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Libri antichi Da Magonza a Subiaco

Libri antichi Da Magonza a Subiaco

 Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Libri antichi La nascita della stampa in Italia Da Magonza a Subiaco.

 

In Italia la stampa dei primi libri antichi avviene a Subiaco, una località poco distante da Roma.

Nell’odierno Lazio la stampa a caratteri mobili arriva dalla Germania, più precisamente dalla città di Magonza o Mainz in lingua tedesca. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Una città situata nella Germania occidentale, situata alla confluenza dei fiumi Meno e Reno.

Qui nasce e muore Johannes Gutenberg, l’inventore della stampa a caratteri mobili.

La città di Magonza vede la stampa del primo libro impresso in Europa con la tecnica dei caratteri mobili, la Bibbia a quarantadue linee.

Tutto questo patrimonio di conoscenze viene meno nel 1462,  a seguito  dell’assedio e della distruzione di Magonza da parte di Adolfo di Nassau. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Dal ferro e dal fuoco non si salvò nemmeno la tipografia di Giovanni Gutenberg. Allo stampatore era ascritta la colpa della pubblicazione di alcuni volantini dal contenuto ben poco benevolo nei confronti dell’invasore.

Dopo tutte queste vicende la città di Magonza non riesce a ritrovare il passato fasto, perdendo così anche il conquistato primato dell’arte della stampa.

Libri antichi Da Magonza a Subiaco

I tipografi tedeschi sono costretti a trasferirsi. Scelgono come  luoghi di destinazione della loro emigrazione quelle località dove la nuovissima arte della tipografia aveva le maggiori possibilità di affermazione.

Il concretizzarsi di questa situazione permette la composizione dei primi libri antichi in Italia, ideati a Magonza e concretizzati a Subiaco.

La penisola italiana ben rispondeva alle esigenze di questi stampatori.

É il luogo dove il Rinascimento e il rinnovamento culturale di cui era promotore ponevano le basi ideali per l’affermarsi della nuova arte tipografica.

La nuova arte della stampa, in Italia, ha un ampio successo. Questo è alimentato dal sempre vivo interesse per i testi classici greci e latini. Agevolato dal rifiorire delle lettere e delle arti, dal rinnovato interesse per la scienza e in genere della cultura.

 

La storia dei libri antichi in Italia parte da Magonza e inizia a Subiaco.

Nel 1464 Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz scesero a Subiaco,  sono invitati e accolti nel monastero benedettino di Santa Scolastica.

In Italia, i due tipografi iniziano una compravendita di libri. I volumi da loro commercializzati erano impressi nell’officina di Johann Fust e Peter Schöffer.

In contemporanea cominciano i lavori per allestire la prima officina tipografica della penisola italiana. 

Costruiscono le macchine per la stampa. Incidono i punzoni e fondono i caratteri.

Il loro lavoro era agevolato dalla quantità dei manoscritti posseduti dalla biblioteca del monastero, per loro erano tutti dei testi pronti da dare alle stampe. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Una iniziativa agevolata dalla vicinanza con la città di Roma, pensata come un proficuo punto di smercio.

 

Dalla tipografia uscirono quattro incunaboli:.

 

  • Il Donatus pro puerulis o Ars minor. In italiano, il Donato per fanciulli o Donato minore.

Un libro scolastico. Un opera composta dal grammatico latino Elio Donato.

Il testo comprende una delle due parti in cui è diviso il manuale di apprendimento della lingua latina intitolato l’Ars grammatica.

Composto dai due testi: l’Ars minor e l’Ars maior.

Il volume è impresso prima del 1465. Dell’edizione non ci è giunta nessuna copia. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

La sua data di stampa è incerta. Si ipotizza o prima del 3 dicembre 1464 oppure prima del 30 settembre 1465.

  • Una raccolta di opere dello scrittore latino Lattanzio.

Il libro riuniva il: De opificio hominis, il De ira Dei e il De divinis institutionibus adversus gentes. Iniziato il 3 dicembre del 1464 e datato al colophon 29 ottobre 1465.

