Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.
Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.
Il Kintsugi o Kintsukuroi è una tecnica di restauro della ceramica usata in Giappone.
La mia scoperta del kintsugi risale a molti anni fa. È avvenuta in Giappone.
Questa tecnica compariva applicata sopra una antica ceramica cinese. Su un vaso celadon. Sul quale una lunga fessurazione appariva riempita con lacca e oro.
Il vaso così aggiustato era visibile in una struttura espositiva a vetri. Lasciato in perfetta solitudine ad ostentare l’intervento a cui è sottoposto.
Il Giappone è la terra della perfezione e della purezza estetica. Un intervento così invasivo mi provocò molto stupore e altrettanta curiosità. Kintsugi restauro ceramica Giappone.
Dalla visione di quell’antico vaso iniziò una ricerca.
Il primo esito acquisito è l’apprendere che quell’intervento è una prassi comune.
Era realizzato rispettando il canone dettato dal kintsugi.
Un intervento conosciuto anche da persone che non si interessavano di antiche ceramiche.
Quando nasce il kintsugi? Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.
Come spesso accade in Giappone la risposta è data da una leggenda.
Siamo nel XV secolo. I protagonisti sono lo shogun Ashikaga Yoshimasa e la sua tazza da tè preferita.
Una coppa cinese rotta durante l’uso. Riportata in Cina per essere restaurata. Restituita riassemblata con graffe in ferro.
Un intervento che non risultava né bello né funzionale.
I cocci sono trasformati in un oggetto prezioso da un artigiano giapponese. La ricostruzione avvenne usando come legante lacca naturale ricoperta con polvere d’oro.
É nato il kintsugi.
Nella realtà solo minime parti della narrazione trovano un conferma negli attuali dati storici. La tazza da tè preferita dallo shogun Ashikaga Yoshimasa è andata rotta e, in seguito, restaurata con graffe metalliche. Infatti cosi è esposta al Museo Nazionale di Tōkyō . 東京.
Kintsugi in lingua giapponese si scrive 金継ぎ. Dove il primo kanji si legge kin 金 e significa oro. Tsugi 継ぎ si traduce in collegare.
Alla lettera, il termine vuol dire:.Collegare usando l’oro.
Il sinonimo kintsukuroi è formato da kin e da tsukuroi. Il primo come sappiamo significa oro. Il secondo è il verbo rammendare. La traduzione è rammendare usando l’oro.
A lavoro ultimato sul pezzo ceramico compaiono delle parti in metallo che lo rendono un pezzo d’arte unico.
Sulla superficie si dispongono una serie di linee. Tutte frutto del caso. Non ripetibili.
Questa è una delle caratteristiche più apprezzate del Kintsugi.
Sono il motivo dell’aumento del pregio artistico attribuito alla ceramica così riparata. Preludio a un incremento del valore economico.
Questo non completa il quadro. Esiste una forte ascendenza tratta dagli insegnamenti del buddhismo Zen.
Influsso che si manifesta in un caleoscopio di possibilità.
Come: il trovare nell’imperfezione una bellezza mai conosciuta. La dimostrazione dell’assenza della staticità. Della fragilità come qualità da valorizzare. Della tramutazione di un evento da negativo in positivo. Alla capacità di rialzarsi dopo aver subito una ferita. Riuscire a convive con le cicatrici. Traendo da esse la forza per ripartire. Nanakorobi yaoki.
Saper accettare il danno. Riuscire a superarlo con profitto. Fare si che non si ripresenti. Shouganai.
In questa visione il Kintsugi o Kintsukuroi non è solo una tecnica di restauro della ceramica usata in Giappone. É molto di più.
Nell’immagine Una scultura di Francesco de Molfetta alias Demo. Dal doppio titolo Testa rotta oppure Cocciuto. Una originale e involontaria interpretazione della cultura zen. Un preludio per l’inizio di Kintsugi milanese. Con nulla o con molto in comune.
Kintsugi o Kintsukuroi Il restauro della ceramica in Giappone.
