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Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare

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Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare

 

Una chiacchierata sulle tsuba Dove si fornisce qualche spunto per il restauro e qualche consiglio su cosa fare e soprattutto cosa non fare.

Sempre agire con la massima cautela! Buona norma è rimandare e meditare.

Su qualunque tsuba in condizioni accettabili è meglio evitare qualunque intervento.

Mai toccare una tsuba in condizioni perfette. Sembrerebbe una banalità ma nemmeno queste tsuba si sono salvate dagli interventi di alcuni proprietari. Ometto volutamente il termine collezionista.

Non è rado vedere tsuba che hanno subito una “pulitura” che sarebbe meglio identificare come “lucidatura”. Con la conseguente completa asportazione delle patine e delle colorazioni che erano state realizzate sul pezzo. Una compiuta trasformazione della tsuba in uno specchio lucido e lucente.

Il peggio non è ancora finito. Una bella passata di colore e tutto sembra riportato al giusto stato.

Può anche capitare di trovarsi di fronte una tsuba rivestita di materiale plastico trasparente. In questo caso necessita l’uso di un sverniciatore che agisca senza danneggiare il metallo. L’applicazione necessita di un pennello economico, di guanti e di molta ventilazione.

Se ci troviamo ad operare su una tsuba in buone condizioni. Priva di ruggine ma ricoperta di cera. Quest’ultima è possibile rimuoverla strofinandola con alcool isopropilico anche noto come alcool isopropanolo. La volatilità di questo liquido incolore è la migliore garanzia che si può richiedere. Attenzione perché è infiammabile.

È da ponderare anche l’apporre un leggero strato d’olio. Anche se di choji. Oltre ad incastrarsi nei trafori. Conferisce al metallo una patina oleosa. Per me sgradevole. Senza contare la polvere che implacabilmente si depositerà. Destinata col tempo ad attaccarsi sulla superficie. Per ultimo l’olio e la polvere seccheranno. Formando uno strato duro e avvizzito. Decisamente brutto!.

Con l’uso dell’olio si può operare anche in modo subdolo. Una mano d’olio è spesso usata per nasconde la ruggine del ferro. Rendendola di colore scuro. Senza risolvere il problema della corrosione e ricadendo nelle problematiche sopra descritte.

Un altro tranello a cui fare attenzione e da evitare è una falsa patina creata con l’uso del lucido da scarpe. Quello più frequentemente usato è di colore nero. Tanto coprente da riuscire a nascondere tutto quello che appare indesiderato.

È bene conservare ogni tsuba in una scatola. Ottime quelle usuali in legno. Con coperchio e supporto per affrancare la tsuba. Ne esistono di molteplici qualità. E tutti sanno che la qualità in Giappone non è a buon mercato.

 

 

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

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Tsuba La scuola Shonai Shoami e la scuola Yasuchika

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Tsuba La scuola Shonai Shoami e la scuola Yasuchika

La descrizione delle tsuba della scuola Shonai Shoami e Yasuchika.

La scuola Shonai 庄内 è un ramo della scuola Shoami.

La regione dello Shonai era un’area geografica situata nella parte più settentrionale del Honshu, l’isola principale dell’arcipelago giapponese. In origine appartenete alla provincia di Dewa no kuni 出羽国. Località ora suddivisa nelle prefetture di Yamagata e Akita.

Nell’antichità era un territorio non facilmente raggiungibile. Questo rimanere isolato dal resto del Giappone permise l’affermarsi di uno stile artistico locale. Caratterizzato da una grande eleganza unita a sobrietà.

La scuola Shonai è fondata da Shoami Matahachiro.

Pronipote di Jirohachi. Prima di allora attivo nella città di Edo. Questo avvenne durante il quarto anno del nengo Kambun. Corrispondente al 1644. Con il trasferimento si pose al servizio del clan Sakai reggente della vasta area dello Shonai. Questa era una delle famiglie più fedeli all’importante clan Tokugawa. Dal quale dopo l’instaurazione dello shogunato Tokugawa ricevette ampio potere e prestigio.

Le prime tsuba realizzate dalla scuola Shonai erano nello stile Ko Shoami.

Queste tsuba sono molto simili a quelle prodotte nella città di Kyoto.

L’identificazione fra le due tipologie può avvenire solo basandosi sulle caratteristiche del ferro costituente la tsuba. Quelle in stile Ko Shoami realizzate dalla scuola Shonai sono costituite da un materiale che risulta all’analisi meno antico.

Questo stile era in uso presso la famiglia Yoshida appartenete alla scuola Shonai Shoami.

Prima dell’arrivo di Matahachiro nell’area di Shonai era attiva la scuola Yasuchika. Originaria del luogo e favorita fra le due.

La scuola Yasuchika acquisì notevole popolarità. Tanto che il suo stile andò a influire sull’operato delle scuole operanti nella città di Edo. Da dove indirettamente influenzò anche il lavori della scuola Shonai.

