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La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone

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La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone.

La scienza e l’Ishi no Hoden Un mistero irrisolto in Giappone.

 

L’Ishi no Hoden è un monolite in pietra. Visibile a Takasago in Giappone. 

É al centro di un mistero irrisolto da moltissimo tempo.

Con l’ausilio della scienza si cercano delle risposte utili a chiarire l’enigma che lo avvolge.

L’Ishi no Hoden è di ragguardevoli dimensioni e peso. Scolpito con grande accuratezza.

Il popolo del Giappone crede che l’interno dello Ishi no Hoden sia abitato da un kami. Per questo il monolite si presenta cinto da uno shimenawa. Al masso è accostato un piccolo tempio scintoista. 

La versione ufficiale è identificare il megalite come una tomba.

Non esistono informazioni su chi l’abbia costruito e con quale scopo.

L’Ishi no Hoden fu sottoposto a indagini scientifiche. Questo avviene tra il 2005 e il 2006. Per iniziativa del consiglio comunale di Takasago e del laboratorio di Storia dell’Università di Otemae. 

La conclusione dello studio ha lasciato aperte molte domande e una certezza. L’indagine effettuata non si è dimostrata definitiva.

Ha rivelato che il manufatto è costituito in ialoclastite.

Una roccia piroclastica e vetrosa. Formatesi durante un eruzione vulcanica sottomarina. Avvenuta circa 70 milioni di anni fa.

Sulla superficie del megalite non si sono trovate le tracce lasciate dagli strumenti usati per la realizzazione.

Queste si possono trovare solo nella parte inferiore. Quella dove l’Ishi no Hoden è attaccato al masso di supporto.

Sorprendente è stato constatare che questa mancanza di impronte di lavorazione si estende anche alle rocce vicine.

Si è cercato di dare una spiegazione. Attribuendo al processo di erosione l’assenza delle impronte conseguenti la fabbricazione. Considerazione che contrasta con una antica ricopertura del sito avvenuta a seguito di un terremoto. Seguita dalla rimozione delle macerie provenienti dalle vicine montagne.

Dando per scontata l’iniziale presenza di segni di utensili sulla pietra.

Diventa legittimo chiedersi per effettuare questa completa soppressione delle impronte della lavorazione per quanti migliaia di anni gli agenti atmosferici hanno dovuto intervenire ? Quale tipo di erosione ha dovuto agire ? 

Una simile e radicale alterazione quanto tempo necessità per effettuarsi ? Come può avvenire ?

Quali saranno stati gli strumenti usati per la realizzazione ?

È una ulteriore domanda destinata al momento attuale a rimane priva di risposta.

Una civiltà tecnologicamente sviluppata può aver costruito l’Ishi no Hoden  ?

È una ipotesi lecita ?

Le grandi dimensioni del monolite e le conseguente difficoltà di manipolazione.

L’assenza di tracce d’utensili come il martello e lo scalpello.

La forma non è certo consueta nei manufatti umani.

Sono tre supposizioni che avvallano una possibile origine aliena ed extraterrestre dell’Ishi no Hoden.

Se fosse antichissimo?

Tanto da poter essere un residuo delle civiltà di Mu? L’ipotetica civiltà precedente a quella di Atlantide. Le cui tracce datano dai 75 mila ai 20 mila anni avanti Cristo.

 

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

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Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone

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Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone

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Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone.

Il Monolite Ishi No Hoden a Takasago in Giappone.

Takasago è una città del Giappone situata nella prefettura di Hyōgo. Ci troviamo nella regione del Kansai.

Il monolite conosciuto come Ishi no Hoden si trova nelle vicinanze di questo centro abitato.

Ci troviamo a circa 11 chilometri a sud est del Castello di Himeji.

Ishi No Hoden è realizzato in un unico blocco in pietra.

Scolpito con grande accuratezza. Con tagli di precisione che hanno eliminato la parte in eccesso.

Appare in una forma assimilabile a un parallelepipedo rettangolo.