La datazione della ceramica tramite termoluminescenza
Il procedimento di datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica di indagine scientifica.
Un mezzo impiegato per effettuare la datazione di oggetti realizzati per lo più in terracotta.
L’utilizzo permette di determinare con limiti accettabili la data di cottura del pezzo ceramico.
Questo impiego ha permesso l’affermazione di questo metodo diagnostico per i manufatti in ceramica.
Diventando un metodo per accertare l’autenticità o la falsità del manufatto.
Promuovendolo a valido ausilio per le istituzioni museali e i mercanti d’arte antica.
E’ un procedimento distruttivo.
Così chiamato perchè per l’applicazione necessita il prelievo dal pezzo da analizzare di un piccolo campione.
Una quantità che raggiunge al massimo il peso di dieci grammi.
Il materiale è sottoponibile alla prova una sola volta. Se necessita un nuovo esame serve un ulteriore campione.
Il prelievo avviene con un trapano a bassa velocità. La sua azione forma un foro del diametro e della profondità di 2,5 mm.
Si cerca di effettuare l’asportazione in un punto situato in una zona mai troppo visibile.
Questa precauzione non è sempre attuabile.
Con la conseguenza che il prelievo del saggio andrà a compromettere l’integrità del pezzo.
Questo avviene agendo sulle ceramiche smaltate e sulle porcellane.
Su questi materiali l’azione del trapano crea un foro che compromette la coperta.
Quando la ceramica presenta dei restauri. Ê possibile il prelievo del campione da analizzare in quella zona.
La datazione della ceramica tramite termoluminescenza è una tecnica intuita nel 1962.
Il lavoro di perfezionamento è durato molti anni. Giungendo a renderla applicabile e affidabile.
Research Laboraty Oxford University e dal Max Plank Institut Heidelberg sono gli enti promotori delle ricerche.
L’analisi si basa sulle caratteristiche fisiche di alcuni materiali presenti nell’impasto costituente il manufatto ceramico.
Questi diventano accumulatori dell’energia radioattiva naturale. Un potenziale che con il passare del tempo diviene misurabile ed è alla base di questo esame.
Entro l’impasto ceramico l’esame della termoluminescenza è consentito da tre minerali: il quarzo, il feldspato e più raramente lo zirconio.
Quando un oggetto costituito da terracotta è sottoposto a un rapido riscaldamento libera l’energia accumulata nel tempo.
Questa carica si manifesta sotto forma di radiazione elettromagnetica.
Questo permette di azzerare il potenziale radioattivo accumulato nel periodo precedente all’esposizione alla fonte di calore.
Dando inizio a un nuovo accumulo di energia. Coincidente con il momento della cottura.
Questo è il limite della tecnica. Anche se ipotesi remota. Può avvenire che un recipiente di epoca antica è sottoposto a una seconda cottura.
L’esame è effettuato presso laboratori specializzati.
Prelevando un campione dall’oggetto.
Quindi sottoponendolo a riscaldamento lineare. Passando da 20° C /al sec fino a 500° C.
Durante questo lasso di tempo si assiste all’emissione di impulsi luminosi. Proporzionali al tempo di accumulo dell’energia radioattiva.
Una acquisizione che inizia dal momento dell’ultima cottura.
Un indicazione sulla data di cottura è ottenuta da una comparazione.
Questa avviene fra le emissioni del campione durante il riscaldamento. Confrontate con quelle dello stesso campione dopo essere stato sottoposto a una dose di raggi beta.
L’età è indicata con una tolleranza. L’intervallo varia da un minimo del ± 5% sino a un massimo del ± 25%.
Intervallo che permette di dare una risposta certa in termini di autenticità del manufatto.
La tolleranza risiede nella quantità di irraggiamento subita durante l’anno.
Una radiazione con energia non costante nel tempo.
Dipendente dal terreno impiegato. Variabile in ogni punto del globo.