  • Il De civitate Dei o La città di Dio.

Opera scritta da Sant’Agostino d’Ippona. Un testo scritto in lingua latina, composto da ventidue libri. Finito di stampare il 12 giugno 1467. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Libri antichi Da Magonza a Subiaco

Nel 1467 Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz si trasferirono da Subiaco a Roma. Dove impiantarono una tipografia nel rione Parione, presso Campo de’ Fiori.

Nello stesso anno dello spostamento compare il loro primo incunabolo impresso a Roma, è l’Epistolae ad familiares scritto da Cicerone. Seguirono ristampe delle opere stampate a Subiaco e la pubblicazione dei testi fondamentali della letteratura antica e medievale. Quest’ultimi scelti anche con un occhio verso la loro notorietà  al fine di facilitarne la vendita.

La collaborazione lavorativa fra Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz si concluse nella prima metà dell’anno 1473. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

Pannartz decede a Roma, prima del 17 aprile 1476 e Sweynheym nel 1477.

 

In Francia la stampa arrivò nel 1470. Quando Roma era già un luogo invitante per tipografi e punto di commercio del libro.  

 

Nell’immagine in testa: Veduta del Convento di S. Benedetto presso Subiaco. Incisione originale. Disegnatore Charles Guillaume Bourgeois. Incisore Guyot. Impressa agli inizi del XIX secolo. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

 

 

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

 

 

Il repertorio degli incunaboli. Libri antichi Da Magonza a Subiaco.

 

 

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

 

 

I best seller dell’antichità.

 

 

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

Libri in miniatura il Dantino edito dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

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Appunti di un bibliofilo.

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Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio

Manoscritto - Registro delle testimonianze sulla disputa fra Cannobio e Brissago per la divisione degli oneri di decima

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Libri antichi – Dall’uso dell’incipit al frontespizio.

Nella storia dei libri il passaggio dall’uso dell’incipit al frontespizio è un passo determinante.

Il frontespizio di un volume è il punto di lettura iniziale di tutti i libri antichi. Spesso è anche il punto finale.

L’introduzione del frontespizio è uno dei momenti più salienti nella trasformazione del manoscritto in prodotto a stampa.

La più ricca raccolta di testi dell’antichità era custodita nella Biblioteca reale di Alessandria d’Egitto. Costituita attorno al III secolo avanti Cristo. Durante il regno di Tolomeo Filadelfo. Un faraone egizio chiamato Tolomeo II dalla storiografia moderna.

I volumi appartenenti alla Biblioteca reale di Alessandria con buona probabilità erano catalogati in base all’incipit. Termine che deriva dal verbo latino incipĕre. Ovvero incominciare.

In bibliografia indica la citazione della prima o delle prime parole di un testo. Questi rappresentano l’assieme di quei termini che individuano chiaramente ogni volume.

Gli antichi manoscritti iniziavano con la formula: Incipit seguito dal titolo e dal nome dell’autore.

Per esempio. Un manoscritto del XIV cesimo secolo contenente la raccolta di brevi dialoghi scritti in prosa latina da Francesco Petrarca. Intitolata De remediis utriusque fortunae ha come inizio la frase: Incipit liber primus de remediis utriusque fortune Francisci Petrarche.

Questo modo di catalogare basato sull’uso dell’incipit aveva come caratteristica l’indifferenza per il corretto titolo del testo e per il nome dell’autore.

Peculiarità che persisterà per tutto il Medioevo. Diventando la causa delle innumerevoli attribuzioni errate o dubbie di numerose opere.

L’affermazione della stampa permise il contenimento e l’eliminazione dell’ anonimato di molte opere.

Una nuova concezione della proprietà letteraria dei testi e della celebrità dell’autore furono in parte agevolati da questo processo. Due caratteristiche che vanno affermandosi durante il Rinascimento.

La nascita del frontespizio risente dell’abitudine degli amanuensi di porre sulla loro opera la subscriptio.