Nei primi momenti l’influenza esercitata dallo stile della scuola Yasuchika fu molto forte. Il tempo invertì questa tendenza. Facendo sì che lo stile Edo che aveva assorbito ed elaborato l’influenza Shonai ritornò all’origine mutato e si impose.

È interessante il confronto fra i lavori realizzati da Kiyonari appartenente alla scuola Shonai e quelli di Yasuchika I. Fra i due Kiyonari era il più anziano. Aveva ventitré anni in più di Yasuchika I. Contrariamente alla norma constatiamo che fu il più giovane ad influenzare il più vecchio. Questa incidenza andava aumentando in corrispondenza dell’aumentare della fama di Yasuchika I.

Una terza scuola era attiva della zona di Shonai. La scuola era rappresentata da Sato Chinkyu e da suo padre Shirozaemon.

Entrambi lavoravano in puro stile Shoami. Non è noto se fossero membri della famiglia Shoami. Poche sono le notizia che ci sono arrivate di Shiozaemon.

Sato Chinkyu fu il maestri di Yasuchika Ie di Arinari. Per entrambi il loro stile iniziale ricorda da vicino quello di Chinkyu ed è forte l’influenza dello stile Shonai Shoami.

In seguito Yasuchika I si trasferì nella città di Edo. Dove elaborò un proprio stile.

In conclusione si può affermate che lo stile della scuola Shonai Shoami è multiforme. Con un forte legame verso lo stile Ko Shoami. Ha subito delle caratteristiche proprie dell’area ove era insediata. Ha saputo influire ed essere condizionata dalle tendenze del periodo.

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Nanban Tsuba 南蛮鍔

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Nanban Tsuba 南蛮鍔

Nanban Tsuba 南蛮鍔 La scuola realizza delle else il cui decoro si ispira ai finimenti di spade provenienti dalla Cina e dall’Europa.

Durante il periodo Edo, dominato dagli shogun Tokugawa, il solo porto di Nagasaki, nella provincia di Hizen, è aperto al commercio con l’estero.

L’approdo è concesso solo una esigua parte delle barche delle popolazioni straniere è ammessa. Per i mercantili degli armatori olandesi e portoghesi l’accesso è contingentato. Le mercanzie provenienti dalla Cina e dalla Corea godono di maggiore fortuna.

La provincia di Hizen no kuni 肥前国 è attualmente divisa fra le prefetture di Saga e Nagasaki.

Nanban significa barbari meridionali. È un vocabolo della lingua giapponese che indica tutti i forestieri. Gli abitanti dei paesi estranei al Giappone. Per estensione tutti i popoli delle nazioni straniere.

Nanban tsuba 南蛮鍔 definisce delle else il cui decoro si ispira ai finimenti di spade provenienti da paesi che non siano il Giappone.

Le prime tsuba prodotte appartenenti a questa tipologia risalgono alla fine del sedicesimo e agli inizi del diciassettesimo secolo.

Agli esordi le Nanban tsuba 南蛮鍔 avevano come solo riferimento le guardie presenti sulle spade esotiche. Quelle importate dalla Cina. Da quelle trassero  i motivi ornamentali da introdurre nella decorazione.

In seguito un secondo richiamo furono le cocce delle spade indossate dai portoghesi.

Ben presto questa tipologia divenne un apprezzato accessorio alla moda. Guadagnandosi una grande diffusione in tutto il Giappone.

Inizialmente queste else sono prodotte nella città di Nagasaki. Costruite dai membri della famiglia Onitake.

In seguito molti altri artigiani operanti in Giappone realizzarono questo modello.

I poriduttori appartengono alla scuola Kunishige a Hirato, alla scuola Jakushi a Hizen e agli spadai della scuola Nobukuni nella provincia di Higo.

Queste tsuba sono realizzate quasi sempre in ferro. Raro è trovare finimenti diversi dalle else.

Con questa tipologia nasce una nuova forma di tsuba. Con un aspetto che imita con buona approssimazione la sagoma di una coccia di uno spadino europeo fabbricato nel Settecento.

Vari sono i motivi decorativi che le appaiono su questa tipologia di else. Soggetti europei sono aggiunti ai contenuti prettamente giapponesi.

I modelli non appartenti alla tradizione giapponese sono: i monogrammi e le iscrizioni composte con lettere dell’alfabeto, i galeoni, gli stemmi e le umane di occidentali.

La maggior parte delle Nanban tsuba 南蛮鍔 risentono dell’influenza dei motivi cinesi. Il contenuto esotico con la maggior frequenza è la coppia di draghi posta fra complicati intrecci.

Questa tipologia di guardie sono spesso chiamate Kannon o Kanton tsuba.

Tutte queste else sono sempre realizzate con la sola tecnica del traforo.

Le quasi totalità delle Nanban tsuba ha forma ovale. Non sono comuni a reperirsi quelle realizzate seguendo la forma geometrica dell’esagono o dell’ottagono.

Nanban è storpiato in Namban.

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Tsuba il sahari della scuola Hazama o Kameyama

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Tsuba il sahari della scuola Hazama o Kameyama

Le Tsuba caratterizzate dal sahari appartengono alla scuola Hazama o Kameyama

La scuola Hazama o Kameyama 亀山 produce delle solide tsuba.

