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Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine

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Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

 

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine

Come intervenire su una tsuba?

La prima fase del restauro. La pulizia e l’asportazione della ruggine.

Nel corso del tempo e dell’uso della sporcizia si è accumulata sulla superficie, nei trafori e lungo i decori. L’asportazione non è che un bene.

È sempre corretto iniziare con una accurata asportazione della polvere. Sarà perfetto un pennello morbido e di dimensioni adeguate alle zone sulle quali operare. Un poco più grande per le superfici. Decisamente piccolo per i particolari e gli interstizi.

Non è certo dannoso sottoporre una tsuba a un bagno in acqua distillata e sapone neutro.

Evitare interventi con qualunque strumento abrasivo. Leggi pagliette saponate e simili.
Asciugarla con cura. Ottimo uno straccio in cotone.
Osservare il risultato alla luce del sole.

A questo punto si possono vedere i diversi interventi passati. Quali l’applicazione di: strati di cera, lucido da scarpe, vernici o altro di difficile identificazione.

Necessita l’intervento un professionista per poter far fronte a gravi danni. Quali quelli provocati da incendi, da spatinature e crepe.

Se la tsuba ha una base in ferro sarà ben evidente tutta la ruggine presente.

Prima di operare qualunque azione bisogna essere certi che la ruggine sia collegata a una pesante corrosione. Questa è la prima informazione da acquisire per poter decidere sul da farsi.

Di fronte alla ruggine necessita cautela e mettere in conto molte ore di lavoro. Un azione che è priva di scorciatoie.

A seguito del bagno in acqua distillata e sapone neutro la parte più superficiale della ruggine scompare.

Proseguite facendo bollire la tsuba in acqua distillata per una ventina di minuti. Questo intervento non agisce in nessun modo sul metallo.

Ad operazione finita si ottiene una tsuba priva di qualunque residuo in origine presente.

Non si deve aggiungere nessun altro prodotto. L’azione dell’acqua è sufficiente a questo scopo.

La presenza di agenti chimici aumenterebbe il rischio di danneggiare il metallo costituente la tsuba.

La tsuba uscirà da questi primo processo presentando la realtà della ruggine che la ricopre.

Non sarà un bel vedere!

 

Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare.

Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

鍔 鐔 Tsuba

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Lettura dei kanji relativi le Tsuba

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Lettura dei kanji relativi le Tsuba

Nella tabella la lettura dei 56 kanji relativi le Tsuba.

 

鍔 鐔 Tsuba Le scuole

Di seguito la tabella per la lettura di 56 kanji relativi alle Tsuba.

Nella colonna di sinistra i kanji. Nella colonna di destra la lettura corrispondente.

La traduzione e la spiegazione dei termini si trova consultando il dizionario dei termini relativi alle tsuba.    Diviso in tre parti.        Dalla lettera A alla J.        K alla N.        O alla Z.

 

当金 Ategane
縮緬 Chirimen
土手耳 Dote mimi
覆輪 Fukurin
Gata
Gata Kata
Hira
櫃穴 Hitsu anche Bitsu
地金 Jigane
地透 Ji
影絵透 Kage Sukashi
管耳 Kan mimi
角耳 Kaku mimi
鎌倉 Kamakura tsuba
毛彫 Kebori
笄櫃 Kôgai bitsu
小肉角耳 Koniku kakumimi
小柄櫃 Kôzuka bitsu
古金工 Ko kinkō
小透 Kô Sukashi
丸耳 Maru mimi
Mei
Mimi
木瓜 Mokkô
文透 Mon Sukashi
紫寂 Murasaki Sabi
撫丸 Nademaru
撫木瓜型 Nade Mokkô Gata
中心穴 Nakago ana
布目象嵌 Nunome zōgan
応仁 Onin tsuba
お多福 Otafuku
留守 Rusumoyo
責金 Sekigane
切羽 Seppa
切羽台 Seppa Dai
赤銅 Shakudo
仕入物 Shiiremono
心鉄 Shingane
白金師 Shiroganeshi
素銅 Suaka
据紋 Suemon
据紋象嵌 Suemon zôgan
透鍔 Sukashi tsuba
鏨跡 Tagane Ato
鉄骨 Tekkotsu
anche Tsuba
槌目地 Tsuchime Ji
打返耳 Uchikaeshi mimi
腕貫穴 Udenuki ana
Ume
焼手 Yakite
焼き鈍し Yakinamashi
山銅 Yamagane
陽透 Yô Sukashi
象嵌 Zôgan

鍔 鐔 Tsuba Le scuole

 

Tsuba  Dizionario  dei  termini.

A alla J.   K alla N.   O alla Z

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Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare

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Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare

 

Una chiacchierata sulle tsuba Dove si fornisce qualche spunto per il restauro e qualche consiglio su cosa fare e soprattutto cosa non fare.

