Kyusen l’arco e le frecce.
Kyusen è la via dell’arco e della freccia anche se molte saranno le frecce da scoccare.
In giapponese l’arco si dice yumi 弓. La freccia ya.
Il Kyusen è una delle vie scelte e percorse dal samurai. Un guerriero addestrato all’uso di molti tipi di strumenti per offendere. Fra questi è obbligo menzionare l’arco. Un arma dai forti legami con la tradizione giapponese.
Nell’antico Giappone gli archi esistevano di varie grandezze e forme. Questa molteplicità crea moltissime varianti. Tutte provenienti dal tipo fondamentale, conosciuto con il nome di fusedake no yumi oppure mamaki yumi.
L’arco giapponese di tipo base è lungo dal metro e ottanta centimetri ai due metri abbondanti.
Resistente ed elastico. Rinforzato da sottili strisce di bambù, legate esternamente in vari punti alla struttura linea dell’arco.
Di forma asimmetrica. Richiede una freccia lunga quasi un metro.
Hassun nobi è il nome dell’arco nella versione più allungata.
L’arma ha una larghezza pari a 245 cm. Permette l’uso ad un arciere più alto di due metri e richiede una freccia con lunghezza maggiore di centodieci centimetri. Kyusen l’arco e le frecce.
Nell’antica tradizione militare del Giappone l’arco condivide con la spada un alto prestigio. Entrambi rappresentano l’emblema dell’indomita forza guerriera, dei poteri di concentrazione e determinazione e un simbolismo religioso.
Nella sensibilità giapponese, tutti i personaggi di posizione sociale elevata provavano felicità quando erano divulgate e acclamate le loro qualità di arciere. Di contro cercavano di far passare inosservate le prodezze realizzate con la spada.
L’arco è largamente usato dai guerrieri a cavallo. Kyusen l’arco e le frecce.
I quali, come descrivono i testi antichi, al galoppo, guidando con le sole gambe l’animale, scagliavano le loro frecce, in una rapida successione. Tirate contro gli avversari in battaglia, ferendoli e lasciando ai fanti il compito di inferire il colpo di grazia.
L’avvento delle armi da fuoco e il loro impiego in guerra ridusse l’importanza strategica dell’arco e dell’arciere nel campo di battaglia. Questo non offuscò il prestigio della disciplina, paradossalmente rafforzando la relazione fra l’arco, la freccia e la leggendaria nascita della nazione giapponese. Kyusen l’arco e le frecce.
In epoca neolitica le punte delle frecce sono realizzate in osso o in pietra. Già si presentavano in un vasto repertorio di fogge. La più peculiare è costituita da una punta composta da due alette. In lingua giapponese è chiamata Karimata.
L’importazione del metallo nell’isola nei primi secoli dopo Cristo permise la realizzazione di punte di freccia fuse in bronzo e in ferro.
Anche in questa seconda fase ritroviamo un vasto repertorio di forme. Le lanceolate o hokoya. Le triangolari o hirane. A foglia di salice o yanagiba e così via.
Le frecce in giapponese si chiamano ya. Sono realizzate da un Yahaki, un fabbricante di frecce.
Sono costituite da un’asta di canna in bambù chiamata in giapponese yagara, di lunghezza variabile. Sulla canna è innestata la punta, in giapponese yajiri.
Le punte sono realizzate con materiali e forme molteplici, secondo l’ utilizzo. Questo crea un enorme varietà di fogge e grandezze che non permette una compiuta classificazione.
Per esempio: hanno la punta di legno a forma di pera quelle usate per esercitarsi al tiro al bersaglio. Ben distanti dalle frecce per la guerra o per la caccia, realizzate con acciaio dalla tempra fine.
Tutti i tipi di punta di freccia sono innestati in aste di canna di bambù.
Il bambù impiegato è stagionato e oculatamente scelto in base alla potenza dell’ arco.
I nodi fra le diverse sezioni sono accuratamente lisciati.
L’innesto della punta nella canna avveniva tramite lunghi codoli appuntiti a sezione quadrata.
La freccia misura dai settantacinque cm al metro di lunghezza totale.
Nella parte iniziale ci sono tre o quattro piume timoniere, preferibilmente in penne d’aquila, chiamate yanoha.
Vicino alla impennatura è collocato lo hazu. Un taglio nella canna praticato all’estremità. Ha lo scopo di permettere l’incastro della freccia con la corda dell’arco.
Le freccie antiche sono fabbricate principalmente nelle province di: Owari, Kaga e Echizen.
Famosi spadai e abili artisti del metallo, in tutti i tempi, si dedicarono alla forgia di perfette e calibrate punte di freccia.
La punta in metallo in alcuni casi è arricchita con un fine lavoro di traforo o cesello.
Questo intervento viene realizzato per impreziosire la freccia con un decoro che poteva anche contemplare delle iscrizioni o dei mom o motivi araldici.
Questi ornamenti sono tipici delle punte di freccia ad uso simbolico.
Forgiate come dono votivo per i santuari shintoisti o i templi buddisti. Non avendo altra valenza che quella augurale potevano presentare dimensioni considerevoli, sino ai trenta cm di lunghezza.
Le principali categorie delle punte di frecce o yajiri sono:
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Yanagiba. Sono punte di freccia a forma di foglia di salice. La cui lunghezza può arrivare ai 15,3 cm.
Sono usate per la caccia e in guerra contro combattenti non molto protetti. La scelta di questi bersagli avveniva perché con l’impatto queste punte aprivano ferite più ampie. Riducendo nel ferito il tempo di morte per dissanguamento.
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Togariya. Sono le freccia a punta, sia sottile che ampia. In quest’ultimo caso si definiscono a punta di lancia.
La lunghezza poteva raggiungere i 20,3 cm. Normalmente si presentano a sezione romboidale. A volte potevano essere forgiate a sezione triangolare, chiamate sankaku.
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Karimata. Quando la punta della freccia è composta da due punte.
Il termine si traduce in volo dell’oca selvaggia. Vuole indicare che le due punte rappresentano le ali dell’ oca in volo.
Possono essere ko kari mata se le due punte sono ravvicinate oppure O kari mata se le due punte sono molto distanti.
La distanza delle due punte, nei casi conosciuti, varia dai 3,6 ai 16 cm.
Le frecce più antiche appartenenti a questa tipologia sono sempre prive di trafori. Quelle moderne sono più o meno finemente lavorate e traforate. Questo avviene soprattutto in quelle prodotte nel XVI e nel XVII secolo.
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Watakushi. Termine giapponese che si traduce in strazia carne.
Sono delle punte di freccia dalla forma uncinata. Riconoscibili dalla loro conformazione a doppio amo.
Questo aspetto e i danni che sono in grado di procurare giustificano il loro grazioso nome: sradica intestini.
Si presentano con diverse varianti nella forma. Alcune delle quali, a causa delle affinità con le categorie precedenti, possono creare seri problemi di catalogazione.
Le togariya con le loro punte aguzze sono abilmente modellate in forme sottili e penetranti. Lavorazione che conferiva loro una foggia e la capacità di trapassare le piastre di metallo di armature e scudi.
Sempre usate contro le corazze sono le punte forgiate con la forma di una virgola. Benché sbilanciate sono in grado di infilarsi, al momento dell’ impatto, fra le lamine costituenti le armature.
Nell’immagine Una antica punta di freccia in metallo forgiato con decoro composto da due fiori di ciliegio traforati.
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