Un dato privo di approssimazioni si ottiene solo conoscendo il punto reale nel quale la ceramica è realizzata.
Questa analisi si applica a oggetti archeologici e storici realizzati in ceramica.
É applicabile a: terrecotte, laterizi e porcellane. Si estende ai vetri, alle terre di fusione e ai resti di focolari.
L’affermarsi di questa analisi ha costretto i falsari a prendere delle contromisure.
Risposta che ha privato l’uso della sola termoluminescenza come unico strumento di autenticazione.
Nel mercato antiquario sono entrati oggetti sottoposti ad irraggiamento artificiale. Una esposizione dosata con precisione e alternata con trattamenti termici.
Con queste contraffazioni la validità della tecnica viene meno.
I temi decorativi e i colori che presentano le porcellane cinesi antiche sono i due argomenti qui illustrati.
La descrizione dei temi decorativi e dei colori visibili sulle porcellane cinesi antiche prende spunto da una ipotetica collezione didattica. Questa raccolta è composta da dieci piatti di diverse forme e dimensioni. Tutti con piccolo piede svasato, quest’ultimo per lo più di forma cilindrica. Il repertorio è completato da una tazza da tè.
Tutti gli oggetti sono realizzati in porcellana dura e, nella maggior parte dei casi, decorati sopra smalto. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Gli undici oggetti descritti rappresentano un piccolo campionario di temi decorativi apposti sulle porcellane cinesi antiche. Alcuni soggetti sono scelti perché di certo non usuali a vedersi. Altri perché facilmente incontrabili. I colori dei decori sono quelli tipici delle antiche porcellane prodotte in Cina nel XIX secolo.
Alcuni fra gli oggetti descritti presentano la decorazione al fronte e al retro. In quest’ultimo i motivi decorativi sono sempre presenti anche nella parte esterna del piede. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
1. Piatto concavo, con bordo sagomato da cuspidi e curve, dipinto in color marrone. Il decoro rappresenta due galli. Uno con penne bianche e l’altro con penne rosse. Al primo si attribuisce la capacità di protezione dai fantasmi e al secondo dal fuoco.
Gli uccelli sono dipinti fra fiori e rocce. Nel cielo troviamo una farfalla. I galli sono raffigurati mentre si stanno affrontando in combattimento. Questo spettacolo è una forma di intrattenimento che si svolgeva nel terzo mese dell’anno. Con questo decoro si vuole evocare il periodo in cui avvenvogono questi combattimenti. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Interessante è l’interno del piede. Questo è decorato in color turchese. Nel tono tipico delle porcellane realizzate a cavallo dei regni delle dinastie Chien Lung (1736 – 96) e Chia Ch’ing (1796 – 1820). Il colore è usato, più raramente, durante il periodo Tao Kuang (1720 – 1850). Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a quattro caratteri, realizzato in color rosso, della dinastia Tao Kuang (1720 – 1850). Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Dimensioni: larghezza massima 10,2 cm. Diametro esterno della base 6,3 cm. Altezza massima 4 cm.
2. Piatto concavo, con bordo composto da cinque lobi. Questa forma vuole richiamare la sagoma di un fiore sbocciato. Il bordo e’ dipinto in color marrone.
Il decoro è monocromatico di color nero, Una tecnica decorativa non certamente frequente. Raffigura un cane di fo posto in primo piano e altri due in lontananza. Il termine fo indica Buddha. L’animale mitico è cosi chiamato perché si credeva che il suo ruggito ricordasse l’insegnamento del Buddha. In Cina, quando è raffigurato singolarmente è simbolo di valore, forza e energia. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a quattro caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 10,7 cm. Diametro esterno della base 6 cm. Altezza massima 3,8 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
3. Piatto concavo, con bordo composto da otto lobi, dipinto in color marrone. Il soggetto raffigura una scena di udienza. Questa è composta da un funzionario cinese, un mandarino, collocato in un ambiente riccamente arredato.