Una iscrizione contenente l’indicazione del nome del copista o del committente, il luogo e la data di fine del lavoro e delle annotazioni.

A seguito di questa abitudine gli stampatori introdussero il colophon.

Il primo colophon conosciuto inusualmente appare ricco di informazioni. Caratteristica che non si manterrà in molti dei posteriori. Nei quali persisterà l’omissione dell’autore. È composto dal titolo, dal nome dello stampatore, dal luogo di stampa e dalla data completa della fine dell’opera.

Il colophon completo è così composto: Psalmorum codex Johannes Fust & Peter Schoffer Magonza 14 agosto 1457. Libro stampato con caratteri incisi in legno. Ad eccezione di quelli del colophon dove le lettere erano realizzate in metallo.

Le prime comparse del frontespizio furono sporadiche. Furono ad opera di Peter Schoffer nel 1463 e Arnold Therhoernen nel 1470. Entrambi non percepirono la possibilità latente di quella introduzione.

Il frontespizio dei primi libri era molto simile a quelli che al giorno d’oggi è chiamato occhiello generale.

Il loro scopo più probabile era quello di impedire che la prima pagina del libro si sporcasse durante la permanenza in stamperia. Prima di arrivare nelle mani del legatore.

Da questo punto inizia la trasformazione del frontespizio. La pagina del libro che ha subito le maggiori modifiche. Variazioni che permettevano di esprimere i gusti e gli stili delle differenti epoche.

 

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

Il repertorio degli incunaboli.

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il libro autografato e la sua collezione.

Appunti di un bibliofilo

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Gutenberg

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

Gutenberg.

I libri antichi La Bibbia del Gutenberg e la stampa a caratteri mobili.

L’attuale esistenza dei libri antichi, il ruolo dell’operato svolto da Gutenberg e la stampa a caratteri mobili sono fra loro tre elementi inseparabili.

 

Nello svolgersi della storia dell’umanità, il compito portato a termine da Gutenberg è di grande importanza. Questo perché, durante la sua vita e con il suo lavoro, diventa una delle principali figure nella nascita e nello sviluppo dell’arte tipografica. 

In questo ambito, si ingegna nell’opera di messa a punto della tecnica della stampa con l’ausilio dei caratteri mobili.

Quest’ultimi sono il mezzo che permette l’impressione del testo su un supporto. Gutenberg.

Sono fusi, a mezzo di matrici, in una lega metallica, realizzati in rilievo e raffigurano la lettera invertita. La caratteristica del metallo impiegato è di fondere a temperature piuttosto basse ed essere abbastanza resistente alla pressione. Gutenberg.

La messa a punto di questo procedimento permette l’inizio di una più ampia diffusione della cultura. In quanto inaugura un processo dove la conoscenza non più veicolata al solo manoscritto, un testo di studio sempre lungo da realizzare e costoso. Gutenberg.

A quest’ultimo si congiungono i libri prodotti a stampa, disponibili in un numero maggiore di copie e a un prezzo inferiore. 

In questi momenti e a seguito degli sforzi operati da Gutenberg si editano i primi libri prodotti a stampa, quelli che ora noi definiamo antichi.

Questi volumi si presentano tutti impressi in serie e fra loro uguali. Una parificazione omogenea anche negli errori, quando questi sfuggono durante il processo di correzione della bozza. Gutenberg.

La caratteristica dell’uso della stampa a caratteri mobili è il permettere di rivedere e correggere il testo da stampare. Dando, in questo modo, alla stampa la bozza corretta. 

Johann Gensfleisch zur Laden zum Gutenberg inizia la sua attività lavorativa come orefice.

Nasce fra il 1394 e il 1399 e decede il 3 febbraio 1468.

Si crede che nel 1460 cessi la sua attività di stampatore. Questo avviene perché colpito da cecità. Gutenberg.

