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Il Giappone Lo Zen e il fagiolino

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Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

 

Lo Zen è una forma di buddhismo praticata in Giappone. Deriva dalla scuola cinese Chan.

Il fagiolino è un legume appartenente alla famiglia del fagiolo.

Il kanji 禪 nella pronuncia giapponese si legge Zen. In quella cinese Chan.

Ingen Ryuki è nome assunto in Giappone dal monaco buddista Yinyuan Longqi. É poeta e calligrafo. 

Nasce nel 1592 in Cina. Nella città di a Fuqing. Nella provincia del Fujian.

Praticò lo Zen sul monte Huang po. Montagna chiamata in Giappone Obaku.

Raggiunse il satori all’età di quarantasette anni.

In Giappone fondò la scuola Zen Obaku.

Decede nel 1673. Nella città Kyoto, nel quartiere di Uji.

Il trasferimento in Giappone avviene nel 1654. Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

Lo spostamento è motivato dalla necessità di sfuggire alle guerre di successione e ai disordini politici causati dall’invasione e dalla presa di potere dei Manciù Qing. Una dinastia che regna in Cina dal 1644 al 1912.

I Qing sono i nuovi imperatori della Cina. Sono i vincitori sui precedenti dominatori. Quest’ultimi appartenenti alla sconfitta dinastia Ming. Al potere in Cina dal 1368 al 1644.

Ingen Ryuki dalla Cina emigrò a Nagasaki. Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

Lo spostamento avviene assieme ad altri monaci e artigiani.

A Nagasaki è presente una comunità di mercanti cinesi. Promotori della costruzione di tre templi buddisti cinesi.

Per il definitivo accesso in Giappone nascono dei problemi di natura politica.

Yinyuan dovette aspettare sino al 1655 per poter ottenere il permesso d’ingresso.

Ad autorizzazione accordata è recluso per un anno nel tempio Fumonji.

Queste disavventure gli causano un disagio sempre più forte. Causa del suo desiderio di ritornare in Cina.

La situazione di blocco è risolta dall’intervento di Ryōkei Shōsen. Un monaco giapponese. Abate presso il Myōshin ji.

La soluzione si trovò organizzando un incontro fra lo shōgun e il monaco cinese rinchiuso nel tempio Fumonji.

Il contatto avviene per alla fine del 1658.

L’esito è positivo.

Ingen Ryuki ottiene il sostegno imperiale. Inizia la costruzione del tempio Manpukuji. Situato nella città di Uji a sud est di Kyoto.

Questo santuario divenne la sede principale della scuola Zen Obaku.

In Giappone Ingen divenne rapidamente una figura religiosa di fama nazionale.

Celebrato come il fondatore della scuola Zen Obaku.Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

Questa personale affermazione è permessa dalle aperture che avvennero in seno alla dottrina religiosa tradizionale della scuola Rinzai.

Un allargamento avvenuto in Cina. Verso la metà del diciassettesimo secolo.

Quando nell‘insegnamento della pratica monastica della scuola Rinzai cinese avviene l’inserimento di forti influssi provenienti dalle scuole esoteriche buddiste.

Questo innesto provocò l’arrivo in Giappone di un’ondata di monaci Rinzai.

Tutti provenienti dalla Cina. In parte sono rifugiati. Altri sono missionari. I primi in disaccordo e i secondi ma, in accordo con la nuova apertura dottrinale.

L’apertura della scuola Zen Rinzai cinese verso le scuole esoteriche non incontrò il favore dell’ortodossia Rinzai giapponese.

Questo disaccordo modificò una struttura fin li consolidata. Venne meno l’equilibrio che esisteva fra i due rami principali: il Rinzai e il Soto.

Il primo fondato dal Maestro Eisai (1141-1152) e il secondo dal Maestro Dogen (1200-1253).

Ingen con il sostegno dei Tokugawa ostacolò il diffondersi delle dottrine non ortodosse portate dai monaci cinesi. Argine effettuato con la fondazione della scuola Zen Obaku. Il Giappone Lo Zen e il fagiolino.

Avvenuta tra il 1659 e il 1661. A Kyōto nel quartiere di Uji. Con l’edificazione del tempio Manpuku ji. Situato a sud della città nelle vicinanze del fiume.

Questo tempio divenne il principale della setta Zen Obaku. Fu sempre retto da monaci cinesi. Provenienti dal continente.

L’edificio è costruito con lo stile proprio del monastero cinese.