Sullo sfondo è collocato: un mobile, un quadro e un tappeto. Alle spalle del mandarino si trova una donna che sorregge un grosso ventaglio. Il funzionario cinese è raffigurato nell’atto di ricevere un messaggero. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Il decoro è realizzato sulla coperta. Si presenta con una grande varietà di smalti policromi di bella lucentezza.
Nel fondo troviamo il marchio a sei caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 12,8 cm. Diametro esterno della base 7,8 cm. Altezza massima 4,8 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
4. Piatto concavo, con bordo composto da otto lobi, dipinto in color marrone. Il soggetto raffigura un uomo seduto, in una tipica posizione orientale. É collocato in uno spazio esterno, sopra un un prato fra un albero e un arbusto fiorito. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Il decoro è realizzato con colori dai toni tenui ed è arricchito da una scritta in calligrafia con un sigillo. L’inserimento di caratteri di scrittura è una peculiarità dell’arte cinese e orientale. Dove la calligrafia assume uguale dignità della figurazione. Entrambe si valorizzano a vicenda e si fondono in un’unica opera.
Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a quattro caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 12,8 cm. Diametro esterno della base 7,8 cm. Altezza massima 4,8 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
5. Piatto concavo, con bordo composto da cinque lobi e dipinto in color marrone. Il soggetto raffigurato, sono due uccelli su un ramo. I volatili sono posti fra due varietà di fiori. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
É questo uno fra i più noti decori delle porcellane realizzate in Cina. Un apprezzamento che permise a questo soggetto di diventare uno dei più usati nelle decorazioni ad ispirazione cinese della ceramica europea.
Il decoro è arricchito da una scritta in calligrafia con due sigilli. É questa una peculiarità dell’arte cinese e orientale. Nella quale la calligrafia assume uguale dignità della figurazione, valorizzandosi a vicenda e fondendosi in un’unica opera.
Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a quattro caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 12,1 cm. Diametro esterno della base 7,4 cm. Altezza massima 4,4 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
6.Piatto concavo, con bordo di forma esagonale, realizzato in porcellana decorata in monocromia color sangue di bue (Sang de bœuf). Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Caratteristica di questa tipologia è il bordo superiore di color bianco. Questo avviene perché privo di pigmento colorante. Quest’ultimo durante la cottura, cola lungo le pareti e si raggruma alla base.
Questa tipologia di porcellana monocromatica è caratterizzata da un decoro di color rosso. Ottenuto con l’introduzione dell’ossido di rame nella vetrina. Questa è una scoperta avvenuta durante il regno dell’imperatore Kang Hsi ( 1622 – 1722 ) e nota con il nome cinese Lang Yao.
Nel fondo, all’interno del piede, troviamo una smaltatura di color bianco con ricco craquelè. Prodotto fra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo.
Dimensioni: larghezza massima 12,4 cm. Diametro esterno della base 6,4 cm. Altezza massima 4 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
7. Piatto concavo, con bordo di forma quadrata e angoli arrotondati, il contorno esterno è dipinto in oro. Realizzato in porcellana, con intonazione della pasta tendente al grigio. Al tatto la superficie non è percepita come liscia ma appare come se fosse butterata. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Quest’ultima caratteristica dell’aspetto esteriore del manufatto ceramico è chiamata pelle di pollo.
La denominazione é dovuta all’aspetto visivo della superficie esterna che ricorda la pelle dell’animale alla conclusione dell’operazione di spennatura.
E’ decorato con una calligrafia. Caratterizzata dall’essere molto elegante e scritta con un tratto sicuro. Gli ideogrammi sono tracciati in color nero e rosso. Questa decorazione non è comune. Nel piatto è presente sulle pareti inclinate, sul fondo e nel bordo esterno nel piede.
Nel fondo, all’interno del piede, troviamo il marchio calligrafico a quattro caratteri, in color rosso, della dinastia Kuang Hsu ( 1874 – 1908 ).