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

I suoi primi esperimenti nell’ambito della stampa risalgono al 1440 e  avvengono nella città di Strasburgo. Da qui in avanti le esperienze acquisite nell’uso del torchio tipografico e dei caratteri mobili in lega metallica migliorano sempre più. Gutenberg.

Queste sperimentazioni permisero l’avvio di un iniziale sfruttamento commerciale, avvenuto intorno al 1450.

Questo primo impiego, o forse uno dei primi, avviene in Germania, nella città di Magonza. Gutenberg.

É in questa località dove prese il via l’iniziativa di stampare il testo della Vulgata o Volgata. Scritto proposto nella versione realizzata dal suo principale autore, Sofronio Eusebio Girolamo. Questa opera è la versione latina della Bibbia, quella in uso nella Chiesa cattolica. Gutenberg.

Questo libro antico è ora conosciuto come la Bibbia a 42 linee.

 

Il nome deriva dalla conta del numero di righe di testo presenti in entrambi le due colonne stampate sulla pagina. Dove per migliorare l’eleganza della facciata tutte le righe terminano allineate sul margine destro. 

La B42 è il primo libro realizzato in Europa a stampa a caratteri mobili. Gutenberg.

 

È composta da due volumi in folio. Uno è formato da 322 fogli e l’altro da 319. Complessivamente 641 fogli, pari a 1282 pagine.

Tutto il testo è composto su due colonne e impresso con un carattere che imita la scrittura gotica. Gutenberg.

Nel primo volume i fogli dal primo al fronte del quinto sono stampati con 40 righe di testo. Il retro del quinto foglio a 41 righe di testo. Solo dal sesto foglio le righe di testo diventano 42.

In tre anni di lavoro Gutenberg stampa 180 copie complessive. Fra queste 40 copie sono impresse su pergamena. Di quest’ultime, ad oggi, se ne conoscono solo quattro. Gutenberg.

Tutti i libri stampati su fogli in pergamena sono, fra i libri antichi, quelli considerati di maggior pregio. Questo perché si presentano meno deperibili della carta e rievocano l’obsoleto codice pergamenaceo. Gutenberg.

La B42 è stampata a Magonza. I lavori per la sua realizzazione iniziano fra la fine del 1452 e gli inizi del 1453 e si concludono nel 1455.

Il primo volume contiene parte dell’Antico Testamento. Il secondo comprende la parte finale del primo e tutto il Nuovo Testamento.

Alla B42 segue la Bibbia a 36 righe. Gutenberg.

 

Anche quest’ultima stampata a Magonza, prima del 1460, probabilmente fra il 1457 e il 1458. Questa è un’edizione sulla quale alcuni studiosi nutrono dei dubbi, negando che sia, in tutto o in parte, opera di Gutenberg.

 

L’operazione di stampa della Bibbia a 42 linee è permessa da due fattori:. La nascita di una società con l’incisore Peter Schoffer o anche Petrus Schoeffer e. Dal prestito in denaro ottenuto dall’orafo Johannes Fust. Gutenberg.

Libri antichi La Bibbia del Gutenberg

Gutenberg non riuscì a far fronte al finanziamento avuto e per questo è citato in giudizio da Fust.

Peter Schöffer è il principale collaboratore di Johannes Gutenberg, assieme realizzano  la Bibbia a 42 linee. Nella causa intercorsa fra Gutenberg e Fust, Schoffer testimonia in favore di Johann Fust.

Quest’ultimo, a fronte del denaro prestato e degli interessi non corrisposti, riceve, a risarcimento, parte dell’attrezzatura di stampa.  Gutenberg.

A questo punto Fust dispone di tutto il necessario per diventare lui stesso uno stampatore. Attività inizia a Magonza, nel 1457, affidandola al tipografo Peter Schoeffer.

 

Il Psalterium Magontinum o Salterio di Magonza è il loro libro d’esordio. Una Editio princeps impressa in lingua latina. É il secondo libro incunabolo stampato, preceduto solo dalla Bibbia del Gutenberg.

