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Lo sport del sumo in Giappone

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Lo sport del sumo in Giappone.

Lo sport del sumo in Giappone.

Il sumo in giapponese si scrive 相撲.

É lo sport nazionale del Giappone. Tuttavia gli stessi giapponesi riconoscono a quest’attività fisica il non essere solamente un semplice sport.

La parola sumo non è traducibile. Indica l’atto di tirare, il tirare o lo spingere con uno o più strattoni.

È una forma di lotta corpo a corpo.

Lo scopo dell’incontro è atterrare l’avversario o spingerlo fuori dal dohyō. La zona di forma circolare dove avviene il combattimento.

Quando una parte superiore del corpo di un lottatore o un suo piede esce al di fuori del cerchio ove avviene il combattimento. L’atleta ha perso quella fase dell’incontro.

Nel primo caso perchè ha contaminato l’area purificata e ritualmente consacrata del dohyō.

Nel secondo evento si è contaminato uscendo sul terreno esterno.

Il sumo trae la sua origine dalle preghiere in richiesta di raccolti abbondanti e dagli antichi riti religiosi propri dello shintō. La religione politeista e animista originaria del Giappone.

Nell’antichità questa esibizione di forza e abilità si svolgeva durante le feste in onore delle divinità. I kami. Si praticava davanti ai grandi templi o durante le feste tradizionali. I matsuri 祭 stagionali legati ai cicli dell’agricoltura.

Questi combattenti sono chiamati Rikishi. Sono solo di sesso maschile e possiedono un fisico imponente.

Durante l’incontro indossano il mawashi. Si presentano con i capelli acconciati con una particolare crocchia detta oi cho mage.

Vivono e si allenano nelle heya. Le scuole di sumo.

I primi lottatori di sumo professionisti risalgono ai primi anni del XVII secolo.

Questi erano ben altro rispetto ai loro colleghi contemporanei.

Gli attuali professionisti con le loro esibizioni movimentano quantità di denaro da capogiro. Si esibiscono in grandi stadi. I loro incontri sono trasmessi dalle televisioni.

Durante l’incontro assieme ai lottatori è presente l’arbitro. Chiamato gyoji.

Vestito con l’abito tradizionale. Ha in mano un ventaglio, il gumbai.

In questa situazione la presenza del ventaglio assolve solo un significato simbolico.

Specifica che ci si trova in un luogo ove è in atto un combattimento.

La funzione dell’arbitro è di presentare gli sfidanti al pubblico. Durante il combattimento deve incitare gli atleti alla lotta. Questo avviene continuando a urlare in modo ripetitivo.

Nell’immagine. Il lottatore di sumo Tanikase. Raffigurato in kakemono di epoca Edo.

 

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Giappone Gli anni pericolosi

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Giappone Gli anni pericolosi.

Giappone Gli anni pericolosi.

In Giappone è viva la credenza che ogni persona durante lo svolgersi della sua vita attraversi a età fisse degli anni pericolosi. Gli yakudoshi.

Con il trascorrere del tempo e l’avanzare dell’età si avvicenderebbero su uomini e donne le influenze generate da forze positive e negative. Questo influsso avviene sin dall’infanzia e giunge fino alla vecchiaia.

Conoscere in anticipo queste età permette di cercare d’arrestare le conseguenze pericolose. Oppure di trarre vantaggio quando sopraggiungono quelle benefiche.

Sull’individualizzazione dei caratteri dell’anno in base all’età in Giappone vige un consenso quasi unanime.

L’identificazione della qualità dell’anno non si basa sugli anniversari individuali. È basata sul computo dell’età dell’individuo.

Da questo calcolo si viene a conoscenza di una graduatoria della pericolosità dell’annata in arrivo.

Insidia comune a tutti gli uomini e le donne che hanno lo stesso anno di nascita. Tutti accomunati dalla stessa età e dal grado di criticità dell’anno.

Per gli uomini gli anni più pericolosi sono i 25, i 41 e i 61.