Dimensioni: larghezza massima 12,2 cm. Larghezza massima esterna della base 7,1 cm. Altezza massima 5,9 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
8. Piatto concavo, con bordo dipinto in oro, composto da quattro lobi, ognuno con cuspide centrale. La superficie del fondo e la parete sono dipinte con smalti di color: turchese, rosa e giallo. Il soggetto raffigura cinque fiori di loto. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Questo fiore è uno dei più significativi simboli buddisti. L’importante ruolo è dovuto al luogo di nascita del loto. Un origine che lo vede provenire dall’acqua putrida e da questa produrre fiori immacolati.
Per questa caratteristica il loto è il simbolo di purezza e del distacco dalle cose terrene. Rappresenta simbolicamente la perfezione. É l’emblema del mese di luglio e dell’estate.
Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a quattro caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 13,2 cm. Diametro esterno della base 7,3 cm. Altezza massima 4,3 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
9. Piatto concavo, in porcellana, con bordo composto da sei lobi, ognuno con cuspide centrale. La superficie del fondo e la parete sono dipinte con smalti di color: giallo, rosa, verde, blu e celeste. Il soggetto raffigura due cani di fo. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Uno dei due animali è adulto e l’altro è cucciolo. Quest’iconografia rappresenta il Buddha che governa il mondo con premura e sollecitudine.
Nel fondo troviamo il marchio a sigillo a sei caratteri, in color rosso, della dinastia T’ung Chih (1862 – 1873).
Dimensioni: larghezza massima 18,5 cm. Diametro esterno della base 11,1 cm. Altezza massima 5,1 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
10. Piatto concavo in porcellana, con il bordo dipinto in color marrone, di forma esagonale e angoli arrotondati. La superficie del fondo e la parete sono dipinte con smalti di color blu e in due toni di verde. Il soggetto è disposto con simmetria e si estende su tutta la superficie. É composto da tre pipistrelli, varie qualità di fiori con foglie e un ideogramma, ripetuto tre volte, in color rosso e oro. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Il pipistrello in Cina è simbolo di fortuna e felicità. Questa credenza ha una origine acustica. É motivata dall’eguale suono dell’ideogramma fu, pipistrello, omofono a quello di fu, fortuna.
Al fondo il marchio a sigillo a sei caratteri, in color rosso, della dinastia Y’ung Cheng ( 1723 – 1735 ).
In questo caso questa attribuzione è da ritenersi non attinente alla reale epoca di cottura della porcellana. Questa porcellana risale alla seconda meta del XIX secolo. Una datazione confermata dalla qualità della pasta, dallo smalto e dalla composizione del decoro.
Dimensioni: larghezza massima 21,7 cm. Base a forma esagonale di 12,5 x 14 cm. Altezza massima 5,2 cm. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
11. Tazza da tè con coperchio. In cinese questo oggetto è chiamato Cha-Wan. La ciotola si espande a calice da un basso piede cilindrico. Il coperchio si inserisce rientrando per un breve tratto nella tazza. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
É realizzata in porcellana bianca. Rivestita da una coperta lievemente azzurrina e liscia al tatto. Dipinta con smalti policromi.
Il decoro è benaugurate. Questo è composto da cinque pipistrelli, in cinese wu fu, disposti a stella attorno al simbolo della longevità, il tutto dipinto in color rosso. Questa tinta in Cina identifica la gioia, la felicità, la fortuna e la ricchezza.
I cinque pipistrelli stanno a indicare le cinque felicità dell’uomo: longevità, salute, ricchezza, dignità e la morte naturale.
Questo motivo è alternato a un nastro sul quale si trovano una coppia di Quien o soldo bucato. Un decoro raffigurato come un cerchio con un foro quadrato al centro. É il simbolo della prosperità ed è uno degli otto oggetti preziosi, in cinese Ba Bao. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Il coperchio è decorato con fiori. Nel fondo, all’interno del piede, troviamo un sigillo composto da quattro caratteri, in color rosso, con significato elogiativo della bellezza dell’oggetto.