Questo volume vanta tre primati. É il primo con il colophon,. A contenere due righe di musica,. A essere impresso a colori, presentando i capolettera incisi e impressi con inchiostri di tre diversi colori: rosso, viola chiaro e blu. 

Al colophon, oltre al nome dello stampatore, il luogo e la data di stampa: Magonza, il 15 agosto 1457.

A questo incunabolo seguono:. Gutenberg.

  • Il Rationale divinorum officiorum di Guglielmo Durante, edito nel 1459.
  • La Bibbia delle 48 linee, edita nel 1462. É il primo libro che presenta la marca tipografica. Gutenberg.
  • Il De officiis di Cicerone, edito nel 1465. É il primo libro stampato con i caratteri greci.
  • L’Herbarius latinus, edito nel 1484, e seguito da dieci ristampe, l’ultima data 1499. Compilato da fonti manoscritte, descrive 150 piante e 96 medicine.

Quindici anni dopo la morte di Gutenberg la stampa era già diffusa in ogni paese dell’Occidente cristiano.

 

 

 

Appunti di un bibliofilo.

 

 

La nascita della stampa in Italia Da Magonza a Subiaco.

 

 

Il repertorio degli incunaboli. Gutenberg.

 

 

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli.

 

 

I best seller dell’antichità. Gutenberg.

 

 

Libri in miniatura editi dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

Libri in miniatura il Dantino edito dalla tipografia Salmin a Padova.

 

 

Il libro autografato e la sua collezione.

Gutenberg.

 

I libri antichi sono una cosa seria!.

 

Tanto seria e profonda che da sempre il mondo del commercio dell’antiquariato si divide fra librai antiquari e antiquari. Due realtà con pochi punti in comune. Gutenberg.

Il commercio dei libri antichi è un ambito specialistico, nel quale molte delle conoscenze si maturano con lo studio e con la conoscenza diretta.

Per ogni librario antiquario, su un libro antico, la prima scottante esperienza da farsi è la collazione. Con questa operazione si controlla la completezza dei libri antichi. Si ricerca la conferma della presenza di tutte le loro parti, senza dimenticarsi delle pagine bianche.

Di sventure ne seguono molte altre, tutte formative. Gutenberg.

Quali la scoperta che la tavola più significa del volume è andata persa. Oppure che le pagine dell’indice sono smarrite o che l’esemplare in esame è mutilo del frontespizio. Dato che la fortuna è cieca e la sfortuna ci vede benissimo, a questi spiacevoli eventi ne possiamo aggiungere molti altri.

Per questa ragione è sempre importante, al momento della compravendita, accettarsi della completezza dei libri antichi. Garantita dal professionista e sempre ricontrollata dal collezionista. Gutenberg.

Ogni librario antiquario e ogni collezionista di libri antichi prima o poi sfoglierà un catalogo d’asta o di vendita stampato da qualche passato collega.

Uno di quelli che erano in attività agli inizi del Novecento. Su quelle pagine ci troverà pubblicato ogni suo desiderio cartaceo. Gutenberg.

Agli inizi del Novecento era consuetudine avere fra i lotti codici pergamenacei miniati e un vasto assortimenti di incunaboli. A quell’epoca e con quella offerta le edizioni del Cinquecento non erano poi così apprezzate. Possiamo immaginare cosa si pensava dei libri editi nel Settecento e nell’Ottocento.

Per il libri antichi quella offerta e quei tempi risultavano già tramontati nel 1932. Anno nel quale il dottor Mario Morgana faceva questa constatazione sulle pagine del suo manuale Hoepli sul restauro del libri antichi. Gutenberg.

Questo assottigliamento è andato sempre più pronunciandosi, fino ad arrivare all’attuale situazione, dove l’offerta di libri antichi è rarefatta.

 

Un libro antico non è detto che sia anche raro, quando avviene è preferibile!. Gutenberg.

 

Ai nostri giorni, la categoria dei libri antichi si è allargata ai libri rari.

Originando un contesto dove non è detto che un libro raro sia anche antico e se questo connubio avviene si è quadrato il cerchio.