Per le donne gli anni più pericolosi sono i 19, i 33 e i 37.

Su quest’ultima età ci sono delle varianti. Qualcuno è più prepenso a sostituire i 37 anni con i 49.

L’età veramente critica è quella dei 42 anni per gli uomini. Dei 33 per le donne.

Questi sono gli dai yakudoshi. Gli anni di maggiore calamità.

L’influenza maligna degli yakudoshi maggiori è cosi poderosa che potrebbe anche manifestarsi in anticipo. È bene prevenirla compiendo negli anni precedenti speciali riti esorcistici.

Si cerca di evitare o contenere gli influssi negativi purificandosi e evocando le forze positive a soccorso. Sempre utile è l’acquisto di un talismano presso un tempio o compiere un pellegrinaggio.

Per gli anni più difficili la purificazione si anticipa il più possibile.

Facendola iniziare il giorno di Capodanno. In quel momento ci si reca al tempio shintoista.

Qui per tre volte il bastone rituale gohei passa sulla testa della persona. Il capo è sfiorato dalle due shide. Delle strisce di carta ripiegate a zig zag.

Con questo rito il sacerdote benedire o santifica la persona. Annientando ogni forma di energia negativa.

La cerimonia può avvenire anche individualmente. Impiegando una carta ripiegata nella forma di shide. Strofinandosela sul corpo. Per far assorbire le energie negative. Gettandola in un corso d’acqua per dissolvere le forze del male.

Periodiche purificazioni sono ritenute efficaci per il contenimento della negatività insita nell’anno.

Comunque è sempre buona precauzione negli anni infausti evitare di intraprendere qualunque iniziativa.

Meno temuti sono gli yakudoshi minori.

Non preoccupano gli anni positivi che precedono o seguono quelli negativi.

Il calcolo degli anni fausti e infausti si basa sull’antico calendario lunare solare.

Basato su un ciclo di sessanta anni. Appena nati si ha un anno. Al sessantunesimo anno di vita ci si ritrova nello stesso punto del ciclo dell’anno della propria nascita.

 

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La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone

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La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone.

La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone.

 

L’Ishi no Hoden è un monolite in pietra. Visibile a Takasago in Giappone. 

É al centro di un mistero irrisolto da moltissimo tempo.

Con l’ausilio della scienza si cercano delle risposte utili a chiarire l’enigma che lo avvolge.

L’Ishi no Hoden è di ragguardevoli dimensioni e peso. Scolpito con grande accuratezza.

Il popolo del Giappone crede che l’interno dello Ishi no Hoden sia abitato da un kami. Per questo il monolite si presenta cinto da uno shimenawa. Al masso è accostato un piccolo tempio scintoista. 

La versione ufficiale è identificare il megalite come una tomba.

Non esistono informazioni su chi l’abbia costruito e con quale scopo.

L’Ishi no Hoden fu sottoposto a indagini scientifiche. Questo avviene tra il 2005 e il 2006. Per iniziativa del consiglio comunale di Takasago e del laboratorio di Storia dell’Università di Otemae. 

La conclusione dello studio ha lasciato aperte molte domande e una certezza. L’indagine effettuata non si è dimostrata definitiva.

Ha rivelato che il manufatto è costituito in ialoclastite.

Una roccia piroclastica e vetrosa. Formatesi durante un eruzione vulcanica sottomarina. Avvenuta circa 70 milioni di anni fa.

Sulla superficie del megalite non si sono trovate le tracce lasciate dagli strumenti usati per la realizzazione.

Queste si possono trovare solo nella parte inferiore. Quella dove l’Ishi no Hoden è attaccato al masso di supporto.

Sorprendente è stato constatare che questa mancanza di impronte di lavorazione si estende anche alle rocce vicine.

Si è cercato di dare una spiegazione. Attribuendo al processo di erosione l’assenza delle impronte conseguenti la fabbricazione. Considerazione che contrasta con una antica ricopertura del sito avvenuta a seguito di un terremoto. Seguita dalla rimozione delle macerie provenienti dalle vicine montagne.

