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Tsuba la scuola Shoami

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Tsuba la scuola Shoami

Le Tsuba prodotte dalla scuola Shoami.

 

Il termine Shoami[1] con riferimento ad artigiani argentieri compare nel XV secolo.

 

In seguito si afferma per indicare una famiglia di artigiani al servizio degli Ashikaga[2] impiegati come fabbricanti di tsuba.

Questi manufatti si datano al XVI secolo. Probabilmente realizzati a Kyoto. Sotto la guida della scuola Umetada.

Da Kyoto la scuola si espanse in molte altre località. Ebbe una lunga vita e un’ampia produzione.

Le prime tsuba forgiate dalla scuola sono chiamate Ko Shoami.

Sono realizzate nella tarda era Muromachi sino alla fine dell’era Momoyama. Costruite in ferroe decorate a traforo, tecnica che in giapponese si chiama sukashi[3].

Ad oggi non è conosciuta nessuna documentazione coeva sulla struttura dei fabbri Shoami. Non si conoscono Ko Shoami tsuba che presentano la firma dell’autore. 

Con buona probabilità questi artisti traggono la loro origine da maestranze provenienti dall’ambito degli artigiani che fabbricavano le corazze, gli katchushi. Affermazione motivata dall’alta qualità della lavorazione del ferro con cui queste else sono prodotte.

La scuola Ko Shoami vide molti dei suoi artisti trasferirsi nelle aree provinciali.

I discendenti degli artisti Ko Shoami che rimasero ad operare a Kyoto, in periodo Edo, presero il nome di Kyo Shoami.

Dal periodo Edo il nome della scuola è ridotto a Shoami.[4]

In quest’epoca le dimensioni della scuola Shoami crebbero a dismisura. Fino a diventare il più grande gruppo di fabbricanti di tsuba.

Gli artisti aderenti a questa tradizione furono moltissimi. Sparsi per tutto il Giappone. Fautori di una copiosa creazione di tsuba. Per la maggior parte recante la firma dell’autore.

Realizzarono delle tsuba con decorazioni sofisticate, ricche e dettagliate. Nettamente superiori a tutte le altre scuole a loro coeve.

Una affermazione che durò fino all’era Kyoho (1716-1736). Dopo questo periodo la loro fama comincio a subire un costante declino. Situazione che  andò a favore dell’affermazione di altre scuole. Fra queste la Higo fu la principale beneficiante.

Il confronto fra la produzione realizzata nel tardo periodo Muromachi e quella in auge nel periodo Edo manifesta un cambiamento sostanziale.

Sulle tsuba col tempo cominciarono le variazioni.

Dapprima appaiono i bordi impreziosì in oro. Al ferro è affiancato il rame, il sentoku e lo shakudo. Si introduce la tecnica di decorazione dell’intarsio e della incrostazione.

Tutto questo ripetuto per diversi secoli. Fino a giungere in epoca Meiji con l’ultimo esponente della famiglia che si spense a Kyoto nel 1909.

Non è semplice delineare un puro stile praticato da questa scuola che ha lavorato applicandone una grande varietà. Per questo, quando una tsuba non è coerente a uno stile preciso si tende ad attribuirla alla scuola Shoami.

Fine della sesta ed ultima parte.

 

saggio è composto da una introduzione e dalla descrizione di 12 scuole che operarono nei tempi più antichi.

È pubblicato diviso in sei parti.

  1. Parte prima – Tsuba Introduzione Le scuole Katchushi, Kamakura.
  2. Parte seconda – Tsuba le scuole Kaneie. Nobuie.
  3. Parte terza – Tsuba le scuole Heianjo. Yoshiro. Myochin.
  4. Parte quarta – Tsuba le scuole Kyo Sukashi. Umetada.
  5. Parte quinta – Tsuba le scuola Goto Higo.
  6. Parte sesta – Tsuba le scuola Shoami.

鍔 鐔 Tsuba

[1]   Shoami si scrive con due kanji: sho unito a ami. Quest’ultimo proviene dalla parte iniziale del nome che indica Amida Buddha. Diviene un suffisso applicato nella parte finale del nome di artigiani o attori ai quali era riconosciuta una notevole bravura. Questo avvenne nell’ambito della valutazione delle lame giapponesi con gli Honami.

[2]   Il clan degli Ashikaga fu il fautore dello shogunato creato nel 1338 da Ashikaga Takauji. Questo periodo che durerà sino al 1568/1573 prende il nome di Muromachi. Il nome deriva dal luogo ove è posta la sede shogunale nel Hana no gosho o Palazzo dei fiori. Un edificio costruito a Kyoto nella località chiamata Muromachi.

[3]   Nella scuola Shoami lo stile artistico applicato nella decorazione a traforo (sukashi) ricorda quello delle delle scuole Kyo sukashi e Owari. Risultando più affollato rispetto al primo e più elegante rispetto al secondo.

[4]   Il nome perde il Ko. Termine con funzione di aggettivo qualificativo. Si traduce in vecchio e indica una collocazione nell’antichità.