 

L’attuale mercato dei libri antichi e rari non vede appartenere a questa categoria solo i libri antichi, ma anche numerose edizioni stampate pochi anni fa.

Quest’ultime, per varie ragioni, diventate difficilmente reperibili sul mercato. Risultando molto più ricercate di tanti altri libri antichi, così definiti solo in base alla loro data di stampa.

Sapendo questo non è ora difficile interessarsi ai libri antichi.

Ci si può avvicinare come collezionista o semplice curioso, ma, in entrambi i casi, non sarà facile sfuggire al loro connaturato fascino.

Una seduzione che principalmente si basa sul loro contenuto.

Un testo che fa trasparire la storia e la cultura racchiusa nelle sue pagine. Affiancato all’eleganza della stampa e alla ricercatezza della composizione grafica. Amplificato dall’aggiunta delle illustrazioni, queste, nei libri antichi, sono delle stampe originali. Delle figure disegnate, incise su lastra ed infine, con ricercata eleganza, impresse nel testo.

Questo fascino non può prescindere dalla loro rilegatura.

Fatta di pelli pregiate ed estesa a tutta la legatura o al solo dorso. Fra i cuoi più usati troviamo il marocchino, la bazzana, il vitello e la pelle di maiale. Il marocchino proviene dalla pelle delle capre. La pergamena dalla concia della pelle di porco e di scrofa. Gutenberg.

Non meno ricercate e gradevoli sono le carte che ricoprono i piatti oppure formano le guardie. Queste nei libri antichi molte volte sono marmorizzate. Ossia realizzate con una decorazione fatta di vari colori che, nel loro assieme, vogliono imitare la superfice dei marmi.

Come vedi i libri antichi sono pieni di storia, non solo nel contenuto, ma anche nella loro ricercata ed artistica rilegatura.

 

I libri antichi sono una continua fonte di suggestioni e di seduzione.

Se vuoi anche tu provare queste emozioni, comincia a consultare il mio catalogo oppure contattami.

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Libri antichi – Il repertorio degli incunaboli

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Libri antichi – Il repertorio degli incunaboli

Fra i libri antichi gli incunaboli sono nel passato e nel presente i volumi più desiderati.

La necessità di un repertorio degli incunaboli scaturisce da questo interesse.

Attrattiva presente con diverse motivazioni sia in tempi antichi che in quelli attuali.

Il primo repertorio di incunaboli fu opera di Cornelius o Cornelis van Beughem. Intitolato Incunabula typographiae sive Catalogus.

La prima edizione è edita ad Amsterdam. Da Joannem Wolters nel 1688. In 12esimo. Pagine (XIII) 191 (III).

Stampato in un formato tascabile. Elenca più di 3000 incunaboli.

Fornendo un catalogo stilato in ordine alfabetico per autore seguito dal titolo completo.

L’elenco suddivide le diverse edizioni per data e luogo di stampa.

A volte indica i nomi degli editori e dei traduttori e le dimensioni.

Alla fine nelle appendici si registrano le edizioni anonime e quelle con data incerta.

In questa opera si trovano elencate delle opere di cui si hanno ben poche informazioni.

La novità rispetto alle bibliografie coeve fu la redazione dell’elenco per autore e titolo.

Differenziandosi dall’uso all’epoca che prevedeva la classificazione per argomento. Caratteristica che rende la lista redatta in uno stile che possiamo assimilare a quello attuale.

Il lavoro comprende oltre il dieci per cento degli incunaboli al giorno d’oggi conosciuti.

Cornelius o Cornelis van Beughem nasce attorno al 1635/39. Muore dopo il 1710.

Lavorò come libraio per Jansson ad Amsterdam.

Aprì il proprio negozio a Emmerich am Rhein.

Fu senza dubbio il più importante bibliografo del XVII secolo (Breslauer & Folter).

Fornì ai suoi contemporanei una serie di bibliografie di eccezionale utilità, complete, accurate e compilate in modo intelligente“(Besterman).