Dimensioni. Per la tazza: diametro massimo 9,9 cm. Diametro esterno della base 4,1 cm. Altezza massima 6,2 cm. Per il coperchio: diametro massimo 9,1 cm. Diametro esterno del pomolo 4,1 cm. Altezza massima 3,7 cm.
La descrizione dei temi decorativi e dei colori delle porcellane cinesi antiche è un vasto e affascinate tema.
Ad approfondimento aggiungo le illustrazioni dei marchi e della decorazione dipinta al retro. I motivi decorativi sono sempre presenti anche nella parte esterna del piede. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
L’elenco dei temi decorativi che appaiono sulle porcellane cinesi antiche non si esaurisce con questo elenco. Molti altri temi appartengono ai soggetti raffigurati sulle porcellane cinesi antiche. Temi e colori delle porcellane cinesi antiche.
Il singolare fascino del Blanc de Chine inizia dal nome, dove un vocabolo della lingua francese indica una tipologia di porcellana cinese.
Blanc de Chine è un termine nato in Francia nel XIX secolo.
É usato per indicare una porcellana prodotta in Cina, nella zona dello Dehua A, una località nella provincia di Fujian B.
Dunque, in Europa, si afferma l’uso di un termine francese a indicare una precisa tipologia di porcella cinese.
La provincia di Fujian si trova nella Cina meridionale, è una località dove il commercio è avvantaggiato dallo sbocco diretto al mare. Il fascino del Blanc de Chine.
Questa è una area molto significativa per la storia della porcellana cinese.
A nord troviamo la provincia di Zhejiang F. Il luogo della produzione dei celadon1.
A ovest lo JiangxiE, dove è situata la città di JingdzhenD. La celeberrima città della porcellana.
A sud il GuandongG, la cui capitale è Canton2 L. Con il suo porto, diventato il fulcro dei contatti commerciali con l’Occidente.
In tutte queste località vi era e vi è abbondanza di caolino. Questo è uno degli elementi che formano l’impasto per la produzione della porcellana dura. Il fascino del Blanc de Chine.
Questo minerale è una roccia sedimentaria, di facile lavorazione. Prodotta dall’azione dell’acqua sul feldspato.
Si presenta con un aspetto terroso ed è caratterizzato da una grande friabilità.
Il più delle volte, come nel caso della Cina, è di color bianco o bianco grigiastro. Questa colorazione è mantenuta anche dopo la cottura.
In altre parti del mondo, per la presenza di ossidi di ferro, questo materiale assume un colore: rosa, arancio o rosso.
Il termine trae origine da Kao lingC. Il nome della collina e del villaggio su di essa collocato. Il luogo dove questo minerale è estratto per la prima volta. Il fascino del Blanc de Chine.
Ci troviamo ancora nella zona dello Jingdzhen, nella provincia di Jiangxi.
Kao ling diventa kaolin negli scritti del gesuita Francois Xavier d’Entrecolles3 I. Il fascino del Blanc de Chine.
Il religioso è autore di testi sulla tecnica cinese della produzione della porcellana. Con questi saggi il termine modificato si diffonde negli idiomi europei.
Il primo giacimento europeo di caolino è scoperto nel 1709. Il ritrovamento lo si deve all’alchimista tedesco Johann Friedrich Böttger.
Questa individuazione permise la nascita della porcellana dura europea ad opera della manifattura di Meissen.
In seguito, nel vecchio continente, sono scoperte altre cave di questo materiale. Queste resero possibile la nascita di altre fabbriche di porcellana dura in Europea.
Blanc de Chine è tradotto in lingua italiana come Bianco di Cina. Il fascino del Blanc de Chine.
Un termine che indica una porcellana completamente di color bianco.
Il corpo è in caolino molto puro, omogeneo e traslucido.
La coperta 4 è data per mezzo della cottura a grande fuoco. L’operazione avviene alla temperatura di circa 1400° C. fascino del Blanc de Chine.