Scelta che accese la curiosità del popolo giapponese nei confronti della sua bellezza esotica. Alimentando nella popolazione giapponese una intensa curiosità verso il mondo esterno.

La Zen Obaku è ancora oggi esistente ma minoritario.

Ingen non si limitò a importare in Giappone l’architettura dell’epoca Ming.

Introdusse lo stile calligrafico di quell’epoca. Assieme ai suoi discepoli Mokuan Shoto e Sokuhi Nyoitsu prende il nome di Obaku non Sanpitsu. I Tre Pennelli di Obaku. Il gruppo dei tre principali calligrafi appartenenti alla scuola Zen Obaku.

Ma il fagiolino?

 

Ad Ingen si attribuisce l’introduzione in Giappone dei fagiolini. Da lui per la prima volta importati dalla Cina.

Oggi tutti i giapponesi chiamano ingen questo tipo di vegetale.

Mentre quasi nessuno sa niente del rapporto con il monaco Zen Ingen o della scuola di Zen da lui trasmessa.

 

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Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine

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Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro della tsuba procede con la rimozione della ruggine.

La tsuba proveniente dal trattamento precedente non sarà di certo un bel vedere!

Inizia ora la seconda parte. Nella quale avverrà la asportazione della ruggine residua. Sarà un’operazione lunga e faticosa. Soprattutto per le dita delle mani.

L’eliminazione avverrà con un procedimento meccanico. Per strofinamento si asporterà la corrosione attiva di color rosso. Lasciando al suo posto una patina di magnetite di color nero. Leggermente più dura rispetto alla ruggine.

Il metodo si avvale del potere abrasivo dell’osso, del corno o dell’avorio. Usando questi materiali si inizierà a grattare la ruggine rossa.

Due accorgimenti.
Il primo: È meglio agire su una piccola area. Sulla quale agire con lentezza. Finita questa porzione si passa a una successiva piccola area.
Il secondo: Pulire con periodicità la polvere abrasa. Usando un panno umido.

In questo modo stai impiegando uno strumento più duro della ruggine e più morbido della patina. Agisce sulla prima e lascia intatta la seconda.

Da non fare.

Agire rapidamente su una vasta area.
Non impiegare strumenti con durezza maggiore a quella della patina. Da escludere: acciaio, ferro, vetro o carta vetrata.
Non usare nessun trattamento chimico. I prodotti in commercio per distaccare la ruggine se impiegati rimuoveranno la patina e danneggeranno il ferro.

Non agire con nessuna fonte di calore.

Prima dell’uso dell’osso, del corno e dell’avorio questi materiali andranno rotti. Creando una serie di pezzi di varie forme e dimensioni. Sono questi frammenti da impiegare. Scegliendoli in base alle caratteristiche della superficie e agli angoli presenti nelle zone sulle qual lavorare.

Necessita un grosso martello, uno scalpello e l’indossare degli occhiali protettivi.

L’avorio sembrerebbe fra i tre il materiale più adatto. L’osso da impiegare è meglio che sia di manzo e sottoposto a lunga cottura.

Attieniti scrupolosamente a tutte queste indicazioni. Sono le uniche che permettono l’eliminazione della ruggine rossa senza intaccare la patina.

Non cercare un metodo più veloce. Nessuna alternativa.

Solo in questo modo si eliminerà la ruggine. Sostituendola con un bel colore nero.

Necessita solo tanta pazienza. Molta pazienza. Delicatezza e lentezza.

 

Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare.

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

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Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine

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Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine.

 

Il restauro di una tsuba La pulizia Asportazione della ruggine

Come intervenire su una tsuba?

La prima fase del restauro. La pulizia e l’asportazione della ruggine.

Nel corso del tempo e dell’uso della sporcizia si è accumulata sulla superficie, nei trafori e lungo i decori. L’asportazione non è che un bene.

È sempre corretto iniziare con una accurata asportazione della polvere. Sarà perfetto un pennello morbido e di dimensioni adeguate alle zone sulle quali operare. Un poco più grande per le superfici. Decisamente piccolo per i particolari e gli interstizi.

Non è certo dannoso sottoporre una tsuba a un bagno in acqua distillata e sapone neutro.

Evitare interventi con qualunque strumento abrasivo. Leggi pagliette saponate e simili.
Asciugarla con cura. Ottimo uno straccio in cotone.
Osservare il risultato alla luce del sole.

A questo punto si possono vedere i diversi interventi passati. Quali l’applicazione di: strati di cera, lucido da scarpe, vernici o altro di difficile identificazione.