Beughem può essere a ragione considerato il precursore dei librai bibliografi del 19 ° secolo. Anche se i suoi colleghi si mostrano critici dei suoi sforzi pionieristici.

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma si occupa della catalogazione e valorizzazione dei libri antichi a stampa prodotti dalle origini della stampa al 1500.

Possiede 1620 edizioni del XV secolo. Fra questi alcuni volumi sono esemplari unici in Italia.

Un repertorio degli incunaboli conservati in Italia è curato dal Centro nazionale d’informazioni bibliografiche.

È intitolato Indice generale degli incunaboli delle biblioteche d’Italia.Pubblicata a Roma. Dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato Libreria dello Stato. Dal 1943 al 1981.

L’opera è composta da sei volumi. Di cui cinque di catalogo e uno di di Aggiunte, correzioni, indici. 

I cinque volumi di elenco sono così suddivisi: Volume I dalla lettera A alla B. Vol. II: C-F. Vol. III: G-L. Vol. IV: M-R. Vol. V: S-Z.

Tutti illustrati da tavole in bianco e nero in parte ripiegate.

L’opera si completa col Nuove giunte e correzioni al Indice generale degli incunaboli edito a Firenze. Dedita da Sansoni antiquariato. Stampata nel 1963.

 

I libri antichi e i libri rari

Il formato degli incunaboli

Le caratteristiche degli incunaboli

L’incunabolo La nascita della stampa e gli incunaboli

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incunabolo

incunabolo

incunabolo.

Per i cultori di libri antichi il vocabolo incunabolo richiama la nascita della stampa a caratteri mobili. Di contro per i collezionisti rappresenta un agognato volume da introdurre fra le preziosità della propria raccolta.

La stampa a caratteri mobili è un metodo che permette la riproduzione, in sequenza, di uno testo, stampandolo in numerosi esemplari simili. Questi tutti provenienti da un’unica matrice.

 

Incunabolo, al plurale degli incunaboli, dunque rimanda in maniera inesorabile agli esordi della tipografia e della stampa. Ai primi lavoratori che mettono a punto e esercitano quest’arte, un lavoro prima di allora sconosciuto.

 

La parola deriva da incunabula e incunabulum. Vocaboli entrambi appartenenti alla lingua latina, il primo è un sostantivo neutro plurale, impiegato per indicare la culla per i neonati. Il secondo significa deposto in culla. incunabolo.

I termini, nella loro accezione figurata, indicano il luogo di nascita o di origine.

Di conseguenza, gli incunaboli costituiscono la fase iniziale dell’arte della stampa, la loro esistenza testimonia della nascita dei primi libri impressi a caratteri mobili. incunabolo.

Questa tipologia di volumi si afferma in un epoca nella quale la diffusione dei testi trovava nel manoscritto il suo unico e indiscusso protagonista.

 

Un periodo nel quale il pensiero circolava su pagine stese dalla mente e dalle mani dell’autore oppure da un copista. incunabolo.

Per questa ragione, data la contemporaneità dei due mezzi, necessita stabilire un raffronto e una continuità fra il manoscritto e il testo a stampa.

La comparazione dei due vede, il manoscritto fornire la struttura della composizione grafica e l’incunabolo trasportarla in una simile, ma tipografica.

 

Da qui si desume che l’incunabolo si camuffa graficamente in modo da rievocare, nella mente degli acquirenti, i più costosi manoscritti coevi.

 

La definizione di incunabolo o incunabulo è frutto di una convenzione.

La parola è usata per indicare un volume che appartiene ai primi prodotti fuoriusciti da un processo di tipografia.

Indica i libri antichi impressi partendo dalle origini per giungere sino al 31 dicembre 1500.

 

Ovvero tutte le edizioni con una data di stampa risalente al XV secolo.

incunabolo

Nell’ambito dei libri antichi e dell’arte della stampa, l’impiego del termine incunabolo risale al 1640.

