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Tsuba a Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu

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Tsuba a Mito Scuola Yegawa e Hitotsuyanagi o Ichiryu

Le Tsuba prodotte a Mito dalla scuola Yegawa e dalla scuola Hitotsuyanagi o Ichiryu

Mito 水戸 è una città giapponese. Ora capoluogo della prefettura di Ibaraki.

La scuola Hitotsuyanagi o Ichiryu nasce alla metà del XVIII secolo.

Il fondatore è Tomoyoshi. Membro della famiglia Hirano. É allievo di Shinozaki Yasuhira. Quest’ultimo studiò con Nara Yasuchika I.

Nel lavoro della scuola Hitotsuyanagi l’influenza della scuola di Nara è minima.

I soggetti preferitoi sono: i draghi, gli uccelli e il kara shishi.
Il leone cinese è realizzato in uno stile che a volte riflette fortemente l’arte di Yanagawa Naomasa.

A questa scuola appartengono quattro abili artisti. Tutti accomunati dal nome Tomoyoshi.
Fra loro sono difficilmente distinguibili.

I primi due lavoravano il ferro.

La decorazione più nota avveniva scalpellando dalla superficie della tsuba la grande parte del metallo.

Al fine di realizzare il soggetto con un forte intaglio. Da collocare entro uno stretto bordo. L’estremità di quest’ultimo può essere rifinita con la tecnica dell’intarsio. Realizzando una greca continua creata usando l’argento.

Tomoyoshi III e IV sono soliti realizzare le loro tsuba servendosi delle possibilità offerte dall’abbinamento della cromia di due diverse leghe.

A questo fine univano in diagonale due diversi metalli. Realizzando una metà del campo di colore scuro e l’altra di colore chiaro.

L’argento e lo shakudo sono un classico esempio di metalli la loro accoppiati. Questi riunuti realizzavano un forte contrasto cromatico.

Tomoaki fu allievo di Tomoyoshi III.

Tomotsugu fu allievo Tomoyoshi IV.

Entrambi subirono nella scelta dei soggetti e nell’uso dei metalli una forte influenza della scuola di Nara.

I soggetti più usuali soono i personaggi storici, gli uccelli e gli animali.

La scuola Yegawa.

La scuola è attiva nella città di Mito.

È una ramificazione della scuola Hitotsuyanagi o Ichiryu.

Il fondatore è Toshimasa.

Un allievo di Tomomichi. É il secondo figlio di Tomoyoshi I.

Toshimasa diventa il cesellatore del daimyo di Kuruma.

La scuola produce per la maggior parte dei fornimenti. Realizzati impiegando le leghe metalliche.
Fra gli articoli commercializzati non mancano dei pezzi occasionali prodotti usando il ferro. Un materiale con durezza maggiore. Particolarità che non ostacolò la qualità della lavorazione.

Tsuba a Mito Artisti indipendenti Masatsugu Ichijusai e Hagiya Katsuhira

鍔 鐔 Tsuba

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Tsuba a Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami

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Tsuba a Mito Scuola Sekijoken e Scuola Koami

Tsuba forgiate a Mito dalla Scuola Sekijoken e dalla Scuola Koami

Mito 水戸 è una città giapponese.

Attualmente è parte della prefettura di Ibaraki. In precedenza era situata nella provincia di Hitachi no kuni. 常陸国.

In questa località lavorarono numerosi artisti esperti nella lavorazione dei metalli. Sono attivi dall’inizio del diciottesimo fino al diciannovesimo secolo. Produconro accessori per l’ornamento della spada.

Tutti questi artefici subiscono l’influsso delle scuole di Nara e Yokoya. Delle quali realizzano copie di notevole qualità. A queste produzione uniscono delle proprie tipologie di grande originalità.

Lavorano il ferro e le leghe metalliche. Impiegano vari stili. Usano per lo più una lavorazione in rilevo.

Fra questi vi sono degli artisti indipendenti. Le loro opere se firmate recano solo l’indicazione geografica della città di provenienza.

A Mito sono attive quattro diverse scuole per la realizzazione di tsuba. Trasferitesi in questa città in tempi diversi.

Queste sono: gli Sekijoken o Akajiken, gli Hitotsuyanagi o Ichiryu, i Koami e le famiglie Yegawa.

La scuola Sekijoken è fondata da Oyama Taizan Motozane I. 1739 – 1829.

É allievo di Motonori, un appartenente alla famiglia Yokoya.
Da questa scuola apprende il karakiri bori. Una tecnica che lui e i suoi allievi usano con parsimonia.

Oyama Taizan Motozane I lavora sotto l’influenza della scuola di Nara.

Padroneggiando sia la tecnica che lo spirito dei maestri Nara Sansaku: Sugiura Joi  e Nara Toshinaga.

Una maestria così accentuata da rendere ardua la distinzione delle copie realizzate dalla scuola Sekijoken dagli originali che le hanno ispirate.

Motozane ebbe numerosi allievi.

Motoharu della famiglia Fujita è uno degli allievi di spicco. Visse nei primi anni del XIX secolo.