Dando per scontata l’iniziale presenza di segni di utensili sulla pietra.

Diventa legittimo chiedersi per effettuare questa completa soppressione delle impronte della lavorazione per quanti migliaia di anni gli agenti atmosferici hanno dovuto intervenire ? Quale tipo di erosione ha dovuto agire ? 

Una simile e radicale alterazione quanto tempo necessità per effettuarsi ? Come può avvenire ?

Quali saranno stati gli strumenti usati per la realizzazione ?

È una ulteriore domanda destinata al momento attuale a rimane priva di risposta.

Una civiltà tecnologicamente sviluppata può aver costruito l’Ishi no Hoden  ?

È una ipotesi lecita ?

Le grandi dimensioni del monolite e le conseguente difficoltà di manipolazione.

L’assenza di tracce d’utensili come il martello e lo scalpello.

La forma non è certo consueta nei manufatti umani.

Sono tre supposizioni che avvallano una possibile origine aliena ed extraterrestre dell’Ishi no Hoden.

Se fosse antichissimo?

Tanto da poter essere un residuo delle civiltà di Mu? L’ipotetica civiltà precedente a quella di Atlantide. Le cui tracce datano dai 75 mila ai 20 mila anni avanti Cristo.

 

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Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone

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Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone.

Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone.

Takasago è una città del Giappone situata nella prefettura di Hyōgo. Ci troviamo nella regione del Kansai.

Il monolite conosciuto come Ishi no Hoden si trova nelle vicinanze di questo centro abitato.

Ci troviamo a circa 11 chilometri a sud est del Castello di Himeji.

Ishi No Hoden è realizzato in un unico blocco in pietra.

Scolpito con grande accuratezza. Con tagli di precisione che hanno eliminato la parte in eccesso.

Appare in una forma assimilabile a un parallelepipedo rettangolo.

Su una superficie laterale presenta una ampia sporgenza. Della forma di una piramide tronca.

Su di un’altra si trova una rientranza con sezione rettangolare che sì distende lungo tutta la superficie.

Al di sotto del monolite si trova una vasca in pietra riempita d’acqua.

L’acqua nasconde la base del megalite e il suo collegamento al terreno.

A seguito di questa soluzione guardando il monolite si ha l’impressione che la grossa scultura galleggi. Oppure, come pensano gli abitanti del luogo, che sia pronta a volar via.

Dalle note presenti sui registri del tempio sembrerebbe che l’acqua non sia mai scomparsa. Questa caratteristica rimane immutata anche durante i periodi di lunga siccità.

Si presenta con ragguardevoli dimensioni e peso. Misura 6,45 metri di larghezza. 5.45 metri di lunghezza. 7.2 metri di altezza. Si stima abbia un peso superiore alle 500 tonnellate.

L’opera da atto a vari dubbi. Non si può capire se sia è stato lasciato nel luogo dove è stato costruito. Non è dato sapere se la realizzazione sia completamente conclusa.

Nulla di questo monumento in pietra è conosciuto con certezza. Non si conosce l’epoca di realizzazione. L’uso non è noto. Non si conosce chi lo ha scolpito.

Sin dai tempi antichi venne considerato oggetto di venerazione.

La prima notizia dell’esistenza dell’Ishi no Hoden appare nell’VIII secolo. Questa citazione appartiene a una fonte letteraria. Già in quel periodo appariva come un enigma.

Un secondo contributo è dato da Philipp Franz Balthasar von Siebold. Medico, botanico e viaggiatore. Tedesco per nascita.

Entrò in Giappone spacciandosi per olandese. Dove insegnò la medicina occidentale e compì studi botanici e naturalistici.

Nel 1832 scrisse Nippon. Il primo di sette volumi. Un’ opera inerente la etnografica e la geografica del Giappone. Ricca di illustrazioni. Fra queste a pagina 24 del primo volume compare una tavola con due raffigurazioni dello Ishi no Hoden.