Su una superficie laterale presenta una ampia sporgenza. Della forma di una piramide tronca.

Su di un’altra si trova una rientranza con sezione rettangolare che sì distende lungo tutta la superficie.

Al di sotto del monolite si trova una vasca in pietra riempita d’acqua.

L’acqua nasconde la base del megalite e il suo collegamento al terreno.

A seguito di questa soluzione guardando il monolite si ha l’impressione che la grossa scultura galleggi. Oppure, come pensano gli abitanti del luogo, che sia pronta a volar via.

Dalle note presenti sui registri del tempio sembrerebbe che l’acqua non sia mai scomparsa. Questa caratteristica rimane immutata anche durante i periodi di lunga siccità.

Si presenta con ragguardevoli dimensioni e peso. Misura 6,45 metri di larghezza. 5.45 metri di lunghezza. 7.2 metri di altezza. Si stima abbia un peso superiore alle 500 tonnellate.

L’opera da atto a vari dubbi. Non si può capire se sia è stato lasciato nel luogo dove è stato costruito. Non è dato sapere se la realizzazione sia completamente conclusa.

Nulla di questo monumento in pietra è conosciuto con certezza. Non si conosce l’epoca di realizzazione. L’uso non è noto. Non si conosce chi lo ha scolpito.

Sin dai tempi antichi venne considerato oggetto di venerazione.

La prima notizia dell’esistenza dell’Ishi no Hoden appare nell’VIII secolo. Questa citazione appartiene a una fonte letteraria. Già in quel periodo appariva come un enigma.

Un secondo contributo è dato da Philipp Franz Balthasar von Siebold. Medico, botanico e viaggiatore. Tedesco per nascita.

Entrò in Giappone spacciandosi per olandese. Dove insegnò la medicina occidentale e compì studi botanici e naturalistici.

Nel 1832 scrisse Nippon. Il primo di sette volumi. Un’ opera inerente la etnografica e la geografica del Giappone. Ricca di illustrazioni. Fra queste a pagina 24 del primo volume compare una tavola con due raffigurazioni dello Ishi no Hoden.

 

Nell’immagine L’incisione a pagina 24 del primo volume del libro Nippon. Scritto da Philipp Franz Balthasar von Siebold. Con la raffigurazione dello Ishi no Hoden. 

 

 

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

I luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka

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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka

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Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

Molti sono i luoghi misteriosi in Giappone.

La presenza del monumento in pietra è la caratteristica che accomuna i luoghi misteriosi più antichi.

Fra quest’ultimi i più conosciuti sono situati nella località di Asuka.

Dove sono rappresentati da quattro enigmatiche pietre. 

La: Masuda no iwafune. la Kamegata Sekizōbutsu la Sakafuneishi e la Kameishi.

Questi quattro monumenti misteriosi non sono gli unici presenti nella località di Asuka.

In questo territorio del Giappone il monumento in pietra ha una presenza estesa.

Alle precedenti quattro pietre intagliate molte altre si possono aggiungere. Tutte portatrici di enigmi.

La Nimenseki è una pietra che ha scolpito due volti umani contrapposti.

Entrambi di notevoli dimensioni. Il capo di entrambi le figure è piano e disposto sullo stesso piano.

La pietra è collocata all’esterno del tempio buddista di Tachibana dera.

La Saruishi sono una serie di cinque sculture in pietra.

Ritrovate nel 1702. Erano sotterrate in un campo di riso.

Tre delle statue presentano al fronte e al retro dei volti umani. Le facce raffigurate hanno una grossa somiglianza con le sembianze della testa della scimmia.

La Shumisenseki e la Sekijinzo sono due pietre ritrovate contemporaneamente.

La scoperta è avvenuta durate l’epoca Meiji. Nell’anno 1903. La località della comparsa fu Ishigami.

Entrambi sono ritenute appartenenti allo stesso monumento.

Identificato in una fontana. Collocata all’aperto in un giardino.

La Sekijinzo è alta 1,7 metri.

Raffigura due figure umane. Appoggiate l’una sulla schiena dell’altra.