Hisanaga della famiglia Takase. Noto anche come Furyuken. Vissuto alla fine del XVIII secolo.

Altri studenti famosi sono: Motozane II, Motosada e Motonaga.

Molti allievi adottano un nome che inizia usando lo stesso kanji del cognome del maestro.

La scuola Koami.

Il fondatore è Koami della famiglia Kikuchi.

Allievo Goto Renjo. Apprendistato che avvenne alla fine del XVII secolo.
La scuola è attiva nella città di Mito. Dove lavorava nello stile Goto.

L’allievo di Koami più rinomato è Yatabe Michinaga anche detto Tsuju.
Il nome Tsuju deriva dall’unione delle due parti iniziali dei nomi degli artisti Goto: Tsujo e Jujo.
Il suo lavoro risente di tre fasi successive.
Le sue prime opere riflettono l’influenza di Goto. Di seguito subì il fascino della scuola di Nara. Per approdare a uno stile del tutto personale.

La maggior dei suoi lavori sono realizzati in ferro. I rimanenti sono in lega metallica.

 

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Tsuba La scuola Kinai

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Tsuba La scuola Kinai

Le tsuba prodotte dalla scuola Kinai appartengono a una tradizione molto fiorente.

Il fondatore è Ishikawa.
Cognome in seguito cambiato in Takahashi.

Gonbei era il suo nome comune.

L’anno di nascita è sconosciuto. Quello di morte è il 1681.

Proveniva dalla provincia di Ōmi no kuni 近江国. L’odierna prefettura di Shiga.

Arrivò nella città di Fukui nell’era Kan’ei. Il nengo inizia nel 1624 e si conclude nel 1644.
Centro abitato situato nella provincia di Echizen no kuni 越前国. Regione talvolta chiamata Esshū  越州. Oggigiorno è parte della prefettura di Fukui.

Nella città di Fukui è attivo nella metà del XVII secolo.

Il suo lavoro si divideva fra la realizzazione di tsuba e l’incisione di horimono sulle lame.

Le else sono sempre prodotti di grande qualità.
Il materiale usato è sempre il ferro di buona qualità. Patinato in nero.
É lavorato a traforo e modellato a tutto tondo. In seguito viene inciso.

Lo stile di intaglio usato da Ishikawa è chiamato Kinai Bori o Echizen Bori.

I soggetti sono con frequenza di ispirazione naturalistica. Troviamo le erbe autunnali e i fiori di grisantemo.

Gli animali fantastici come il drago e la fenice sono fra i suoi decori più felici.
Ishikawa realizzò diversi capolavori decorati con il motivo del drago.

Paesaggi e personaggi non sono comuni nella produzione della scuola Kinai.

La successione al fondatore avvenne per linea famigliare.

Il secondo maestro della scuola è Gobei. Omonimo e figlio dello shodai.

L’anno di nascita è sconosciuto. Quello di morte è il 1696.

Con lui il successo della scuola cresce enormemente. Superando di molto il favore ottenuto dal primo maestro.

Le sue tsuba sono in ferro. Decorate con draghi o fiori ed erbe. Usando le tecniche artistiche del  Nikubori e del Sukashi.

É sepolto appena fuori la città di Fukui, nel complesso di templi Eihei ji.

Seguendo la linea di successione famigliare la tradizione proseguì fino al XVIII secolo.

Nello stesso territorio dove è attiva la scuola Kinai vedeva l’attività delle scuole: Myochin e Akao.

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Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta

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Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta.

Gyotaku In Giappone indica l’impronta lasciata da un pesce su un foglio di carta

Il Gyotaku è di certo una curiosità tutta giapponese.

Nata dalla considerazione che questo popolo nutre verso i prodotti che provengono dall’oceano. Un’attenzione sia pratica che estetica.

In Giappone questo termine indica l’impronta a stampa lasciata da un pesce su un foglio di carta.

Un pesce vero assume il ruolo della matrice calcografica. Con questa partenza si ottiene una riproduzione che fedelmente lo rappresenta.

A questa pratica non riescono a fuggire nemmeno i cefalopodi. Anche se per loro il metodo si complicava di molto.

La tecnica di realizzo del Gyotaku  è molto semplice.

Il pesce è ripulito e sistemato nella posizione voluta. Fissato su un piano. Inchiostrato con cura. Ricoperto di un foglio di carta di buona grammatura e, in precedenza, leggermente inumidita.

Con le mani si esercita una pressione sulla carta. Manipolazione che indirettamente agisce anche sulla superficie del pesce.

L’inchiostro passa dalla superficie del pesce al foglio. Con cautela si stacca la stampa dalla matrice.
L’impressione è stata realizzata.

Abbiamo su carta il ritratto in positivo del nostro modello.

In Giappone questo metodo nasce per ragioni pratiche.

Ci troviamo nella fine Settecento a bordo di pescherecci intenti a solcare il mare.

Al Gyotaku erano sottoposti i pesci pescati di grandi dimensioni. Sulla stampa è apposto un sigillo a garanzia.