La porcellana prodotta a Dehua si presenta sempre omogenea e perfettamente riunita al corpo.
Assume varie tonalità del color bianco. Quali: l’avorio, il crema, il tinta del latte e della neve. Il fascino del Blanc de Chine.
Donnelly5elenca moltissimi tipi di prodotti realizzati usando questo materiale. Quali: scatole, vasi, tazze, ciotole, pesci, lampade, coppe, animali, porta spazzole, teiere, figure religiose, figure profane e burattini.
Le statuette presentano pareti sottili e le coppe e i vasi decori a rilievo.
La produzione della statue avveniva frequentemente usando la tecnica dello stampo. Il fascino del Blanc de Chine.
Quest’ultimo, nel caso di figure non eccessivamente complesse, è composto da due parti.
Nel calco l’impasto ceramico è posto in abbondanza e compresso. Questo per permette la definizione di tutti i dettagli della forma.
Estratto dallo stampo il modello è accuratamente rifinito. Questa operazione prevede l’aggiunta quelle parti impossibili da realizzare a pressione. Il fascino del Blanc de Chine.
Dettagli modellatia parte e ora applicati. Questi potevano essere: le orecchie, i baffi, le mani, le dita, i piedi, i fiocchi della veste e cosi via.
Nel caso degli incensieri erano le maniglie collocate ai lati.
Dopo queste aggiunte, si lasciava seccare e si realizzava una ulteriore rifinitura.
Questa lavorazione fa capire perché l’aspetto più importante nella valutazione di un Blanc de Chine risiede nel carattere scultoreo dell’opera.
Dove solo l’abilità dell’esecutore è importante ai fini dell’esito finale. Il fascino del Blanc de Chine.
Questa riconosciuta bravura è alla base della commissione, da parte dei templi locali, di effigi di divinità e immortali.
La conseguenza è che le raffigurazioni del Buddha o di Lao Tse diventano soggetti comuni per gli artisti di Dehua.
Con l’arrivo dei gesuiti, in questi forni, compaiono le divinità cristiane. Entrano nel repertorio le figure del Cristo e della Madonna col Bambino.
Questa apparizione è peculiarità dell’arte cinese del XVII e XVIII secolo. L’affermazione trova una definita e manifesta conferma nei prodotti ceramici realizzati in questi forni e ancora visibili.
La produzione realizzata nel Dehua era destinata all’esportazione e commercializzata in tutto il mondo. fascino del Blanc de Chine.
Oppure caricata sulle navi commerciali e arrivava in Europa. Dove, dalla metà del XVII secolo, è una porcellana molto collezionata dalla nobiltà e dai ricchi mercanti.
Queste vendite, con buona probabilità, dalla metà del secolo successivo, subirono un crollo.
Contrazione dovuta all’offerta di un analoga produzione realizzata dalle manifatture europee. Ceramiche bianche cotte nel vecchio continente sia in pasta dura che in tenera.
Due sono le difficoltà che si presentano a chi subisce il fascino del Blanc de Chine. fascino del Blanc de Chine.
La primasi incontra nella definizione dell’epoca di origine.
É certo che nel XVI secolo la produzione era presente e da allora è giunta fino ai nostri giorni.
Il problema sta nel fatto che non si conosce con precisione di quanto questa data può essere retrocessa.
É riconosciuto che il periodo di massimo splendore risale ai primi decenni del XVIII secolo. Anche se, sporadicamente, pezzi di elevata qualità sono ancora prodotti fino agli inizi del XIX secolo.
La secondaè la datazione dei pezzi in esame.
Difficile sia per i pezzi risalenti al periodo Ming che a quello Qing.
Questo dipende dal fatto che i ceramisti di Dehua sono molto tradizionalisti e altrettanto conservatori. La clientela lo era forse ancor di più. fascino del Blanc de Chine.
Una combinazione che da origine a una produzione ripetitiva che rimase invariata per secoli.