 

Nell’immagine L’incisione a pagina 24 del primo volume del libro Nippon. Scritto da Philipp Franz Balthasar von Siebold. Con la raffigurazione dello Ishi no Hoden. 

 

 

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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka

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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Molti sono i luoghi misteriosi in Giappone.

La presenza del monumento in pietra è la caratteristica che accomuna i luoghi misteriosi più antichi.

Fra quest’ultimi i più conosciuti sono situati nella località di Asuka.

Dove sono rappresentati da quattro enigmatiche pietre. 

La: Masuda no iwafune. la Kamegata Sekizōbutsu la Sakafuneishi e la Kameishi.

Questi quattro monumenti misteriosi non sono gli unici presenti nella località di Asuka.

In questo territorio del Giappone il monumento in pietra ha una presenza estesa.

Alle precedenti quattro pietre intagliate molte altre si possono aggiungere. Tutte portatrici di enigmi.

La Nimenseki è una pietra che ha scolpito due volti umani contrapposti.

Entrambi di notevoli dimensioni. Il capo di entrambi le figure è piano e disposto sullo stesso piano.

La pietra è collocata all’esterno del tempio buddista di Tachibana dera.

La Saruishi sono una serie di cinque sculture in pietra.

Ritrovate nel 1702. Erano sotterrate in un campo di riso.

Tre delle statue presentano al fronte e al retro dei volti umani. Le facce raffigurate hanno una grossa somiglianza con le sembianze della testa della scimmia.

La Shumisenseki e la Sekijinzo sono due pietre ritrovate contemporaneamente.

La scoperta è avvenuta durate l’epoca Meiji. Nell’anno 1903. La località della comparsa fu Ishigami.

Entrambi sono ritenute appartenenti allo stesso monumento.

Identificato in una fontana. Collocata all’aperto in un giardino.

La Sekijinzo è alta 1,7 metri.

Raffigura due figure umane. Appoggiate l’una sulla schiena dell’altra.

L’acqua proveniva dall’altezza del terreno. Entrava nella struttura per mezzo di un foro. Seguendo i condotti scaturiva dalla bocca dei due personaggi.

Le figure scolpite con buona possibilità raffigurano un uomo e una donna.

Entrambe presentano dei lineamenti esotici al mondo giapponese.

La Mara Ishi è una scultura di forma cilindrica recente delle incisioni sulla sua cima.

È interrata presentando una pendenza rispetto al suolo. Ha una lunghezza di poco superiore al metro.

Su ogni monumento in pietra esistono solo delle congetture. L’uso non è noto. L’epoca di realizzazione è ignota. Non si conosce chi li ha scolpiti.

Tutte non hanno assonanza di stile con le successive sculture buddiste.

Nella zona di Asuka sono presenti diversi kofun. Delle antiche sepolture caratteristiche del Giappone.

Questo monumento funebre si divide in due tipologie.

Quelle realizzate a tumulo e quelle a megaliti.

Le prime consistono in un rialzo del terreno. Spesso di grandi dimensioni. Modellato a forma di collina. Composto di terra e pietre.

La seconda è costruita servendosi e addossando grosse pietre.

L’Ishibutai Kofun è il più antico e significativo tumulo dell’area di Asuka.

È la più grande struttura megalitica conosciuta in Giappone.

Realizzato accostando trenta pietre. Quella di maggiori dimensioni ha un peso stimato di circa 75 tonnellate. Si ritiene sia la tomba di Soga no Umako.

L’Ishibutai Kofun è descritto da Kanenari Akatsuki nella sua opera intitolata Saigoku sanjūsanjo meisho zue 西国三十三所名所図会. Edita nel 1853. Il libro descrive i siti di pellegrinaggio buddista situati in Giappone.

La presenza di queste strutture in pietra fa pensare a uno dei tanti siti megalitici sparsi sul pianeta terra.

 

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