Sempre agire con la massima cautela! Buona norma è rimandare e meditare.

Su qualunque tsuba in condizioni accettabili è meglio evitare qualunque intervento.

Mai toccare una tsuba in condizioni perfette. Sembrerebbe una banalità ma nemmeno queste tsuba si sono salvate dagli interventi di alcuni proprietari. Ometto volutamente il termine collezionista.

Non è rado vedere tsuba che hanno subito una “pulitura” che sarebbe meglio identificare come “lucidatura”. Con la conseguente completa asportazione delle patine e delle colorazioni che erano state realizzate sul pezzo. Una compiuta trasformazione della tsuba in uno specchio lucido e lucente.

Il peggio non è ancora finito. Una bella passata di colore e tutto sembra riportato al giusto stato.

Può anche capitare di trovarsi di fronte una tsuba rivestita di materiale plastico trasparente. In questo caso necessita l’uso di un sverniciatore che agisca senza danneggiare il metallo. L’applicazione necessita di un pennello economico, di guanti e di molta ventilazione.

Se ci troviamo ad operare su una tsuba in buone condizioni. Priva di ruggine ma ricoperta di cera. Quest’ultima è possibile rimuoverla strofinandola con alcool isopropilico anche noto come alcool isopropanolo. La volatilità di questo liquido incolore è la migliore garanzia che si può richiedere. Attenzione perché è infiammabile.

È da ponderare anche l’apporre un leggero strato d’olio. Anche se di choji. Oltre ad incastrarsi nei trafori. Conferisce al metallo una patina oleosa. Per me sgradevole. Senza contare la polvere che implacabilmente si depositerà. Destinata col tempo ad attaccarsi sulla superficie. Per ultimo l’olio e la polvere seccheranno. Formando uno strato duro e avvizzito. Decisamente brutto!.

Con l’uso dell’olio si può operare anche in modo subdolo. Una mano d’olio è spesso usata per nasconde la ruggine del ferro. Rendendola di colore scuro. Senza risolvere il problema della corrosione e ricadendo nelle problematiche sopra descritte.

Un altro tranello a cui fare attenzione e da evitare è una falsa patina creata con l’uso del lucido da scarpe. Quello più frequentemente usato è di colore nero. Tanto coprente da riuscire a nascondere tutto quello che appare indesiderato.

È bene conservare ogni tsuba in una scatola. Ottime quelle usuali in legno. Con coperchio e supporto per affrancare la tsuba. Ne esistono di molteplici qualità. E tutti sanno che la qualità in Giappone non è a buon mercato.

 

 

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

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Tsuba La scuola Shonai Shoami e la scuola Yasuchika

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Tsuba La scuola Shonai Shoami e la scuola Yasuchika

La descrizione delle tsuba della scuola Shonai Shoami e Yasuchika.

La scuola Shonai 庄内 è un ramo della scuola Shoami.

La regione dello Shonai era un’area geografica situata nella parte più settentrionale del Honshu, l’isola principale dell’arcipelago giapponese. In origine appartenete alla provincia di Dewa no kuni 出羽国. Località ora suddivisa nelle prefetture di Yamagata e Akita.

Nell’antichità era un territorio non facilmente raggiungibile. Questo rimanere isolato dal resto del Giappone permise l’affermarsi di uno stile artistico locale. Caratterizzato da una grande eleganza unita a sobrietà.

La scuola Shonai è fondata da Shoami Matahachiro.

Pronipote di Jirohachi. Prima di allora attivo nella città di Edo. Questo avvenne durante il quarto anno del nengo Kambun. Corrispondente al 1644. Con il trasferimento si pose al servizio del clan Sakai reggente della vasta area dello Shonai. Questa era una delle famiglie più fedeli all’importante clan Tokugawa. Dal quale dopo l’instaurazione dello shogunato Tokugawa ricevette ampio potere e prestigio.

Le prime tsuba realizzate dalla scuola Shonai erano nello stile Ko Shoami.

Queste tsuba sono molto simili a quelle prodotte nella città di Kyoto.

L’identificazione fra le due tipologie può avvenire solo basandosi sulle caratteristiche del ferro costituente la tsuba. Quelle in stile Ko Shoami realizzate dalla scuola Shonai sono costituite da un materiale che risulta all’analisi meno antico.

Questo stile era in uso presso la famiglia Yoshida appartenete alla scuola Shonai Shoami.

Prima dell’arrivo di Matahachiro nell’area di Shonai era attiva la scuola Yasuchika. Originaria del luogo e favorita fra le due.

La scuola Yasuchika acquisì notevole popolarità. Tanto che il suo stile andò a influire sull’operato delle scuole operanti nella città di Edo. Da dove indirettamente influenzò anche il lavori della scuola Shonai.

Nei primi momenti l’influenza esercitata dallo stile della scuola Yasuchika fu molto forte. Il tempo invertì questa tendenza. Facendo sì che lo stile Edo che aveva assorbito ed elaborato l’influenza Shonai ritornò all’origine mutato e si impose.