 

Il vocabolo compare in un libro stampato a Colonia, scritto da un bibliofilo di nome Bernhard von Mallinckrodt.

Autore del saggio intitolato De ortu et progressu artis typographicae. incunabolo.

In italiano: Dell’ascesa e del progresso dell’arte tipografica. i

Il testo è impresso per celebrare il bicentenario dell’invenzione della stampa a caratteri mobili.

Proclamando, in questo ambito, la priorità di Johannes Gutenberg. incunabolo.

Il saggio include la frase: Prima typographicae incunabula. In italiano: la prima infanzia della tipografia.

Passaggio dal quale trae origine al termine incunabolo.

Questa strada è proseguita da Philippe Labbé, gesuita, storico e grecista.

Autore del Nova bibliotheca librorum manuscriptorum. Un volume edito nel 1653. incunabolo.

Nel testo avviene l’identificazione della parola incunabula con i libri impressi dalle origini sino al 1500 incluso. 

 

Per tutto il Settecento Incunabula è in uso comune. Storpiato in incunabolo nell’Ottocento.

incunabolo.

Nell’ambito della stampa dei libri antichi il termine incunabolo introduce una periodizzazione arbitraria.

 

Questo perché divide il periodo più fertile dell’arte tipografica in due sconnessi tronconi.

Imponendo la separazione delle opere a stampa fra quelle impresse prima e dopo la data del 31 dicembre 1500. incunabolo.

Di fatto concentrato le ricerche sui volumi impressi nel Quattrocento.

Questo a discapito delle edizione risalenti agli inizi del Cinquecento. Quest’ultime definite post incunaboli.

Una divisione fallace perché gli incunaboli e i post incunaboli presentano delle caratteristiche condivise. Questo ad indicarne la continuità. incunabolo.

Le due imposte tipologie si accomunano da tipografie nelle quali le mansioni interne si presentavano poco differenziate.

 

Per il funzionamento dell’attività tipografica necessitano numerosi e distinti ruoli: il fonditore di caratteri, lo stampatore, l’editore, il revisore letterario e il libraio.

Nelle stamperie in funzione dal XV secolo e fino ai primi quattro decenni del XVI secolo questa divisione di incarichi non esisteva.

In questo periodo, tutti i lavoranti nell’impresa concentravano su di loro più professionalità distinte, da questa coesistenza scaturiva la realtà operativa della stamperia. incunabolo.

Oltretutto, all’epoca, non è infrequente la figura del proto tipografo, nella quale tutti questi mestieri confluivano in un solo soggetto. Questo è un personaggio motivato dallo spirito d’avventura e caratterizzato dalla conoscenza del mestiere.

incunabolo

Solo attorno al 1540 la stampa e l’editoria riuscirono a superare la figura del proto tipografo. incunabolo.

Spetta ai tipografi Claude Garamond e Jacques Sabon essere i primi a separare l’attività di stampa da tutto quello che serve per esercitarla. incunabolo.

In questo modo, la distinguono dal disegno dei caratteri, dall’incisione dei punzoni e dalla fusione dei caratteri.

 

Questo mutamento permise il nascere di stamperie in ogni dove.

Originando uno travolgimento che mise fine alla figura dello stampatore artigiano. Aprendo la strada ad attività commerciali librarie caratterizzate da una sede fissa, dall’impiego di capitali e di una struttura operativa. incunabolo.

La prima metà del Cinquecento si caratterizza da una ricchezza di caratteri tipografici diversi.

Questo è da intendere come un retaggio della creatività che caratterizzava il periodo della realizzazione degli incunaboli. incunabolo.

Caratteristica che viene meno con l’affermazione dei corsivi di Antonio Blado e i tondi di Claude Garamond. Entrambi incisi nel 1540.

É questa una popolarità che metterà fine alla creazione di nuovi caratteri. incunabolo.

Questo è anche il periodo nel quale Germania e Italia perdono centralità a favore dell’editoria francese e dei Paesi Bassi.

 

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