Tanto da poter affermare che gli oggetti domestici, da scrittoio e rituali sono rimasti in fabbricazione pressoché immutati fino ai nostri giorni. fascino del Blanc de Chine.
In Giappone le porcellane di color bianco sono realizzate nei forni della manifattura di Hirado 6. fascino del Blanc de Chine.
In questo paese il Bianco di Cina è chiamato hakugorai.
É importato in grandi quantità, questo almeno fino alle restrizioni commerciali imposte dalla metà del XVIII secolo. La richiesta, in prevalenza è per gli oggetti destinati ai butsudan, gli altari familiari, e ad usi religiosi e funerari.
Oltre alle immagini buddiste e agli utensili rituali è interessante ricordare la figura della Maria Kannon. Un’immagine della Vergine Maria nei panni della dea buddista Kannon o Guan Yin in cinese.
Questa figura era destinata ai Kirishitan Kakure7. Su di lei il richiamo al cristianesimo avveniva apponendo una piccola croce. Collocata al retro, nella parte nascosta della statuetta, quella nascosta al fruitore.
Le fornaci di Dehua hanno prodotto anche altre tipologie di oggetti in ceramica. Tra queste alcune con decorazioni in smalto blu. fascino del Blanc de Chine.
L’immagine raffiguraHo Ho Erh Hsien. La traduzione: i gemelli dell’armonia e della compagnia.
Sono i patroni dei mercanti e dei vasai. Una coppia di uomini sorridenti e di forme generose li identifica. Uno dei due regge un cesto che fa intravvedere un pipistrello, l’emblema della felicità.
La porcellana è realizzata in Cina. Durante la dinastia Qing, nel regno Qinglong, iniziato nel 1736 e concluso nel 1796. fascino del Blanc de Chine.
[1] Celadon. Una ceramica cinese coperta da una smaltatura di varie tonalità del color verde. Può presentare una decorazione incisa o a rilievo posta sotto la smaltatura. Più raramente in rilievo priva di smalto, lasciando trasparire la ceramica sottostante.
[2] Canton, dal portoghese Cantão. In cinese GuangzhouH, La più grande città costiera del sud della Cina, capoluogo della provincia del Guandong.
[3] Francois Xavier d’Entrecolles, Lione 1664 – Pechino 1714. Gesuita e sacerdote. Riunendo l’osservazione diretta dei forni ceramici. Le conoscenze tecniche dei cinesi convertiti al cattolicesimo. Infine la lettura delle antiche fonti cinesi ha ricostruito la tecnica in uso in Cina per la produzione della porcellana. Questi suoi studi sono redatti sotto forma epistolare. Furono iInviati, a Parigi, a Padre Louis-François Orry, tesoriere delle missioni dei Gesuiti in Cina e India e in seguito stampati.
[4] Lo smalto che realizza il rivestimento superficiale del pezzo ceramico.
[5] P. J. Donnelly è un importante collezionista e studioso delle porcellana Bianco di Cina. L’autore della maggiore opera sull’argomento. Intitolata Blanc de Chine: Porcelain of Tehuain Fukien. Edita a Londra da Faber and Faber nel 1969. Nel 1980, il British Museum ha ricevuto in dono l’intera collezione di Donnelly. fascino del Blanc de Chine.
[6] Hiradoera il nome del porto d’imbarco della porcellana prodotta nelle fornaci di Mikawachi (Hizen). Questa porcellana è caratterizzata da una pasta bianchissima. Poteva essere lasciata bianca o decorata. L’ornamento avveniva a rilievo, a incisione e sotto vernice. Dipingendo in color azzurro. Destinata all’esportazione. É prodotta dagli inizi del XVIII secolo da maestranze coreane. Dopo il 1750 è riservata ai servizi di corte.
[7] Kirishitan Kakure è un gruppo di fedeli al cristianesimo, presenti in Giappone dal XVIII secolo, quando questa religione era vietata dai Tokugawa.
Traduzione in lingua cinese delle località citate nell’articolo. fascino del Blanc de Chine.
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