In Giappone il capodanno è chiamato Omisoka.
In Giappone il capodanno è chiamato Omisoka. È una delle ricorrenze nazionali più importanti.
Prima dell’avvento dell’epoca Meiji e della conseguente modernizzazione del paese i giorni dell’anno erano conteggiati in base al tradizionale calendario lunisolare. Il Wareki.
Il questo sistema il passaggio all’anno nuovo avveniva nel momento in cui la luna appariva piena durante il mese centrale della stagione invernale.
Quell’evento coincideva con l’ultimo giorno del dodicesimo mese lunare e segnava il passaggio dal vecchio anno al primo giorno di quello nuovo.
Omisoka era nel calendario Wareki il nome assegnato all’ultimo giorno del dodicesimo ed ultimo mese lunare.
Nome che designava i l giorno terminale dell’anno. Appellativo rimasto immutato sino ai nostri giorni.
Durante i rimanenti undici mesi l’ultimo giorno di ogni periodo era chiamato misoka.
Con l’affermazione dell’era Meiji e l’adozione del calendario gregoriano la data di passaggio dall’anno vecchio in quello nuovo avviene alla mezzanotte del 31 dicembre.
Questo momento di passaggio è celebrato con il rituale buddista chiamato joya no kane.
Una cerimonia che si compie in contemporanea in tutto il Giappone. Si svolge nei templi. Il rito prevede che le campane risuonano 108 rintocchi. Un suono per ognuna delle centootto passioni umane da purificare.
L’apprestarsi al Capodanno prevede numerose attività importanti. Tutte miranti a propiziare il nuovo anno.
La grande pulizia e la decorazione della propria casa appartengono a questi preparativi. Se con la prima si mira ad ottenere un fine pratico con la seconda si aspira a uno scopo rituale.
Lo shimenawa è la corda sacra. Nello Shintoismo assume la funzione di barriera. Una separazione del mondo terreno da quello ultraterreno.
É una fune che spesso si presenta più grossa al centro. Realizzata con fili di canapa e paglia di riso. Le fibre sono intrecciate verso sinistra ad indicare la purificazione.
L’apporlo al di sopra della porta d’ingresso della propria abitazione è il simbolo più esplicito del Capodanno.
Il gesto ha un duplice scopo. Da un lato rappresenta un’apertura verso qualcosa di nuovo. Dall’altro il passando sotto questa corda è un rituale Shintoista di purificazione.
Sullo shimenawa sono apposti tre simboli. L’aragosta come auspicio di una lunga vita. Due foglie di felce incrociate a raffigurare un unione coniugale felice. Delle arance amare per propiziare la continuità famigliare.
Ai lati della porta d’ingresso sono poste delle decorazioni composte da rami di pino.
Quella collocata sulla sinistra è detta del pino rosso. Quella di destra del pino nero.
La prima guarnizione è un simbolo femminile. La seconda maschile.
Sono messe come invito allo spirito dell’anno nuovo ad entrare nella casa.
Un’altra usanza è il mochi a specchio.
Un amuleto esposto su una mensola. Realizzato come auspicio per il nuovo anno. Ha il compito di propiziare che sulla terra risplenda sempre la luce e il benessere.
É composto da due pagnotte di riso glutinoso. Entrambi circolari e collocate sovrapposte.
Il mochi è il cibo per eccellenza di tutte le occasioni rituali. É costituito da riso glutinoso. Tritato e pestato ad ottenere una pasta bianca, morbida ed appiccicosa.
La preparazione del mochi rappresenta uno dei momenti salienti della celebrazione del nuovo anno.
Il mochi è uno dei componenti della zuppa tradizionalmente mangiata a Capodanno. Mangiato per avere fortuna.
Capodanno in Giappone 108 rintocchi di campana
Nell’immagine. Tsukioka Yoshitoshi, Gyokuto Coniglio di giada. Ukiyoe appartenete alla serie Tsuki Hyakushi i Cento aspetti della luna.