Realizzate in ferro ben forgiato. Simile a quello usato per la realizzazione delle armi da fuoco.
Per lo più di forma rotonda e goishi gata. Con la superficie piatta o convessa.

La tipicità del loro lavoro risiede nel tipo di decorazione impiegata.
Prevalentemente realizzata usando la tecnica chiamata sahari.

Il decoro è realizzato creando una depressione nel metallo di base. Scavata nella forma del soggetto che si voleva realizzare.

Riempita da una lega in metallo fuso. Molto dura. Composta da rame, stagno, piombo, zinco e forse argento.

Le diverse percentuali dei molti metalli presenti nella miscela facevano si che i soggetti raffigurati in ogni tsuba Hazama potessero assumere numerose tonalità di colore. Dalle più chiare a quelle più scure.

Il nome della lega impiegata era sahari. Da qui nasce la denominazione della tecnica.

Dopo aver realizzato e raffreddato la miscela metallica. Questa è polverizzata e posta negli incavi della superficie. La materia sminuzzata doveva riempire abbondantemente la cavità che formava la sagoma del decoro. In seguito con l’ausilio del calore è sciolta. Raffreddandosi riacquisiva compattezza e si congiungeva con la base.

La superficie sarà successivamente rasata. Eliminando l’eccesso di metallo fuso. Portando il piano ad un unico livello.

Questa metodologia causa delle ripercussioni sulla struttura della lega metallica costituente l’ornamento.

La fusione ridotta a polvere riesce a riempie l’incavo con la forma del decoro solo in modo non uniforme.
Sottoposta al processo di fusione si assiste alla formazione di sacche d’aria nel metallo dell’intarsio.

La conseguenza è che successivamente alla rasatura si ottiene una superficie dall’aspetto corroso.

Una caratteristica di questo procedimento.
Fornendo una garanzia della metodologia impiegata e della certa appartenenza alla scuola Hazama o Kameyama.

Nell’antichità la polvere di metallo era sciolta con l’ausilio di un fuoco di carbone.
Al giorno d’oggi l’uso della polvere è ancora praticato. In alternativa questo metodo può essere sostituito con l’uso della lega resa liquida e riversata nell’incavo.

Sulla tsuba possono trovarsi intarsi aggiuntivi. Realizzati usando: oro, argento e rame.
Molto difficilmente è realizzata una decorazione a traforo.

Tsuba scuola Hazama o Kameyama亀山

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Tsuba scuola Hazama 間 o Kameyama 亀山

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Tsuba scuola Hazama 間 o Kameyama 亀山

La scuola Hazama o Kameyama 亀山 è attiva nel diciottesimo secolo.

Inizialmente lavora a Kunitomo 国 友. Un villaggio ad est del lago Biwa. Situato nella provincia di Ōmi no kuni. 近 江 国. Attualmente parte della prefettura di Shiga.

Da lì si trasferisce nella città di Kameyama. All’epoca nella provincia di Ise no kuni 伊 勢 国. Al giorno d’oggi centro abitato situato nella parte centro settentrionale della prefettura di Mie.

Con buona probabilità i membri della scuola Hazama sono in ramo della famiglia Kunitomo. Quest’ultima residente a Kameyama. Località ove esercitano la professione di armaioli. Attività svolta sin dal periodo Momoyama.

La peculiarità della scuola Hazama o Kameyama è l’impiego della tecnica artistica del sahari.

Questa caratteristica ha molto influito sull’interesse collezionisti. Amplificandone il gradimento. Rendendola una delle scuole più ricercate.

La tecnica artistica del sahari inizialmente è impiegata dalla famiglia Kunitomo per la decorazione delle canne delle pistole.

Durante il periodo Edo. i membri della famiglia Kunitomo adattarono la tecnica per la decorazione delle tsuba.
L’applicazione di questo procedimento per il decoro delle else risale a un periodo da compreso fra i nengo Hoei宝永 Shotoku 正徳 e Kyoho享保. Un lasso di tempo che inizia nel 1704 e si conclude nel 1736.

Kazutaro Torigoye e Robert Haynes nel libro Tsuba an aesthetic study affermano: I due artisti che meglio rappresentano le tsuba in stile sahari sono Sadahide e Masahide […] La firma Hazama dovrebbe essere considerata come quella di Masahide.

Altri due artisti sono affermati appartenenti alla scuola Hazama o Kameyama. I loro nomi sono: Teiei e Masataka.

Autori di pezzi di una qualità superiore alla norma. Questi due maestri potrebbero essere legati da un rapporto di parentela. Essere padre e figlio oppure fratelli.

Non tutti gli appartenenti alla scuola lavoravano con la tecnica ad intarsio sahari.
Kunitomo Nakaaki, Masanaka, Masayuki
e Shigesada non usavano questo metodo ma il più comune intarsio.

Tsuba il sahari della scuola Hazama o Kameyama

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