Necessita l’intervento un professionista per poter far fronte a gravi danni. Quali quelli provocati da incendi, da spatinature e crepe.

Se la tsuba ha una base in ferro sarà ben evidente tutta la ruggine presente.

Prima di operare qualunque azione bisogna essere certi che la ruggine sia collegata a una pesante corrosione. Questa è la prima informazione da acquisire per poter decidere sul da farsi.

Di fronte alla ruggine necessita cautela e mettere in conto molte ore di lavoro. Un azione che è priva di scorciatoie.

A seguito del bagno in acqua distillata e sapone neutro la parte più superficiale della ruggine scompare.

Proseguite facendo bollire la tsuba in acqua distillata per una ventina di minuti. Questo intervento non agisce in nessun modo sul metallo.

Ad operazione finita si ottiene una tsuba priva di qualunque residuo in origine presente.

Non si deve aggiungere nessun altro prodotto. L’azione dell’acqua è sufficiente a questo scopo.

La presenza di agenti chimici aumenterebbe il rischio di danneggiare il metallo costituente la tsuba.

La tsuba uscirà da questi primo processo presentando la realtà della ruggine che la ricopre.

Non sarà un bel vedere!

 

Tsuba Il restauro cosa fare e cosa non fare.

Tsuba Il restauro Rimozione della ruggine.

Il restauro La lucidatura del ferro della tsuba.

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Libri antichi – Il collezionismo dei libri proibiti

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Libri antichi – Il collezionismo dei libri proibiti.

 

Fra i libri antichi quelli destinati a una forma raffinata di collezionismo sono i libri proibiti.

Sono i volumi che subirono il peggiore destino.

Libri di pertinenza di un collezionismo colto.

Libri antichi messi all’indice. Perseguitati per il loro contenuto. Lasciati a una sorte non differente dai loro autori.

Lungo è l’elenco dei libri proibiti.

Comprende tutte le pubblicazioni dal contenuto non gradito alle autorità politiche o religiose.

Volumi argomentanti idee considerate pericolose. Da impedirne la diffusione.

Per questo preclusi alla lettura. Privi della possibilità di essere detenuti in legalità. Destinati al rogo. Impossibilitati a ricevere nuove autorizzazioni alla ristampa e alla traduzione.

Nell’ambito del collezionismo dei libri antichi questa pratica ha una conseguenza diretta.

Rende alcune edizioni antiche molto rare. Nei casi più estremi salvate dalla distruzione in un’unica copia.

 

Index librorum prohibitorum è istituito da papa Paolo IV nel 1559. Elencava tutti i libri proibiti dalla Chiesa Cattolica.

Da parte del clero la necessità di stilare un elenco di libri proibiti è motivata da due ragioni.

Il crescente pericolo dovuto alla nascita e alle potenzialità insite nella stampa a caratteri mobili. Dal danno causato dall’affermarsi della riforma protestante.

In questo elenco comparvero: L’Opera omnia di Erasmo da Rotterdam. A tutela delle mente dei giovanetti si introdusse il Decamerone di Giovanni Boccaccio. Il Principe di Niccolò Machiavelli. Saggio politico colpevole di aver messo la religione al servizio della politica.

A questi libri proibiti si aggiungono moltissime altre edizioni. Opere scritte da autori eretici, trattati di magia e astrologia, edizioni della Bibbia con testo non in lingua latina e pubblicazioni giudicate oscene.

L’annessione ha riguardato i testi scritti da: scienziati, filosofi, poeti, economisti e storiografi. Senza alcuna distinzione sulla nazionalità degli autori. Includeva le opere di scrittori italiani che gli stranieri.

Due erano le forme di controllo esercitate.

Una preventiva. Attuata sulle opere ancora da stampare di autori cattolici da applicare. Operazione che richiedeva per essere effettuate del imprimatur. I permesso a stamparsi.

Una posteriore alla stampa esercitata sui testi di autori non cattolici. Il cui esame poteva portare alla messa all’indice.

Per i trasgressori vi era l’accusa di eresia e le non gradevoli conseguenze.

Solo dopo il Concilio di Trento del 1564 l’indice fu meno severo. Da quel momento ad alcuni libri proibiti è permessa la stampa. Previo l’espurgazione delle parti di testo considerate non consone.

 

L’Indice dei libri proibiti è un opera corpulenta. Fino al momento della sua soppressione fu costantemente aggiornato. L’ultimo libro proibito incluso fu Vita di Gesù di Jean Steinmann. Introduzione avvenuta nel 1961.