L’acqua proveniva dall’altezza del terreno. Entrava nella struttura per mezzo di un foro. Seguendo i condotti scaturiva dalla bocca dei due personaggi.

Le figure scolpite con buona possibilità raffigurano un uomo e una donna.

Entrambe presentano dei lineamenti esotici al mondo giapponese.

La Mara Ishi è una scultura di forma cilindrica recente delle incisioni sulla sua cima.

È interrata presentando una pendenza rispetto al suolo. Ha una lunghezza di poco superiore al metro.

Su ogni monumento in pietra esistono solo delle congetture. L’uso non è noto. L’epoca di realizzazione è ignota. Non si conosce chi li ha scolpiti.

Tutte non hanno assonanza di stile con le successive sculture buddiste.

Nella zona di Asuka sono presenti diversi kofun. Delle antiche sepolture caratteristiche del Giappone.

Questo monumento funebre si divide in due tipologie.

Quelle realizzate a tumulo e quelle a megaliti.

Le prime consistono in un rialzo del terreno. Spesso di grandi dimensioni. Modellato a forma di collina. Composto di terra e pietre.

La seconda è costruita servendosi e addossando grosse pietre.

L’Ishibutai Kofun è il più antico e significativo tumulo dell’area di Asuka.

È la più grande struttura megalitica conosciuta in Giappone.

Realizzato accostando trenta pietre. Quella di maggiori dimensioni ha un peso stimato di circa 75 tonnellate. Si ritiene sia la tomba di Soga no Umako.

L’Ishibutai Kofun è descritto da Kanenari Akatsuki nella sua opera intitolata Saigoku sanjūsanjo meisho zue 西国三十三所名所図会. Edita nel 1853. Il libro descrive i siti di pellegrinaggio buddista situati in Giappone.

La presenza di queste strutture in pietra fa pensare a uno dei tanti siti megalitici sparsi sul pianeta terra.

 

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

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Il Triangolo del diavolo Una zona misteriosa sulle coste del Giappone

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Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

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Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra.

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra.

Asuka è un villaggio situato nel distretto di Takaichi. Nella prefettura di Nara in Giappone.

Il monumento in pietra è la caratteristica di questo territorio. Una presenza numerosa e misteriosa.

La località di Asuka come oggi compare nasce nel 1956.

A seguito del raggruppamento di tre villaggi: Sakaai, Takechi e Asuka.

Nel 1966 il governo giapponese proclama Asuka una città storica.

Da questo anno Asuka assurge alla stessa condizione giuridica conferita alle città di Kyoto Nara e Kamakura.

Il monumento in pietra è presente con frequenza in varie parti di questa regione. Dove si trovano numerosi massi dalle caratteristiche anomale.

Tutti di grandi dimensioni e di oscura origine. Realizzati in granito o scolpiti nella pietra.

Sono tutti dei monumenti monolitici.

La pietra più nota è la Masuda no iwafune.

In questo territorio è quella di maggiori dimensioni. Si presenta con una lunghezza di 11 metri. Una larghezza di 8 metri. Una altezza di 4,7 metri. Il peso è da ritenersi attorno alla 800 tonnellate.

Si trova in cima ad una collina. Circondata da un bosco di bambù.

La parte che ora si mostra come la superiore appare levigata. Con la presenza di due profonde aperture. Entrambe di forma quadrangolare. Con lunghezza dei lati attorno al metro.

Alla base reca una fitta successione di scanalature.

Le aperture di forma quadrata presenti sulla cima della pietra sono fra loro allineate e parallele alla cresta montuosa ove la pietra intagliata è collocata. Una caratteristica troppo difficile da realizzare in modo casuale.

La Kamegata Sekizōbutsu sembrerebbe il resto di una costruzione più ampia.

Quello che oggi ci rimane è formato da un sito dove la parte principale è rappresentata da due pietre scolpite.

