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incunabolo

incunabolo

incunabolo.

Per i cultori di libri antichi il vocabolo incunabolo richiama la nascita della stampa a caratteri mobili. Di contro per i collezionisti rappresenta un agognato volume da introdurre fra le preziosità della propria raccolta.

La stampa a caratteri mobili è un metodo che permette la riproduzione, in sequenza, di uno testo, stampandolo in numerosi esemplari simili. Questi tutti provenienti da un’unica matrice.

 

Incunabolo, al plurale degli incunaboli, dunque rimanda in maniera inesorabile agli esordi della tipografia e della stampa. Ai primi lavoratori che mettono a punto e esercitano quest’arte, un lavoro prima di allora sconosciuto.

 

La parola deriva da incunabula e incunabulum. Vocaboli entrambi appartenenti alla lingua latina, il primo è un sostantivo neutro plurale, impiegato per indicare la culla per i neonati. Il secondo significa deposto in culla. incunabolo.

I termini, nella loro accezione figurata, indicano il luogo di nascita o di origine.

Di conseguenza, gli incunaboli costituiscono la fase iniziale dell’arte della stampa, la loro esistenza testimonia della nascita dei primi libri impressi a caratteri mobili. incunabolo.

Questa tipologia di volumi si afferma in un epoca nella quale la diffusione dei testi trovava nel manoscritto il suo unico e indiscusso protagonista.

 

Un periodo nel quale il pensiero circolava su pagine stese dalla mente e dalle mani dell’autore oppure da un copista. incunabolo.

Per questa ragione, data la contemporaneità dei due mezzi, necessita stabilire un raffronto e una continuità fra il manoscritto e il testo a stampa.

La comparazione dei due vede, il manoscritto fornire la struttura della composizione grafica e l’incunabolo trasportarla in una simile, ma tipografica.

 

Da qui si desume che l’incunabolo si camuffa graficamente in modo da rievocare, nella mente degli acquirenti, i più costosi manoscritti coevi.

 

La definizione di incunabolo o incunabulo è frutto di una convenzione.

La parola è usata per indicare un volume che appartiene ai primi prodotti fuoriusciti da un processo di tipografia.

Indica i libri antichi impressi partendo dalle origini per giungere sino al 31 dicembre 1500.

 

Ovvero tutte le edizioni con una data di stampa risalente al XV secolo.

incunabolo

Nell’ambito dei libri antichi e dell’arte della stampa, l’impiego del termine incunabolo risale al 1640.

 

Il vocabolo compare in un libro stampato a Colonia, scritto da un bibliofilo di nome Bernhard von Mallinckrodt.

Autore del saggio intitolato De ortu et progressu artis typographicae. incunabolo.

In italiano: Dell’ascesa e del progresso dell’arte tipografica. i

Il testo è impresso per celebrare il bicentenario dell’invenzione della stampa a caratteri mobili.

Proclamando, in questo ambito, la priorità di Johannes Gutenberg. incunabolo.

Il saggio include la frase: Prima typographicae incunabula. In italiano: la prima infanzia della tipografia.

Passaggio dal quale trae origine al termine incunabolo.

Questa strada è proseguita da Philippe Labbé, gesuita, storico e grecista.

Autore del Nova bibliotheca librorum manuscriptorum. Un volume edito nel 1653. incunabolo.

Nel testo avviene l’identificazione della parola incunabula con i libri impressi dalle origini sino al 1500 incluso. 

 

Per tutto il Settecento Incunabula è in uso comune. Storpiato in incunabolo nell’Ottocento.

incunabolo.

Nell’ambito della stampa dei libri antichi il termine incunabolo introduce una periodizzazione arbitraria.

 

Questo perché divide il periodo più fertile dell’arte tipografica in due sconnessi tronconi.

Imponendo la separazione delle opere a stampa fra quelle impresse prima e dopo la data del 31 dicembre 1500. incunabolo.

Di fatto concentrato le ricerche sui volumi impressi nel Quattrocento.

Questo a discapito delle edizione risalenti agli inizi del Cinquecento. Quest’ultime definite post incunaboli.

Una divisione fallace perché gli incunaboli e i post incunaboli presentano delle caratteristiche condivise. Questo ad indicarne la continuità. incunabolo.

Le due imposte tipologie si accomunano da tipografie nelle quali le mansioni interne si presentavano poco differenziate.

 

Per il funzionamento dell’attività tipografica necessitano numerosi e distinti ruoli: il fonditore di caratteri, lo stampatore, l’editore, il revisore letterario e il libraio.

Nelle stamperie in funzione dal XV secolo e fino ai primi quattro decenni del XVI secolo questa divisione di incarichi non esisteva.

In questo periodo, tutti i lavoranti nell’impresa concentravano su di loro più professionalità distinte, da questa coesistenza scaturiva la realtà operativa della stamperia. incunabolo.

Oltretutto, all’epoca, non è infrequente la figura del proto tipografo, nella quale tutti questi mestieri confluivano in un solo soggetto. Questo è un personaggio motivato dallo spirito d’avventura e caratterizzato dalla conoscenza del mestiere.

incunabolo

Solo attorno al 1540 la stampa e l’editoria riuscirono a superare la figura del proto tipografo. incunabolo.

Spetta ai tipografi Claude Garamond e Jacques Sabon essere i primi a separare l’attività di stampa da tutto quello che serve per esercitarla. incunabolo.

In questo modo, la distinguono dal disegno dei caratteri, dall’incisione dei punzoni e dalla fusione dei caratteri.

 

Questo mutamento permise il nascere di stamperie in ogni dove.

Originando uno travolgimento che mise fine alla figura dello stampatore artigiano. Aprendo la strada ad attività commerciali librarie caratterizzate da una sede fissa, dall’impiego di capitali e di una struttura operativa. incunabolo.

La prima metà del Cinquecento si caratterizza da una ricchezza di caratteri tipografici diversi.

Questo è da intendere come un retaggio della creatività che caratterizzava il periodo della realizzazione degli incunaboli. incunabolo.

Caratteristica che viene meno con l’affermazione dei corsivi di Antonio Blado e i tondi di Claude Garamond. Entrambi incisi nel 1540.

É questa una popolarità che metterà fine alla creazione di nuovi caratteri. incunabolo.

Questo è anche il periodo nel quale Germania e Italia perdono centralità a favore dell’editoria francese e dei Paesi Bassi.

 

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