L’abolizione del valore giuridico dell’indice risale al 14 giugno del 1966 ad opera della Congregazione per la dottrina della fede.

 

Libri antichi – Libri proibiti o censurati nel Novecento

Appunti di un bibliofilo.

Libri antichi – Il collezionismo dei libri proibiti.

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Libri antichi – Libri proibiti o censurati nel Novecento

HERBERT LAWRENCE DAVID - Le tre “Lady Chatterley”

Libri antichi – Libri proibiti o censurati nel Novecento

 

Fra i libri antichi quelli definiti libri proibiti sono numerosi, desiderati dal collezionista sono i libri censurati durante il Novecento

Index librorum prohibitorum è l’elenco dei libri proibiti istituito da papa Paolo IV nel 1559. Esercitava una censura preventiva sui libri antichi da stampare e su quelli impressi.

Sul contenuto dei libri antichi questo sistema durò a lungo. Trovò la sua fine giuridica il 14 giugno del 1966.

Dalle proibizioni non si salvarono nemmeno i libri impressi nel Novecento. Raggiungendo anche quelli impressi nei tempi moderni e recenti.

Anch’essi censurati o proibiti dalle autorità statali o dagli ultimi veti di quelle ecclesiastiche.

Il romanzo intitolato L’amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence fu a lungo considerato un libro osceno.

Edito nel 1928 a Firenze in edizione privata.

A causa dell’audacia del linguaggio osteggiato in tutta Europa.

In Gran Bretagna fu messo al bando fino al 1960. L’anno della sua pubblicazione completa e commerciale.

Sorte analoga per il romanzo Uomini e topi di John Steinbeck.

Edito a Londra nel 1937. Tradotto in lingua italiana da Cesare Pavese e dato alle stampe nel 1938 dalla casa editrice Bompiani.

Sempre il lessico impiegato dall’autore nel testo del libro fu la causa delle continue censure. Provvedimenti che finirono solo nel 2007.

Senza dilungarsi i casi più eclatanti di censura inerenti i libri editi nel Novecento.

Sono stati dichiarati libri proibiti per motivi ideologici, morali o politici.

  • Il richiamo della foresta di Jack London. É proibito in Germania dal 1933 al 1945.
  • Ulisse di James Joyce. É proibito in Gran Bretagna dal 1922 al 1930.
  • Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall. É proibito in Gran Bretagna dal 1928 al 1949.
  • Il mondo nuovo di Aldous Huxley. É proibito in Australia dal 1932 al 1937.
  • Tropico del cancro Henry Miller. É proibito in America dal 1934 al 1965.
  • Via col vento di Margaret Mitchell. É proibito in Russia dal 1936 al 2001.
  • La fattoria degli animali di George Orwell. É proibito a Cuba, in Cina, Kenia, Russia e negli Emirati Arabi.
  • 1984 di George Orwell. É proibito in dal 1950 al 1990.
  • Lolita di Vladimir Nabokov. É proibito in Gran Bretagna dal 1955 al 1959.
  • Prosciutto e uova verdi di Dr. Seuss. É proibito in Cina dal 1965 al 1991.
  • I versi satanici edito nel 1988 di Salman Rushdie. É proibito in India, Bangladesh, Sudan, South Africa ,Sri Lanka, Egitto, Indonesia, Kenia, Kuwait, Liberia, Malaysia, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Qatar, Arabia Saudita, Senegal, Singapore, Somalia, Tanzania e Tailandia.
  • American Psycho del 1991 di Bret Easton Ellis. É proibito in Australia dall’anno di pubblicazione ad oggi.
  • Harry Potter e la pietra filosofale del 1997 di Joanne K.Rowling. È tuttora censurato negli Emirati Arabi Uniti. Perché accusato di incitare alla stregoneria.
  • Il codice Da Vinci di Dan Brown. É proibito in Libano dal 2004 ad oggi.

Quali furono i commenti degli autori ?

 

Per il poeta tedesco Heinrich Heine fu l’affermare che nei luoghi dove si bruciano i libri si finisce per fare lo stesso con gli esseri umani.

Più ottimista fu Sigmund Freud. Alla notizia del rogo delle sue opere fu felice perché durante il medioevo avrebbero bruciato anche l’autore.

 

Libri antichi – Il collezionismo dei libri proibiti

Appunti di un bibliofilo.