Una cisterna di forma rettangolare con angoli arrotondati. Accostata a una seconda pietra lavorata in una forma che si assimila a una tartaruga. Dove il carapace è concavo e di forma circolare. Circondato da una cornice di forma ovale. Sulla quale si trovano scolpite la testa, le quattro zampe e la coda dell’animale.

La Sakafuneishi è una grande pietra piatta.

Presenta sulla superficie delle cavità di varie forme e dei canali di collegamento.

Situata sulla cima di una piccola collina. È lunga 5,5 metri. Larga circa 2,3 metri. Con un’altezza  di 1 metro.

È giunta ai nostri giorni caratterizzata da una grossa menomazione. Avvenuta durante il periodo della Seconda guerra mondiale. Quando per la costruzione di una nuova strada fu sottopostaripetute esplosioni.

La Kameishi è un’enorme pietra scolpita per assomigliare a una tartaruga.

Un’altra teoria la fa avvicinare alle sembianze di una rana. Questo perché la testa è di forma triangolare e presenta gli occhi sporgenti verso l’alto. Un’altra tesi vuole che la scultura non sia stata portata a fine.

Si presenta con delle ragguardevoli dimensioni. Una lunghezza di 3,6 metri. Una larghezza di 2,1 metri. Una altezza di 1,8 metri.

Presenta una lavorazione a forma di reticolo simile a quella visibile sulla Masuda no iwafune.

Il piacevole sorriso dell’animale è frequentemente usato come richiamo turistico.

L’elenco non si esaurisce con la descrizione di queste quattro pietre intagliate.

La presenza del monumento in pietra nel territorio di Asuka è molto estesa.

I monumenti sono disposti sulle colline che circondano questa località.

 

Per tutti la loro presenza è caratterizzata solo delle congetture.

Non si conosce l’epoca di realizzazione. L’uso non è noto. Non si conosce chi li ha scolpiti.

Tutte non hanno assonanza di stile con le successive sculture buddiste.

 

I luoghi misteriosi del Giappone Il monumento in pietra ad Asuka.

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Il Triangolo del diavolo Una zona misteriosa sulle coste del Giappone

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Triangolo del diavolo Una zona misteriosa che interessa le coste del Giappone

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Il Triangolo del diavolo Una zona misteriosa che interessa le coste del Giappone.

 

Il Triangolo del diavolo è anche chiamato Triangolo del drago. È una zona misteriosa dell’Oceano Pacifico che interessa le coste del Giappone.

Uno spazio acquatico dove il governo giapponese ha proibito la navigazione.

É un area dell’Oceano Pacifico molto estesa. Compresa fra il lato Sud dell’isola dell’Honshu, il Territorio di Guam appartenete all’arcipelago delle Marianne e l’isola di Luzon appartenete alla Repubblica delle Filippine.

Questa area, dal folclore nipponico, è considerata un luogo malevolo. Nelle cui profondità si celano delle oscure presenze demoniache. Esseri che quando sono affamati per nutrirsi fanno inabissare barche e bastimenti.

Una porzione dell’Oceano da sempre nota al popolo giapponese per la sua pericolosità.

Il luogo sale alla ribalta internazionale il 4 gennaio 1955. A seguito della notizia della scomparsa di una nave nelle vicinanze dell’isola di Mikurajima. In realtà è un falso allarme. L’imbarcazione è ritrovata ormeggiata in un porto.

L’interesse suscitato da questa informazione porta alla luce la notizia di altre scomparse di navi in quella località. Delle imbarcazioni scomparse senza un’apparente giustificazione.

Nel libro dello scrittore Charles Berlitz si legge che nove navi militari giapponesi e i relativi equipaggi si sono persi in quel tratto d’Oceano.

Queste sparizioni avvengono in un lasso di tempo che inizia nel 1950 e si conclude nel 1954.

Stessa sorte toccò alla Kaiyo Maru 5.

La nave, inviata dal governo giapponese, aveva due compiti:. La ricerca delle navi militari scomparse e lo studiare l’attività vulcanica presente nel luogo. Anch’essa salpata e mai ritornata.