Il foglio aveva un duplice scopo. Permetteva di memorizzare le prede pescate più significative. Era usato durante la contrattazione del pesce. Assumendo il ruolo dell’atto di compravendita.

Un modo certo per mettere fine alle bugie sulla dimensione del catturato di un qualunque pescatore.

Con il tempo la tecnica si è raffinata. Permettendo la realizzazione di immagini ricche di dettagli.

Una ulteriore carta è applicata al soggetto da riprodurre. Questo avviene usando della pasta di riso. È frequente la sostituzione del foglio di carta con del tessuto.

L’incollaggio permette la migliore resa del rilievo di qualunque dettaglio.

L’inchiostro non è più utilizzato direttamente sul pesce ma è tamponato sul corpo irrigidito dell’animale.

La stessa tecnica può essere impiegata con successo su qualunque forma naturale. Possiamo provare con: foglie, fiori, lamine di roccia e qualunque altro soggetto che catturi il nostro interesse.

 

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Nell’immagine Ukiyoe di Utagawa Hiroshige intitolata Scorfano, Isaki e Zenzero XIX secolo.

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Scuola Soten il favore del pubblico alle sfarzose tsuba in ferro a episodi di guerra

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Scuola Soten il favore del pubblico alle sfarzose tsuba in ferro a episodi di guerra

 

La Scuola Soten ottiene un grande favore di pubblico con le sue tsuba raffiguranti degli episodi di guerra.

Sono delle tsuba sfarzose realizzate in ferro e oro.

Caratteristiche che trovano il favore del pubblico. Incentivandone la moda.

Questo stile di tsuba diviene così tanto richiesto che la produzione non riusciva a sostenere il ritmo delle ordinazioni.

La grande popolarità e la mancanza di disponibilità alimentarono le contraffazioni.

Quest’ultime sono prodotte dalla scuola Hiragiya e Shoami. Entrambe produttrici di tsuba in stile Soten.

Una copiosa produzione di cattive imitazioni è attiva nel distretto Aizu della provincia di Mutsu. Questo avviene durante i primi anni del 19° secolo.

Queste falsificazionierano poste in vendita presso i commercianti dislocati ai moli del porto di Yokohama.
Questi rifacimenti corrispondono alla quasi totalità delle tsuba Soten reperibili nel mercato antiquario.

Gli esemplari originali ma più tardi sono sempre realizzati in ferro. Quest’ultimo sempre di buona qualità.
Lavorato con la tecnica del traforo, dell’incisione e della modellazione a tutto tondo.
Con decorato damaschinato con intarsi in rame, oro e argento.
Tutta la scena raffigurata è racchiusa da un bordo sottile.
Le più antiche presentano una decorazione composta da figure estremamente dettagliate. Collocate in un elaborato e dettagliato paesaggio.

La qualità dei prodotti realizzati dalle generazioni successive andò drasticamente a diminuire.
Questi ultimi artigiani realizzarono delle tsuba dove progressivamente l’attenzione per il dettaglio veniva meno. Dando origine a una produzione più grossolana. Quest’ultima ha influito non poco sul giudizio complessivo conferito alla scuola.

La qualità dei lavori Soten deve essere giudicata basandosi sulla qualità dell’intaglio, sull’intarsio e sul disegno.

I soggetti più raffigurati sono gli episodi di guerra. Dove gli attori sono raffigurati vestiti con l’armatura.

Troviamo illustrati gli episodi della guerra Genpei.

Combattuta tra il 1180 e il 1185. Fra i clan Taira e Minamoto. Conclusa con la disfatta del clan Taira e la fondazione dello shogunato Kamakura.

A questo decoro si unisce la raffigurazione delle spedizioni di conquista della terra Coreana. Volute dall’imperatrice Jingo e da Toyotomi Hideyoshi.

Non mancano episodi della mitologia cinese.

Il Fuji no-makigari e l’Hasso tobi sono un classico motivo in uso nella scuola.

Il Fuji no makigari è La caccia alla base del monte Fuji.


Un passatempo di grande popolarità durante il periodo Kamakura.

La scena viene interpretata raffigurando Minamoto no Yoritomo, 1147-1199, a cavallo.

Usualmente accompagnato da stallieri e da un portatore del segnale di campo dei Minamoto.
Il primo shogun dello shogunato Kamakura è raffigurato circondato da altri personaggi. Anch’essi intenti alla caccia.
Il tutto ambientato in una folta vegetazione, ricca di pini nodosi e sulla riva di un ruscello.

L’Hasso tobi è il Salto delle otto barche.


Un episodio accaduto durante la battaglia navale di Dan no Ura.

Uno scontro fra navi decisivo per le sorti della guerra Genpei. Avvenuto il 25 aprile del 1185.

La scena raffigura Minamoto Yoshitsune che per scappare da Taira Noritsune compie un salto lungo otto barche.

L’episodio si concluse con la morte per annegamento di Noritsune.

 

Tsuba la scuola Soten 宗典 a Hikone e il suo fondatore Kitagawa Sōten

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