio alla produzione della famiglia Ferro.
Filippo Folco ha un figlio. Di nome Giovanni Battista. Apprendista dal 1763 nell’officina di Giacomo Boselli. Padre di Sebastiano. Quest’ultimo nato a Savona nel 1772. Lì deceduto nel 1854.
Sebastiano è un importante ceramista e architetto. A lui si deve l’inizio della fabbricazione di manufatti realizzati in terraglia bianca. Vasi. vassoi e piatti con la tesa lavorata a traforo. Marcati con le lettere S e F. Le iniziali del suo nome e cognome. Scritte in carattere corsivo. Intrecciate e incusse a stampo nella pasta. Nelle vicinanze una stella cometa dipinta sotto vernice.
Questa produzione divenne attività industriale nel 1821. Quando si mette in società con l’orefice Gerolamo Boggiano e il maestro fabbricante di terraglie Pasquale Bonistali di Empoli. L’attività aveva come scopo la nuova fabbricazione di terraglie all’uso di Francia.
La famiglia dei Folco è una stirpe di ceramisti nati e attivi a Savona. Anche al loro operare si deve la nascita della fiorente industria ceramica savonese.
Alla sua produzione Settecentesca appartengono delle ceramiche decorate con piccole vignette. Queste hanno soggetto di paesaggio o istoriato. Il colore impiegato è il monocromatico turchese e al manganese. Un ossido metallico che crea una molteplice cromia. Colori che partono dal rosso porpora brillante per giungere a un marrone violaceo scuro che può essere quasi nero. Il color viola melanzana delle antiche porcellane cinesi deriva dall’ossido di manganese.
La produzione tardo neoclassica vede la realizzazione di un opera ambiziosa. Un altare interamente in ceramica di color bianco. Ad imitazione del marmo. Realizzato attorno al 1830. Montato a Savona presso lavilla Folco Ricci alla Fontanassa. È conservato nella cappella del padiglione Vigiola dell’ospedale di Savona.
In città sono attive varie fornaci e molti importanti decoratori. Dalla collaborazione fra questi lavori scaturì un florido commercio di maioliche. Destinato non solo a far fronte al bisogno locale ma anche all’esportazione.
Le numerose fornaci attive a Savona erano in gran parte situate nel Borgo San Giovanni.
Fra queste la manifattura Chiodo a Savona è la più importante attività ceramica ubicata nella città. Rimase attiva dalla fine del Seicento sino al 1770.
Giovanni Francesco Chiodo è il probabile capostipite. Nasce nel 1647. A quattordici anni è apprendista presso la famiglia di ceramisti Salamone. A lui e al socio, Domenico Peirano, i Salamone cedettero l’attrezzatura della loro manifattura. La vendita avvenne nel 1694.
Presso la manifattura Chiodo trovarono impiego importanti decoratori. Vi lavorarono Giovan Antonio Guidobono. A lui si deve il deciso rinnovamento della decorazione. Non meno importanti furono Giovan Agostino Ratti e Andrea Levantino. Quest’ultimo apri una propria manifattura ceramica a Albissola.
Il marchio applicato da questa manifattura alla sua produzione ceramica raffigura un chiodo. Per i pezzi di maggior pregio al chiodo è aggiunto il vessilo. Questa seconda marca è anche identificabile con una tromba.
L’uso di queste due marche iniziali è ampliato e in seguito sostituito da una nuova sigla raffigurante la lanterna. Un simbolo già da tempo molto noto e apprezzato da tutta la clientela. Diventato garanzia della bontà della ceramica sul quale era apposto.
In origine, il sigillo della lanterna è concesso nel 1641 dal senato genovese alla fabbrica dei Grosso. Un laboratorio di ceramica attivo a Albissola. Nel 1698 questo marchio è ceduto alla manifattura Chiodo Peirano di Savona. Concessione sempre avvallata dal permesso del senato genovese.
Ben presto la fortuna commerciale della Manifattura Chiodo è tale che la richiesta di maiolica è superiore alla loro capacità di produzione.
L’impossibilità di far fronte alle numerose ordinazioni costrinse i Chiodo ad affidare parte della produzione a fabbriche minori. Queste dovevano porre il marchio della lanterna accompagnata dal segno o dalle iniziali dell’esecutore.
Da qui deriva la straordinaria varietà delle figure che raffigurano la lanterna. Molteplicità incrementata anche dalla larga contraffazione del marchio. Realizzata da parte di ceramisti di Savona e Albissola.
Alla morte di Giovanni Francesco subentrò nell’attività il figlio Paolo. Nato nel 1671. Morto nel 1752. Questi ebbe due figli: Giovanni Agostino e Giovanni Battista.
Il primo nasce nel 1723 e decede nel 1787. Fu attivo nella manifattura Chiodo a Savona sino alla chiusura dell’attività.
Il secondo fratello nasce nel 1733 e muore nel 1801. Architetto e chimico. È ordinato sacerdote. Non esistono fonti che documentino la sua attività presso la manifattura Chiodo a Savona. Nel laboratoro ceramico probabilmente fu pittore e apportatore di tutte le molteplici innovazioni tecniche. Alla base della realizzazione di maioliche di maggior pregio e raffinatezza. Caratterizzate da pareti sottili e, quando percosse, da un suono tondo e acuto.
I miglioramenti toccarono tutte le fasi della lavorazione. Si apportano perfezionamenti ai torni e alle fornaci. Sempre a lui si fanno risalire i miglioramenti nella composizione e nella lavorazione dell’argilla. Progressi che resero quest’ultima più plasmabile e priva di impurità.
Si introducono nuovi modelli con decorazioni a rilievo e con baccellature. Realizzate a stampo. Questo per competere con gli argenti sbalzati. Si assiste al miglioramento dei pigmenti del colore impiegato. Alla base di nuove delicate sfumature.
L’attività della manifattura Chiodo a Savona si concluse nel 1770.
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