Forse la risposta a questi misteri la fornisce lo scrittore americano Lawrence David Kusche.

Per lui le navi scomparse erano piccole imbarcazioni. Tutte prive di mezzi di comunicazione e colte da forti tempeste.

Il non ritorno della Kaiyo Maru 5 è dovuto ad un esplosione. Causata dalla attività del vulcano sottomarino Myojin Sho. La teoria è confermata dai resti della Kaiyo Maru 5 ritrovati.

Molti altri incidenti hanno interessato navi ed aerei che transitavano in questo tratto dell’Oceano. Presumibilmente precipitati e inabissati senza lasciare traccia.

Questa è una zona nota per i numerosi tsunami, i violenti uragani e le improvvise e fitte nebbie. Una località dove i collegamenti radio non sono facili.

Fenomeni attribuiti dalla scienza alle anomalie elettromagnetiche presenti nel luogo.

Gli extraterrestri e ciò che rimane della scomparsa civiltà di Atlantide sono spesso scomodati per spiegare le sparizioni avvenute in questo luogo.

Per i primi si pensa che le sparizioni avvengano a seguito della fusione fra la materia del veicolo scomparso in quella del mezzo volante alieno.

Per la seconda ci si rifà agli scritti del medium Edgar Cayce.

Egli crede che in nell’area marina corrispondente al triangolo del diavolo si trovi inabissata la Città dei Sette Palazzi d’Oro.

Il luogo dove si trova la Forza Primordiale o Forza Cosmica. La cui energia rimane schermata dall’acqua. In alcune occasioni riesce però a manifestarsi.

Il sensitivo parlò anche di cristalli sfaccettati creatori di energia che si attivano con la luce solare e in particolari condizioni di allineamento magnetico. Chissà come mai le sparizioni avvengono sempre durante le ore del giorno e mai di notte?

Michael Preisinger propone un’altra spiegazione.

Basata sulla constatazione dell’esistenza nei famigerati triangoli marini di campi magnetici di grande intensità.

Da lui Identificati come piccoli buchi neri. Nei quali lo spazio e tempo sono congelati.

Le sparizioni sono causate dall’attrazione nel campo gravitazionale di un buco nero attivo in quel momento.

Il triangolo del diavolo gode della medesima fama sinistra del più famoso triangolo delle Bermuda.

Questi sono due dei dodici vortici del male esistenti al mondo. Teorizzati da Ivan Sanderson nelle pagine del suo libro intitolato The 12 Devil’s Graveyards Around The World. Edito nel 1972.

Per Sanderson le sparizione di aerei e barche nel Mare del diavolo possono avere quattro cause: Una ruga nello spazio tempo. Aberrazioni gravitazionali o magnetiche. Extraterrestri o misteriosi sottomarini.

Ivan Sanderson è anche il teorizzatore del concetto di vortice vile. Delle regioni anomale regolarmente distribuite sulla Terra. Dei luoghi nei quali avvengono:  sparizioni, avvistamenti UFO o attività poltergeist.
Il Triangolo delle Bermuda e il Mare del Diavolo sono Il primo e il secondo vortice vile nell’elenco.

Lawrence David Kusche è colui che sfatò la gran parte dei misteri inerenti il Triangolo del diavole e il Triangolo delle Bermude. La sua ricerca si basò sull’analisi delle fonti originali.

Per lui questi fenomeni sono il frutto della esagerazione causata dalla perdita di numerose pescherecci in un lasso di tempo relativamente breve.

Il Triangolo del diavolo nonostante tutti queste teorie rimane una zona misteriosa che bagna le coste del Giappone.

 

 

Il Giappone del villaggio di Asuka e del monumento in pietra

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Nell’immagine. Due copertine del best-seller di Charles Berlitz intitolato Il triangolo del drago. Edito in Italia da Sperling & Kupfer nel 1989. L’autore nacque a New York il 20 novembre 1914 e morì a Tamarac in Florida il 18 dicembre 2003.

Il Triangolo del diavolo Una zona misteriosa che interessa le coste del Giappone.