È interessante il confronto fra i lavori realizzati da Kiyonari appartenente alla scuola Shonai e quelli di Yasuchika I. Fra i due Kiyonari era il più anziano. Aveva ventitré anni in più di Yasuchika I. Contrariamente alla norma constatiamo che fu il più giovane ad influenzare il più vecchio. Questa incidenza andava aumentando in corrispondenza dell’aumentare della fama di Yasuchika I.

Una terza scuola era attiva della zona di Shonai. La scuola era rappresentata da Sato Chinkyu e da suo padre Shirozaemon.

Entrambi lavoravano in puro stile Shoami. Non è noto se fossero membri della famiglia Shoami. Poche sono le notizia che ci sono arrivate di Shiozaemon.

Sato Chinkyu fu il maestri di Yasuchika Ie di Arinari. Per entrambi il loro stile iniziale ricorda da vicino quello di Chinkyu ed è forte l’influenza dello stile Shonai Shoami.

In seguito Yasuchika I si trasferì nella città di Edo. Dove elaborò un proprio stile.

In conclusione si può affermate che lo stile della scuola Shonai Shoami è multiforme. Con un forte legame verso lo stile Ko Shoami. Ha subito delle caratteristiche proprie dell’area ove era insediata. Ha saputo influire ed essere condizionata dalle tendenze del periodo.

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Nanban Tsuba 南蛮鍔

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Nanban Tsuba 南蛮鍔

Nanban Tsuba 南蛮鍔 La scuola realizza delle else il cui decoro si ispira ai finimenti di spade provenienti dalla Cina e dall’Europa.

Durante il periodo Edo, dominato dagli shogun Tokugawa, il solo porto di Nagasaki, nella provincia di Hizen, è aperto al commercio con l’estero.

L’approdo è concesso solo una esigua parte delle barche delle popolazioni straniere è ammessa. Per i mercantili degli armatori olandesi e portoghesi l’accesso è contingentato. Le mercanzie provenienti dalla Cina e dalla Corea godono di maggiore fortuna.

La provincia di Hizen no kuni 肥前国 è attualmente divisa fra le prefetture di Saga e Nagasaki.

Nanban significa barbari meridionali. È un vocabolo della lingua giapponese che indica tutti i forestieri. Gli abitanti dei paesi estranei al Giappone. Per estensione tutti i popoli delle nazioni straniere.

Nanban tsuba 南蛮鍔 definisce delle else il cui decoro si ispira ai finimenti di spade provenienti da paesi che non siano il Giappone.

Le prime tsuba prodotte appartenenti a questa tipologia risalgono alla fine del sedicesimo e agli inizi del diciassettesimo secolo.

Agli esordi le Nanban tsuba 南蛮鍔 avevano come solo riferimento le guardie presenti sulle spade esotiche. Quelle importate dalla Cina. Da quelle trassero  i motivi ornamentali da introdurre nella decorazione.

In seguito un secondo richiamo furono le cocce delle spade indossate dai portoghesi.

Ben presto questa tipologia divenne un apprezzato accessorio alla moda. Guadagnandosi una grande diffusione in tutto il Giappone.

Inizialmente queste else sono prodotte nella città di Nagasaki. Costruite dai membri della famiglia Onitake.

In seguito molti altri artigiani operanti in Giappone realizzarono questo modello.

I poriduttori appartengono alla scuola Kunishige a Hirato, alla scuola Jakushi a Hizen e agli spadai della scuola Nobukuni nella provincia di Higo.

Queste tsuba sono realizzate quasi sempre in ferro. Raro è trovare finimenti diversi dalle else.

Con questa tipologia nasce una nuova forma di tsuba. Con un aspetto che imita con buona approssimazione la sagoma di una coccia di uno spadino europeo fabbricato nel Settecento.

Vari sono i motivi decorativi che le appaiono su questa tipologia di else. Soggetti europei sono aggiunti ai contenuti prettamente giapponesi.

I modelli non appartenti alla tradizione giapponese sono: i monogrammi e le iscrizioni composte con lettere dell’alfabeto, i galeoni, gli stemmi e le umane di occidentali.

La maggior parte delle Nanban tsuba 南蛮鍔 risentono dell’influenza dei motivi cinesi. Il contenuto esotico con la maggior frequenza è la coppia di draghi posta fra complicati intrecci.

Questa tipologia di guardie sono spesso chiamate Kannon o Kanton tsuba.

Tutte queste else sono sempre realizzate con la sola tecnica del traforo.

Le quasi totalità delle Nanban tsuba ha forma ovale. Non sono comuni a reperirsi quelle realizzate seguendo la forma geometrica dell’esagono o dell’ottagono.

Nanban è storpiato in Namban.

鍔 鐔 Tsuba